PERICOLOSITÀ DELLE RADIAZIONI EMESSE DAI CELLULARI

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PERICOLOSITÀ DELLE RADIAZIONI EMESSE DAI CELLULARI PERCHÉ I GOVERNI NON PROTEGGONO I CITTADINI DALLE RADIAZIONI DI CELLULARI E WI-FI? Il romanzo “La città bianca” denuncia la pericolosità delle radiazioni emesse dai cellulari e dai ripetitori della telefonia mobile attraverso una narrazione avventurosa che si snoda intorno ad un evento reale, la classificazione della radiazione dei cellulari come “possibile cancerogeno per … Continue reading

RISPARMIARE ACQUA IN CASA E IN GIARDINO

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RISPARMIARE ACQUA IN CASA E IN GIARDINO 25 MODI PER RISPARMIARE ACQUA IN CASA E IN GIARDINO Nonostante nel nostro paese l’acqua non sembra mancare, questo non vuol dire sprecarla. Il referendum di giugno ha portato prepotentemente l’attenzione di tutti su questo bene prezioso, riuscendo a mobilitare milioni di persone che hanno ribadito la loro volontà di tenerla pubblica. Ora … Continue reading

LE PIANTE CHE PURIFICANO L’ARIA

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LE PIANTE CHE PURIFICANO L’ARIA INQUINAMENTO DOMESTICO: LE PIANTE CHE PURIFICANO L’ARIA L’inquinamento domestico è ancora oggi un problema troppo sottovalutato, soprattutto se consideriamo che la popolazione mondiale trascorre la maggior parte del proprio tempo in ambienti chiusi Gli ambienti chiusi possono essere addirittura più inquinati di quelli esterni, in essi infatti si possono nascondere pericolose sostanze chimiche che provocano … Continue reading

SPECCHI LINEARI

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SPECCHI LINEARI L’IMPIANTO SOLARE DELL’ATENEO UDINESE CHE RIVOLUZIONA LA PRODUZIONE DI ENERGIA Si chiama “Specchio Lineare” ed è un sistema inventato all’Università di Udine per lo sfruttamento dell’energia solare e per produrre dunque energia pulita. Un’idea che è già realtà, attivo, pronto per essere industrializzato e commercializzato. La macchina è una novità assoluta nel settore dei sistemi termodinamici e delle … Continue reading

Las Gaviotas

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Las Gaviotas L’UOMO CHE RICREA LE FORESTE SENZA ESSERE UN DIO Dalla rivoluzione industriale inglese della seconda metà del ‘700 ad oggi, circa la metà delle foreste sono scomparse. Ciò è dovuto anzitutto all’uso del legname per ottenere energia (termica prima ed elettrica poi) e per molte altre azioni della nostra vita che ci sembrano sensate e del tutto “naturali” … Continue reading

FORMALDEIDE IN CASA

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FORMALDEIDE IN CASA Tossica per l’uomo, apprezzata dall’industria, la si trova praticamente dappertutto. Come difendersi dalla formaldeide? Prestando qualche attenzione in più alla nostra casa e ad alcuni comportamenti. Dalla ventilazione dei locali alla scelta corretta dei materiali d’arredo, le misure preventive per ridurre i rischi dell’esposizione a questo pericoloso inquinante. CONSIGLI PER CONTENERE I DANNI DA FORMALDEIDE -Non fumare … Continue reading

DISERBANTE ECOLOGICO

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DISERBANTE ECOLOGICO 10 MODI PER ELIMINARE LE ERBACCE (SENZA USARE IL ROUNDUP) In attesa che la Commissione Europea decida di dire stop alla vendita dell’erbicida Roundup in Italia e in UE, tutti i cittadini possono già decidere di fare a meno dei prodotti a base di glifosato per eliminare le erbacce negli orti e nei giardini. Esistono molti dubbi sulla … Continue reading

COME TRASFORMARE LA NEBBIA IN ACQUA

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COME TRASFORMARE LA NEBBIA IN ACQUA UN PROGETTO CONTRO LA SICCITÀ: COME TRASFORMARE LA NEBBIA IN ACQUA Un dispositivo in grado di trasformare la nebbia in acqua per combattere desertificazione e siccità, che colpiscono molte zone del pianeta. Si chiama Progetto Nebbia ed è totalmente eco sostenibile. Viene dal Cile l’idea di un dispositivo che riesce a trasformare la nebbia … Continue reading

ACETO

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ACETO 30 USI ALTERNATIVI Come vi abbiamo mostrato più di una volta, l’’a c e t o, un po’ come il sale e il limone, è un ingrediente meraviglioso utilizzabile non solo per condire le vostre insalate ma per fare le pulizie, per disinfettare le punture degli insetti e delle meduse o per creare un tonico per il viso e … Continue reading

Acqua del Rubinetto

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Acqua del Rubinetto

Acqua del Rubinetto 05Da poco tempo ho abbandonato la pessima abitudine di acquistare acqua in bottiglia, come tutti ero convinto che l’acqua del rubinetto fosse pesantemente inquinata e servisse solo per lavare i piatti ed il corpo. Informandomi e dopo aver visto questo video: Come ti creo il bisogno La storia Acqua in bottiglia ho compreso che anche in questo caso, il “bisogno dell’acqua in bottiglia” è stato fabbricato ad arte dalle multinazionali delle bevande gassate e tramite massicce, martellanti campagne pubblicitarie trasmesso alle “masse”. Si è riusciti a vendere a caro prezzo un prodotto abbondante, economico e disponibile a tutti come l’acqua. Ricordo le parole di Ighina che andato in Africa a proporre il suo dispositivo per far piovere si è visto messo alla porta dai governanti dei paesi più poveri e siccitosi esistenti con queste parole: “Si prenda la sua roba e se ne vada, noi qui ci guadagniamo sulla mancanza d’Acqua

Comprare acqua minerale, infatti, è un’abitudine che costa caro, sia al portafoglio (L’acqua del rubinetto costa pochissimo da 0,40 a 0,60 euro al metro cubo (1000 litri!) L’acqua in bottiglia costa circa 500/1000 volte di più ) che all’ambiente, con oltre 200.000 tonnellate di plastica prodotta per imbottigliare circa 11 miliardi di litri d’acqua.

Acqua del Rubinetto 02Tra l’altro, a ben guardare, i soldi spesi per la minerale servono non tanto a pagare la materia prima, ma tutte le altre voci che gravitano attorno al business dell’acqua: pubblicità, trasporto, imballaggio e smaltimento.

L’acqua in bottiglia è la responsabile di uno dei più grandi disastri ecologici del pianeta come avevo già riportano in questo post: San Francisco vieta le bottiglie di plastica, gli americani usano infatti 50 milioni di bottiglie di plastica all’anno, delle quali viene riciclato solo il 23 per cento, secondo quanto riportato dalla campagna Ban the bottle. La produzione di queste bottiglie richiede 17 milioni di barili di petrolio e una quantità d’acqua maggiore di quella contenuta in una bottiglia.

Acqua del Rubinetto 04Una quantità di rifiuti di plastica pari a un camion viene gettata in mare ogni minuto: 8 milioni di tonnellate di plastica ogni anno. Si stima infatti che nel 2050 negli oceani di tutto il mondo ci sarà più plastica che pesce. Il Pacific trash vortex è un’isola di plastica che galleggia a nord dell’oceano pacifico, in continua espansione. Ci sono altri accumuli simili, fatti di piccoli pezzi di materiali petrolchimici, confusi spesso per cibo dagli uccelli marini. Un vero dramma poiché fa entrare la plastica nella catena alimentare. In Italia uno dei paesi europei dove maggiore è il consumo di acque minerali si accumulano 150.000 tonnellate di bottiglie all’anno in rifiuti!

È inoltre falso, tranne che in rari casi, che l’acqua in bottiglia si più controllata di quella del rubinetto, questa subisce controlli molto più frequenti e più dettagliati rispetto all’acqua in bottiglia in quanto le analisi chimico-batteriologiche possono essere eseguite – per legge – anche una sola volta ogni cinque anni.

Viene inoltre affermato da “fonti interessate” che l’acqua del rubinetto è contaminata dal cloro o che il suo consumo provoca i calcoli ai reni, altre falsità. Essendo il cloro volatile, è sufficiente lasciare l’acqua attinta dal rubinetto in una brocca per circa 10 minuti affinché il cloro evapori. Come non c’è nessuna evidenza che correli la formazione dei calcoli con il calcare contenuto nell’acqua.

Acqua del Rubinetto 03Per concludere vi invito a vedere questo video che contiene Le Scioccanti dichiarazioni della Nestlè sul diritto allacqua , qui il Ceo di Nestlè espone le aberranti teorie che guidano l’azione delle multinazionali, in cui l’unica cosa che importa è l’aumento costante dei profitti per i propri azionisti. Chiaramente questo signore ed il suo pensiero sono il risultato di anni condizionamento psicologico dettato dalla politica aziendale ma è interessate l’ultima parte del suo discorso, in cui inconsciamente analizza il fallimento morale della politica consumistica. Ammettendo che non ostante tutti i beni materiali che le persone accumulano, l’infelicità e la depressione imperano in questa società. Vi esorto ancora a bere acqua del rubinetto e prima di farlo beneditela con una piccola preghiera di ringraziamento.

BAMBÙ

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BAMBÙ LE CASE ECOSOSTENIBILI GRAZIE ALLA PIANTA DELLE MERAVIGLIE Dalla Casa Che Resiste Alle Inondazioni Fino Ai Padiglioni Per Le Esposizioni. Architetti E Ingegneri Riscoprono Il Materiale Già Utilizzato Dai Loro “colleghi” Nel Medioevo Si narra che sia la prima specie vegetale rinata sui suoli di Hiroshima e Nagasaki dopo il bombardamento atomico del 1945. Il bambù è la pianta … Continue reading

Autoprodursi il Latte Vegetale

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Autoprodursi il Latte Vegetale Ho da poco iniziato ad auto-produrmi il latte vegetale e devo dire che avrei potuto cominciare anche prima. Posso dire di essere diventato vegano da quando ho sostituito il latte di mucca con quello vegetale, ho fatto questo quando ho scoperto che per produrre il latte bovino bisogna uccidere il vitello, avevo sempre pensato che le … Continue reading

TERZO MOTIVO : L’ AMBIENTE

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TERZO MOTIVO : L’ AMBIENTE “Solo quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto, l’ultimo fiume avvelenato, l’ultimo pesce pescato,l’ultimo animale libero ucciso,ci accorgeremo che non possiamo mangiarci il denaro.” “Noi non ereditiamo la Terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli.” (Proverbi dei Nativi Americani) Dopo quasi un mese di attesa, causa esami all’università intensivi, rieccomi alla tastiera … Continue reading

La Famiglia Che Produce 2700 Kg Di Cibo All’anno In 370 Metri Quadrati

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La Famiglia Che Produce 2700 Kg Di Cibo All’anno In 370 Metri Quadrati

Settembre 23, 2015 Scritto da Marta Albè

2700 Kg Di Cibo  004La famiglia Dervaes vive a 15 minuti da Los Angeles in una zona di periferia. Calcolando la casa e il giardino, ha a disposizione 370 metri quadrati di spazio per coltivare e produrre il proprio cibo.

Nel proprio appezzamento in un anno questa famiglia molto volenterosa riesce ad ottenere oltre 2000 chilogrammi di ortaggi a cui si aggiungono la frutta di stagione e le uova delle galline che allevano.

In questo modo la famiglia raggiunge una vera e propria autosufficienza alimentare e non solo. La loro produzione è così abbondante da generare un reddito di circa 20 mila euro all’anno (20 mila dollari effettivi).

2700 Kg Di Cibo  002Coltivano 400 varietà diverse di frutta, verdura e fiori edibili. Sfruttando tutto lo spazio a propria disposizione, questa famiglia produce all’anno più di 2000 kg di verdure, 400 kg di pollo biologico, più di 450 uova, 12 kg di miele e frutta in abbondanza. Tutti i prodotti sono bio. La loro merce è considerata di ottima qualità e i prezzi di vendita ne rispecchiano il valore.

Tutti i membri della famiglia danno una mano nella coltivazione dell’orto. Per ridurre i consumi elettrici e le spese, hanno deciso di installare dei pannelli fotovoltaici. Così gli attrezzi agricoli che necessitano di elettricità vengono alimentati grazie alle energie pulite.

2700 Kg Di Cibo  003Grazie alle proprie coltivazioni, questa famiglia mangia sempre seguendo la stagionalità dei prodotti. La vendita degli ortaggi avviene a livello locale ed è rivolta soprattutto ai ristoranti della zona.

Il denaro guadagnato con la vendita dei prodotti permette alla famiglia di acquistare quei cibi che non può autoprodurre nella propria residenza. Si tratta di un esempio davvero interessante che mostra come con molta buona volontà e con l’aiuto di tutta la famiglia sia davvero ancora possibile autoprodurre il proprio cibo coltivando la terra.

Se volete seguire il viaggio verso l’autosufficienza di questa famiglia, che è iniziato ormai dieci anni fa, potete visitare il loro sito web Urban Homesteade la loro pagina Facebook.

Guardate il VIDEO.

Fonte: http://www.greenme.it

San Francisco vieta le bottiglie di plastica

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San Francisco vieta le bottiglie di plastica, un passo verso l’obiettivo rifiuti zero

di Luisa Gattone

San Francisco vieta le bottiglie di plastica 004San Francisco mette al bando le bottiglie di plastica, un nuovo e importante passo per raggiungere l’obiettivo di rifiuti zero nel giro di 4 anni. Perché questa misura è così importante, molto più di una goccia nel mare.

La città di San Francisco, negli Stati Uniti, ha vietato la vendita di bottiglie di plastica negli edifici pubblici e nelle proprietà della città, come il comune. Ha anche attuato una campagna per incentivare l’uso da parte dei cittadini dell’acqua del rubinetto – economica e pulita – invece di contribuire all’uso spropositato e insensato di bottiglie di plastica. Gli americani usano infatti 50 milioni di bottiglie di plastica all’anno, delle quali viene riciclato solo il 23 per cento, secondo quanto riportato dalla campagna Ban the bottle. La produzione di queste bottiglie richiede 17 milioni di barili di petrolio e una quantità d’acqua maggiore di quella contenuta in una bottiglia.

SAN FRANCISCO, SEMPRE IN PRIMA LINEA PER L’AMBIENTE

Non si tratta della prima misura adottata dall’amministrazione di San Francisco per fermare l’inquinamento causato dalla plastica. La città ha già vietato l’uso di buste di plastica e contenitori in polistirolo e ha deciso di fare uno sconto di 10 centesimi di dollaro a tutti coloro che portano con sé borse o sporte della spesa che possono essere riutilizzate all’infinito. Una legge del 2009, invece, obbliga gli edifici commerciali e residenziali a fare la raccolta differenziata: un enorme business per la città, dato che le multe per le inadempienze possono raggiungere i mille dollari. Recology, la società addetta allo smaltimento dei rifiuti di San Francisco, tratta 500 tonnellate di materiali riciclabili ogni giorno. Grazie a una riduzione dei rifiuti prodotti e a programmi di raccolta differenziata obbligatori, la città californiana è ora in grado di evitare che l’80 per cento dei rifiuti finisca nelle discariche locali. Le radici ambientali di San Francisco son una parte salda della sua cultura.

IL CONSUMO DI PLASTICA

San Francisco vieta le bottiglie di plastica 002L’industria della plastica utilizza tanto petrolio quanto il settore del trasporto aereo, secondo un rapporto rilasciato al Forum economico mondiale del 2016 a Davos, in Svizzera. Una quantità di rifiuti di plastica pari a un camion viene gettata in mare ogni minuto: 8 milioni di tonnellate di plastica ogni anno. Si stima infatti che nel 2050 negli oceani di tutto il mondo ci sarà più plastica che pesce. Il Pacific trash vortex è un’isola di plastica che galleggia a nord dell’oceano pacifico, in continua espansione. Ci sono altri accumuli simili, fatti di piccoli pezzi di materiali petrolchimici, confusi spesso per cibo dagli uccelli marini. Un vero dramma poiché fa entrare la plastica nella catena alimentare. Mentre si cerca di trovare un modo per pulire gli oceani, l’unica vera soluzione rimane quella di evitare che questi rifiuti plastici finiscano in mare.

San Francisco vieta le bottiglie di plastica 003L’uso della plastica aumenterà di quattro volte entro il 2050 e nonostante il suo riciclo sia iniziato più di 40 anni fa oggi siamo in grado di riciclare solo il 5 per cento degli imballaggi in plastica, e per di più solo una volta. I beni di consumo sono attualmente fatti di materiali plastici misti adatti solo al downcycling, ovvero la loro trasformazione in prodotti o oggetti di qualità inferiore, a differenza di vetro e alluminio che possono essere riciclati all’infinito senza perderne la qualità.

PERCHÉ NON È ABBASTANZA

Sebbene San Francisco stia facendo un lavoro eccezionale, non è ancora abbastanza. Anche le misure attuate presentano dei limiti: il veto di San Francisco sui sacchetti di plastica non è rispettato in tutta la città, come ad esempio nel quartiere di Chinatown, dove continuano ad essere distribuiti. Inoltre, il divieto della vendita delle bottiglie in plastica non interessa tutta la città ed è valido solo quando è disponibile una fonte di acqua alternativa. La legge ha anche delle eccezioni, come i grandi eventi sportivi, e risulta essere meno rigida rispetto a quella in vigore nei parchi nazionali in tutto il paese, dove il divieto è assoluto.

Ridurre e allo stesso tempo disincentivare l’uso delle bottiglie di plastica è sicuramente una scelta positiva ed è un passo che ogni città dovrebbe fare. Ma ci vuole più coraggio. È ora di usare l’innovazione per trovare alternative sostenibili ai fattori inquinanti per dimostrare che capiamo davvero quanto dobbiamo essere grati alla natura.

Presentato da Il Mondo di Milla Tradotto da Camilla Soldati

Fonte: http://www.lifegate.it/persone/news/san-francisco-vieta-le-bottiglie-di-plastica-rifiuti-zero

Carne di Coniglio

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Carne di Coniglio Carne di coniglio in Europa: tutto l’orrore che non vogliono farvi vedere Da dove vengono i conigli serviti tutti i giorni sulle tavole delle nostre case e nei ristoranti? Se in molti si rifiutano di mangiare questo animale per via della sua dolcezza, la carne di coniglio in realtà è molto apprezzata, soprattutto nel nostro Paese, che, … Continue reading

Weaving Home la casa in tessuto

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Weaving Home la casa in tessuto Nelle ultime settimina in Europa si è ripresentato il problema dei profughi in fuga da Guerre e cambiamenti climatici, i quali rendono impossibile la sopravvivenza nei loro luoghi di origine. É con l’immagine di questi rifugiati in mente che nel 2013 Abeer Seikaly, architetta giordano-canadese, ha ideato il progetto “Weaving a home”, “tessere una … Continue reading

100 litri d’acqua al giorno

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100 litri d’acqua al giorno (nel deserto) imitando gli scarafaggi: così un architetto italiano sfida la crisi idrica

Può un’idea, un progetto, modificare abitudini e risolvere una crisi mondiale come quella dell’acqua potabile?

100 litri d’acqua al giorno 1La domanda se l’è posta un italiano. L’architetto Arturo Vittori , fondatore dello studio Architecture and Vision, nel suo primo viaggio in Etiopia. Sulle spalle un bagaglio di conoscenze “spaziali”, maturato da progetti in collaborazione con enti governativi come l’ESA, la NASA… confrontandosi con paesaggi ostili e progettando con quello che il territorio riesce ad offrire.

In un momento storico segnato da crisi economiche, ambientali e sociali, ecco che ritorna il self-made, la tradizione del “fatto in casa”, dell’artigianato. Un’alternativa al modello capitalistico che non ha saputo conciliare l’attività umana con la natura, l’attività del singolo con quelle della collettività.

Come dice Vittori: “Quando si progetta una base per la Luna o su Marte il self-made è fondamentale. Per gli insediamenti lunari di prima generazione l’uomo si dovrà confrontare con un ambiente molto ostile, estremo, con poche risorse disponibili ma fondamentali. Quando i primi astronauti, i primi robot, arriveranno, dovranno approcciare il problema con un self-made, dovranno fare tutto da loro. Andare in luoghi come l’Etiopia è un po’ come andare sulla Luna, in un certo senso”.

Il progetto WarkaWater, la torre che cattura acqua potabile dall’aria, nasce appunto come un self-made in questo suo primo viaggio, nel 2012. Recatosi nelle campagne etiopi viene a contatto con la crisi reale della scarsità di acqua potabile. Dal workshop in situ, in collaborazione con l’Università di architettura di Addis Abeba, si iniziano a studiare possibili soluzioni e materiali da utilizzare. Scontrandosi anche con il genius loci, dove le risorse più importanti erano e sono quelle umane… tanta gente capace e vogliosa di fare.

Lo scenario di sperimentazione è quello del nord-est dell’Etiopia. Un paesaggio agricolo di sussistenza, caratterizzato da altopiani che raggiungono i 5.000 m e con villaggi disseminati sul territorio. Qui le condizioni climatiche fanno si che il processo di raccolta dell’acqua per condensazione possa avvenire, combinandosi col fattore crisi, l’esigenza pratica di acqua potabile. Una volta acquisiti quindi la manodopera; il materiale a basso costo (l’Etiopia è il primo produttore in Africa di bamboo) e definito il luogo, Awra Amba, un piccolo villaggio di poche centinaia di abitanti, la cui economia è basata sull’artigianato tessile, il concept del warka inizia a prendere forma in un prototipo scala 1:10.

100 litri d’acqua al giorno 2Ma cos’è il Warka? Cosa fa? E perché WarkaWater?

Tutto inizia da un piccolo insetto, la Stenocara. Lo scarafaggio del deserto della Namibia. Più piccolo di quelli che siamo abituati a vedere, è uno dei pochi esseri che riesce a sopravvivere nei deserti. Di giorno vive sotto la sabbia, “un pò come si dovrebbe fare sulla luna, che si sopravvive a condizioni estreme protetti dalla regolite, la sabbia lunare”, poi di notte quando le temperature scendono esce fuori. Si posiziona a circa 35°, sollevando le zampette posteriori inclinando così il guscio superiore. Quello che fa durante la notte è raccogliere acqua per condensazione sul proprio corpo, che posizionato alla giusta inclinazione, permette all’acqua di scivolare in avanti per essere assimilata. L’acqua accumulata è ricca di iodio e di elementi che gli permettono di sopravvivere anche per sette-otto mesi senza mangiare.

Studiato da ricercatori inglesi, questo insetto, in particolare il suo esoscheletro, è stato oggetto di una ricerca, che ha portato il Ministero della Difesa del Regno Unito a brevettare uno speciale tessuto, lo stesso usato per il Warka. Attualmente è in via di sperimentazione per fornire scorte d’acqua all’esercito di Sua Maestà nel deserto, per mezzo di particolari tute militari. Come la pelle dello scarafaggio, il tessuto è idrorepellente, non assorbe l’acqua, e non la lascia stagnare, anzi, la fa defluire.

L’ispirazione è stata questo insetto… se noi riuscissimo con i nostri edifici, con le nostre case, i nostri grattacieli a fare un decimo di quello che fa questo insetto, il consumo di acqua verrebbe risolto, con un po’ d’ingegno , senza alte tecnologie, scoprendo semplicemente le tradizioni di alcune popolazioni che utilizzano questo approccio in diversi modi”.

100 litri d’acqua al giorno 3Tornati da Addis Abeba avendo ben chiari gli obiettivi del concept, Vittori propone un secondo workshop, questa volta allo IUAV di Venezia, con la volontà di realizzare un modello scala 1:1. Qui con l’ausilio di software attuali, un approccio progettuale del tipo parametrico ed algoritmico, il Warka si evolve. Una torre alta 9 m, costituita da una struttura reticolare a maglia triangolare, realizzata in materiali naturali tipici dell’Etiopia come il bamboo ed il giunco. Con un peso di solo 60 kg, è costituita di 5 moduli che si installano dal basso verso l’alto e possono essere sollevati e assemblati da 4 abitanti di un villaggio senza la necessità di ponteggi. Al suo interno il tessuto speciale in grado di raccogliere l’acqua potabile dall’aria per condensa, e alla base un recipiente.

100 litri d’acqua al giorno 4In condizioni climatiche diciamo etiopi, dove di giorno si hanno temperature miti e di notte l’escursione termica è molte forte, la differenza di temperatura tra tessuto e aria, fa in modo che quest’ultima a contatto con il tessuto condensi rilasciando dunque l’acqua, elemento comunque presente nell’aria in percentuale più o meno alta. Al mattino sarà quindi possibile trovare sotto la struttura fino a 100 litri di acqua potabile. Utili a coprire il fabbisogno di una famiglia.

L’immagine che ci descrive Vittori è quella di villaggi dove donne e bambini partono a piedi nudi al mattino, per andare a cercare l’acqua. Camminando per ore sotto il sole, arrivano in luoghi dalle condizioni estreme, dove l’acqua è tutt’altro che potabile. La scena si ripete per tutto il giorno. Per fare questo i bambini dei villaggi non studiano. Spediti alla ricerca di acqua vengono sottratti all’istruzione fino al calare del sole, momento in cui, nel villaggio, la vita si ferma data la mancanza di elettricità.

L’obiettivo del WarkaEnergy e del WarkaPeople, varianti o meglio ulteriori step del progetto, è quello di divenire in un certo senso il centro del villaggio. Attorno a queste strutture, con l’ausilio di piccole celle fotovoltaiche e canopi, anche alla sera i bambini potranno ritrovarsi, potranno leggere, studiare e giocare…

Il Warka diventa quindi centro di risorse.

Non a caso il nome Warka è preso da un particolare albero di fico tipico dell’Etiopia. Un albero immenso, che crea una zona d’ombra molto importante, sotto la quale le popolazioni si riuniscono per fare le loro assemblee.

Insomma uno spazio urbano. Quello che per noi, nella nostra cultura italiana, equivale alla piazza.

100 litri d’acqua al giorno 5 100 litri d’acqua al giorno 6Insegnare a queste persone un metodo, una risorsa… innescherà una cultura del fare, che di fondo è già in essere, ma che una volta regolata ed accettata dagli abitanti di questi territori, diventerà un sapere da tramandare. Parliamo di una struttura che assolve ad una funzione molto importante e che se integrata allo svolgimento della vita di un villaggio, avrà un forte impatto a livello antropologico… “è impossibile adesso definire quello che succederà, ma di certo sappiamo che una volta che avranno l’acqua, i bambini potranno studiare, le donne non si dovranno più spostare… tutto ciò è uno sconvolgimento che è avvenuto già nella società”… una sorta di civilizzazione.

100 litri d’acqua al giorno 7Da qui la storia vuole che vuole che il Warka venisse replicato nuovamente. Questa volta lo spazio è quello della 13esima Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia. Uno scenario importante, che offre l’occasione a Vittori di promuovere il progetto oltre i confini nazionali tanto da raggiungere gli spazi espositivi della “Cité des Sciences et de l’industries” nel Parc de la Villette a Parigi. Attualmente lo Studio e le diverse Partnership sono al lavoro per raccogliere i fondi necessari per realizzare altre due strutture, per avviarne la diffusione in Etiopia.

Che siano davvero queste le gocce a far traboccare il vaso?! Beh… me lo auguro!!

Roma, 5 giugno 2014

Dario Pompei | nITroSaggio

Fonte: 100 litri d’acqua al giorno (nel deserto) imitando gli scarafaggi

STOP AL TTIP

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STOP AL TTIP In questi giorni di giugno al congresso degli Stati Uniti e parallelamente al Parlamento dell’Unione europea è in corso una battaglia politica che ha come oggetto il TTIP, le grandi multinazionali attraverso la loro lobby massonica- politica mondialista stanno cercando in tutti i modi di farlo approvare, contro di esse c’è uno schieramento variegato che rappresenta varie … Continue reading

CINQUE BUONE RAGIONI PER SMETTERE DI CAPITOZZARE GLI ALBERI

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CINQUE BUONE RAGIONI PER SMETTERE DI CAPITOZZARE GLI ALBERI

CAPITOZZARE potatura correttaCOSA C’È DI SBAGLIATO NELLA CAPITOZZATURA?

La pratica perversa del capitozzare gli alberi ha ormai assunto una diffusione allarmante, confermandosi la principale minaccia per gli alberi delle città, riducendone drammaticamente la longevità e trasformandoli in fonti di rischio in aree ad alta densità.

L’importanza degli alberi per l’ecologia urbana e globale, comincia solo ora ad essere pienamente conosciuta ed apprezzata.

Questo “risveglio” non è però ancora supportato da una adeguata educazione del pubblico e da chiare politiche amministrative in grado di assicurare la sopravvivenza degli alberi e la nostra stessa incolumità.

CAPITOZZARE alberiNON TRASFORMARE UN PREZIOSO VALORE COMUNE IN UNA RESPONSABILITA’ ESTETICA, ECONOMICA E LEGALE! LEGGI E CONSIDERA QUANTO SEGUE:

5 BUONE RAGIONI PER NON CAPITOZZARE

1. NON FUNZIONA.

Se lo scopo è di contenere le dimensioni dell’albero, la capitozzatura non funziona.

Un albero deciduo, dopo la capitozzatura, aumenta il tasso di crescita, nel tentativo di rimpiazzare rapidamente la superficie fogliare perduta, necessaria per fornire nutrimento al fusto ed alle radici. E non rallenterà la crescita fino a quando non avrà raggiunto più o meno la stessa grandezza di prima della capitozzatura: vale a dire pochi anni!

CAPITOZZARE GLI ALBERI 2Unica possibile eccezione alla regola del rapido ritorno alla precedente dimensione, è che la salute dell’albero sia talmente compromessa da non lasciargli la forza necessaria a riprendersi.L’albero cioè sta morendo, e continuerà per diversi anni a deperire in una inarrestabile spirale discendente.

La capitozzatura non può determinare la grandezza di un albero; un acero giapponese o un maggiociondolo potranno crescere da tre a nove metri nella loro vita, una quercia o un frassino raggiungeranno venticinque, trenta metri. E non è possibile “fermarli” capitozzando. Se ci si riesce, allora si è ucciso l’albero!

2.E’ COSTOSA.

Un albero capitozzato deve essere “fatto e rifatto” ogni pochi anni, ed eventualmente rimosso quando muore o quando i proprietari si stancano. Ogni volta che una branca viene tagliata, numerosi germogli lunghi e magri (chiamati succhioni o rami epicormici) crescono rapidamente per rimpiazzarla. Questi dovranno venire tagliati e ritagliati, ma ricresceranno sempre l’anno successivo, rendendo il lavoro esponenzialmente più difficile. Qualcosa di simile all’Idra, il serpente a molte teste combattuto da Ercole; e c’è chi crea questi “mostri di manutenzione” nel proprio giardino di casa! Un albero potato correttamente resta “a posto” a lungo, perché dopo la potatura non è stimolato ad una massiccia ricrescita. La potatura corretta esalta la salute e la bellezza dell’albero e, nel lungo termine, risulta essere molto meno costosa.

3. E’ BRUTTA.

CAPITOZZARE GLI ALBERI 02La vista di un albero capitozzato per molte persone è offensiva.

Branche e rami appena tagliati ricordano moncherini di gambe o braccia amputate. E questo è solo il primo pugno nell’occhio; il peggio arriva con la successiva ricrescita di succhioni dritti, intricati, brutti, che rendono l’albero simile alla scopa della strega.

La naturale bellezza della chioma di un albero dipende dall’ininterrotto assottigliarsi, dal tronco fino ai rametti più fini e delicati, e dal regolare dividersi di branche e rami. Gli arboricoltori considerano la capitozzatura un crimine: la naturale bellezza accumulata da una albero in 90 anni di crescita può essere distrutta per sempre in un paio d’ore.

La capitozzatura distrugge la silhouette invernale dell’albero. La ricrescita di succhioni potrà fare ben poco, o nulla. Anche se, dopo anni, l’albero riuscirà a ristabilirsi, non sarà comunque lo stesso di prima.

4. E’ PERICOLOSA.

CAPITOZZARE GLI ALBERILa capitozzatura è il danno più serio che si possa infliggere ad un albero. Secondo quanto sostiene Alex Shigo, noto scienziato ed “inventore” della moderna arboricoltura, pesanti e ripetute capitozzature possono generare colonne interne di legno cariato, il cui malefico effetto si manifesterà solo anni dopo, in coincidenza con periodi siccitosi o altri stress.

Per ironia, molti tagliano i loro alberi perché così pensano di renderli più sicuri!

In alcuni regolamenti comunali la capitozzatura è vietata perché possibile fattore di rischio per la cittadinanza.

LA CAPITOZZATURA RENDE PERICOLOSO L’ALBERO IN QUATTRO MODI:

CARIE. Il capitozzo apre la strada all’invasione degli organismi cariogeni. Un albero riesce ancora a difendersi quando vengono rimosse le branche laterali, ma gli è impossibile contenere la diffusione della carie quando viene capitozzato. Come risultato si avrà la perdita di branche o dell’intero albero, nel giro di alcuni anni.

FAME. Molto semplicemente: le foglie di un albero fabbricano il suo cibo. La ripetuta rimozione di fogliame – la fonte dell’alimentazione – letteralmente affama l’albero. Ciò lo rende più suscettibile, ad esempio, ai marciumi radicali, causa comune di crollo d’alberi.

RAMI DEBOLI. I nuovi rami originati dai succhioni saranno debolmente inseriti e facilmente potranno spezzarsi per il vento o il carico della neve, anche molti anni dopo, quando sono ormai diventati grandi e pesanti. Questi rami non avranno mai più l’integrità strutturale di quelli originali.

ACCRESCIUTA RESISTENZA AL VENTO. La densa ricrescita di succhioni renderà la chioma molto pesante e molto meno permeabile ai venti. Questo aumenta la possibilità di schianti in caso di tempeste. Una potatura di diradamento al contrario permette al vento di passare attraverso la chioma, riducendone così “l’effetto vela

5.TI FA APPARIRE MALE.

Capitozzare un albero ti fa apparire una persona folle o crudele. Più si diffonde la comprensione su quello che significa realmente capitozzare e minore sarà la stima nei confronti di chi lo fa (o lo fa eseguire). Magari puoi fare capitozzare un albero per godere di una bella vista sul mare, ma ci saranno sempre più persone, i tuoi vicini di casa, i tuoi amici, che vedranno invece un albero macellato con il mare sullo sfondo.

Traduzione e adattamento di Giulio Giuli.

SCARICA E DIFFONDI IL VOLANTINO: volantino SIA 5 buone ragioni per smettere. pdf

Link: Società Italiana di Arboricoltura – Onlus

Link: http://www.plantamnesty.org

Grasso di Foca

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Grasso di Foca

Grasso di Foca425Confesso che mi è difficile scrivere un post come questo, ogni giorno mi dico che le cose stanno cambiando, che il mondo migliora anche se così non sembra e poi scopro cose talmente ignobili da deprimermi profondamente; per fortuna trovo anche altre cose per cui vale la pena di sperare e così continuo ad andare avanti.

Mi raccomando non perdete la Speranza, alla fine di ogni Tempesta  appare l’Arcobaleno e sempre ritorna il Sole, l’Oscurità diviene un ricordo quasi non fosse mai esistita,  rimane solo Luce e Bellezza. Così è anche la nostra Esistenza.

Sabato facendo la fila alla cassa di un Acqua&Sapone ho ascoltato la conversazione telefonica di un cliente che chiedeva ad un altro negozio se avessero del grasso di foca visto che non ne aveva trovato in questo.

La cosa mi ha turbato, ma ho subito pensato che il prodotto avesse quel nome ma che in realtà non fosse prodotto con il grasso di quei poveri animali, come ad esempio le “stecche di balena” che sono fatte di plastica, poi da una ricerca su Internet ho scoperto che proprio di grasso di foca si tratta e viene utilizzato da militari e calciatori per impermeabilizzare scarponi e scarpe da calcio, cosa che potrebbe essere fatta ugualmente con prodotti a base di Cera d’api o di Gel siliconico, prodotti che utilizzo anche io. Fonte Wikipedia: Grasso di focha Wikipedia

Il grasso di foca è un sottoprodotto della mattanza delle foche, le pellicce vengono inviate in Russia, in Cina, nei Paesi Scandinavi ed il grasso separato dalla carne diventa lucido per scarponi; Link: Namibia, cuccioli di foca uccisi a bastonate Ogni anno la strage di 80mila animali – Corriere.it.

Disgusto è l’unica parola che mi viene in mente per descrivere queste pratiche, che forse avevano un senso nei secoli passati ma che ora, con il progresso industriale, sono diventate obsolete e immorali.

Grasso di FocaGuardando la foto di questa creatura ditemi se si può ucciderla a bastonate per poter lucidare un paio di scarpe?; Spero che tra voi che leggete questo post non ci sia qualcuno che utilizza questo prodotto, vi invito inoltre a diffondere un appello a non utilizzare  il grasso di foca, diffondetelo nel modo che vi sembra più opportuno.

L’UOMO CHE PARLA ALLE PIANTE

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L’UOMO CHE PARLA ALLE PIANTE – UN NUOVO PARADIGMA AGRICOLO Gli appassionati di botanica e di giardinaggio sostengono spesso di parlare alle loro piante per farle prosperare. Leggenda o no, in Messico vive un uomo che applica questa regola alla lettera e riesce a coltivare ortaggi giganti, semplicemente parlando con loro! Miracolo o leggenda? Ottenere cavoli di 45 chili, foglie … Continue reading