MENHIR ARTIFICIALE

Galleria

This gallery contains 17 photos.

MENHIR ARTIFICIALE Nel week-end del primo di luglio mi sono recato in provincia di Piacenza, a Carpaneto Piacentino per la precisione, per incontrare l’ingegner Paolo Biasini un ricercatore appassionato, di cui ho scoperto sulla rete una particolare realizzazione, la costruzione di una serie di menhir artificiali utilizzati per incrementare la produzione agricola delle campagne della bassa piacentina. Prima di cominciare … Continue reading

Las Gaviotas

Galleria

This gallery contains 19 photos.

Las Gaviotas L’UOMO CHE RICREA LE FORESTE SENZA ESSERE UN DIO Dalla rivoluzione industriale inglese della seconda metà del ‘700 ad oggi, circa la metà delle foreste sono scomparse. Ciò è dovuto anzitutto all’uso del legname per ottenere energia (termica prima ed elettrica poi) e per molte altre azioni della nostra vita che ci sembrano sensate e del tutto “naturali” … Continue reading

DISERBANTE ECOLOGICO

Galleria

This gallery contains 4 photos.

DISERBANTE ECOLOGICO 10 MODI PER ELIMINARE LE ERBACCE (SENZA USARE IL ROUNDUP) In attesa che la Commissione Europea decida di dire stop alla vendita dell’erbicida Roundup in Italia e in UE, tutti i cittadini possono già decidere di fare a meno dei prodotti a base di glifosato per eliminare le erbacce negli orti e nei giardini. Esistono molti dubbi sulla … Continue reading

Microrganismi Effettivi

Galleria

This gallery contains 6 photos.

Microrganismi Effettivi EM FERTILIZZANTI NATURALI: LE MILLE APPLICAZIONI DEI MICRORGANISMI EFFETTIVI (EM) IN CASA E IN AGRICOLTURA Immaginate una famiglia contadina giapponese, un giovane figlio che lavora in mezzo ai campi e che, a causa del largo uso che si fa dei pesticidi, si ammala… Da qui la decisione di iscriversi alla facoltà di Agraria dedicando la sua esistenza alla … Continue reading

L’UOMO CHE SUSSURRAVA ALLE PIANTE

Galleria

This gallery contains 4 photos.

L’UOMO CHE SUSSURRAVA ALLE PIANTE Di littleflower LUTHER BURBANK: Un Santo fra le Rose C’è un personaggio, quasi completamente dimenticato, a cui dobbiamo ogni giorno gratitudine per i doni che ci ha lasciato. Si tratta di Luther Burbank il primo vero grande botanico che ha creato moltissimi dei frutti e dei fiori con cui veniamo a contatto tutti i giorni. … Continue reading

TISANA DI EQUISETO

Galleria

This gallery contains 3 photos.

TISANA DI EQUISETO EQUISETO: PROPRIETA’, USI E CONTROINDICAZIONI L’equiseto (Equisetum arvense) o coda cavallina è una pianta officinale conosciuta fin dall’antichità per le sue proprietà benefiche. Cresce ai bordi dei campi coltivati, lungo i fossi e le scarpate. È piuttosto comune nelle zone di montagna e di campagna del Nord Italia. All’inizio dell’estate si raccolgono i suoi fusti sterili che … Continue reading

LE FASI DELLA LUNA

Galleria

This gallery contains 2 photos.

LE FASI DELLA LUNA L’influenza Su Esseri Umani E Piante E Il Legame Col Ciclo Mestruale Da sempre l’uomo, per garantirsi la sopravvivenza, è vissuto in costante armonia con i molteplici ritmi della luna; molti monumenti significativi dell’antichità dimostrano quanta importanza gli antichi attribuissero all’osservazione e all’influenza degli astri e della luna. Darwin, nella sua “Origine dell’uomo”, dice:” l’uomo, come … Continue reading

Trasmutazioni A Debole Energia Di Kervran

Galleria

This gallery contains 3 photos.

Trasmutazioni A Debole Energia Di Kervran Lo scienziato Corentin Louis Kervran Lo scienziato francese è noto soprattutto per la sua difesa della trasmutazione biologica. Lavorò come ispettore del lavoro a Chambery, in Savoia, negli anni trenta, operando come esperto di malattie da radiazione in campo professionale. Durante la seconda guerra mondiale prese parte alla resistenza francese. È stato membro del … Continue reading

UN BATTERIO PER AMICO

Galleria

This gallery contains 8 photos.

UN BATTERIO PER AMICO Venire a sapere che viviamo in mezzo a miliardi di batteri, che sono fuori e dentro di noi, è un po’ come sapere di essere immersi perennemente in una nebbia elettromagnetica o, peggio, di essere circondati dagli spiriti dei defunti o da altre entità impalpabili, con la differenza che il pensiero di vivere in compresenza con … Continue reading

FINDHORN

Galleria

This gallery contains 22 photos.

FINDHORN L’ecovillaggio di Findhorn… Può un semplice orticello diventare un punto di partenza per un ecovillaggio di esempio per tutto il mondo? Fondazione Findhòrn (il sito ufficiale in italiano) Se coltivato con amore, rispettando la natura, e con un po di aiuto da parte degli spiriti della natura… pare proprio di si! E’ una storia molto lunga, ma anche molto … Continue reading

OLIO di NEEM

Galleria

This gallery contains 6 photos.

OLIO di NEEM Un rimedio atossico per l’uomo le piante e gli animali è l’olio di NEEM, un millenario insetticida naturale che ha cominciato ad essere usato anche da noi rivelandosi efficace nella lotta alle zanzare, sia come larvicida (vedi Ricerca Mariani – D’Andrea – ENEA), sia come repellente, perché gli insetti non ne sopportano l’odore. Usandolo, avremo il duplice … Continue reading

Viaggio In Verticale

Galleria

This gallery contains 4 photos.

Viaggio In Verticale La sera di mercoledì 22 Giugno ho partecipato alla presentazione del libro “Viaggio in Verticale” “Esperienza di decrescita di una donna che decide di tornare alla terra” dell’Autrice Debora Sbaiz. L’evento si è svolto presso la “Sala dei Cavalli” del Ristorante “ L’Aghesante” di Rivignano ed è stato organizzato dal Caffè Letterario “Le Risorgive” di Rivignano Teor … Continue reading

Nativi Americani E Il Vegetarianismo

Galleria

This gallery contains 7 photos.

Nativi Americani E Il Vegetarianismo by Rita Laws Conosciamo bene lo stereotipo del selvaggio Indiano delle praterie: uccisore di bufali, vestito di pelli di daino adornate di piume, con elaborati copricapi di penne, mocassini di pelle, che abita in un teepee di pelle animale, padrone di cani e cavalli, ed estraneo ai vegetali. Ma questo stile di vita, un tempo … Continue reading

La Famiglia Che Produce 2700 Kg Di Cibo All’anno In 370 Metri Quadrati

Immagine

La Famiglia Che Produce 2700 Kg Di Cibo All’anno In 370 Metri Quadrati

Settembre 23, 2015 Scritto da Marta Albè

2700 Kg Di Cibo  004La famiglia Dervaes vive a 15 minuti da Los Angeles in una zona di periferia. Calcolando la casa e il giardino, ha a disposizione 370 metri quadrati di spazio per coltivare e produrre il proprio cibo.

Nel proprio appezzamento in un anno questa famiglia molto volenterosa riesce ad ottenere oltre 2000 chilogrammi di ortaggi a cui si aggiungono la frutta di stagione e le uova delle galline che allevano.

In questo modo la famiglia raggiunge una vera e propria autosufficienza alimentare e non solo. La loro produzione è così abbondante da generare un reddito di circa 20 mila euro all’anno (20 mila dollari effettivi).

2700 Kg Di Cibo  002Coltivano 400 varietà diverse di frutta, verdura e fiori edibili. Sfruttando tutto lo spazio a propria disposizione, questa famiglia produce all’anno più di 2000 kg di verdure, 400 kg di pollo biologico, più di 450 uova, 12 kg di miele e frutta in abbondanza. Tutti i prodotti sono bio. La loro merce è considerata di ottima qualità e i prezzi di vendita ne rispecchiano il valore.

Tutti i membri della famiglia danno una mano nella coltivazione dell’orto. Per ridurre i consumi elettrici e le spese, hanno deciso di installare dei pannelli fotovoltaici. Così gli attrezzi agricoli che necessitano di elettricità vengono alimentati grazie alle energie pulite.

2700 Kg Di Cibo  003Grazie alle proprie coltivazioni, questa famiglia mangia sempre seguendo la stagionalità dei prodotti. La vendita degli ortaggi avviene a livello locale ed è rivolta soprattutto ai ristoranti della zona.

Il denaro guadagnato con la vendita dei prodotti permette alla famiglia di acquistare quei cibi che non può autoprodurre nella propria residenza. Si tratta di un esempio davvero interessante che mostra come con molta buona volontà e con l’aiuto di tutta la famiglia sia davvero ancora possibile autoprodurre il proprio cibo coltivando la terra.

Se volete seguire il viaggio verso l’autosufficienza di questa famiglia, che è iniziato ormai dieci anni fa, potete visitare il loro sito web Urban Homesteade la loro pagina Facebook.

Guardate il VIDEO.

Fonte: http://www.greenme.it

Farmageddon

Immagine

Farmageddon

Farmageddon 002“Un’indagine che attraversa i cinque continenti e che propone il resoconto delle devastanti modalità – per gli animali, per l’ambiente e per la nostra salute – di produzione di carne e pesce, tali da suscitare ben più di una riflessione”.

La Repubblica

“Un catalogo di devastazioni, che convincerà chiunque, anche i più scettici, che l’allevamento intensivo sta provocando un collasso ecologico”.

The Guardian

“Farmageddon è un avvertimento: i mega allevamenti sono una minaccia per tutti”.

Sunday Times

Libro-inchiesta Farmageddon arriva in Italia

L’allevamento intensivo, oltre ad essere la prima causa di crudeltà sugli animali, ha impatti devastanti su salute pubblica e ambiente, e non risolve la crisi alimentare globale ma, al contrario, contribuisce ad aggravarla. Anche l’Italia ha il suo Farmageddon: circa 800 milioni di animali vengono allevati ogni anno per produrre cibo, a loro sono destinati il 71% degli antibiotici venduti nel nostro Paese, e solo gli allevamenti di suini, ogni giorno, producono 52mila tonnellate di letame potenzialmente nocivo per l’ambiente.

Farmageddon 003Il mondo sta fronteggiando una nuova ulteriore ed estrema intensificazione dell’allevamento che minaccia la natura, la salute e il nostro cibo. Farmageddon scritto da Philip Lymbery, Direttore di CIWF (Compassion in World Farming) International – insieme a Isabel Oakeshott, giornalista del Sunday Times, è il frutto di un viaggio-inchiesta di tre anni in diversi paesi tra cui Cina, Perù, Argentina, Stati Uniti e Francia, per indagare gli impatti degli allevamenti intensivi.

Il libro svela così i segreti nascosti dietro la carne che viene venduta a buon mercato e propone soluzioni per evitare l’apocalisse (Armageddon) derivante dall’agricoltura (farm) intensiva: il diffondersi incontrollato delle malattie, una velocissima perdita di biodiversità e una crisi alimentare che minaccerebbe seriamente la vita di miliardi di persone.

Gli animali da allevamento, loro malgrado, sono diventati nostri concorrenti alimentari: cereali e soia che potrebbero nutrire miliardi di persone vengono utilizzati come mangime animale. Tonnellate di pesce di piccola taglia vengono destinati allo stesso scopo, sotto forma di farina di pesce.

L’uso di antibiotici è massiccio – senza di essi gli animali, costretti negli allevamenti al limite delle loro capacità fisiologiche, morirebbero. Ma questo porta allo sviluppo di batteri antibiotico resistenti che minacciano gravemente la salute umana così come già denunciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Anche l’ambiente paga un caro prezzo con l’inquinamento delle acque, dell’aria e del suolo, causato dallo smaltimento del letame di milioni e milioni di animali. A cui si aggiungono la deforestazione crescente e l’abuso di pesticidi connessi alla monocoltura della soia, spesso OGM, utilizzata come mangime per gli animali da allevamento.

VIDEO:California luogo di origine dei mega allevamenti di mucche da latte – YouTube

Il libro viene pubblicato ora in Italia, dove, per quanto la situazione venga dipinta migliore rispetto all’estero, il modello zootecnico intensivo descritto nel libro domina indiscusso.

Alcuni dati sulla situazione italiana:

In questo momento 60 milioni di italiani condividono il loro territorio con 136 milioni di polli, 8.7 milioni di suini, 6.1 milioni di bovini, 73.5 milioni di conigli e 25.2 milioni di tacchini[1].

Oltre il 50% dei cereali prodotti in Italia è utilizzato per nutrire gli animali e il 36% del terreno finalizzato alla coltivazione dei cereali è utilizzato in ultimo per nutrire gli animali[2].

Il 71% degli antibiotici venduti in Italia è destinato agli animali. Per kg di biomassa, il consumo degli animali è il doppio di quello delle persone (mg di antibiotici per kg di popolazione e animali in Italia).[3] L’Italia è il terzo maggiore utilizzatore di antibiotici negli animali da allevamento in Europa (dopo Spagna e Germania), più alto di quello effettuato da altri paesi di simili dimensioni (il doppio della Francia, il triplo del Regno Unito)[4].

Ogni giorno in Italia solo gli allevamenti dei suini producono 52mila tonnellate di letame[5].

Il 79% delle emissioni di ammoniaca prodotte in Italia proviene dall’allevamento[6].

Il 72% delle emissioni di gas serra generati dall’agricoltura sono prodotti dall’allevamento [7]. A queste vanno aggiunti i gas serra prodotti dall’agricoltura finalizzata alla produzione di mangime. Secondo stime di CIWF le emissioni imputabili all’allevamento, considerando anche quelle dell’agricoltura finalizzata alla produzione di mangimi, possono raggiungere l’80%.

Farmageddon 001Dichiara Philip Lymbery: “Con Farmageddon ho tolto il velo ad un sistema che fa sì che le persone finiscano per nutrire i loro figli con cibo malsano, che depaupera la natura della vita selvatica e spreca grandi quantità di cibo. Ma cambiare è ancora possibile e tutti possiamo essere parte della soluzione. I governi, ad esempio, possono decidere di supportare una produzione che riporti gli animali nelle fattorie invece che rinchiuderli negli allevamenti intensivi. Consentire ai ruminanti come le vacche di pascolare farebbe sì che il cibo derivasse da qualcosa di non commestibile per le persone. Invece, nutrire le vacche con grano e soia come si fa ora è uno spreco di cibo. I consumatori rivestono un ruolo fondamentale: essi possono fare la differenza per ben tre volte al giorno, ad ogni pasto, tramite l’acquisto di prodotti derivati da animali cresciuti sui pascoli, all’aperto.”

Annamaria Pisapia 150Annamaria Pisapia, direttrice dell’associazione no profit CIWF Italia commenta: “Farmageddon rivelerà al pubblico italiano, ancora troppo all’oscuro dei costi nascosti dell’attuale sistema alimentare una realtà sconosciuta e inquietante, in cui i destini di uomo, animali e natura appaiono quali veramente sono: indissolubilmente intrecciati. Quello che di primo acchito potrebbe sembrare “soltanto” un sistema che maltratta gli animali si rivela un mostro i cui tentacoli stringono in un abbraccio mortale anche le persone e la natura. Questo libro è per tutti coloro che vogliono informarsi sulla vera origine e le reali conseguenze di quello che mangiamo, e contribuire ad un futuro migliore e più giusto per tutti. Anche l’Italia deve dare un giro di volta, prima che sia troppo tardi, e noi italiani possiamo e dobbiamo fare la nostra parte”.

FONTE: Pubblicato in Italia il libro-inchiesta “Farmageddon, il vero prezzo della carne economica | CIWF Italia

La Radionica In Agricoltura

Galleria

This gallery contains 4 photos.

La Radionica In Agricoltura La Radionica In Agricoltura Apparentemente le storie personali di Antonio Giangirolami e Giovanni Troiano frutticoltore laziale il primo, allevatore lucano il secondo, sono simili a quelle di tanti altri agricoltori. Redditi sempre più bassi; spese in aumento; dipendenza dai grossisti che incamerano la maggior parte dei profitti; un legame con la terra sempre più conflittuale a … Continue reading

Viktor Schauberger

Galleria

This gallery contains 4 photos.

Viktor Schauberger UN PRECURSORE CON UNA GRANDE PASSIONE: L’ACQUA. Di nazionalità austriaca, Viktor Schauberger come guardia forestale al servizio del principe Adolf Von Schaumburg-Lippe era responsabile di più di 21.000 ettari di foresta e passava ore ad osservare la natura, il modello per eccellenza da capire e da copiare (“kapieren und kopieren”). Era un ambiente ancora pressoché intatto: con l’attuale … Continue reading

Masanobu Fukuoka

Galleria

This gallery contains 6 photos.

Masanobu Fukuoka BIOGRAFIA : “…Il mio sogno è come una bolla di sapone. Potrebbe diventare sempre più piccolo oppure via via più grande. Se lo potessi dire in breve, direi la parola “nulla”. In una maniera più ampia, potrebbe avvolgere l’intero pianeta…” Masanobu Fukuoka (2 febbraio 1913 – 16 agosto 2008) è stato un botanico e filosofo giapponese, pioniere dell’agricoltura … Continue reading

Trasformare un deserto in un’oasi

Immagine

Trasformare un deserto in un’oasi

Trasformare un deserto in un'oasi 1 Trasformare un deserto in un’oasi vigorosa è un compito difficile per chiunque. Ancor più arduo se a riuscirci sono una persona non vedente e un’altra senza braccia. È avvenuto in Cina, dove il 54enne Jia Haixia, cieco, e il suo amico 53enne Jia Wenqi, privo degli arti superiori, sono riusciti a trasformare un lembo di terra coperto solo da rocce ed erbacce in una foresta, nel villaggio di Yeli, nella contea di Jingxing, provincia di Hebei.

I due hanno piantato oltre 10mila alberi in un luogo dove sembrava non poter crescere nemmeno un arbusto. Jia Haixia è nato con un problema congenito che lo ha costretto alla cecità dall’occhio sinistro, ma ha perso la vista anche dall’altro in seguito a un incidente sul lavoro nel 2000. Il suo amico e vicino invece perse entrambe le braccia dopo essere rimasto fulminato quando aveva solo tre anni, sembrava impossibile per noi trovare un lavoro, così abbiamo deciso di affrontare le sfortune della vita, spiega Jia Wenqi.

Nel 2002 l’uomo notò un lotto di terra inutilizzato vicino alla riva di un fiume e ottenne l’ok da parte degli abitanti locali a piantare alberi da vendere con il proposito di “guadagnare qualche soldo”. Purtroppo però, mancava il denaro e gli alberi erano molto costosi. E così la coppia decise di iniziare a potare i rami degli alberi vicino al fiume e innestarli nel terreno, per farli diventare piante a loro volta. Un lavoro sfiancante a livello fisico. Jia Haixia saliva sui grandi alberi per tagliare i rami sotto la guida dell’amico senza braccia, il quale invece portava al compagno non vedente gli strumenti e i rami sulla schiena, attraversando il fiume più volte al giorno.

Trasformare un deserto in un’oas i3All’inizio – racconta Jia Wenqi – spesso cadevo nel fiume. Ora posso camminare stabilmente anche sul fondo del scivoloso e freddo”. Ogni giorno Jia Haixia usava dei trapani per scavare delle buche, mentre l’amico metteva il ramo tagliato nel foro e lo annaffiava con le dita dei piedi. All’inizio è stato tutto molto difficile. Il primo anno piantarono 800 alberi, ma solo due riuscirono a sopravvivere.

Trasformare un deserto in un’oasi 2Gli abitanti del villaggio ci prendevano in giro. Dicevano che questo terreno non poteva trattenere l’acqua”, ricorda Jia Haixia. La coppia a quel punto decise di prendere un’altra strada, pompando acqua dal fiume sul loro terreno. E quando l’acqua ha iniziato ad arrivare anche le piccole piante hanno iniziato a germogliare. “Non potevo vedere il colore dei germogli e il mio amico non poteva toccarli. Così lui mi descriveva ogni dettaglio e io gli raccontavo come mi sentivo quando toccavo le piante”, continua ancora Jia Haixia.

Nel tempo, anche gli obiettivi dei due cambiarono. Iniziarono a non voler più tagliare gli alberi per venderli. E così di recente hanno comprato un appezzamento di terreno nelle montagne vicine e, utilizzando le tecniche apprese, hanno iniziato a utilizzare la propria esperienza per trasformare l’arido paesaggio e far diventare il deserto in una vigorosa foresta. “La gente – conclude Jia Haixia – dice che abbiamo contribuito all’ecologia. Io posso solo dire che le persone disabili non sono inutili”.

Trasformare un deserto in un'oasi 10Tante le manifestazioni di sostegno che hanno ricevuto i due amici dopo la diffusione della notizia del loro grande impegno: come riportano alcuni giornali locali, alcuni hanno scelto di devolvere loro dei soldi per permettergli di poter avere una buona pensione e alcuni medici, dopo aver appurato che Haixia potrebbe riguadagnare la vista di un occhio, hanno comunicato che sono disposti ad operarlo gratuitamente.

Links: Cina: uomo cieco e amico senza braccia trasformano un desert in una foresta

Piantumazione alberi in Cina: la storia di Jia Haixia e Jia Wenqi – Non sprecare

Cina, da desert a foresta: un non vedente amico senza braccia piantano 10mila alberi – Rai News

L’UOMO CHE PARLA ALLE PIANTE

Galleria

This gallery contains 4 photos.

L’UOMO CHE PARLA ALLE PIANTE – UN NUOVO PARADIGMA AGRICOLO Gli appassionati di botanica e di giardinaggio sostengono spesso di parlare alle loro piante per farle prosperare. Leggenda o no, in Messico vive un uomo che applica questa regola alla lettera e riesce a coltivare ortaggi giganti, semplicemente parlando con loro! Miracolo o leggenda? Ottenere cavoli di 45 chili, foglie … Continue reading

Cereali protagonisti nella storia

Galleria

This gallery contains 9 photos.

Cereali protagonisti nella storia la coltivazione e la raccolta dei cereali hanno contribuito allo sviluppo del genere umano. Loro origini affondano le radici in un lontanissimo passato , agli albori dell’agricoltura, tra il 9000 e l’8000 a. C. . In particolare i cereali contribuirono alla transizione neolitica, periodo in cui il genere umano passò da una vita nomade basata sopratutto … Continue reading

Kamut

Immagine

Kamut: un mito da sfatare

Kamut: un mito da sfatare 1Ha buone proprietà nutrizionali ed è eccellente per la pastificazione, ma non è stato “risvegliato” da una tomba egizia e non è adatto ai celiaci. Inoltre viene coltivato e venduto in regime di monopolio, ha un costo eccessivo, e una pesante impronta ecologica.

Luci ed ombre del Kamut  o meglio, del Khorasan: un tipo di frumento che tra l’altro abbiamo anche in Italia.

“Kamut” non è il nome di un grano, ma il marchio commerciale (come “Mulino Bianco” o “McDonald’s”) che la società Kamut International ltd (K.Int.) ha posto su una varietà di frumento registrata negli Stati Uniti con la sigla QK-77, coltivata e venduta in regime di monopolio e famoso in tutto il mondo grazie ad un’operazione di marketing senza precedenti.
C’è chi chiama questa varietà il “grano del faraone” perché si racconta che i suoi semi sono stati ritrovati intorno alla metà del secolo scorso in una tomba egizia ed inviati nel Montana, dove dopo migliaia di anni sono stati “risvegliati” e moltiplicati.

Il frumento prodotto e venduto con il marchio Kamut è coltivato negli Stati Uniti (Montana) e nel Canada (Alberta e Saskatchewan), sotto lo stretto controllo della famiglia Quinn, proprietaria della società K.Int.; in Italia è importato solo da aziende autorizzate e può essere macinato solo da mulini autorizzati. Tutti i prodotti che portano il marchio sono preparati e venduti sotto licenza della K.Int e sotto il controllo della Kamut Enterprises of Europe.
Il marketing decisamente efficace che è alla base del successo del Kamut ha fatto leva su tre aspetti: la suggestiva leggenda del suo ritrovamento, l’attribuzione di eccezionali qualità nutrizionali ed una presunta compatibilità per gli intolleranti al glutine. Parliamone.

Il Frumento orientale o Grano grosso o Khorasan – lo chiamiamo col suo nome tramandato, comune e “pubblico”, mentre Kamut è un nome di fantasia registrato – è una specie (Triticum turgidum subsp. turanicum) appartenente allo stesso gruppo genetico del frumento duro: presenta un culmo (fusto) alto anche 180 cm; ha la cariosside (chicco) nuda e molto lunga, più di quella di qualunque altro frumento; è originario della fascia compresa tra l’Anatolia e l’Altopiano iranico (Khorasan è il nome di una regione dell’Iran); nel corso dei secoli si è diffuso sulle sponde del Mediterraneo orientale, dove in aziende di piccola scala è sopravissuto all’espansione del frumento duro e tenero.

Kamut: un mito da sfatare 55L’invenzione commerciale del ritrovamento
Dunque, per trovare il Khorasan in Egitto non era (e non è) davvero necessario scomodare le tombe dei faraoni; senza contare che un tipo di Khorasan era (e, marginalmente ancora è) coltivato anche tra Lucania, Sannio e Abruzzo: è la Saragolla, da non confondere con una omonima varietà migliorata di frumento duro ottenuta da un incrocio e registrata nal 2004 dalla Società Produttori Sementi di Bologna. Inoltre non bisogna dimenticare che la germinabilità del frumento decade dopo pochi decenni, per quanto ideali siano le condizioni di conservazione. Tutto questo porta a riconoscere nella storia del presunto ritrovamento del Khorasan/Kamut solo una fantasiosa invenzione commerciale, elaborata per stimolare il desiderio di qualcosa di puro, antico ed esotico. E, a onor del vero, la stessa K.Int. ha preso le distanze dalla leggenda che, peraltro, ormai non ha più bisogno di essere incoraggiata.
Dai dati oggi disponibili, di fonte pubblica e privata, tra gli elementi di maggiore caratterizzazione del Khorasan ci sono un elevato contenuto proteico, in generale superiore alla media dei frumenti duri e teneri, e buoni valori di beta-carotene e selenio; per le altre componenti qualitative e nutrizionali non ci sono differenze sostanziali rispetto agli altri frumenti.

kamut0ebdGlutine: non ne è né privo né povero
Bisogna, infatti, chiarire che, come ogni frumento, il Khorasan è inadatto per l’alimentazione dei celiaci, perché contiene glutine (e non ne è né privo né povero, come, poco responsabilmente, una certa comunicazione pubblicitaria afferma o lascia intendere) e ne contiene in misura superiore a quella dei frumenti teneri ed a numerose varietà di frumento duro.

___________________________________________________________

Kamut: glutine secco 15,5%, glutine/proteine 94,5%

Frumento duro: glutine secco 12,5%, glutine/proteine 87,5%

Farro dicocco: glutine secco 14%, glutine/proteine 79%

Frumento tenero: glutine secco 13,4%, glutine/proteine 80,6%

Farro spelta: glutine secco 17,1%, glutine/proteine 93%

____________________________________________________________

Detto ciò, il Khorasan è certamente un frumento rustico, con ampia adattabilità ambientale, eccellente per la pastificazione. Come ogni frumento che non è stato sottoposto a procedimenti di miglioramento genetico o ad una pressione selettiva troppo spinta, e proprio per questo motivo pare sia più facilmente digeribile dalle persone che soffrono di lievi allergie e intolleranze, comunque non riconducibili alla celiachia: ma questo è proprio ciò che si può dire dei farri e delle “antiche” varietà di frumento duro e tenero. Se la sua coltivazione è biologica (come permette la sua rusticità e come, per i propri prodotti, assicura il disciplinare del marchio Kamut), si può dire che senz’altro è un prodotto salutare, senza però scadere in esagerazioni né in forzature incoraggiate dalla moda e dal marketing del salutismo.

Costi elevati, per il portafoglio e per il Pianeta
Restano ancora tre aspetti che gettano un’ombra sul prodotto a marchio Kamut (ma non sul Khorasan!):

è il monopolio commerciale imposto dalla K.Int. su un frumento tradizionale che, come tale, dovrebbe invece essere patrimonio di tutti, e più di chiunque altro delle comunità che nel tempo lo hanno conservato e tramandato; è il costo eccessivo del prodotto finito (dall’80 al 200% in più di una pasta di comune grano duro biologico), poco giustificabile a sostanziale parità di valori qualitativi e nutrizionali, dovuto al regime di monopolio, ai costi di trasporto, ai diritti di uso ed ai costi di propaganda, ma dovuto anche agli effetti di un mercato dell’eccellenza che trasforma il cibo in oggetto di lusso, di gratificazione e di distinzione, e che specula sul desiderio di rassicurazione e sul bisogno di salute; è la pesante impronta ecologica legata allo spostamento di un prodotto perlopiù coltivato dall’altra parte del Mondo che arriva sulle nostre tavole attraverso una filiera molto lunga (migliaia di chilometri), e che, solo per questo fatto, non è compatibile con la filosofia della decrescita e con l’attenzione al consumo locale, fatto se possibile a “chilometro zero”.

Note
Per i dati riferiti in questo articolo sono stati consultati i siti dell’Associazione Italiana Celiachia (www.celiachia.it), dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (www.inran.it), della Kamut International (www.kamut.com), dell’United States Department of Agricolture (www.usda.gov), dell’Insitute Sciwentifique de Recherche Agronomique (http://grain.jouy.inra.fr), l’articolo di A. R. Piergiovanni, R. Simeone, A. Pasqualone, “Composition of whole and refine meals of Kamut under southern Italian conditions” su Chemical Engineering Transactions, 2009, vol. 17: 891-896. Alcuni dati sonostati indicati da Oriana Porfiri (comunicazione personale).
Fonte: aam Terra Nuova, marzo 2010, n°248, pagg.73-76

Massimo Angelini, tratto da http://www.donnagnora.it/DonnanoniGnora.aspx