GLI STAROVERCI DEL CARSO

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GLI STAROVERCI DEL CARSO IL CULTO PERDUTO DEI NOSTRI ANTENATI Gli Staroverci Del Carso Seguivano Ancora L’antico Culto Legato Alla Natura, Ai Suoi Ritmi E Misteri. Le Loro Tracce Oggi. Nella quieta sera di San Valentino la Stella Del Vespro illuminava, solitaria, il cielo. Una sera che nella nostra attuale cultura dedichiamo alle persone amate, ma chiaramente non fu sempre … Continue reading

IL TRIANGOLO ESTIVO

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IL TRIANGOLO ESTIVO Il triangolo estivo è un asterismo formato da 3 stelle molto brillanti che, nell’emisfero boreale, appaiono appena dopo il tramonto, da giugno fino ai primi giorni di gennaio; le tre stelle sono Deneb, della costellazione del Cigno, Altair della costellazione dell’Aquila e Vega della costellazione della Lira. La stella più brillante delle tre è Vega, che è … Continue reading

Culto del cargo

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Culto del cargo Il culto del cargo è un culto di tipo millenarista sincretico apparso in alcune società tribali melanesiane in seguito all’incontro con popolazioni occidentali. Originatesi dall’osservazione delle navi e dei traffici europei, i diversi culti del cargo hanno in comune la fede nell’avvento di navi o aerei (in inglese cargo, da cui il nome di questi movimenti religiosi) … Continue reading

AMATERASU DIVINITÀ SOLARE

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AMATERASU DIVINITÀ SOLARE Amaterasu significa “Paradiso splendente” oppure “colei che brilla nel Paradiso” inoltre viene chiamata anche con il nome di Tensho-Daijan. Amaterasu è una delle divinità più importanti dello shintoismo ed è la dea del Sole e della Luce. Si dice che la stessa famiglia imperiale discenda dalla divinità. La Leggenda Della Porta Di Roccia Nel Cielo I suoi … Continue reading

LA VERA FORMA DEL SIGNORE SHIVA

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LA VERA FORMA DEL SIGNORE SHIVA VASISTHA CONTINUÒ: “La dimora del Signore Shiva è conosciuta come Kailash. Io vissi là per qualche tempo adorando il Signore e praticando austerità. Ero circondato dai saggi perfetti nella cui compagnia ero solito discutere le verità delle scritture. Una sera, l’intera atmosfera era riempita di pace e silenzio. In quella foresta l’oscurità era così … Continue reading

LA STORIA DI LILA

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LA STORIA DI LILA Tratto Dalle “storie Dello Yoga Vasistha” Vasistha continuò: “O Rama, proprio come considerata nello stato di veglia non c’è materialità negli oggetti visti in sogno, sebbene sembrino concreti nel sogno stesso, questo mondo appare materiale ma in realtà è Pura Coscienza. In un miraggio l’acqua non è mai esistita, così non c’è un mondo reale ma … Continue reading

IL CONTINENTE MU E LA FILOSOFIA HUNA

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IL CONTINENTE MU E LA FILOSOFIA HUNA In questo capitolo andremo alla ricerca delle origini dell’uomo e degli antichi insegnamenti perduti. James Churchward (1852 – 1936) E Il Continente Perduto Nel 1926 il colonnello britannico James Churchward, ha pubblicato il libro “Mu, il continente perduto” nel quale raccontava di essere venuto a conoscenza, durante una sua missione in India, dell’esistenza … Continue reading

Beltane e Beleno

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Beltane e Beleno BELTANE Tradizioni popolari europee del Primo Maggio L’importanza straordinaria del periodo tra aprile e maggio nelle tradizioni popolari europee Il periodo che corre tra la fine di Aprile e i primi di Maggio deve aver avuto una importanza straordinaria nell’antico mondo contadino mitteleuropeo. D’altra parte la nota festa celtica di Beltane cadeva in una data molto prossima … Continue reading

Quan Yin: La Dea della Misericordia

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Quan Yin: La Dea della Misericordia

Quan Yin: La Dea della Misericordia 1Quan Yin (scritto anche Kwan Yin, o Kuanyin) è una delle divinità che si vedono più di frequente, sugli altari nei templi della Cina. Venerata anche dai Taoisti, in sanscrito il suo nome è Padma-pâni, o “Nata dal Loto.” Quan Yin, è l’unica, tra gli Dei Buddisti, più amata che temuta ed è il modello di bellezza per i cinesi. Considerata come la Dea della Misericordia, in origine era di sesso maschile, rimasta tale fino agli inizi del 12° secolo, si evolve poi dal suo archetipo, Avalokiteshvara, “Il Signore Misericordioso della Totale Illuminazione”, un bodhisattva indiano che ha scelto di rimanere sulla terra per portare sollievo ai sofferenti, piuttosto che godere per sé l’estasi del Nirvana.

  Quan Yin: La Dea della Misericordia MeditaUna delle molteplici storie che la riguardano racconta che era una semplice donna buddista che con grande amore e sacrificio, durante la sua vita, si guadagnò il diritto di entrare nel Nirvana dopo la morte. Tuttavia, come per l’indiano Avlokiteshvara, davanti alle porte del Paradiso udì un grido di dolore provenire dalla terra sottostante. Accogliendo questa richiesta d’aiuto, torna sulla terra e rinuncia alla sua ricompensa di beatitudine eterna, trovando in seguito l’immortalità nel cuore di chi soffre. In Cina ha molti nomi, ed è anche conosciuta come “La Grande Misericordia”, “La salvezza dalla Miseria”, “La Salvezza dal dolore”, o anche “Mille Braccia e Mille Occhi”. Inoltre Quan Yin è definita come la Dea del Mare del Sud (l’arcipelago indiano) ed è stata paragonata anche alla Vergine Maria (“La Bianca Vergine Maria” scolpita su pietra bianca per rendere l’immagine più appetibile ad un mercato cristiano). Lei è uno dei Ta San Shih o i Tre Grandi Esseri, rinomati per il loro potere sul regno animale e sulle forze della natura. Questi tre Bodhisattva o P’u Sa, sono: Manjusri (in sanscrito) o Wen Shu, Samantabhadra o P’u Hsien e Avalokitesvara o Quan Yin.

Quan Yin è una forma abbreviata del nome che significa “Colei Che Vede e Ascolta il Pianto che Giunge dal Mondo degli Uomini”. Il titolo cinese significa “Colei che Sempre Osserva o Presta Attenzione ai Suoni”, cioè colei che ascolta le preghiere. A volte, è soprannominata Sung-Tzu-Niang-Niang ovvero “La Signora che Porta i Bambini”. È la Dea della fecondità e della misericordia. Adorata soprattutto dalle donne, questa Dea conforta il travaglio, i malati, i perduti, i vecchi e gli sfortunati. La sua popolarità è così cresciuta attraverso i secoli che ora è anche considerata la protettrice dei marinai, agricoltori e viaggiatori. Si preoccupa per le anime nel mondo sotterraneo ed è invocata durante i riti di post-sepoltura per liberare l’anima del defunto dai tormenti del Purgatorio.

Hainan Island – Guan Yin of the South Sea of SanyaCi sono templi, a lei dedicati, in tutta la Cina ed è venerata più dalle donne nel Sud che da quelle del Nord della Cina. Il 19° giorno della 2a, della 6a e della 9a luna, i fedeli chiedono per i loro figli, ricchezza e protezione. Porta i bambini (in genere maschi, ma se la madre chiede una femmina sarà bellissima), protegge nel dolore, guida i marinai e i pescatori e rende innocue le armi del nemico in battaglia. Il suo principale tempio è sull’isola di Putuoshan, nell’Arcipelago di Chusan, al largo della costa dello Zhejiang, vicino a Ningbo. È un luogo di pellegrinaggio, sacro ai buddisti, e il culto di Quan Yin ne è la caratteristica più evidente in quanto si dice che la Dea abbia vi risieduto per nove anni, come Regina dei Mari del Sud. Il nome completo dell’isola è P’u T’o Lo Ka, da Pataloka, il Monte dal quale la Dea guarda l’umanità.

Quan Yin: La Dea della Misericordia ellaNessun’altra divinità nel pantheon cinese appare in una maggiore varietà di immagini, tutte rappresentazioni di sue incarnazioni o diverse manifestazioni. Quan Yin è di solito raffigurata come una bellissima donna vestita di bianche vesti fluenti e scalza ma in forma Lamaistica (famoso un suo bronzo del XVIII secolo) è rappresentata del tutto nuda. Può essere seduta su un elefante, in piedi su un pesce o un drago, mentre allatta, avente sei braccia o mille, una testa o otto (una sopra l’altra), quattro, diciotto, o quaranta mani (ad indicare il suo sforzo di alleviare le sofferenze degli infelici). Raffigurata a cavallo di un Hou, un animale mitologico che assomiglia un po’ ad un leone buddista, simboleggia la supremazia divina, esercitata da Quan Yin, sulle forze della natura. I suoi piedi nudi sono la caratteristica costante. Sugli altari pubblici, Quan Yin è spesso affiancata da due fedeli alla sua destra, uno a piedi nudi, un giovane a torso nudo con le mani giunte in preghiera, conosciuto come Shan-Ts’ai (il Giovane Dorato), e alla sua sinistra una pudica cameriera con le mani unite nascoste dentro le maniche del vestito conosciuta come Lung-Nu (La Fanciulla di Giada). Lei è il modello di bellezza cinese e dire a una signora o a una bambina che è una Quan Yin, è il miglior complimento che può essere dato alla sua grazia ed eleganza.

Fonte: La Luna nel Lago.

Lo Sciamanismo Huna

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Lo Sciamanismo Huna Lo sciamanismo é una pratica religiosa quasi universale: é diffusa dalla Lapponia fino al Sudamerica. Per quanto le forme locali siano ben differenti l’una dall’altra in queste pratiche si riscontrano sempre caratteristiche comuni. Negli ultimi anni la parola sciamano é stata utilizzata in contesti molto disparati, facendo confondere il significato di questa parola con quello di “stregone”,In … Continue reading

Preghiera al Sole dei nativi americani

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Preghiera al Sole dei nativi americani

Preghiera al Sole dei nativi americaniDa tempi immemorabili il sole è adorato da tutte la culture quale simbolo della Vita stessa, in sua assenza nulla può essere, al di fuori di esso alberga solo il freddo e la morte. È il principio primo della Manifestazione, il mezzo con cui l’Universo di Luce si manifesta. Secondo l’usanza nativa la preghiera dedicata al Sole era una dimostrazione di rispetto per il potere benefico che esso rappresentava, non era quindi un’adorazione al Sole come capirono gli Europei.

Video:▶ Preghiera-al-Sole – YouTube

Enzo Braschi Bisonte che corre

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Enzo Braschi Bisonte che corre

Enzo Braschi Bisonte che correCi sono molti modi per raggiungere la connessione con il sé superiore, si dice che i cinesi ne abbiano catalogati ottanta e gli indù più di cento, ma in realtà le vie che conducono all’illuminazione sono infinite e ognuno di noi può scoprirne una sua originale.

È il caso di Enzo Braschi comico genovese che ha abbandonato una carriera televisiva di successo per esplorare la via sciamanica della tradizione dei nativi americani e trovare così la sua realizzazione.

Ora Enzo scrive libri e gira l’Italia proponendo conferenze in cui affronta profondi temi spirituali e descrive le  esperienze maturate durante gli incontri con molti esponenti della cultura nativa americana.

BIOGRAFIA

Enzo Braschi Bisonte che corre 1Genovese (27 Aprile 1949), si laurea in Filosofia con una tesi sulla spiritualità dei Nativi americani delle Grandi Pianure. Negli anni sessanta si avvicina al mondo dello spettacolo suonando nelle prime formazioni beat e rock ed esibendosi qualche anno dopo come cabarettista nel mitico Club “Instabile” della sua città.

Attore televisivo e cinematografico, è uno dei protagonisti della nuova comicità televisiva inaugurata nel 1984 dal programma Drive In, con personaggi quali il Paninaro, il Cucador, il Soldato di leva, e proseguita in trasmissioni quali Striscia la Notizia, Paperissima e numerosi altri programmi televisivi.

All’attività di attore affianca quella di scrittore e autore di due documentari: Il cerchio sacro dei Lakota (Canale 5), e La vera storia di ombre rosse (Rai Tre).

Dal 1996 al 2003 prende parte alla Danza del Sole – la cerimonia più sacra dei Nativi delle Grandi Pianure del Nord America – nelle Riserve dei Lakota dei Cheyenne River e Rosebud, e nelle Black Hills, le mitiche “Colline Nere” del sud Dakota. Il suo impegno civile e culturale nei confronti dei Popoli nativo-americani viene pubblicamente riconosciuto dall’Ordine dei Frati Minori, commissione Giustizia e Pace e Salvaguardia dell’ambiente, con la seguente motivazione: “Riconoscimento all’attore e scrittore Enzo Braschi per aver contribuito alla giustizia e pace con solidarietà e alla salvaguardia della cultura indigena del Popolo d’America attraverso i suoi libri e la sua persona”.

Dopo aver ricevuto una visione, nel 1999, dal capo della Nazione Blackfoot, Rufus Goodstriker (Seen from Afar), riceve il suo nome indiano, Iniumahka, “Bisonte che corre”. Dal leader spirituale Bruce Starlight (Nazione Blackfoot) gli viene inoltre concesso di poter pregare con la Chanunpa, la “Sacra Pipa”, il più alto simbolo della spiritualità degli Indiani d’America, donata loro da “Donna Bisonte Bianco” in tempi remoti. Dall’apache Mescalero Danny “Many Horses” Rael, nel 2001, riceve il suo secondo nome, Chè Toka Se Eèhi, “Uomo il Cui Spirito si Solleva al di Sopra delle Nuvole”, e due penne d’aquila, l’espressione più spirituale per i Nativi americani, l’equivalente di due medaglie d’oro, essendo l’aquila, Wanbli Gleshka, l’emissario del Grande Spirito sulla Terra. A partire dal 2000 si produce in un’assidua attività di conferenze e conduttore di seminari sulla cultura dei Nativi americani, sui cerchi nel grano, sulle Nazioni delle Stelle (quelli che noi chiamiamo gli alieni), sulle profezie Hopi e Maya relative al 2012, sia nel nostro Paese sia all’estero.

I libri pubblicati da Enzo Braschi:

Enzo Braschi (Bisonte che corre)

Enzo Braschi

Interviste ad Enzo Braschi (ho trovato molto interessanti i brani in cui Enzo descrive le interazioni fra i popoli delle stelle e i nativi americani):

INTERVISTA A ENZO BRASCHI – valentinachiarappa.it

Enzo Braschi | Verdechiaro Edizioni

Rito della Candelora

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Purificazione della Terra: Rito della Candelora

bucaneve CandeloraIl 2 febbraio la Chiesa cattolica celebra la presentazione al Tempio di Gesù (Luca 2,22-39), popolarmente chiamata festa della Candelora, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”, come il bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme, che era prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi.

La Candelora fu celebrata anche in alcune tradizioni religiose precristiane, ed alcuni studiosi rilevano come si tratti di una festività introdotta appunto in sostituzione di una preesistente chiamata Imbolc nella tradizione celtica, segnava il passaggio tra l’inverno e la primavera ovvero tra il momento di massimo buio e freddo e quello di risveglio della luce.

Brigid's Cross CandeloraImbolc (o anche Oimelc, o Imbolic) è l’antica festa irlandese del culmine dell’inverno, che cadeva tradizionalmente il 1º febbraio, nel punto mediano tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera. La celebrazione iniziava tuttavia al tramonto del giorno precedente, in quanto il calendario celtico faceva iniziare il giorno appunto dal tramonto del sole.

Nella ruota dell’anno, la Candelora è una sorta di porta tra l’inverno, oramai al suo declino, e l’imminente primavera.

E’ il periodo adatto ai riti propiziatori per attirare fecondità e fertilità, riti che saranno determinanti per l’annata agricola che sta per cominciare.

Questo passaggio contrassegna simbolicamente il transito dal “periodo oscuro” del calendario indoeuropeo contrassegnato dal freddo, dal buio e dalla morte dell’inverno verso il rinnovamento del cosmo che magnificamente si esprime con la primavera.

Rito della CandeloraL’elemento purificatorio della Candelora è il fuoco, non a caso le candele ma anche i falò erano strumenti rituali comuni nelle festività pagane rurali di questi giorni.

Potete usare una sola candela (magari di un colore neutro come il bianco) o quattro candele del colore corrispondente ai quattro elementi (colore che varia a seconda delle tradizioni: ma il vostro buon senso saprà assegnargliene uno).

Se usate le quattro candele potrete disporle nei quattro punti cardinali del vostro campo, se usate una candela sola basterà tenerla in mano

Una volta radicati secondo la modalità a voi preferita e aver aperto un legame con gli elementi e Madre Terra potete percorrere il vostro terreno in senso antiorario, toccando i punti cardinali e pensando, cantando o dicendo parole di purificazione per la vostra Terra.

Potete fare un primo giro accendendo le candele e pregando per una purificazione e, dopo una preghiera al centro del vostro orto, un secondo giro, sempre antiorario, per spegnerle (mai soffiando, ma con le dita inumidite o con uno spengicandela) mentre dite parole per chiudere il canale di comunicazione con gli elementi.

Ringraziate e benedicete come siete abituati a fare di solito (basta anche un “grazie” detto col cuore).

Al posto delle candele è possibile usare l’incenso, o miscele di incenso con erbe. Di clericale memoria i turiboli che ondeggiano spargendo fumi intensi di purificazione.

Altro elemento che potete usare è il sale: il sale è legato all’elemento Terra ed ha un forte potere purificante, potete spargerlo sul vostro terreno secondo una ritualità che vi costruite a piacere.

IL RITORNO DELLE STAR NATIONS

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IL RITORNO DELLE STAR NATIONS lL viaggio umano attraverso la successione dei mondi. Dall’analisi delle antiche profezie dei nativi americani, gli interrogativi di uno dei più coraggiosi scienziati di frontiera La millenaria saggezza degli Indiani delle praterie risuona come potente ed esemplare messaggio per tutti i popoli della Terra che anelino ad una nuova e completa coscienza cosmica, in sintonia … Continue reading

Deva e spiriti della natura

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Deva e spiriti della natura Per l’uomo delle origini la natura era un tempio magico. Non si considerava né schiavo sottomesso alla natura, né maestro assoluto della creazione. Non pretendeva d’essere la creatura più importante del mondo e sapeva cedere il passo e collaborare con i guardiani della natura, entità più potenti e sagge di lui, a cui aveva dato … Continue reading

La leggenda dei benandanti

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La leggenda dei benandanti Da Wikipedia,l’enciclopedia libera. I benandanti (alla lettera significante “buoni camminatori”) erano gli appartenenti ad un culto pagano-sciamanico contadino basato sulla fertilità della terra diffuso in Friuli intorno al XVI-XVII secolo. Si trattava di piccole congreghe che si adoperavano per la protezione dei villaggi e del raccolto dei campi dall’intervento malefico delle streghe. Quello dei benandanti era … Continue reading

Lamaismo e la persecuzione degli Sciamani

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Mongolia: il Lamaismo e la persecuzione degli Sciamani In Occidente pensiamo al Buddhismo tibetano come ad un filosofia di compassione e pace, ma la storia sembrerebbe dare anche qualche altra indicazione…Per evitare di confondere il buddismo tibetano con altre forme di buddismo, useremo qui il termine Lamaismo. La storia del Lamaismo tra i Mongoli è lunga e a volte violenta. E’ … Continue reading

L’OSPEDALE PSICHIATRICO VISTO DA UN SCIAMANO

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L’OSPEDALE PSICHIATRICO VISTO DA UN SCIAMANO Secondo gli sciamani la malattia mentale simboleggia la “nascita di un guaritore”, spiega Malidoma Patrice Somé. I disturbi mentali sono emergenze spirituali, crisi spirituali e devono essere presi in considerazione come tali per aiutare il guaritore a “nascere”. Ciò che nella cultura Occidentale viene visto come malattia, il popolo Dagara lo considera una “buona … Continue reading

Il popolo Dogon

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Il popolo Dogon

Il popolo DogonUna vecchia leggenda Dogon narra di quando il Dio dell’universo, Amma, inviò sulla terra il Nommo. Si trattava di una creatura metà uomo e metà anfibio, che atterrò nella terra della Volpe, un territorio a nord-est di Bandiagara, nella regione di Mopti; il Nommo era di colore rosso ma quando toccò terra divenne bianco.

Il nome Nommo deriva da una parola Dogon che tradotta letteralmente significa “far bene”; molto più spesso però questo essere viene ricordato come “Il Maestro dell’Acqua”, l’Ammonitore o il Distruttore. Questo forse in ricordo del fatto che il Nommo non poteva sopravvivere fuori dall’acqua. Non sappiamo esattamente come possa essere collocata questa figura nelle varie vicende che caratterizzarono la crescita di questo popolo, non è però altrettanto difficile identificare altre creature molto simili in diverse culture lontane non soltanto geograficamente ma anche rispetto ai vari momenti storici. Lo stesso tipo di creatura è infatti presente in una Storia della Mesopotamia scritta durante il III Secolo A.C. dal sacerdote Beroso; il suo nome era Oannes, il suo corpo era simile a quello di un pesce, viveva soltanto nell’acqua e aveva piedi simili a quelli dell’uomo. Si tratta forse di immagini riferite allo stesso evento? Comunque sia, questa
antica, quasi primordiale figura, occupa un posto di rilievo in tutta la cultura africana; non di rado, ad esempio, nelle zone più interne dell’Africa, persone appartenenti alle grandi religioni monoteiste si rivolgono ai sacerdoti dei vari villaggi perché, in situazioni di estrema difficoltà, invochino l’assistenza del Nommo.

Non dimentichiamo infine il Dio pesce Dagon dei Filistei, e lo stesso simbolo del pesce con il quale i primi cristiani erano soliti rappresentare la divinità. Chiunque o qualunque cosa fosse, il Nommo continua ancora oggi ad allungare la sua ombra sul territorio africano, forse messaggero in attesa di poter svelare antiche verità a chi avrà il coraggio e la predisposizione d’animo per ascoltarle.

CONOSCENZE MISTERIOSE

 I “Nommo”, gli otto progenitori dei Dogon, portarono sulla terra una cesta con dentro l’argilla necessaria per costruire i depositi di grano dei loro villaggi. Questa immagine, che a prima vista appare abbastanza semplice e priva di particolare significato, nasconde in realtà una conoscenza assai profonda dell’universo e dei corpi celesti.

Il granaio rappresenta l’universo, le sue scale simboleggiano sia le coppie di maschi e femmine che generarono i Dogon, sia le varie stelle e costellazioni: in tal senso troveremo le Pleiadi a nord, Orione a sud, la stella cometa a ovest. Tutto ebbe quindi inizio da una “cesta”, ovvero un contenitore che trasportava la vita. Ma la cosa che colpì maggiormente i due studiosi fu la constatazione che, nonostante i Dogon fossero entrati in contatto con la nostra civiltà in tempi abbastanza recenti, possedevano delle incredibili conoscenze di carattere scientifico ed astronomico.

Il popolo Dogon 11La dettagliata conoscenza riguardante la stella Sirio. I Dogon erano infatti al corrente del fatto che Sirio è un sistema binario cioè un sistema composto da due stelle, Sirio A e Sirio B; erano a conoscenza del fatto che Sirio B ruota intorno a Sirio A con un’orbita ellittica e in un periodo di tempo corrispondente a 50 anni; ma la scoperta sconcertante fu che i Dogon conoscevano l’esatta posizione di Sirio A all’interno dell’ellisse.

Molti potrebbero chiedersi, cosa c’è di così sconcertante in tutto questo? Lo stupore nasce dal fatto che soltanto nel 1862 l’astronomo americano Alvan Clark dedusse l’esistenza di Sirio B utilizzando un telescopio e non prima del 1970 si ebbe la conferma dell’esistenza di questa stella e si riuscì anche a fotografarla. Eppure i Dogon, già centinaia d’anni prima, ne erano a conoscenza, e non solo questo, chiamavano Sirio B con il nome di “Po Tolo”; questo nome è sicuramente il modo più azzeccato e sconvolgente per descrivere questo sistema, il termine Tolo, infatti, significa stella, mentre Po è riferito ad un cereale tipico del luogo che presenta la caratteristica di essere estremamente pesante nonostante le piccole dimensioni; espressione, quindi, quanto mai vicina alla realtà visto che Sirio B è una nana bianca e possiede una densità molta elevata. Tutte queste informazioni sono praticamente inaccessibili senza una adeguata strumentazione astronomica, ed è inutile specificare che i Dogon non sono mai venuti in possesso di alcuno strumento del genere, ne ignorano addirittura l’esistenza.

Il popolo Dogon SirioInoltre I Dogon sono soliti rappresentare il pianeta Saturno come circondato da una sorta di alone, dimostrando in tal modo che ne conoscevano gli anelli; in più erano a conoscenza che il pianeta Giove aveva intorno a se “quattro compagne”, che corrispondono esattamente alle sue quattro principali lune. Come se ciò non bastasse, raffiguravano la Terra come una sfera e dimostravano di sapere che questa sfera gira intorno al proprio asse ed allo stesso tempo, insieme ad altre sfere (i pianeti), intorno al sole; ultimo particolare a dir poco sorprendente è che i Dogon descrivevano la nostra galassia come una immensa forma a spirale, sappiamo benissimo che questo concetto iniziò ad essere divulgato dagli astronomi occidentali solo all’inizio di questo secolo. Per i Dogon Sirio B fu la prima stella creata da Dio e rappresenta il fulcro dell’Universo.

Da essa si sviluppò tutta la materia, comprese le anime, in seguito a un complesso moto a spirale. I Dogon ritengono una verità attestata da tempi remoti il fatto che i pianeti orbitano attorno al Sole. Le loro conoscenze non sono il frutto di antichi retaggi acquisiti osservando ad occhio nudo il cielo e le stelle come avveniva in altre civiltà, essi semplicemente “sanno”; questa è la parte più inquietante del mistero dei Dogon.

Il mistero dei Dogo n e Sirio B

I Dogon sono una popolazione che vive vicino Mandiagara, 300 Km a sud di Timbuctu, nel Mali. Due antropologi, Marcel Griaule e Germaine Dieterlen, li hanno studiati dal 1931 al 1952, e descrivono una cerimonia associata con la stella Sirio, che si tiene ogni 55 anni circa (il calendario Dogon e’ lunare, e la festa si tiene ogni 60 “anni”).

Griaule e Dieterlen sostengono che i Dogon hanno diverse altre conoscenze sul sistema di Sirio, conoscenze che non e’ possibile ottenere se non con mezzi “moderni”. In particolare conoscono l’esistenza di una stella compagna (Sirio B), che ruota attorno a Sirio con un periodo di 50 anni, e che e’ composta di materia incredibilmente pesante. Sirio B e’ visible solo con un telescopio di discrete dimensioni, e la sua massa e’ stata determinata con tutto l’armamentario teorico dell’astronomia dell’inizio del secolo. Griaule e Dieterlen non fanno nessuna ipotesi su come i Dogon siano venuti a conoscere questi fatti. La storia ha avuto pero’ un “boom” con un libro di Robert Temple, che ha ipotizzato che i Dogon conoscessero questi fatti da almeno 500 anni, e che li avessero appresi da esseri anfibi provenienti da Sirio.

Altri “studiosi” ipotizzano che le conoscenze derivassero dagli egizi, e che quest’ultimi avessero telescopi in grado di vedere Sirio B. Tutte queste ipotesi sono basate su elementi a dir poco inconsistenti. Nessuno di questi “studiosi” ha fatto ulteriori ricerche, ma hanno semplicemente lavorato di fantasia sugli studi di Griaule e Dieterlen. Ad es. la datazione di 500 anni dipende dal fatto che i Dogon costruiscono una maschera cerimoniale ad ogni cerimonia. In un sito sono state trovate 6 maschere, piu’ due cumuli di polvere che POTREBBERO essere altre 2 maschere. In ogni caso, pur ammettendo che questo porti indietro a 480 anni fa, dimostrerebbe solo che il rito e’ molto antico. L’esistenza di telescopi egizi e’ stata invece dedotta dal ritrovamento di una sfera di vetro ben lavorata, che dimostrerebbe che gli egizi potevano lavorare il vetro, quindi potevano fare delle lenti, quindi potevano fare dei telescopi, quindi potevano fare dei GROSSI telescopi. Tornando ai Dogon. Il lavoro di Griaule e Dieterlen e’ stato criticato per molti aspetti. I due hanno sempre lavorato con interpreti, e tutta la storia di Sirio deriva da interviste ad una singola persona. Non hanno tenuto conto del fatto che i Dogon tendono ad evitare ogni forma di contrasto, e quindi a non contraddire una persona stimata e rispettata (come erano loro) se questa fa ipotesi un po’ strampalate. Griaule e Dieterlen affermano che i Dogon conoscono pure una terza compagna di Sirio, che non e’ mai stata trovata.

L’interpretazione della stella compagna come una stella doppia e’ scarsamente documentabile anche dal lavoro dei nostri due. Ma la cosa che fa crollare miseramente la teoria e’ che i Dogon non sono inaccessibili. Sono stati studiati anche da altri antropologi, che non hanno mai trovato traccia delle conoscenze anomale. Al di fuori praticamente dell’informatore di Griaule e Dieterlen, nessuno ha mai sentito parlare di stelle compagne, o di periodi di 50 anni, o di materia ultrapesante. Walter Van Beek, che ha passato 11 anni tra i Dogon, ha trovato che pochissimi Dogon utilizzano i nomi Sigu Tolo e Po Tolo (Sirio A e Sirio B secondo Griaule). L’importanza di Sirio e’ minima nella loro cultura. Nessuno, neppure gli informatori di Griaule, hanno idea che Sirio sia una stella DOPPIA. L’idea del terzo compagno non esiste, come l’ esitenza di una materia pesantissima.

“I Dogono conoscono la stella Sirio, e la chiamano Dana Tol, la stella del cacciatore, e le stelle della cintura di Orione rappresentano la selvaggina e i cani. Sirio NON e’ associata con la festa del Sighi e loro non conoscono ne’ Po Tolo, ne’ Emme-Ya tolo. I Dogon conservano certamente dei segreti, ma non riguardo a Sirio”. Jacky Boujou, che di anni coi Dogon ne ha passato 10, concorda in pieno. E sottolinea che le teorie di Griaule possono essere interpretazioni distorte di quest’ultimo, confermate per spirito di armonia dai suoi (dal suo) interlocutore. Romano Serra, un fisico di Bologna, ha analizzato insieme ad un fisico Dogon che lavora sempre a Bologna, le credenze di questo popolo affascinante.

Fonte: Dogo n: il culto del Nommo & le conoscenze astronomiche           Maya Egitto

Lo sciamanesimo Nepalese

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Lo sciamanesimo Nepalese Lo sciamanesimo di Bhola Nath Banstola e Mariarosa Genitrini «Il tuono non è più la voce di un dio furente né il fulmine è l’arma della sua vendetta. Nessun fiume contiene uno spirito né l’albero è il principio vitale di un uomo, i serpenti non sono personificazione di saggezza né alcuna grotta di montagna è dimora di … Continue reading

Pitture rupestri in Australia

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Pitture rupestri in Australia e il segreto di Ayers Rock Le tradizioni come si sà non muoiono mai. Le società meno progredite o provinciali custodiscono le strutture più arcane nonché un abile spirito di continuazione e preservazione della propria cultura, sempre più a rischio dalla cultura del mondo moderno. Distaccandoci per un attimo da quella antropologia mirante a studiare un … Continue reading

Incisioni rupestri aliene in Valcamonica

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Incisioni rupestri aliene in Valcamonica

Incisioni rupestri aliene in Valcamonica Segnali incisi nella roccia indicano una probabile via delle stelle… Messaggi della cultura dei Camuni o cos’altro? Animali, uomini, dei o alieni?
Per lo studioso di antichi misteri o per il semplice curioso appassionato di archeologia è d’obbligo una visita approfondita a Ceto, in provincia di Brescia, Lombardia, presso la Riserva Regionale di Ceto-Cimbergo-Pasparddo. Tutelata dall’Unesco, la Riserva raccoglie, oltre a un florido ecosistema boschivo e animale, una fetta del periodo Neolitico entro il quale si sviluppò la civiltà dei Camuni. Qui, disseminate a tratti, sono visibili da sempre splendide incisioni rupestri che riproducono la vita, la storia, gli eventi quotidiani e più straordinari di questa antica cultura.

Creature spaziali

Molte delle incisioni sono di aspetto bizzarro ed enigmatico: particolarmente interessanti per chi si diletti nelle teorie legate alla Paleoastronautica (già introdotte da studiosi e scrittori del calibro di Peter Kolosimo, Erich Von Däniken, Robert Charroux, Pauwels e Bergier, n.d.a.) o degli Antichi Astronauti sono alcune figure umane stilizzate, la cui testa è “racchiusa” all’interno di una specie di casco, trasparente, all’esterno del quale si dipartono sorte di raggi (fasci di luce? n.d.a.). Le creature, o gli “spaziali” come qualcuno ha sostenuto in volumi dedicati all’argomento, reggono nelle loro mani degli oggetti, strumenti di origine ignota. I più noti e famosi sono quelli presenti nella parete che la guida della Riserva Regionale di Ceto indica come Roccia N°24.

Va ricordato che le misteriose figure di tali presunti Antichi Astronauti hanno spinto alcuni coraggiosi ricercatori a ipotizzare la venuta sulla Terra, durante il periodo Neolitico, proprio in questa zona, di visitatori extraterrestri. La teoria, molto cara al noto professore russo Aleksandr Kasanzev, ha avuto ampia eco, portando alla scoperta di altre incisioni più o meno simili in aree remote del pianeta: dall’Africa, all’Australia, dalla Francia alla Mesoamerica, fino alle Ande. Come ha ricordato Jacques Bergier nel suo libro “Il Mattino dei Maghi”, sono “ipotesi interessanti, stimolanti, degne di conversazione… ma rimangono soltanto per il momento solo teorie.” Noi possiamo aggiungere che, in ogni caso, nessuno può negare aprioristicamente o confermare l’ipotesi di un presunto contatto, voluto o meno, tra visitatori alieni e le culture Camune della zona.

Canali e “mappe stellari” rupestri
Le stranezze nella Valcamonica non finiscono qui. Al viaggiatore non deve sfuggire la visita di un’altra importante area archeologica: il Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri che si estende presso Capo di Ponte, provincia di Brescia, nelle vicinanze di Ceto. La Valcamonica – la cui etimologia trae le origini da Camuni – era popolata da cacciatori e pastori semi-nomadi di origine ligure; per alcuni archeologi l’origine di questa cultura è da collegarsi alle tribù celtiche di matrice centroeuropea che si insediarono in buona parte del Nord Italia intorno al 3.000 a.C. In condizioni di relativo isolamento, protrattosi fino alla conquista militare dei Romani nel 16 a.C. circa, i Camuni diedero vita a una cultura autonoma, con caratteri fortemente omogenei.

La documentazione e la prova di questo passaggio culturale, dal nomadismo a una civiltà con radici fisse, è testimoniata da oltre 40.000 figure rupestri scolpite nella roccia, incise su 900 lastre granitiche. Furono rinvenute e segnalate al mondo scientifico dal prof. Gualtiero Laeng. In seguito, a partire dal 1929 fino ai giorni nostri, sono state condotte campagne di scavo, ricerche sistematiche di classificazione, recupero e restauro di tutte le incisioni rupestri. Ma dobbiamo attendere il 1956, quando il prof. Emmanuel Anati (che condusse numerose spedizioni sul monte Har Karkom, dedicando molto tempo alla ricerca di tracce e prove concrete della biblica Arca dell’Alleanza, n.d.a.) avvia uno studio sistematico di tutti i paleograffiti fino alla prima campagna di scavo del 1962, i cui entusiasmanti risultati vennero presentanti e pubblicati all’interno degli Atti del Simposio Internazionale di Arte Rupestre tenutosi a Boario Terme nel 1968.
Come ha ricordato Anati: “…le incisioni rupestri della Valcamonica, si dispongono su un arco temporale tra la tarda età eneolitica e l’età preromana e sono osservabili ovunque in tutta la valle, soprattutto nella zona di Boario Terme con una massima punta compresa tra Ceto e Sellero per finire con Capo di Ponte.” Per promuovere e conoscere questa antica e misteriosa civiltà Anati ha fondato il primo Centro Camuno di Studi Preistorici.

Scivoli della fertilità
Ma proprio presso Capo di Ponte si raccoglie un altro affascinante mistero. Nell’area, facilmente raggiungibile a piedi, esistono interessanti tracce artificiali, composte da strani “canali” scavati profondamente sulla superficie delle rocce. I geologi, dopo attente analisi, hanno escluso che si tratti di processi di corrosione della roccia, ma piuttosto dell’intervento di esseri umani. L’italiano Dario Spada, in un suo interessante studio, riporta i pareri autorevoli di altri ricercatori che si sono concentrati sui “canali artificiali” di Capo di Ponte; secondo questi sarebbero degli “scivoli” della fertilità dove le donne Camune si lasciavano cadere, allo scopo, largamente diffuso nelle comunità neolitiche, di propiziare la nascita di nuovi figli all’interno della tribù. “Di questi scivoli o canali artificiali – ha spiegato il prof. Priuli, direttore del Museo d’Arte Preistorica di Capo di Ponte – ve ne sono moltissimi in questa zona e quasi tutti scavati, incisi, in rocce preistoriche. La maggior parte di esse sono però associate anche dalla presenza di coppelle e simboli astrali in fondo o alla loro sommità. Numerosi di questi canali propiziatori con la ricostruzione di antiche costellazioni impersonate mediante lo scavo delle coppelle, sono presenti anche in Piemonte e in Valle d’Aosta. E secondo alcune dicerie locali, verrebbero ancora usate a tutt’oggi, dalle donne della zona”. A tutti gli effetti, l’area della Valcamonica è il più grande Parco Preistorico d’Italia e d’Europa.

Paleograffiti nel mondo
Visitando il sito di Kivik, circa 80 chilometri a sud di Simrishamn, in Svezia, si notano, sulle pareti interne di un sarcofago di pietra dell’Età del Bronzo, cerchi e semicerchi, simboli di divinità simili a quelle della Valcamonica e sfere volanti. Ancora in Svezia, nei dintorni di Tanum, gli antichi abitanti dovrebbero essere stati testimoni di ripetuti avvistamenti di “sfere volanti” dotate di raggi abbaglianti. Immagini pressoché identiche sono state scoperte nei siti archeologici di Fuencaliente in Spagna, a Santa Barbara e presso Inyo County, in California (USA). Interessantissime sono le pitture rupestri dell’altopiano del Tassili, Sahara meridionale, in Africa. Qui, sono visibili da migliaia di anni, insieme a figure umane perfettamente stilizzate, altre “sagome” di creature vagamente umanoidi accompagnate da oggetti e sfere volanti di fogge e dimensioni diverse. Spostandoci più a est, nell’attuale Uzbekistan, uno sconcertante disegno rupestre mostra un astronauta in tuta spaziale sul quale campeggia, sospesa nel cielo dipinto sullo sfondo, una nave discoidale che ricorda gli attuali UFO. E ancora: in Australia, presso il distretto di Kimberley Ranges, nitide pitture rupestri ritraggono un Wondjina, l’essere sovrannaturale privo di bocca, con una specie di casco (altro riferimento agli “spaziali” della Valcamonica), su cui appaiono delle scritte (altri ricercatori lo interpretano come una “aureola fiammeggiante”). Alla sinistra dell’essere sono presenti anche sfere o cerchi (per lo studioso di Paleoastronautica Ulrich Dopatka appaiono come dei numeri 0) disposti rispettivamente in tre righe di 21, 24 e 17 per un totale di 62 cerchi, il cui significato rimane ignoto.

di Fabio Gariani.

Link: Incisioni rupestri aliene in Val camonica – CoseNascoste cosenascoste