Tonno in scatola

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Tonno in scatola e strage di delfini Sono sempre stato un consumatore di tonno e sgombro in scatola e dopo Fukushima ho continuato ad esserlo anche se con qualche accortezza ma negli ultimi giorni mi sono accorto dei metodi disumani di pesca e dei danni ambientali che producono quindi ho deciso di non consumare più tonno in scatola e vi … Continue reading

Pitture rupestri in Australia

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Pitture rupestri in Australia e il segreto di Ayers Rock Le tradizioni come si sà non muoiono mai. Le società meno progredite o provinciali custodiscono le strutture più arcane nonché un abile spirito di continuazione e preservazione della propria cultura, sempre più a rischio dalla cultura del mondo moderno. Distaccandoci per un attimo da quella antropologia mirante a studiare un … Continue reading

Ho’oponopono : che cosa è?

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Ho’oponopono : che cosa è? “la guarigione comincia quando smetti di percepirti come una persona che ha un problema. Devi comprendere che ogni ostacolo sul tuo cammino ti insegna a diventare più forte e a espandere il tuo potere creativo. l’ostacolo esiste affinché tu possa creare una nuova situazione, la situazione ideale per te. Guarigione significa aprire la mente a … Continue reading

RICICLAGGIO

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RICICLAGGIO

RICICLAGGIOIl riciclaggio dovrebbe essere una pratica indispensabile in una società consumistica come la nostra e invece non viene in alcun modo vallorizzata e promossa.

Ecco  un sito che si occupa di promuovere questa indispensabile attività con il link ad una petizione online da sottoscrivere.

Link:::PORTA LA SPORTA – HOME PAGE

Perché usare per pochi minuti un oggetto che può durare anche cento anni ? Stiamo parlando del sacchetto di plastica che spesso ci viene dato “gratuitamente“ ma per cui tutti paghiamo un caro prezzo in termini di consumo di risorse, energia e di costi economici ed ambientali dovuti alla sua dispersione nell’ambiente, ad oggi incontrollabile. Ma non si tratta solamente di sacchetti, ci sono tanti altri imballaggi e articoli monouso che è possibile eliminare o ridurre drasticamente. Parti da piccoli gesti quotidiani per modificare stili di vita insostenibili, FAI UN USO INTELLIGENTE DELLE RISORSE DEL PIANETA E RIFIUTA “L’USA E GETTA”!

MENO RIFIUTI – PIU’ BENESSERE in 10 mosse

ADERISCI come AZIENDA, INSEGNA GDO, ENTE LOCALE E CITTADINO!

MENO RIFIUTI PIU'BENESSERE - FIRMA LA PETIZIONEMeno Rifiuti Piu’ Benessere in 10 mosse questo è lo slogan di un’azione lanciata nel 2012 in collaborazione con Italia Nostra e Adiconsum per sollecitare il mondo della produzione e della distribuzione a compiere 10 azioni nel breve e medio termine per alleggerire l’impatto ambientale di imballaggi e la promozione di soluzioni e prodotti riutilizzabili invece che usa e getta.
Alla prima edizione 2012 lanciata in occasione della SERR-Settimana Europea per la riduzione dei Rifiuti 2012, è seguito un rilancio durante l’edizione 2013 della SERR e la partenza di inviti personalizzati alle aziende ad aderire all’appello che continuerà anche per tutto il 2014. Le azioni che sollecitiamo sono motivate e supportate dagli argomenti e dati di fatto internazionali e nazionali contenuti anche all’interno di un documento condiviso di approfondimento. La comunicazione avverrà a partire dal mese di ottobre 2013 verso enti locali, associazioni e singoli individui per richiederne la sottoscrizione.

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Incisioni rupestri aliene in Valcamonica

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Incisioni rupestri aliene in Valcamonica

Incisioni rupestri aliene in Valcamonica Segnali incisi nella roccia indicano una probabile via delle stelle… Messaggi della cultura dei Camuni o cos’altro? Animali, uomini, dei o alieni?
Per lo studioso di antichi misteri o per il semplice curioso appassionato di archeologia è d’obbligo una visita approfondita a Ceto, in provincia di Brescia, Lombardia, presso la Riserva Regionale di Ceto-Cimbergo-Pasparddo. Tutelata dall’Unesco, la Riserva raccoglie, oltre a un florido ecosistema boschivo e animale, una fetta del periodo Neolitico entro il quale si sviluppò la civiltà dei Camuni. Qui, disseminate a tratti, sono visibili da sempre splendide incisioni rupestri che riproducono la vita, la storia, gli eventi quotidiani e più straordinari di questa antica cultura.

Creature spaziali

Molte delle incisioni sono di aspetto bizzarro ed enigmatico: particolarmente interessanti per chi si diletti nelle teorie legate alla Paleoastronautica (già introdotte da studiosi e scrittori del calibro di Peter Kolosimo, Erich Von Däniken, Robert Charroux, Pauwels e Bergier, n.d.a.) o degli Antichi Astronauti sono alcune figure umane stilizzate, la cui testa è “racchiusa” all’interno di una specie di casco, trasparente, all’esterno del quale si dipartono sorte di raggi (fasci di luce? n.d.a.). Le creature, o gli “spaziali” come qualcuno ha sostenuto in volumi dedicati all’argomento, reggono nelle loro mani degli oggetti, strumenti di origine ignota. I più noti e famosi sono quelli presenti nella parete che la guida della Riserva Regionale di Ceto indica come Roccia N°24.

Va ricordato che le misteriose figure di tali presunti Antichi Astronauti hanno spinto alcuni coraggiosi ricercatori a ipotizzare la venuta sulla Terra, durante il periodo Neolitico, proprio in questa zona, di visitatori extraterrestri. La teoria, molto cara al noto professore russo Aleksandr Kasanzev, ha avuto ampia eco, portando alla scoperta di altre incisioni più o meno simili in aree remote del pianeta: dall’Africa, all’Australia, dalla Francia alla Mesoamerica, fino alle Ande. Come ha ricordato Jacques Bergier nel suo libro “Il Mattino dei Maghi”, sono “ipotesi interessanti, stimolanti, degne di conversazione… ma rimangono soltanto per il momento solo teorie.” Noi possiamo aggiungere che, in ogni caso, nessuno può negare aprioristicamente o confermare l’ipotesi di un presunto contatto, voluto o meno, tra visitatori alieni e le culture Camune della zona.

Canali e “mappe stellari” rupestri
Le stranezze nella Valcamonica non finiscono qui. Al viaggiatore non deve sfuggire la visita di un’altra importante area archeologica: il Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri che si estende presso Capo di Ponte, provincia di Brescia, nelle vicinanze di Ceto. La Valcamonica – la cui etimologia trae le origini da Camuni – era popolata da cacciatori e pastori semi-nomadi di origine ligure; per alcuni archeologi l’origine di questa cultura è da collegarsi alle tribù celtiche di matrice centroeuropea che si insediarono in buona parte del Nord Italia intorno al 3.000 a.C. In condizioni di relativo isolamento, protrattosi fino alla conquista militare dei Romani nel 16 a.C. circa, i Camuni diedero vita a una cultura autonoma, con caratteri fortemente omogenei.

La documentazione e la prova di questo passaggio culturale, dal nomadismo a una civiltà con radici fisse, è testimoniata da oltre 40.000 figure rupestri scolpite nella roccia, incise su 900 lastre granitiche. Furono rinvenute e segnalate al mondo scientifico dal prof. Gualtiero Laeng. In seguito, a partire dal 1929 fino ai giorni nostri, sono state condotte campagne di scavo, ricerche sistematiche di classificazione, recupero e restauro di tutte le incisioni rupestri. Ma dobbiamo attendere il 1956, quando il prof. Emmanuel Anati (che condusse numerose spedizioni sul monte Har Karkom, dedicando molto tempo alla ricerca di tracce e prove concrete della biblica Arca dell’Alleanza, n.d.a.) avvia uno studio sistematico di tutti i paleograffiti fino alla prima campagna di scavo del 1962, i cui entusiasmanti risultati vennero presentanti e pubblicati all’interno degli Atti del Simposio Internazionale di Arte Rupestre tenutosi a Boario Terme nel 1968.
Come ha ricordato Anati: “…le incisioni rupestri della Valcamonica, si dispongono su un arco temporale tra la tarda età eneolitica e l’età preromana e sono osservabili ovunque in tutta la valle, soprattutto nella zona di Boario Terme con una massima punta compresa tra Ceto e Sellero per finire con Capo di Ponte.” Per promuovere e conoscere questa antica e misteriosa civiltà Anati ha fondato il primo Centro Camuno di Studi Preistorici.

Scivoli della fertilità
Ma proprio presso Capo di Ponte si raccoglie un altro affascinante mistero. Nell’area, facilmente raggiungibile a piedi, esistono interessanti tracce artificiali, composte da strani “canali” scavati profondamente sulla superficie delle rocce. I geologi, dopo attente analisi, hanno escluso che si tratti di processi di corrosione della roccia, ma piuttosto dell’intervento di esseri umani. L’italiano Dario Spada, in un suo interessante studio, riporta i pareri autorevoli di altri ricercatori che si sono concentrati sui “canali artificiali” di Capo di Ponte; secondo questi sarebbero degli “scivoli” della fertilità dove le donne Camune si lasciavano cadere, allo scopo, largamente diffuso nelle comunità neolitiche, di propiziare la nascita di nuovi figli all’interno della tribù. “Di questi scivoli o canali artificiali – ha spiegato il prof. Priuli, direttore del Museo d’Arte Preistorica di Capo di Ponte – ve ne sono moltissimi in questa zona e quasi tutti scavati, incisi, in rocce preistoriche. La maggior parte di esse sono però associate anche dalla presenza di coppelle e simboli astrali in fondo o alla loro sommità. Numerosi di questi canali propiziatori con la ricostruzione di antiche costellazioni impersonate mediante lo scavo delle coppelle, sono presenti anche in Piemonte e in Valle d’Aosta. E secondo alcune dicerie locali, verrebbero ancora usate a tutt’oggi, dalle donne della zona”. A tutti gli effetti, l’area della Valcamonica è il più grande Parco Preistorico d’Italia e d’Europa.

Paleograffiti nel mondo
Visitando il sito di Kivik, circa 80 chilometri a sud di Simrishamn, in Svezia, si notano, sulle pareti interne di un sarcofago di pietra dell’Età del Bronzo, cerchi e semicerchi, simboli di divinità simili a quelle della Valcamonica e sfere volanti. Ancora in Svezia, nei dintorni di Tanum, gli antichi abitanti dovrebbero essere stati testimoni di ripetuti avvistamenti di “sfere volanti” dotate di raggi abbaglianti. Immagini pressoché identiche sono state scoperte nei siti archeologici di Fuencaliente in Spagna, a Santa Barbara e presso Inyo County, in California (USA). Interessantissime sono le pitture rupestri dell’altopiano del Tassili, Sahara meridionale, in Africa. Qui, sono visibili da migliaia di anni, insieme a figure umane perfettamente stilizzate, altre “sagome” di creature vagamente umanoidi accompagnate da oggetti e sfere volanti di fogge e dimensioni diverse. Spostandoci più a est, nell’attuale Uzbekistan, uno sconcertante disegno rupestre mostra un astronauta in tuta spaziale sul quale campeggia, sospesa nel cielo dipinto sullo sfondo, una nave discoidale che ricorda gli attuali UFO. E ancora: in Australia, presso il distretto di Kimberley Ranges, nitide pitture rupestri ritraggono un Wondjina, l’essere sovrannaturale privo di bocca, con una specie di casco (altro riferimento agli “spaziali” della Valcamonica), su cui appaiono delle scritte (altri ricercatori lo interpretano come una “aureola fiammeggiante”). Alla sinistra dell’essere sono presenti anche sfere o cerchi (per lo studioso di Paleoastronautica Ulrich Dopatka appaiono come dei numeri 0) disposti rispettivamente in tre righe di 21, 24 e 17 per un totale di 62 cerchi, il cui significato rimane ignoto.

di Fabio Gariani.

Link:CoseNascoste cosenascoste

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Mistero di Palenque

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Mistero di Palenque

Mistero di PalenqueUn mistero per gli archeologi, un antico astronauta o la raffigurazione allegorica della discesa agli inferi di un antico re ?

Secondo Erich von Däniken si tratta della prima ipotesi, per molti acheologi questa è una interpretazione fantasiosa ma alla luce di altri misteri del sito di Palenque (il “guerriero con il mitragliatore” ad esempio) e delle simili testimonianze lasciate dai popoli antichi, io credo che Däniken abbia ragione.

LINK: www.daeniken.com

Verso la fine degli anni sessanta, lo scrittore svizzero Erich von Däniken portò all’attenzione del grande pubblico un controverso ritrovamento. Nel suo libro Ricordi del Futuro, pubblicato nel 1968, Däniken racconta della scoperta di una pietra tombale presso il Tempio delle Iscrizioni nella città di Palenque (Messico), che secondo lo scrittore rappresenta una solida testimonianza di una visita che una civiltà aliena avrebbe svolto sul pianeta terra in tempi antichi. Le incisioni presenti su questo reperto, fanno in effetti pensare ad un uomo intento a pilotare un qualche genere di veicolo a razzo; queste teorie furono discusse anche in Italia grazie allo scrittore e giornalista Peter Kolosimo, alias Pier Domenico Colosimo, ritenuto uno dei fondatori della paleoastronautica o archeologia misteriosa insieme a Erich von Däniken.

Palenque è un importante sito archeologico situato nello stato di Chiapas, in Messico, vicino al fiume Usumacinta. Si tratta di un sito di medie dimensioni ma, nonostante questo, contiene alcune delle più belle opere architettoniche e scultorie create dalla civiltà Maya. Alcuni resoconti storici la indicano come la più grande città dell’emisfero occidentale ai tempi del suo splendore che comincia circa nel 400 d.C. e prosegue per quattro secoli, fino a quando la città viene misteriosamente abbandonata e lasciata alla giungla. Verso la fine del diciassettesimo secolo, le rovine di Palanque  vengono ritrovate da uno spagnolo, Antonio del Rio, che però non da importanza alla cosa e getta nuovamente la città nell’oblio. Nel 1830, il soldato di ventura Jean Frédéric Waldeck  riscopre la città. L’uomo rimase nella zona per più di tre anni, realizzando diversi schizzi delle rovine. La città venne poi portata alla ribalta dai famosi esploratori Stephens e Catherwood, che nel 1840 si recarono nella città e scrissero un libro a proposito. Gli scavi archeologici iniziarono molto tempo dopo, nel 1930 e furono diretti dall’archeologo M. A. Fernandez, in collaborazione con F. Blom e Ruz Lhuillier, fu nel corso di questi lavori che vennero riportati alla luce numerosi templi; soprattutto è da ricordare la scoperta del Tempio delle Iscrizioni, il quale custodiva un sensazionale reperto.

Nel Giugno del 1952, Ruz Lhuillier stava lavorando a dei restauri nel Tempio delle Iscrizioni. Casualmente si imbattè in una lastra del pavimento munita di alcuni fori. L’uomo vide che la lastra si sollevava e scoprì un passaggio segreto che conduceva ad una piccola cripta situata nel cuore della piramide a diciotto metri di profondità. All’interno della cripta vi era una tomba coperta da una colossale lastra di pietra da cinque tonnellate. Secondo le iscrizioni, in quel luogo era sepolto colui chiamato halac uinic, che significa ‘vero uomo’. Dovrebbe trattarsi di K’inich Janaab’ Pakal, conosciuto anche come Pakal il grande o semplicemente Pacal. Fu l’ultimo re della grande città di Palenque; la cosa che colpì particolarmente l’archeologo fu la strana incisione sulla lastra di pietra che copriva la tomba: il re Pakal viene infatti ritratto all’interno di quella che potrebbe sembrare una capsula spaziale, intento a tirare leve e pigiare bottoni. Nella parte posteriore della rappresentazione vi è una struttura che qualcuno ha identificato come un motore, dalla quale si diramano fiamme. La notizia fece scalpore e, verso la fine degli anni 60, la questione venne trattata dallo scrittore svizzero Erich Von Däniken nel suo libro Ricordi del Futuro e anche in Italia da Peter Kolosimo. L’interpretazione dello scrittore si basa sul fatto che i Maya  siano stati visitati da una razza aliena di cui ormai si è perso il ricordo. Questa teoria, anche se affascinante, non concorda pienamente con i fatti: per prima cosa, i lineamenti della figura incisa sulla lapide sono chiaramente Maya, non alieni. Anche l’abbigliamento non ha niente a che fare con l’astronautica, ma è invece un comune vestito dell’epoca. Può darsi che l’interpretazione ‘spaziale’ sia stata troppo frettolosa.

Nel 1974, un congresso di studiosi interpretò diversamente il simbolismo della stele di Palenque   attribuendogli un significato spirituale ed identificando uno ad uno i diversi simboli che si intrecciano nella rappresentazione: in tale contesto, la figura umana centrale viene identificata come il sovrano-sacerdote Hanab Pakal II, posta sopra la maschera del dio della pioggia, da cui si dirama un’albero cruciforme con un serpente bicefalo e l’uccello Quetzal. Studi più approfonditi hanno allontanato sempre di più l’ipotesi che il re Pacal fosse stato un paleocosmonauta. Si è infatti scoperto che l’elaborato bassorilievo sulla lastra di pietra è in realtà la fusione di sei bassorilievi, rinvenuti anche singolarmente ed indipendentemente gli uni dagli altri in altri siti archeologici e di cui gli esperti di civiltà precolombiane hanno stabilito incontrovertibilmente l’esatta valenza simbolica.

Mistero di Palenque glyphsAndiamo con ordine: partendo dal basso della raffigurazione (così come è mostrata nell’immagine sopra) il primo glifo che troviamo è quello che per la cultura Maya rappresenta l’occidente, dove il sole cala e ‘muore’ creando l’accesso per il mondo dei morti. In un’antica mappa Maya, l’occidente viene collocato in basso, proprio come nella pietra di Pacal; il nord, simboleggiante la terra della pioggia, è a sinistra di esso. Il sud è a destra e rappresenta il sole a mezzogiorno, quindi il luogo del calore; infine l’est, in alto, è il luogo dove sorge il sole e quindi dove ha inizio la nascita o la rinascita.

Sopra il primo glifo ne troviamo un secondo, che secondo la maggioranza degli studiosi rappresenta la maschera ossea del dio della morte, signore del livello dell’Oltretomba. Sopra di esso è collocata una figura umana; tutti ritengono si tratti di Hanab Pakal II, sovrano-sacerdote di Palenque; i cui resti sono stati conservati per secoli sotto questa enorme lapide.

La mitologia Maya vede i quattro punti cardinali (Nord, Sud, Ovest, Est) uniti da una gigantesca croce chiamata l’Albero della Vita, che collega il cielo, la terra e il regno dei morti. Questo ci porta al terzo glifo, posto appena sopra la figura umana: esso rappresenta, in questa raffigurazione, oltre che l’albero della vita, anche l’albero, inteso come vegetale, la Via Lattea ed il “Bianco Cammino”, una strada sacra che corre da oriente ad occidente, dalla nascita alla morte. Si presume infatti che la stele rappresenti il viaggio del Re Pacal verso gli inferi.

Il quarto glifo è sovrapposto all’albero della vita e rappresenta un serpente bicefalo che i Maya adoravano; era conosciuto come Itzamnà o Dragone Celeste, figlio di Hunab Ku, è governatore degli dèi, dio del sole, del mais, della scrittura e delle arti. Simbolicamente esso rappresenta la vita e la morte e fu la principale divinità Maya fino all’anno 800 dopo cristo, quando gli Aztechi invasori lo soppiantarono con il dio Tezcatlipoca.

Giungiamo infine al quinto simbolo, che si trova nella parte più alta del bassorilievo e rappresenta un Quetzal, un uccello sacro per i Maya e odierno simbolo nazionale del Guatemala. La combinazione di questi simboli ha tratto in inganno molti studiosi poichè visti nel complesso sono difficilmente riconoscibili. La chiave che ha permesso di decifrare il complesso simbolismo è costituita proprio dalla presenza di Hanab Pakal II, che nella rigida gerarchia della Città-stato di Palenque  rappresentava il fulcro dell’universo; la sua posizione ‘centrale’ nella raffigurazione è dovuta proprio al suo status.

Fonte:
www.inspiegabile.com

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Unità e Karma

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Unità e Karma Leggendo queste frasi oggi ho realizzato una verità che mi sfuggiva: “Se sei responsabile per tutte le cose nella tua esistenza, le belle ma anche le brutte, e hai il potere di diminuirle o permettere loro di crescere semplicemente mostrando gratitudine o perdono per esse,a chi stai mostrando gratitudine e perdono ora? Sei TU! Se hai creato … Continue reading

Pier Luigi Ighina

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 Pier Luigi IghinaPier Luigi Ighina 1

Nato nel 1908 a Milano e morto a Imola nel 2004, fu da sempre affascinato dal mondo dell’elettromagnetismo e dedicò la sua vita a realizzare invenzioni incredibili, a volte non accettate dalla scienza ufficiale poichè giudicate troppo stravaganti. Non fu mai preso molto sul serio, ma le sue scoperte ed invenzioni furono allo stesso tempo misteriose e a dir poco rivoluzionarie. Per anni fu assistente di Guglielmo Marconi, dal quale carpì alcuni segreti sulla fisica che gli sarebbero serviti per le sue future teorie, si dice che addirittura Marconi avrebbe chiesto a Ighina di procedere con i suoi studi dopo la sua Morte, Poichè stava lavorando su cose molto importanti come il leggendario “raggio della morte” e stava conducendo studi sul magnetismo molto particolari. A soli 16 anni formulò una teoria: L’atomo magnetico, che lui stesso definisce “la colla della materia”. Questa scoperta sarebbe basata sul magnetismo del sole che invierebbe alla terra cariche positive a spirale e che a sua volta le rimanderebbe indietro con carica negativa, questo meccanismo con le sue pulsazioni regolerebbe tutta la vita presente sulla terra.

Controllare la vita e il nostro pianeta stesso. Ighina realizzò una macchina che a quanto disse era in grado di controllare le condizioni atmosferiche, la macchina era formata da una grande elica rotante che aveva alla base polvere di vari metalli e alcuni magneti, non si è mai capito bene il principio di funzionamento ma era una sorta di elettrocalamita che sarebbe servita ad attirare o a mandare via le nuvole. Ci sono video e testimoni oculari del funzionamento della macchina; una scolaresca delle elementari si recò in visita in una giornata piovosa al laboratorio di Ighina, lui già novantenne alla vista dei bambini decise di dare una dimostrazione del funzionamento della macchina, cosa molto rara in quanto era una persona molto schiva. Disse alla scolaresca: tra 20 minuti ci sarà il sole! Mise in funzione l’elica e sorprendentemente dopo 20 minuti, in una giornata dove non si vedeva uno spicchio di cielo, si aprì un varco di bel cielo azzurro. I bambini in visita applaudirono felici Ighina, che disse teneramente che quella fù la pi grande soddisfazione della sua vita. Un caso? Difficile…ma tutto possibile

Ad esempio a proposito della “macchina della pioggia” Ighina disse: «Ho mandato questa idea in Africa. Sa cosa mi hanno detto? Se la prenda e la porti via perché noi guadagniamo sulla mancanza di acqua». Ha inoltre dichiarato di non voler brevettare alcuna delle sue invenzioni, perché «il sapere è una cosa comune ed è giusto che venga utilizzata da tutti»

Link sulla vita e sulle opere di ighina:

Ighin-a uno scienziato all'avanguardia

LE STRAORDINARIE SCOPERTE DI PIER LUIGI IGHIN-A +VideoIlFattaccio.org

Pier Luigi Ighin-a, “il terremoto si è fermato a Imola.” – INFORMARMY.com

Costruisci la tua Valvola Antisismica Radionica a 25 Euro – YouTube

Pier Luigi Ighin-a, “ilterremoto si è fermato a Imola.” – INFORMARMY.com

PIERLUIGI IGHIN-A UN GENIO MISCONOSCIUTO E LE SUE INVENZIONI – YouTube

Pierluigi Ighin-a : Macchina della pioggia, Atomo Magnetico, Valvola antisismica – YouTube

Pier Luigi Ighin-a | Circolo Culturale “P. L. Ighin-a”

Blog dove trovate le realizzazioni pratiche delle macchine di Ighina.

Risultati della ricerca valvola terremoti | www.cambioilmondo.it

Pdf: ighin-a e l’atomo magnetico

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Dispositivi di Energia-Libera

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Dispositivi di Energia-Libera

Dispositivi di Energia-Libera

Dispositivi di Energia-Libera

Nel corso del 20 secolo molti inventori geniali hanno prodotto brevetti riguardanti energie punto zero ovvero a costo zero, ma tutti i loro tentativi di divulgare le loro scoperte sono stati bloccati dai poteri oscuri che controllano il mercato dell’energia.L’autore di questo sito ha cercato di mettere assieme tutte queste conoscenze e secondo me ha fatto un buon lavoro, la nuova tecnologia al plasma dovrebbe rendere obsoleto tutto ciò ma in caso contrario qui c’è una valida alternativa.
Questo sito è un tentativo di tradurre le informazioni in lingua inglese presso www.free-energy-info.tuks.nl in italiano utilizzando un programma di traduzione. Come non ho alcuna abilità linguistiche, il risultato rischia di essere povero, e così mi scuso per la scarsa qualità della traduzione. Capitoli aggiuntivi verranno aggiunti a questo sito web man mano che diventano disponibili.

Patrick J. Kelly

LINK al sito: Dispositivi di energia liber-a, energia di punto zero e l’acqua come combustibile

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IL GRANDE DITTATORE

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IL GRANDE DITTATORE

IL GRANDE DITTATOREIn apertura del convegno Saras di Grosseto, a cui ho partecipato sabato e domenica, ci è stata mostrata un presentazione contenente una parte del monologo di Charlie Chaplin nel film “il Grande Dittatore”.

Un ricercatore belga del gruppo di keshe ha ricordato nel suo discorso queste parole di Chaplin: “Pensiamo troppo e sentiamo poco”-; Io non posso che condividerle e pur avendo visto il film varie volte non mi ero mai reso conto del valore di questo messaggio , qui lo riporto giudicate voi:

▶ Charlie Chaplin Discorso all’umanità – YouTube

Discorso finale da “IL GRANDE DITTATORE” di Charlie Chaplin, 1940.

Mi dispiace, ma io non voglio fare l’imperatore, non è il mio mestiere. Non voglio governare, né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti, se è possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi, esseri umani, dovremmo aiutarci sempre. Dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti, la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l’abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio, ci ha condotti a passo d’oca fra le cose più abiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi.

La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformato in cinici, l’avidità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari ci serve umanità. Più che abilità ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto.

L’aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell’uomo, reclama la fratellanza universale, l’unione dell’umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente.

A coloro che mi odono io dico: non disperate. L’avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l’amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano.

L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo: e qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa.

Soldati, non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie.

Non vi consegnate a questa gente senza un’anima, uomini-macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore. Voi non siete macchine, voi non siete bestie: siete uomini! Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore. Voi non odiate! Coloro che odiano sono quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati, non difendete la schiavitù, ma la libertà.

Ricordate, nel Vangelo di San Luca è scritto: “il Regno di Dio è nel cuore dell’uomo”. Non di un solo uomo, o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini. Voi, voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera, di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi, in nome della democrazia, usiamo questa forza, uniamoci tutti!

Combattiamo per un mondo nuovo, che sia migliore, che dia a tutti gli uomini lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza. Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere.

Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Allora, combattiamo per mantenere quelle promesse! Combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere, eliminando l’avidità, l’odio e l’intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere.

Soldati, nel nome della democrazia, siate tutti uniti!

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Simbolo e significato della farfalla

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Simbolo e significato della farfalla Simbolo e significato della farfalla L’Enciclopedia dei simboli focalizza l’attenzione sulla farfalla ed, in particolare sul fascino che, da sempre, suscita nell’uomo la metamorfosi di un essere ripugnante in una stupenda creatura dalle leggere ali variopinte. La meraviglia per questo fenomeno che si origina e si sviluppa senza interventi esterni, conducendo l’animale dalla condizione di … Continue reading

I MITI DELLA CREAZIONE NELLE TRADIZIONI DEI POPOLI

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I MITI DELLA CREAZIONE NELLE TRADIZIONI DEI POPOLI

I MITI DELLA CREAZIONE NELLE TRADIZIONI DEI POPOLIQui allegato in pdf trovate uno straordinario documento che fa una sintesi dei miti della creazione espressi dalle antiche civiltà, documento prodotto dall’ istituto Cintamani di Roma.

In questo passaggio ho riconosciuto subito il legame con un numero con cui ho uno stretto rapporto: 144 000, infatti dividendo 432 000 per 144 000  si ottiene 3 altro numero denso di significato.

Ecco il brano:

Il Valhall rappresenta un ulteriore aspetto che lo collega anche ad altre scritture molto antiche:

Cinquecento porte, e quaranta ancora

Stanno nella splendente dimora;

ottocento guerrieri escono da ognuna

quando Odino viene a combattere il lupo.

540 X 800 = 432,000.

Nelle cronologie babilonesi e indiane questa cifra appare in numerosi modi. I suoi multipli designano vasti cicli di eventi astronomici, mentre, divisa in vari numeri, viene applicata ad avvenimenti più frequenti. Ė la durata, in anni umani, data alla nostra Età del Ferro, kali yuga, quando le forze delle tenebre sono al massimo della sfida. Curiosamente, questo dovrebbe essere il numero dei campioni di Odino (i cui ranghi devono acquisire aderenti man mano che le epoche passano!) Con certezza ciò rivela decisamente qualche tradizione universale comune, da cui devono essere derivate queste tradizioni così lontane l’una dall’altra.

Ecco il pdf: I-MITI-DELLA-CREAZION

ISTITUTO CINTAMANI

Via S. Giovanni in Fiore, 24 – 00178 Roma Tel. 067180832

Link: Istituto Cintamani – Home

[email protected]

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Nascita e morte di un druido

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Nascita e morte di un druido Questo è quanto ricordo di un testo che ho letto circa venticinque anni fa e che non sono più riuscito a ritrovare, tratta del mito della creazione e della forza creatrice del pensiero, naturalmente il testo era più lungo e la sua prosa migliore della mia ma l’importante è il messaggio che si celava … Continue reading

Silmarillion la Creazione

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Silmarillion la Creazione AINULINDALË « LA MUSICA DEGLI AINUR » Esisteva Eru, l’Uno, che in Arda è chiamato Ilúvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, i Santi, rampolli del suo pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altro fosse creato. Ed egli parlò loro, proponendo temi musicali; ed essi cantarono al suo cospetto, ed egli ne fu lieto. … Continue reading

La creazione secondo gli indiani Hopi

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La creazione secondo gli indiani Hopi

La creazione secondo gli indiani HopiVari studiosi delle tradizioni nativo-americane hanno trovato, similmente ad altre culture sparse in altre parti del mondo, molte leggende di “esseri stellari” che in un tempo remoto avrebbero dato a quei popoli conoscenza e saggezza, risollevandoli dal loro stato di vita primitiva e selvaggia e portandoli allo stato di “umanità”. Tra gli indiani Hopi, gli Apaches, i Cherokee, ad esempio, resiste, ancora oggi la conoscenza di storie antiche di questi “Dei venuti dal cielo” che avrebbero portato le loro leggi, le loro esperienze, il loro aiuto e che una volta ritornati al “cielo” sarebbero rimasti in “contatto” con i ministri del culto delle tribù.
Gli indiani Hopi, una tribù del Nuovo Messico, raffigurano con dei feticci, il popolo dei “Katchinas”, i “maestri della stella blu”, divinità a cui sono legati fenomeni naturali e mistici. Gli Hopi, indiani di ceppo etnico maya, affermano che i Katchinas sono i loro civilizzatori, i maestri venuti dalle stelle in un tempo remoto per donare la civiltà attraverso messaggi che sono tuttora riscontrabili nei canti e nelle danze sacre. Gli “stranieri” scesero sulla Terra in quello che i pellerossa chiamano “il tempo della creazione”. L’entità manifestatasi ai pellerossa come la rappresentante dei “Katchinas” in diversi momenti storici, chiamata “Donna Bisonte Bianco”, fece la sua prima comparsa in epoca remota per istruire il popolo scelto attraverso un sapere di tipo cosmico, intuibile all’interno dei rituali classici delle loro credenze e che ha plasmato il loro modello ai vita, abitativo e religioso. L’utilizzo dell’abito bianco nelle cerimonie è dovuto proprio alla tradizione che si lega a Donna Bisonte Bianco. Questo culto esiste in tutti i diversi ceppi linguistici degli indiani Hopi: Taroan, Keresan, Zuni e Uto Aztecan. Questa entità avrebbe promesso di ritornare prima del “cambiamento” che gli Hopi attendono adorando una pietra conosciuta come “Pietra della Profezia”, in cui sono state incise all’alba dei tempi le diverse epoche storiche e gli avvenimenti futuri che avrebbero interessato l’umanità. Tra le profezie che sarebbero state “lette” sui simboli della pietra: il tempo in cui “l’uomo bianco avrebbe portato la distruzione”, la seconda guerra mondiale, che sarebbe raffigurata sulla roccia con una svastica nazista, oltre ad una catastrofe peggiore che dovrebbe in futuro portare un cambiamento definitivo. In base a quanto affermano gli Hopi, questa pietra venne portata personalmente dai “maestri delle stelle” alla loro Tribù, il che fa presupporre un possibile antico contatto reale con una civiltà progredita a conoscenza degli eventi futuri.
Anche l’utilizzo delle penne nei costumi indiani sarebbero legati ad un culto di origine “stellare”. Le tradizioni Hopi affermano che queste usanze provenivano dalle stelle e furono iniziate con la razza degli Akhu, gli “uomini uccello” portatori del fuoco. Nei costumi indossati nella danza del fuoco gli Hopi portano due dischi dietro la schiena che, durante la cerimonia, roteano e saltano. La simbologia ufficiale Hopi li associa al fuoco, ma Robert Morning Sky, capotribù Lakota Sioux, afferma che questi rappresentano qualcosa di diverso dal fuoco. Simbologie dello stesso tipo si ritrovano in sculture dell’area messicana, lasciate da popolazioni che dovevano certamente avere avuto un’identica origine. A Tiahuanaco e a Tula le statue presentano dei dischi dietro la schiena che nessun archeologo ha saputo interpretare. La risposta, per le tradizioni Hopi, è da cercare nell’antico contatto che queste culture ebbero in passato.
GLI HOPI

.Conosciuti anche come “Pueblo”, nome dato loro dagli spagnoli durante la conquista del Nuovo Continente, celebrano una cerimonia chiamata “Oku Shadei” ovvero “festa della danza della tartaruga”, esistente anche nel ceppo Sioux, una delle danze più sacre che viene svolta ogni solstizio d’inverno. Il canto che accompagna il ballo parla di due Katchinas vestiti di bianco, che vennero per portare insegnamenti a bordo di un’enorme tartaruga. La tartaruga è considerata un animale sacro proprio perché legata ad un culto ancestrale che si rifà al mezzo attraverso il quale i Katchinas si manifestarono agli indiani. E’ intuibile l’accostamento fra l’enorme tartaruga sacra ed un oggetto volante, la cui descrizione si ritrova nel linguaggio di un popolo che viveva in armonia con la natura. L’adorazione della tartaruga Hopi è anch’essa riscontrabile in altre culture, diverse, ma forse contattate dagli stessi esseri evoluti. Monumenti con raffigurazioni della tartaruga si trovano ancora una volta in Messico, a Uxmal, dove la Casa della Tartaruga, è decorata con pitture raffiguranti quest’animale, e a Chichén Itzà, dove era considerata animale sacro e quindi “totemico”. Itzamma, il dio principale della cultura degli Itzà, in Messico, è raffigurato in un bassorilievo che lo mostra emergere da un guscio di tartaruga. Anche qui le due culture si completano a vicenda, fornendo degli indizi chiari su quello che è chiamato il “paleocontatto”.
Un altra leggenda presente in vari ceppi degli Indiani d’America è quella dell’”Uccello del Tuono”. Anche questo mito sembra ricordare la moderna fenomenologia UFO. Essa racconta che “molto tempo fa, due cacciatori che risalivano un fiume durante una battuta di caccia, giunsero al lago situato in cima al monte. Fattosi scuro, si apprestarono ad affrontare la notte, coprendosi di fogliame per non sentire freddo. Ma, mentre dormivano, un rumore assordante, che sembrava venire dal lago, li svegliò. Si voltarono e videro al di sotto del livello delle acque un enorme uccello che sembrava avvicinarsi alla superficie. Una volta affiorato, i due cacciatori osservarono una folgore uscire dal becco e un impetuoso tuono scuotere la terra mentre questi sembrava spiegare le ali. Prendeva sempre più quota, generando fulmini tutt’intorno seguiti da urla tonanti poi, all’improvviso, si immerse nuovamente. Il frastuono dei tuoni e le folgori furono avvertiti per qualche tempo, sin quando non rimase che un ribollire delle acque in superficie”. Nonostante la collocazione “naturalistica” della storia, sembrano abbastanza evidenti gli indizi che l’Uccello del Tuono potesse essere qualcosa di tecnologico. All’Uccello del Tuono sono legate anche delle entità; infatti i Chippewa e i Sioux a questa divinità abbinano la figura di un dio, “Wakon” (da Wako che significa “sacro”). Questi scese tra gli uomini alla testa di una moltitudine di Uccelli del Tuono, in altre culture è raffigurato a bordo di una tartaruga. Ancora una volta, il cerchio si chiude. L’Uccello del Tuono e la tartaruga sacra potrebbero essere il ricordo distorto dello stesso oggetto volante da cui discesero esseri evoluti e chiamati, in base ai ceppi linguistici, Katchina o Wakon. La stessa figura di Wakon è riscontrabile altrove: gli indios Waikano del Mato Grosso adorano il Dio “Wako”, venuto dalla terra oltre l’orizzonte, risalendo il Rio delle Amazzoni, con una flotta di canoe rotonde come gusci di tartarughe; nelle Antille, la tribù dei Karibi adora il “Grande Wako” che, vestito di una lunga veste bianca e dotato di poteri sovrannaturali, arrivò a bordo di vascelli volanti.
NAVAHO
CrashNavajoCrew
Anche tra indiani Navaho sono ben presenti storie leggendarie e culti ancestrali relativi a contatti con esseri avanzati e divinizzati. In California, la Death Valley, la Valle della Morte, è chiamata dai Navaho “Tomesha”, la Terra Fiammeggiante. I Navaho Paiute raccontano che Tomesha è abitata nel sottosuolo da quando “la Terra era giovane”. I suoi abitanti sono gli Hav-Musuvs che “viaggiano a bordo di canoe volanti, che si muovono con un lieve suono ronzante e possono catapultarsi in picchiata come solo un’aquila sa fare. Gli Hav-Musuvs sono vestiti di bianco e possiedono armi manuali a forma di tubo, capaci di stordire, generando una sensazione pungente, come una pioggia di spine di cactus”. Secondo i Navaho sono ancora lì e le loro navi sono quelle che noi oggi chiamiamo UFO. Questa storia venne raccontata nel 1948 da OgaMake, uno sciamano Navaho, e riportata su “FATE Magazine” nel 1949. Le corrispondenze con la fenomenologia UFO sono notevoli. Le canoe volanti si muovono con un “suono ronzante”, descrizione che coincide con quella fornita da un gran numero di testimoni di avvistamenti UFO, i quali hanno potuto udire un ronzio o una sorta di vibrazione ad alta frequenza, forse dovuta al sistema di propulsione di questi oggetti. Il movimento in picchiata che “solo un’aquila sa fare” potrebbe riferirsi alle loro capacità di muoversi con manovre repentine e improvvise.
CHEROKEE
Nelle leggende Cherokee si parla di contatti volontari o involontari. La più interessante parla di “un gruppo di cacciatori che, accampati nottetempo sulle montagne, scorse due luci nel cielo simili a stelle. Il fenomeno si ripeté anche la notte successiva, cosicché dopo aver discusso della cosa decisero, il mattino seguente, di recarsi sul luogo ove queste sembravano scomparire. Dopo aver cercato a lungo, si trovarono davanti a due strane creature, grosse e rotonde, coperte di pelame o piume da cui spuntava una testa simile a una tartaruga. Quando il vento spirava, le piume si agitavano e sprizzavano scintille. Incuriositi, riuscirono a portarle al villaggio e le tennero sotto controllo per alcuni giorni e alcune notti. Di giorno, colpite dal vento, emanavano scintille, mentre di notte si illuminavano come stelle. Dopo alcuni giorni si alzarono da terra come palle di fuoco e in un attimo furono nel cielo sotto gli occhi esterrefatti della tribù”. Ecco che ritorna la tartaruga, il vascello cosmico, o velivolo, affiancato da altri elementi interessanti quali la forma tondeggiante, la partenza in verticale, la luminosità notturna e le scintille. Forse i due corpi di animale possedevano un’energia non naturale, ma frutto di congegni tecnologici.
Sin qui le tradizioni. Ma negli ultimi anni alcuni nativi americani hanno iniziato a diffondere conoscenze ed eventi più recenti che li hanno visti protagonisti e che si collegano alla storia del loro popolo. Robert Morning Sky nel suo libro The Terra Papers. The Hidden History of Planet Heart (I Documenti della Terra. La storia segreta del pianeta Terra, inedito in Italia), ha suggerito una sua interpretazione della storia dell’uomo. Egli racconta di come sei giovani indiani Hopi il 13 agosto 1947, un mese dopo il presunto crash di Roswell, furono testimoni del ritrovamento di un UFO precipitato e di un alieno superstite. Essi recuperarono l’essere e lo curarono, dandogli il nome di “Stella Maggiore”, in onore del suo pianeta d’origine. In cambio di questo, l’alieno raccontò agli Hopi la vera storia del pianeta Terra. Il nonno di Robert Morning Sky sarebbe stato uno dei sei giovani testimoni dell’evento, e raccontò di come l’umanità non sarebbe nata in modo naturale, ma venne creata per servire i Katchinas. L’uomo venne creato come schiavo e lavoratore, milioni di anni fa: era un animale che venne modificato geneticamente. Robert Morning Sky afferma che se oggi abbiamo coscienza ed esperienza lo dobbiamo proprio a questo intervento esterno. I concetti sin qui espressi si legano perfettamente con quanto affermato da Zecharia Sitchin circa la Genesi sumerica e gli Anunnaki. Un’ulteriore affinità tra le conoscenze pellerossa e le tradizioni sumere, studiate da Sitchin, è osservabile in cosa gli Hopi affermano su di un particolare corpo celeste. Kachina Na-ga-shou, raccontano gli Hopi, dovrebbe apparire alla fine di questo ciclo (gli indiani dividono l’età della Terra in cicli: questo sarebbe il quinto); essa è una stella luminosa dall’aspetto blu e con “una croce sul viso”: Nibiru, secondo Zitchin il dodicesimo pianeta del Sistema solare, veniva rappresentato dai sumeri con il simbolo della croce.
Secondo Morning Sky la razza dei Katchinas della stella blu, che milioni di anni fa avrebbero colonizzato l’intero Sistema Solare, provenivano dalla Stella del Cane, ovvero Sirio (stella oggetto di grande interesse anche da parte di diverse altre civiltà antiche, soprattutto gli egiziani e il popolo dei Dogon del Mali). Prima di abbandonare il pianeta “i maestri delle stelle” lasciarono tracce impresse nelle rocce del Grand Canyon sotto forma di impronte a sei dita: impronte che gli Hopi hanno sempre associato ai Katchinas della stella blu.
Morning Sky ha affermato più volte che seppure il mondo occidentale consideri queste storie miti e leggende, gli indiani, invece, hanno sempre considerato tali entità come esseri viventi e loro maestri, ed egli è convinto che siano strettamente legate al fenomeno che noi chiamiamo UFO. Naturalmente una prova concreta di questi contatti non è stata trovata, ma al di là della effettiva connessione tra il fenomeno UFO e questi antichi miti, gli indiani d’America conservano comunque un sapere ed una cultura da riscoprire e da tenere in maggior considerazione come patrimonio dell’intera umanità.
Fonte: astronavepegasus.forumattivo.com

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Le sette leggi della Vita

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ARSENICO NELLE ACQUE MINERALI

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ARSENICO NELLE ACQUE MINERALI

ARSENICO NELLE ACQUE MINERALI

PERCHE’ VI E’ L’ARSENICO NELLE ACQUE MINERALI ?

DA DOVE PROVIENE QUESTO MICIDIALE VELENO?

L’arsenico é uno dei più potenti veleni esistenti sulla Terra ed é la parte principale di molti pesticidi.

Le piante delle nocciole, per non essere distrutte dai parassiti, venivano e vengono irrorate abbondantemente con l’arsenico presente nei pesticidi. Dal momento che nelle vicinanze di Roma vi sono gigantesche coltivazioni di nocciole, é stato avvelenato con i pesticidi all’arsenico tutto l’ambiente circostante e non solo le comuni nocciole. Ovunque vi siano noccioleti, se non sono biologici, vi é quindi avvelenamento da arsenico nelle falde acquifere e in tutto l’ambiente circostante. Questa triste sorte non può capitare alle nocciole biologiche in quanto nell’agricoltura biologica é vietato, per legge, l’uso di pesticidi, erbicidi, OGM, sostanze chimiche, ecc.

L’arsenico viene messo nei materassi, dalle industrie dei materassi usati da tutti, per evitare la proliferazione di muffe, pidocchi, acari, parassiti, ecc., con avvelenamento o intossicazione cronica delle persone che dormono su questi materassi, senza che esse lo sappiano. Molte malattie esistono perché le persone riposano per circa otto ore su questi stessi materassi avvelenati. Ecco perché é molto importante farsi costruire ed ordinare materassi “ecologici” o “biologici”, ossia privi di arsenico, antiparassitari, pesticidi, naftaline e sostanze chimiche.

L’applicazione di maggiore pericolo per il grande pubblico e’ probabilmente quella del legno trattato con arsenocromato di rame (“CCA” o “Tanalith”, e la maggior parte del vecchio legno “trattato a pressione”). Il legname CCA e’ ancora in circolazione e in uso in molti paesi, ed e’ stato usato in modo massiccio durante la prima meta’ del XX secolo per strutture portanti e rivestimenti esterni di edifici in legno, dove c’era il pericolo di marcescenza o di attacchi di insetti. Anche se questo tipo di trattamento del legno e’ stato proibito nella maggior parte delle nazioni dopo la comparsa di studi che dimostravano il lento rilascio di arsenico nel terreno circostante da parte del legno CCA, il rischio piu’ grave e’ la combustione di legno CCA, che concentra i composti di arsenico nelle ceneri: ci sono stati casi di avvelenamento da arsenico di animali e di esseri umani per ingestione di ceneri di legno CCA (la dose letale per un uomo e’ di 20 grammi di cenere, circa un cucchiaio). Il legno CCA recuperato da costruzioni demolite continua tuttavia ad essere bruciato, per ignoranza, in fuochi domestici o commerciali; lo smaltimento sicuro di legno CCA continua ad essere poco praticato e ci sono preoccupazioni in alcune zone massicciamente edificate con legno trattato all’arsenico per la futura demolizione delle costruzioni.

Le piante assorbono abbastanza facilmente l’arsenico, quindi alte concentrazioni possono essere presenti negli alimenti. Le concentrazioni di pericoloso arsenico inorganico che sono attualmente presenti nelle acque superficiali aumentano le probabilita’ di alterazione del materiale genetico dei pesci. Cio’ avviene principalmente tramite accumulazione di arsenico nei corpi di organismi d’acqua dolce che si nutrono di piante. Gli uccelli mangiano i pesci che contengono gia’ elevate quantita’ di arsenico e muoiono in conseguenza di avvelenamento da arsenico mentre il pesce è decomposto nei loro corpi.

Inoltre l’impiego di arsenico o di altri suoi derivati altrettanto tossici è riscontrabile in fuochi d’artificio, nell’industria metallurgica, in quella chimica, in quella farmaceutica, e nella produzione del vetro e dei coloranti

tratto da:http://laviadiuscita.net/arsenico-nelle-acque-minerali-tutti-i-valori/

TABELLA CON I VALORI DELL’ARSENICO CONTENUTO NELLE PRINCIPALI ACQUE MINERALI ITALIANE:  Link Tabella

AGGIORNAMENTO 09\07\2014

Ue bacchetta Italia, troppo arsenico in acque Lazio:

Ue bacchetta Italia, Top News – Ambiente&Energia

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I CRISTALLI

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I CRISTALLI I cristalli sono la più alta espressione del mondo minerale, un minerale può al massimo divenire cristallo per poi salire al secondo stato il regno vegetale, perciò è necessario quando si decide di utilizzarli averne il massimo rispetto e non considerarli come delle “cose” ma come esseri viventi aventi una forma diversa dalla nostra. Se un cristallo viene … Continue reading