Sapone Ecologico

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Sapone Ecologico Nel sapone come nel cibo che consumiamo ogni giorno sono presenti varie sostanze nocive per la nostra salute( link: Pericoli nascosti nell igiene ) ma oltre a queste possiamo trovare ingredienti pessimi da un punto di vista ecologico, uno fra questi l’olio di palma che nei prodotti per l’igiene prende il nome di sodium palmate e sodium palm … Continue reading

La Storia di Shelton e Kopral

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La Storia di Shelton e Kopral Nel mese di Aprile ho raccontato l’incredibile storia del 54enne Jia Haixia, cieco, e del suo amico 53enne Jia Wenqi, privo degli arti superiori, i due sono riusciti a trasformare un lembo di terra coperto solo da rocce ed erbacce in una foresta, insieme hanno piantato oltre 10mila alberi in un luogo dove sembrava … Continue reading

Messaggio da Sirio

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Messaggio da Sirio: La vera essenza dell’uomo Sabato 04 Dicembre 2010 Uomini e donne dell’umanità intera, vogliamo a voi giungere con forza ed energia per permettervi di connettervi alla vostra vera natura spirituale. E’ tempo di riconoscere quale è la vera essenza dell’uomo. Ognuno di voi sappia che non è solo uomo o donna, ma è un grande Essere di … Continue reading

TAVOLA X

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TAVOLA X La Chiave del Tempo Ascolta, oh uomo. Ascolta la mia saggezza. Impara i profondi nascosti misteri dello spazio. Impara il Pensiero che crebbe nell’abisso, portando Ordine ed Armonia nello spazio Sappi, oh uomo, che tutto quello che esiste è solo a causa della Legge. Conosci la Legge e sarai libero, mai più legato dalle catene della notte. Lontano, … Continue reading

100 litri d’acqua al giorno

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100 litri d’acqua al giorno (nel deserto) imitando gli scarafaggi: così un architetto italiano sfida la crisi idrica

Può un’idea, un progetto, modificare abitudini e risolvere una crisi mondiale come quella dell’acqua potabile?

100 litri d’acqua al giorno 1La domanda se l’è posta un italiano. L’architetto Arturo Vittori , fondatore dello studio Architecture and Vision, nel suo primo viaggio in Etiopia. Sulle spalle un bagaglio di conoscenze “spaziali”, maturato da progetti in collaborazione con enti governativi come l’ESA, la NASA… confrontandosi con paesaggi ostili e progettando con quello che il territorio riesce ad offrire.

In un momento storico segnato da crisi economiche, ambientali e sociali, ecco che ritorna il self-made, la tradizione del “fatto in casa”, dell’artigianato. Un’alternativa al modello capitalistico che non ha saputo conciliare l’attività umana con la natura, l’attività del singolo con quelle della collettività.

Come dice Vittori: “Quando si progetta una base per la Luna o su Marte il self-made è fondamentale. Per gli insediamenti lunari di prima generazione l’uomo si dovrà confrontare con un ambiente molto ostile, estremo, con poche risorse disponibili ma fondamentali. Quando i primi astronauti, i primi robot, arriveranno, dovranno approcciare il problema con un self-made, dovranno fare tutto da loro. Andare in luoghi come l’Etiopia è un po’ come andare sulla Luna, in un certo senso”.

Il progetto WarkaWater, la torre che cattura acqua potabile dall’aria, nasce appunto come un self-made in questo suo primo viaggio, nel 2012. Recatosi nelle campagne etiopi viene a contatto con la crisi reale della scarsità di acqua potabile. Dal workshop in situ, in collaborazione con l’Università di architettura di Addis Abeba, si iniziano a studiare possibili soluzioni e materiali da utilizzare. Scontrandosi anche con il genius loci, dove le risorse più importanti erano e sono quelle umane… tanta gente capace e vogliosa di fare.

Lo scenario di sperimentazione è quello del nord-est dell’Etiopia. Un paesaggio agricolo di sussistenza, caratterizzato da altopiani che raggiungono i 5.000 m e con villaggi disseminati sul territorio. Qui le condizioni climatiche fanno si che il processo di raccolta dell’acqua per condensazione possa avvenire, combinandosi col fattore crisi, l’esigenza pratica di acqua potabile. Una volta acquisiti quindi la manodopera; il materiale a basso costo (l’Etiopia è il primo produttore in Africa di bamboo) e definito il luogo, Awra Amba, un piccolo villaggio di poche centinaia di abitanti, la cui economia è basata sull’artigianato tessile, il concept del warka inizia a prendere forma in un prototipo scala 1:10.

100 litri d’acqua al giorno 2Ma cos’è il Warka? Cosa fa? E perché WarkaWater?

Tutto inizia da un piccolo insetto, la Stenocara. Lo scarafaggio del deserto della Namibia. Più piccolo di quelli che siamo abituati a vedere, è uno dei pochi esseri che riesce a sopravvivere nei deserti. Di giorno vive sotto la sabbia, “un pò come si dovrebbe fare sulla luna, che si sopravvive a condizioni estreme protetti dalla regolite, la sabbia lunare”, poi di notte quando le temperature scendono esce fuori. Si posiziona a circa 35°, sollevando le zampette posteriori inclinando così il guscio superiore. Quello che fa durante la notte è raccogliere acqua per condensazione sul proprio corpo, che posizionato alla giusta inclinazione, permette all’acqua di scivolare in avanti per essere assimilata. L’acqua accumulata è ricca di iodio e di elementi che gli permettono di sopravvivere anche per sette-otto mesi senza mangiare.

Studiato da ricercatori inglesi, questo insetto, in particolare il suo esoscheletro, è stato oggetto di una ricerca, che ha portato il Ministero della Difesa del Regno Unito a brevettare uno speciale tessuto, lo stesso usato per il Warka. Attualmente è in via di sperimentazione per fornire scorte d’acqua all’esercito di Sua Maestà nel deserto, per mezzo di particolari tute militari. Come la pelle dello scarafaggio, il tessuto è idrorepellente, non assorbe l’acqua, e non la lascia stagnare, anzi, la fa defluire.

L’ispirazione è stata questo insetto… se noi riuscissimo con i nostri edifici, con le nostre case, i nostri grattacieli a fare un decimo di quello che fa questo insetto, il consumo di acqua verrebbe risolto, con un po’ d’ingegno , senza alte tecnologie, scoprendo semplicemente le tradizioni di alcune popolazioni che utilizzano questo approccio in diversi modi”.

100 litri d’acqua al giorno 3Tornati da Addis Abeba avendo ben chiari gli obiettivi del concept, Vittori propone un secondo workshop, questa volta allo IUAV di Venezia, con la volontà di realizzare un modello scala 1:1. Qui con l’ausilio di software attuali, un approccio progettuale del tipo parametrico ed algoritmico, il Warka si evolve. Una torre alta 9 m, costituita da una struttura reticolare a maglia triangolare, realizzata in materiali naturali tipici dell’Etiopia come il bamboo ed il giunco. Con un peso di solo 60 kg, è costituita di 5 moduli che si installano dal basso verso l’alto e possono essere sollevati e assemblati da 4 abitanti di un villaggio senza la necessità di ponteggi. Al suo interno il tessuto speciale in grado di raccogliere l’acqua potabile dall’aria per condensa, e alla base un recipiente.

100 litri d’acqua al giorno 4In condizioni climatiche diciamo etiopi, dove di giorno si hanno temperature miti e di notte l’escursione termica è molte forte, la differenza di temperatura tra tessuto e aria, fa in modo che quest’ultima a contatto con il tessuto condensi rilasciando dunque l’acqua, elemento comunque presente nell’aria in percentuale più o meno alta. Al mattino sarà quindi possibile trovare sotto la struttura fino a 100 litri di acqua potabile. Utili a coprire il fabbisogno di una famiglia.

L’immagine che ci descrive Vittori è quella di villaggi dove donne e bambini partono a piedi nudi al mattino, per andare a cercare l’acqua. Camminando per ore sotto il sole, arrivano in luoghi dalle condizioni estreme, dove l’acqua è tutt’altro che potabile. La scena si ripete per tutto il giorno. Per fare questo i bambini dei villaggi non studiano. Spediti alla ricerca di acqua vengono sottratti all’istruzione fino al calare del sole, momento in cui, nel villaggio, la vita si ferma data la mancanza di elettricità.

L’obiettivo del WarkaEnergy e del WarkaPeople, varianti o meglio ulteriori step del progetto, è quello di divenire in un certo senso il centro del villaggio. Attorno a queste strutture, con l’ausilio di piccole celle fotovoltaiche e canopi, anche alla sera i bambini potranno ritrovarsi, potranno leggere, studiare e giocare…

Il Warka diventa quindi centro di risorse.

Non a caso il nome Warka è preso da un particolare albero di fico tipico dell’Etiopia. Un albero immenso, che crea una zona d’ombra molto importante, sotto la quale le popolazioni si riuniscono per fare le loro assemblee.

Insomma uno spazio urbano. Quello che per noi, nella nostra cultura italiana, equivale alla piazza.

100 litri d’acqua al giorno 5 100 litri d’acqua al giorno 6Insegnare a queste persone un metodo, una risorsa… innescherà una cultura del fare, che di fondo è già in essere, ma che una volta regolata ed accettata dagli abitanti di questi territori, diventerà un sapere da tramandare. Parliamo di una struttura che assolve ad una funzione molto importante e che se integrata allo svolgimento della vita di un villaggio, avrà un forte impatto a livello antropologico… “è impossibile adesso definire quello che succederà, ma di certo sappiamo che una volta che avranno l’acqua, i bambini potranno studiare, le donne non si dovranno più spostare… tutto ciò è uno sconvolgimento che è avvenuto già nella società”… una sorta di civilizzazione.

100 litri d’acqua al giorno 7Da qui la storia vuole che vuole che il Warka venisse replicato nuovamente. Questa volta lo spazio è quello della 13esima Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia. Uno scenario importante, che offre l’occasione a Vittori di promuovere il progetto oltre i confini nazionali tanto da raggiungere gli spazi espositivi della “Cité des Sciences et de l’industries” nel Parc de la Villette a Parigi. Attualmente lo Studio e le diverse Partnership sono al lavoro per raccogliere i fondi necessari per realizzare altre due strutture, per avviarne la diffusione in Etiopia.

Che siano davvero queste le gocce a far traboccare il vaso?! Beh… me lo auguro!!

Roma, 5 giugno 2014

Dario Pompei | nITroSaggio

Fonte: 100 litri d’acqua al giorno (nel deserto) imitando gli scarafaggi

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Gli Hunza la popolazione più longeva del mondo

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Gli Hunza la popolazione più longeva del mondo

dal blog di Conti Andrea

Gli Hunza la popolazione più longeva del mondoCon questo articolo completo la tematica iniziata tramite l’articolo Digiuno terapeutico, nutrimento per l’anima

Tempo fa iniziai una ricerca sul popolo più longevo al mondo e scoprii dati molto interessanti.

E’ il popolo degli Huntza: questa popolazione non solo vive in media 130-140 anni ma non conosce neppure le nostre tanto temute patologie degenerative, il cancro, malattie del sistema nervoso, ecc..

Vivono al confine nord del Pakistan all’ interno di una valle sulla catena Himalayana e sono la popolazione in assoluto più longeva della terra.

La nostra élite medica si vanta di tenere in vita i nostri anziani fino agli 80 anni e oltre. Ebbene, gli Hunza, senza ricorrere ai prodigi della nostra scienza mendica, a cento anni sono vivi, incredibilmente attivi, lavorano ancora nei campi e curano i loro figli con estrema vivacità e vitalità. Le donne Hunza sono ancora prolifiche anche oltre i novant’anni. Chiaramente per riuscire a concepire a tale età, il loro fisico è ancora piuttosto giovanile e non ha nulla a che vedere con le nostre novantenni.

Gli Hunza la popolazione più longeva del mondo 290Gli strumenti indiscutibilmente più utili alla loro longevità paiono essere il lungo digiuno a cui sono sottoposti ogni anno, l’alimentazione vegetariana e l’acqua alcalina presente nelle loro terre.

Digiuno e prodotti vegetali

Gli Hunza vivono infatti dei frutti della natura e soffrono anche un lungo periodo di carestia nei mesi invernali. Adottano forzatamente quello che i naturopati definiscono “digiuno terapeutico”. L’altopiano su cui vivono, in Pakistan, è un luogo in gran parte inospitale e non dà raccolto sufficiente per alimentare i 10.000 abitanti Hunza per tutto l’anno.

Coltivano orzo frumento, miglio, grano saraceno e la verdura da orto: pomodori, cavoli, spinaci, rape, piselli e avevano numerosi gli alberi di noci e albicocche, ciliegie, more, pesche, pere e melograni. Fino a marzo però, quando matura l’orzo, digiunano anche per settimane intere (fino a due mesi in semi digiuno) per poter razionare i pochi viveri rimasti in attesa del primo raccolto.

Gli Hunza la popolazione più longeva del mondo 562Il bello è che questa “bizzarra” consuetudine, che secondo vecchi concetti di nutrizionismo porterebbe a debolezza, morte e distruzione, al contrario nel corso degli anni ha prodotto nella popolazione straordinarie capacità di vigore.

Un Hunza può andare camminare tranquillamente per 200 km a passo spedito senza mai fermarsi.

Le forti doti di resistenza sono conosciute in tutto l’oriente, tanto che nelle spedizioni Himalayane, sono assoldati come portatori.

Il digiuno nel mondo animale

Anche in molti animali il digiuno è una cosa normale per la sopravvivenza, nei periodi di carenza di prede. In autunno gli stambecchi, camosci e cervi mangiano molto di più per accumulare grasso per l’ inverno, che a causa dell’altitudine dove vivono, non permette l’ approvvigionamento di cibo sufficiente. Il bello che i violenti scontri che i cervi hanno tra di loro per l’ accoppiamento e la successiva fecondazione avvengono proprio in pieno inverno, quindi praticamente a digiuno, che non compromette, anzi enfatizza le loro energie. Gli uccelli migratori mangiano a fine estate più del fabbisogno e quando partono verso i luoghi più caldi sono talmente grassi da pesare il doppio del normale. Ma durante la migrazione, che può arrivare anche a 5000 km, non si fermano mai e a fine corsa il loro peso ritorna normale. I lupi cacciano per giorni, ma poi possono restare per settimane senza mangiare e nello stesso tempo percorrono grandi distanze per procacciare altro cibo, vivendo con il solo grasso corporeo come del resto quasi tutti i predatori. Anche i pesci digiunano, come per esempio il salmone, che nella sua famosa risalita del fiume non ingerisce nulla, nemmeno nel successivo periodo della posa delle uova. In sostanza il digiuno è una condizione che non è quindi nata da 10.000 anni, ma da milioni di anni della storia stessa dell’uomo/animali ed è per questo che apporta molti benefici.

Acqua alcalina

L’ultimo elemento fondamentale per la forza, e la longevità di questo popolo fu la composizione dell’acqua. Dopo diversi studi emerse che l’acqua degli Hunza possedeva elevato pH (acqua alcalina), con notevole potere antiossidante ed elevato contenuto di minerali colloidali. Effettivamente come sperimentatore e ricercatore indipendente devo dire che digiunare con acqua alcalina è molto più semplice che digiunare con acqua di rubinetto o imbottigliata. L’acidosi metabolica innescata dal digiuno prolungato viene infatti compensata e il pH rimane più stabile. Per quanto riguarda l’alimentazione ho già spiegato che l’unico frutto a mantenere il pH umano stabile è la mela rossa; nel digiuno invece ci si può aiutare bevendo acqua alcalina, acqua con argilla verde ventilata, o facendo lavaggi interni/esterni con acqua e sale integrale.

Gli Hunza la popolazione più longeva del mondo Terraced FieldsOggi il territorio degli Huntza è stato intaccato dalla società “evoluta” e anche lì sono arrivati cibi spazzatura, farina 0 impoverita, zucchero bianco, sale sbiancato chimicamente, ecc… e con loro le prime carie, le prime problematiche cardiovascolari, i primi problemi reumatici che l’Occidente evoluto conosce bene. In pochi sono riusciti a scampare da questo inquinamento “evolutivo” evitando ogni forma di contagio con usanze e abitudini percepite ad istinto come innaturali e dannose.

Conclusioni

Ragioniamo con calma e chiediamoci se hanno senso le classiche chiacchiere da bar che sentiamo comunemente:

Aveva 80 anni, per lo meno ha vissuto a lungo e ora ha smesso di soffrire”…

Ormai ho 35 anni, mi devo sbrigare se voglio avere un bambino”…

Ho superato i 40 anni, devo stare attento a non esagerare con l’attività fisica”…

Ho 30 anni, ho le ginocchia a pezzi, dovrò smettere di giocare a pallone”, ecc…

Signora, a 60 anni è normale pensare ad una dentiera” ……….

Esiste veramente un orologio biologico incontrovertibile nell’uomo o sono gli stili di vita errati ad accelerare il corso delle lancette?

Hanno senso le ansie di alcune donne che toccati i 30 anni iniziano già a temere di non riuscire ad avere figli “in tempo”?

E’ veramente fisiologico avere ad una certa età menopausa, andropausa, osteoporosi, artrosi, demenza senile …. ?

E’ normale lo scatenarsi di così tante patologie senili, cronico-degenerative, o al sistema nervoso?

Ciò che è normale in una società malata potrebbe essere contro natura o senza senso per un popolo consapevole.

Andrea Conti

Dottore in Fisioterapia

Università degli Studi di Roma

Visto su: Il Mago di Oz

Tratto da: http://contiandrea.wordpress.com/

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Uso del Biotensor

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Uso del Biotensor Il Biotensor si tiene con la mano destra in modo che tutti i polpastrelli tocchino il manico, anche il pollice. Se siamo in piedi e testiamo un luogo, si tiene l’altra mano rivolta verso terra o verso cielo a seconda che ci si alimenti dal basso o dall’alto. Se siamo seduti e testiamo un oggetto, teniamo l’altra … Continue reading

Teoria degli Antichi Umani

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Teoria degli Antichi Umani I superstiti di Atlantide che ricostruirono il mondo postdiluviano? Secondo uno studio recente, tra i 12 mila e i 13 mila anni fa, un vero e proprio cataclisma sconvolse l’intero pianeta: a violenti terremoti e a terribili eruzioni vulcaniche, fecero seguito piogge torrenziali e l’innalzamento del livello dei mari. Un evento catastrofico avvenuto circa 13 mila … Continue reading

La violenza non è soltanto quella delle stragi

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La violenza non è soltanto quella delle stragi – J. Krishnamurti

La violenza non è soltanto quella delle stragi 002Violenza non significa soltanto uccidere qualcuno. C’è violenza quando usiamo una parola tagliente, quando facciamo un gesto per respingere una persona, quando obbediamo per paura. Quindi la violenza non è soltanto quella delle stragi organizzate nel nome di Dio, della società o del paese. La violenza è molto più sottile, molto più profonda, e noi stiamo indagando la vera profondità della violenza.

Quando vi definite indiani o musulmani o cristiani o europei, o qualsiasi altra cosa, voi siete violenti. E sapete perché? Perché vi state separando dal resto dell’umanità. Quando vi separate per una fede, per nazionalità, per tradizione, questo produce violenza. Quindi, una persona che cerca di comprendere la violenza, non appartiene a nessun paese, a nessuna religione, a nessun partito o sistema politico; si preoccupa della comprensione completa dell’Umanità.

La violenza non è soltanto quella delle stragi 56(Da: Jiddu Krishnamurti, Libertà dal conosciuto, Astrolabio Ubaldini, 1978)

Libri di Jiddu Krishnamurti su macrolibrarsi.it
it.wikipedia.org/wiki/Jiddu_Krishnamurti
http://zeninthecity.org

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Timeo E.T. Ferentes

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Timeo E.T. Ferentes Nella notte fra il 21 e il 22 giugno in un campo di grano vicino all’aeroporto di Torino è stato realizzato un Crop Circle (cerchio nel grano) rilevato il giorno dopo da due piloti che lo anno anche fotografato. Immediatamente è scattata la caccia al cerchio da parte dei cosiddetti “Belivers” ovvero i cercatori di Crop Circle … Continue reading

NEBULA STONE

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NEBULA STONE COMPOSIZIONE: quarzo, anortoclasio, riebeckite, egirina CRISTALLIZZAZIONE: sistema prevalentemente trigonale FAMIGLIA: quarzi COLORI: fondo verde scuro/nero con orbite a spirale verdi chiare CHAKRA: 4° – centro del cuore, da utilizzare alla base dello sterno (ma ad un ottava superiore di vibrazione) FISICO: Pelle – sistema nervoso – reni – cellule – memoria. Favorisce la memoria, richiama le informazioni all’interno … Continue reading

Il Phi Greco π

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Il Phi Greco π Vorrei fare una premessa prima di analizzare un concetto così complesso come il Phi Greco, molto del materiale che trovate pubblicato su questo blog riguarda la conoscenza nascosta, o meglio celata, nei simboli, nelle forme, nei suoni e nei numeri, tale conoscenza è ambita dalle menti più sviluppate e desiderose di Sapere. La via Atlantidea e … Continue reading