Tonno in scatola

Tonno in scatola e strage di delfini

Sono sempre stato un consumatore di tonno e sgombro in scatola e dopo Fukushima ho continuato ad esserlo anche se con qualche accortezza ma negli ultimi giorni mi sono accorto dei metodi disumani di pesca e dei danni ambientali che producono quindi ho deciso di non consumare più tonno in scatola e vi invito a fare altrettanto, ecco qui un allucinante reportage.

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Quanto è sostenibile il tonno che mangiamo? E soprattutto, cosa c’è nelle scatolette di tonno?

Greenpeace ha guardato dentro le scatolette di 14 marchi per valutare quanto è sostenibile la loro pesca. E ha trovato molte sorprese!

Ben 11 finiscono “in rosso” perché non sono in grado di garantire la sostenibilità del proprio prodotto. Zero in pagella per MareAperto STAR, Consorcio e Nostromo. Meglio per Coop, ASdoMar e Mare Blu, le uniche che hanno adottato una politica scritta per l’approvvigionamento sostenibile.

ASdoMar, inoltre, è uno dei pochi che, utilizza il tonnetto striato – specie considerata in buono stato – pescato con metodi sostenibili (lenza e amo).

 Il tonno in scatola è la conserva ittica più venduta, ma  per pescarlo si usano metodi distruttivi come i palamiti e le reti a circuizione,che catturano accidentalmente altri pesci, come tartarughe e squali.

Greenpeace Italia – Tonni in trappola

Mante e delfini uccisi per una scatoletta di tonno video

▶ Mante e delfini uccisi per una scatoletta – YouTube

Report di greenpeace in formato pdf

Layout 1 – REPORT.pdf

Il volume d’affari del tonno in scatola si aggira intorno ai 19.3 miliardi di euro all’anno a livello mondiale ma che cosa si nasconde nelle scatolette?
A questo quesito Greenpeace ha risposto con un’indagine sulla sostenibilità delle scatolette di tonno vendute in Italia, contattando 14 aziende che insieme coprono più dell’80% del nostro mercato.
La pesca al tonno è una delle attività più industrializzate al mondo, nonostante cerchino di far apparire la pratica come molto artigianale. Questo tipo di pesca mette a rischio questa risorsa catturando esemplari giovani e minacciando l’intero ecosistema marino, utilizzando metodi che causano ogni anno la morte di migliaia di squali e tartarughe marine.
L’Italia è uno dei più importanti consumatori europei per il tonno in scatola e il secondo produttore in Europa, ne deriva che vi è una grossa responsabilità da parte di distributori e produttori di tonno in scatola rispetto all’impatto causato dalla pesca al tonno.
Purtroppo nessuno dei produttori riesce ad arrivare alla sufficienza e sembra che i peggiori siano proprio i marchi leader del mercato, mentre i migliori (ma si fa per dire) sono i prodotti legati alle catene della grande distribuzione.
Vi rimandiamo al rapporto stilato da Greenpeace che con chiarezza ci indica i comportamenti dei produttori e quali sono i più virtuosi. E’ un documento molto interessante con il quale è possibile informarsi su cosa effettivamente ci sia dentro ad una scatoletta di tonno per poter praticare il cosumo critico in maniera sempre più responsabile.
Ci piace ricordare che sono i consumatori ad orientare il mercato, basti pensare alla certificazione “amico dei delfini” o “dolphine safe” presente sulle scatolette di tonno vendute in Italia. L’Earth Island Institute (l’Istituto che certifica il “dolphin safe”) ha contribuito in modo decisivo a risolvere il problema delle stragi di delfini nell’Oceano Pacifico Centro-Orientale causate dalla pesca al tonno. Questo dimostra che l’industria del tonno è in grado di rispondere ai problemi ambientali quando messa sotto pressione dai consumatori.
Purtroppo non basta questa certificazione per assicurare che l’industria sia sostenibile anche per le specie “accessorie” come le tartarughe e gli squali.

Tonno in scatola DIVERCome se non bastassero le morti “accidentali”, in Giappone ed in alcuni paesi scandinavi si pratica la pesca del delfino per scopi alimentari, oltre ad essere ripugnante mangiare delle specie senzienti come i cetacei è anche un atto inutile, giustificabile in un lontano passato, ma ora con le abbondanti risorse a disposizione non vi è nessuna necessità di consumare carne di cetaceo.

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