La leggenda dei benandanti

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La leggenda dei benandanti Da Wikipedia,l’enciclopedia libera. I benandanti (alla lettera significante “buoni camminatori”) erano gli appartenenti ad un culto pagano-sciamanico contadino basato sulla fertilità della terra diffuso in Friuli intorno al XVI-XVII secolo. Si trattava di piccole congreghe che si adoperavano per la protezione dei villaggi e del raccolto dei campi dall’intervento malefico delle streghe. Quello dei benandanti era … Continue reading

L’OSPEDALE PSICHIATRICO VISTO DA UN SCIAMANO

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L’OSPEDALE PSICHIATRICO VISTO DA UN SCIAMANO Secondo gli sciamani la malattia mentale simboleggia la “nascita di un guaritore”, spiega Malidoma Patrice Somé. I disturbi mentali sono emergenze spirituali, crisi spirituali e devono essere presi in considerazione come tali per aiutare il guaritore a “nascere”. Ciò che nella cultura Occidentale viene visto come malattia, il popolo Dagara lo considera una “buona … Continue reading

Il popolo Dogon

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Il popolo Dogon Una vecchia leggenda Dogon narra di quando il Dio dell’universo, Amma, inviò sulla terra il Nommo. Si trattava di una creatura metà uomo e metà anfibio, che atterrò nella terra della Volpe, un territorio a nord-est di Bandiagara, nella regione di Mopti; il Nommo era di colore rosso ma quando toccò terra divenne bianco. Il nome Nommo … Continue reading

Lo sciamanesimo Nepalese

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Lo sciamanesimo Nepalese Lo sciamanesimo di Bhola Nath Banstola e Mariarosa Genitrini «Il tuono non è più la voce di un dio furente né il fulmine è l’arma della sua vendetta. Nessun fiume contiene uno spirito né l’albero è il principio vitale di un uomo, i serpenti non sono personificazione di saggezza né alcuna grotta di montagna è dimora di … Continue reading

Pitture rupestri in Australia

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Pitture rupestri in Australia e il segreto di Ayers Rock Le tradizioni come si sà non muoiono mai. Le società meno progredite o provinciali custodiscono le strutture più arcane nonché un abile spirito di continuazione e preservazione della propria cultura, sempre più a rischio dalla cultura del mondo moderno. Distaccandoci per un attimo da quella antropologia mirante a studiare un … Continue reading

Incisioni rupestri aliene in Valcamonica

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Incisioni rupestri aliene in Valcamonica

Incisioni rupestri aliene in Valcamonica Segnali incisi nella roccia indicano una probabile via delle stelle… Messaggi della cultura dei Camuni o cos’altro? Animali, uomini, dei o alieni?
Per lo studioso di antichi misteri o per il semplice curioso appassionato di archeologia è d’obbligo una visita approfondita a Ceto, in provincia di Brescia, Lombardia, presso la Riserva Regionale di Ceto-Cimbergo-Pasparddo. Tutelata dall’Unesco, la Riserva raccoglie, oltre a un florido ecosistema boschivo e animale, una fetta del periodo Neolitico entro il quale si sviluppò la civiltà dei Camuni. Qui, disseminate a tratti, sono visibili da sempre splendide incisioni rupestri che riproducono la vita, la storia, gli eventi quotidiani e più straordinari di questa antica cultura.

Creature spaziali

Molte delle incisioni sono di aspetto bizzarro ed enigmatico: particolarmente interessanti per chi si diletti nelle teorie legate alla Paleoastronautica (già introdotte da studiosi e scrittori del calibro di Peter Kolosimo, Erich Von Däniken, Robert Charroux, Pauwels e Bergier, n.d.a.) o degli Antichi Astronauti sono alcune figure umane stilizzate, la cui testa è “racchiusa” all’interno di una specie di casco, trasparente, all’esterno del quale si dipartono sorte di raggi (fasci di luce? n.d.a.). Le creature, o gli “spaziali” come qualcuno ha sostenuto in volumi dedicati all’argomento, reggono nelle loro mani degli oggetti, strumenti di origine ignota. I più noti e famosi sono quelli presenti nella parete che la guida della Riserva Regionale di Ceto indica come Roccia N°24.

Va ricordato che le misteriose figure di tali presunti Antichi Astronauti hanno spinto alcuni coraggiosi ricercatori a ipotizzare la venuta sulla Terra, durante il periodo Neolitico, proprio in questa zona, di visitatori extraterrestri. La teoria, molto cara al noto professore russo Aleksandr Kasanzev, ha avuto ampia eco, portando alla scoperta di altre incisioni più o meno simili in aree remote del pianeta: dall’Africa, all’Australia, dalla Francia alla Mesoamerica, fino alle Ande. Come ha ricordato Jacques Bergier nel suo libro “Il Mattino dei Maghi”, sono “ipotesi interessanti, stimolanti, degne di conversazione… ma rimangono soltanto per il momento solo teorie.” Noi possiamo aggiungere che, in ogni caso, nessuno può negare aprioristicamente o confermare l’ipotesi di un presunto contatto, voluto o meno, tra visitatori alieni e le culture Camune della zona.

Canali e “mappe stellari” rupestri
Le stranezze nella Valcamonica non finiscono qui. Al viaggiatore non deve sfuggire la visita di un’altra importante area archeologica: il Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri che si estende presso Capo di Ponte, provincia di Brescia, nelle vicinanze di Ceto. La Valcamonica – la cui etimologia trae le origini da Camuni – era popolata da cacciatori e pastori semi-nomadi di origine ligure; per alcuni archeologi l’origine di questa cultura è da collegarsi alle tribù celtiche di matrice centroeuropea che si insediarono in buona parte del Nord Italia intorno al 3.000 a.C. In condizioni di relativo isolamento, protrattosi fino alla conquista militare dei Romani nel 16 a.C. circa, i Camuni diedero vita a una cultura autonoma, con caratteri fortemente omogenei.

La documentazione e la prova di questo passaggio culturale, dal nomadismo a una civiltà con radici fisse, è testimoniata da oltre 40.000 figure rupestri scolpite nella roccia, incise su 900 lastre granitiche. Furono rinvenute e segnalate al mondo scientifico dal prof. Gualtiero Laeng. In seguito, a partire dal 1929 fino ai giorni nostri, sono state condotte campagne di scavo, ricerche sistematiche di classificazione, recupero e restauro di tutte le incisioni rupestri. Ma dobbiamo attendere il 1956, quando il prof. Emmanuel Anati (che condusse numerose spedizioni sul monte Har Karkom, dedicando molto tempo alla ricerca di tracce e prove concrete della biblica Arca dell’Alleanza, n.d.a.) avvia uno studio sistematico di tutti i paleograffiti fino alla prima campagna di scavo del 1962, i cui entusiasmanti risultati vennero presentanti e pubblicati all’interno degli Atti del Simposio Internazionale di Arte Rupestre tenutosi a Boario Terme nel 1968.
Come ha ricordato Anati: “…le incisioni rupestri della Valcamonica, si dispongono su un arco temporale tra la tarda età eneolitica e l’età preromana e sono osservabili ovunque in tutta la valle, soprattutto nella zona di Boario Terme con una massima punta compresa tra Ceto e Sellero per finire con Capo di Ponte.” Per promuovere e conoscere questa antica e misteriosa civiltà Anati ha fondato il primo Centro Camuno di Studi Preistorici.

Scivoli della fertilità
Ma proprio presso Capo di Ponte si raccoglie un altro affascinante mistero. Nell’area, facilmente raggiungibile a piedi, esistono interessanti tracce artificiali, composte da strani “canali” scavati profondamente sulla superficie delle rocce. I geologi, dopo attente analisi, hanno escluso che si tratti di processi di corrosione della roccia, ma piuttosto dell’intervento di esseri umani. L’italiano Dario Spada, in un suo interessante studio, riporta i pareri autorevoli di altri ricercatori che si sono concentrati sui “canali artificiali” di Capo di Ponte; secondo questi sarebbero degli “scivoli” della fertilità dove le donne Camune si lasciavano cadere, allo scopo, largamente diffuso nelle comunità neolitiche, di propiziare la nascita di nuovi figli all’interno della tribù. “Di questi scivoli o canali artificiali – ha spiegato il prof. Priuli, direttore del Museo d’Arte Preistorica di Capo di Ponte – ve ne sono moltissimi in questa zona e quasi tutti scavati, incisi, in rocce preistoriche. La maggior parte di esse sono però associate anche dalla presenza di coppelle e simboli astrali in fondo o alla loro sommità. Numerosi di questi canali propiziatori con la ricostruzione di antiche costellazioni impersonate mediante lo scavo delle coppelle, sono presenti anche in Piemonte e in Valle d’Aosta. E secondo alcune dicerie locali, verrebbero ancora usate a tutt’oggi, dalle donne della zona”. A tutti gli effetti, l’area della Valcamonica è il più grande Parco Preistorico d’Italia e d’Europa.

Paleograffiti nel mondo
Visitando il sito di Kivik, circa 80 chilometri a sud di Simrishamn, in Svezia, si notano, sulle pareti interne di un sarcofago di pietra dell’Età del Bronzo, cerchi e semicerchi, simboli di divinità simili a quelle della Valcamonica e sfere volanti. Ancora in Svezia, nei dintorni di Tanum, gli antichi abitanti dovrebbero essere stati testimoni di ripetuti avvistamenti di “sfere volanti” dotate di raggi abbaglianti. Immagini pressoché identiche sono state scoperte nei siti archeologici di Fuencaliente in Spagna, a Santa Barbara e presso Inyo County, in California (USA). Interessantissime sono le pitture rupestri dell’altopiano del Tassili, Sahara meridionale, in Africa. Qui, sono visibili da migliaia di anni, insieme a figure umane perfettamente stilizzate, altre “sagome” di creature vagamente umanoidi accompagnate da oggetti e sfere volanti di fogge e dimensioni diverse. Spostandoci più a est, nell’attuale Uzbekistan, uno sconcertante disegno rupestre mostra un astronauta in tuta spaziale sul quale campeggia, sospesa nel cielo dipinto sullo sfondo, una nave discoidale che ricorda gli attuali UFO. E ancora: in Australia, presso il distretto di Kimberley Ranges, nitide pitture rupestri ritraggono un Wondjina, l’essere sovrannaturale privo di bocca, con una specie di casco (altro riferimento agli “spaziali” della Valcamonica), su cui appaiono delle scritte (altri ricercatori lo interpretano come una “aureola fiammeggiante”). Alla sinistra dell’essere sono presenti anche sfere o cerchi (per lo studioso di Paleoastronautica Ulrich Dopatka appaiono come dei numeri 0) disposti rispettivamente in tre righe di 21, 24 e 17 per un totale di 62 cerchi, il cui significato rimane ignoto.

di Fabio Gariani.

Link:CoseNascoste cosenascoste

Simbolo e significato della farfalla

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Simbolo e significato della farfalla Simbolo e significato della farfalla L’Enciclopedia dei simboli focalizza l’attenzione sulla farfalla ed, in particolare sul fascino che, da sempre, suscita nell’uomo la metamorfosi di un essere ripugnante in una stupenda creatura dalle leggere ali variopinte. La meraviglia per questo fenomeno che si origina e si sviluppa senza interventi esterni, conducendo l’animale dalla condizione di … Continue reading

I MITI DELLA CREAZIONE NELLE TRADIZIONI DEI POPOLI

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I MITI DELLA CREAZIONE NELLE TRADIZIONI DEI POPOLI

I MITI DELLA CREAZIONE NELLE TRADIZIONI DEI POPOLIQui allegato in pdf trovate uno straordinario documento che fa una sintesi dei miti della creazione espressi dalle antiche civiltà, documento prodotto dall’ istituto Cintamani di Roma.

In questo passaggio ho riconosciuto subito il legame con un numero con cui ho uno stretto rapporto: 144 000, infatti dividendo 432 000 per 144 000  si ottiene 3 altro numero denso di significato.

Ecco il brano:

Il Valhall rappresenta un ulteriore aspetto che lo collega anche ad altre scritture molto antiche:

Cinquecento porte, e quaranta ancora

Stanno nella splendente dimora;

ottocento guerrieri escono da ognuna

quando Odino viene a combattere il lupo.

540 X 800 = 432,000.

Nelle cronologie babilonesi e indiane questa cifra appare in numerosi modi. I suoi multipli designano vasti cicli di eventi astronomici, mentre, divisa in vari numeri, viene applicata ad avvenimenti più frequenti. Ė la durata, in anni umani, data alla nostra Età del Ferro, kali yuga, quando le forze delle tenebre sono al massimo della sfida. Curiosamente, questo dovrebbe essere il numero dei campioni di Odino (i cui ranghi devono acquisire aderenti man mano che le epoche passano!) Con certezza ciò rivela decisamente qualche tradizione universale comune, da cui devono essere derivate queste tradizioni così lontane l’una dall’altra.

Ecco il pdf: I-MITI-DELLA-CREAZION

ISTITUTO CINTAMANI

Via S. Giovanni in Fiore, 24 – 00178 Roma Tel. 067180832

Link: Istituto Cintamani – Home

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Nascita e morte di un druido

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Nascita e morte di un druido Questo è quanto ricordo di un testo che ho letto circa venticinque anni fa e che non sono più riuscito a ritrovare, tratta del mito della creazione e della forza creatrice del pensiero, naturalmente il testo era più lungo e la sua prosa migliore della mia ma l’importante è il messaggio che si celava … Continue reading

Silmarillion la Creazione

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Silmarillion la Creazione AINULINDALË « LA MUSICA DEGLI AINUR » Esisteva Eru, l’Uno, che in Arda è chiamato Ilúvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, i Santi, rampolli del suo pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altro fosse creato. Ed egli parlò loro, proponendo temi musicali; ed essi cantarono al suo cospetto, ed egli ne fu lieto. … Continue reading

La creazione secondo gli indiani Hopi

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La creazione secondo gli indiani Hopi

La creazione secondo gli indiani HopiVari studiosi delle tradizioni nativo-americane hanno trovato, similmente ad altre culture sparse in altre parti del mondo, molte leggende di “esseri stellari” che in un tempo remoto avrebbero dato a quei popoli conoscenza e saggezza, risollevandoli dal loro stato di vita primitiva e selvaggia e portandoli allo stato di “umanità”. Tra gli indiani Hopi, gli Apaches, i Cherokee, ad esempio, resiste, ancora oggi la conoscenza di storie antiche di questi “Dei venuti dal cielo” che avrebbero portato le loro leggi, le loro esperienze, il loro aiuto e che una volta ritornati al “cielo” sarebbero rimasti in “contatto” con i ministri del culto delle tribù.
Gli indiani Hopi, una tribù del Nuovo Messico, raffigurano con dei feticci, il popolo dei “Katchinas”, i “maestri della stella blu”, divinità a cui sono legati fenomeni naturali e mistici. Gli Hopi, indiani di ceppo etnico maya, affermano che i Katchinas sono i loro civilizzatori, i maestri venuti dalle stelle in un tempo remoto per donare la civiltà attraverso messaggi che sono tuttora riscontrabili nei canti e nelle danze sacre. Gli “stranieri” scesero sulla Terra in quello che i pellerossa chiamano “il tempo della creazione”. L’entità manifestatasi ai pellerossa come la rappresentante dei “Katchinas” in diversi momenti storici, chiamata “Donna Bisonte Bianco”, fece la sua prima comparsa in epoca remota per istruire il popolo scelto attraverso un sapere di tipo cosmico, intuibile all’interno dei rituali classici delle loro credenze e che ha plasmato il loro modello ai vita, abitativo e religioso. L’utilizzo dell’abito bianco nelle cerimonie è dovuto proprio alla tradizione che si lega a Donna Bisonte Bianco. Questo culto esiste in tutti i diversi ceppi linguistici degli indiani Hopi: Taroan, Keresan, Zuni e Uto Aztecan. Questa entità avrebbe promesso di ritornare prima del “cambiamento” che gli Hopi attendono adorando una pietra conosciuta come “Pietra della Profezia”, in cui sono state incise all’alba dei tempi le diverse epoche storiche e gli avvenimenti futuri che avrebbero interessato l’umanità. Tra le profezie che sarebbero state “lette” sui simboli della pietra: il tempo in cui “l’uomo bianco avrebbe portato la distruzione”, la seconda guerra mondiale, che sarebbe raffigurata sulla roccia con una svastica nazista, oltre ad una catastrofe peggiore che dovrebbe in futuro portare un cambiamento definitivo. In base a quanto affermano gli Hopi, questa pietra venne portata personalmente dai “maestri delle stelle” alla loro Tribù, il che fa presupporre un possibile antico contatto reale con una civiltà progredita a conoscenza degli eventi futuri.
Anche l’utilizzo delle penne nei costumi indiani sarebbero legati ad un culto di origine “stellare”. Le tradizioni Hopi affermano che queste usanze provenivano dalle stelle e furono iniziate con la razza degli Akhu, gli “uomini uccello” portatori del fuoco. Nei costumi indossati nella danza del fuoco gli Hopi portano due dischi dietro la schiena che, durante la cerimonia, roteano e saltano. La simbologia ufficiale Hopi li associa al fuoco, ma Robert Morning Sky, capotribù Lakota Sioux, afferma che questi rappresentano qualcosa di diverso dal fuoco. Simbologie dello stesso tipo si ritrovano in sculture dell’area messicana, lasciate da popolazioni che dovevano certamente avere avuto un’identica origine. A Tiahuanaco e a Tula le statue presentano dei dischi dietro la schiena che nessun archeologo ha saputo interpretare. La risposta, per le tradizioni Hopi, è da cercare nell’antico contatto che queste culture ebbero in passato.
GLI HOPI

.Conosciuti anche come “Pueblo”, nome dato loro dagli spagnoli durante la conquista del Nuovo Continente, celebrano una cerimonia chiamata “Oku Shadei” ovvero “festa della danza della tartaruga”, esistente anche nel ceppo Sioux, una delle danze più sacre che viene svolta ogni solstizio d’inverno. Il canto che accompagna il ballo parla di due Katchinas vestiti di bianco, che vennero per portare insegnamenti a bordo di un’enorme tartaruga. La tartaruga è considerata un animale sacro proprio perché legata ad un culto ancestrale che si rifà al mezzo attraverso il quale i Katchinas si manifestarono agli indiani. E’ intuibile l’accostamento fra l’enorme tartaruga sacra ed un oggetto volante, la cui descrizione si ritrova nel linguaggio di un popolo che viveva in armonia con la natura. L’adorazione della tartaruga Hopi è anch’essa riscontrabile in altre culture, diverse, ma forse contattate dagli stessi esseri evoluti. Monumenti con raffigurazioni della tartaruga si trovano ancora una volta in Messico, a Uxmal, dove la Casa della Tartaruga, è decorata con pitture raffiguranti quest’animale, e a Chichén Itzà, dove era considerata animale sacro e quindi “totemico”. Itzamma, il dio principale della cultura degli Itzà, in Messico, è raffigurato in un bassorilievo che lo mostra emergere da un guscio di tartaruga. Anche qui le due culture si completano a vicenda, fornendo degli indizi chiari su quello che è chiamato il “paleocontatto”.
Un altra leggenda presente in vari ceppi degli Indiani d’America è quella dell’”Uccello del Tuono”. Anche questo mito sembra ricordare la moderna fenomenologia UFO. Essa racconta che “molto tempo fa, due cacciatori che risalivano un fiume durante una battuta di caccia, giunsero al lago situato in cima al monte. Fattosi scuro, si apprestarono ad affrontare la notte, coprendosi di fogliame per non sentire freddo. Ma, mentre dormivano, un rumore assordante, che sembrava venire dal lago, li svegliò. Si voltarono e videro al di sotto del livello delle acque un enorme uccello che sembrava avvicinarsi alla superficie. Una volta affiorato, i due cacciatori osservarono una folgore uscire dal becco e un impetuoso tuono scuotere la terra mentre questi sembrava spiegare le ali. Prendeva sempre più quota, generando fulmini tutt’intorno seguiti da urla tonanti poi, all’improvviso, si immerse nuovamente. Il frastuono dei tuoni e le folgori furono avvertiti per qualche tempo, sin quando non rimase che un ribollire delle acque in superficie”. Nonostante la collocazione “naturalistica” della storia, sembrano abbastanza evidenti gli indizi che l’Uccello del Tuono potesse essere qualcosa di tecnologico. All’Uccello del Tuono sono legate anche delle entità; infatti i Chippewa e i Sioux a questa divinità abbinano la figura di un dio, “Wakon” (da Wako che significa “sacro”). Questi scese tra gli uomini alla testa di una moltitudine di Uccelli del Tuono, in altre culture è raffigurato a bordo di una tartaruga. Ancora una volta, il cerchio si chiude. L’Uccello del Tuono e la tartaruga sacra potrebbero essere il ricordo distorto dello stesso oggetto volante da cui discesero esseri evoluti e chiamati, in base ai ceppi linguistici, Katchina o Wakon. La stessa figura di Wakon è riscontrabile altrove: gli indios Waikano del Mato Grosso adorano il Dio “Wako”, venuto dalla terra oltre l’orizzonte, risalendo il Rio delle Amazzoni, con una flotta di canoe rotonde come gusci di tartarughe; nelle Antille, la tribù dei Karibi adora il “Grande Wako” che, vestito di una lunga veste bianca e dotato di poteri sovrannaturali, arrivò a bordo di vascelli volanti.
NAVAHO
CrashNavajoCrew
Anche tra indiani Navaho sono ben presenti storie leggendarie e culti ancestrali relativi a contatti con esseri avanzati e divinizzati. In California, la Death Valley, la Valle della Morte, è chiamata dai Navaho “Tomesha”, la Terra Fiammeggiante. I Navaho Paiute raccontano che Tomesha è abitata nel sottosuolo da quando “la Terra era giovane”. I suoi abitanti sono gli Hav-Musuvs che “viaggiano a bordo di canoe volanti, che si muovono con un lieve suono ronzante e possono catapultarsi in picchiata come solo un’aquila sa fare. Gli Hav-Musuvs sono vestiti di bianco e possiedono armi manuali a forma di tubo, capaci di stordire, generando una sensazione pungente, come una pioggia di spine di cactus”. Secondo i Navaho sono ancora lì e le loro navi sono quelle che noi oggi chiamiamo UFO. Questa storia venne raccontata nel 1948 da OgaMake, uno sciamano Navaho, e riportata su “FATE Magazine” nel 1949. Le corrispondenze con la fenomenologia UFO sono notevoli. Le canoe volanti si muovono con un “suono ronzante”, descrizione che coincide con quella fornita da un gran numero di testimoni di avvistamenti UFO, i quali hanno potuto udire un ronzio o una sorta di vibrazione ad alta frequenza, forse dovuta al sistema di propulsione di questi oggetti. Il movimento in picchiata che “solo un’aquila sa fare” potrebbe riferirsi alle loro capacità di muoversi con manovre repentine e improvvise.
CHEROKEE
Nelle leggende Cherokee si parla di contatti volontari o involontari. La più interessante parla di “un gruppo di cacciatori che, accampati nottetempo sulle montagne, scorse due luci nel cielo simili a stelle. Il fenomeno si ripeté anche la notte successiva, cosicché dopo aver discusso della cosa decisero, il mattino seguente, di recarsi sul luogo ove queste sembravano scomparire. Dopo aver cercato a lungo, si trovarono davanti a due strane creature, grosse e rotonde, coperte di pelame o piume da cui spuntava una testa simile a una tartaruga. Quando il vento spirava, le piume si agitavano e sprizzavano scintille. Incuriositi, riuscirono a portarle al villaggio e le tennero sotto controllo per alcuni giorni e alcune notti. Di giorno, colpite dal vento, emanavano scintille, mentre di notte si illuminavano come stelle. Dopo alcuni giorni si alzarono da terra come palle di fuoco e in un attimo furono nel cielo sotto gli occhi esterrefatti della tribù”. Ecco che ritorna la tartaruga, il vascello cosmico, o velivolo, affiancato da altri elementi interessanti quali la forma tondeggiante, la partenza in verticale, la luminosità notturna e le scintille. Forse i due corpi di animale possedevano un’energia non naturale, ma frutto di congegni tecnologici.
Sin qui le tradizioni. Ma negli ultimi anni alcuni nativi americani hanno iniziato a diffondere conoscenze ed eventi più recenti che li hanno visti protagonisti e che si collegano alla storia del loro popolo. Robert Morning Sky nel suo libro The Terra Papers. The Hidden History of Planet Heart (I Documenti della Terra. La storia segreta del pianeta Terra, inedito in Italia), ha suggerito una sua interpretazione della storia dell’uomo. Egli racconta di come sei giovani indiani Hopi il 13 agosto 1947, un mese dopo il presunto crash di Roswell, furono testimoni del ritrovamento di un UFO precipitato e di un alieno superstite. Essi recuperarono l’essere e lo curarono, dandogli il nome di “Stella Maggiore”, in onore del suo pianeta d’origine. In cambio di questo, l’alieno raccontò agli Hopi la vera storia del pianeta Terra. Il nonno di Robert Morning Sky sarebbe stato uno dei sei giovani testimoni dell’evento, e raccontò di come l’umanità non sarebbe nata in modo naturale, ma venne creata per servire i Katchinas. L’uomo venne creato come schiavo e lavoratore, milioni di anni fa: era un animale che venne modificato geneticamente. Robert Morning Sky afferma che se oggi abbiamo coscienza ed esperienza lo dobbiamo proprio a questo intervento esterno. I concetti sin qui espressi si legano perfettamente con quanto affermato da Zecharia Sitchin circa la Genesi sumerica e gli Anunnaki. Un’ulteriore affinità tra le conoscenze pellerossa e le tradizioni sumere, studiate da Sitchin, è osservabile in cosa gli Hopi affermano su di un particolare corpo celeste. Kachina Na-ga-shou, raccontano gli Hopi, dovrebbe apparire alla fine di questo ciclo (gli indiani dividono l’età della Terra in cicli: questo sarebbe il quinto); essa è una stella luminosa dall’aspetto blu e con “una croce sul viso”: Nibiru, secondo Zitchin il dodicesimo pianeta del Sistema solare, veniva rappresentato dai sumeri con il simbolo della croce.
Secondo Morning Sky la razza dei Katchinas della stella blu, che milioni di anni fa avrebbero colonizzato l’intero Sistema Solare, provenivano dalla Stella del Cane, ovvero Sirio (stella oggetto di grande interesse anche da parte di diverse altre civiltà antiche, soprattutto gli egiziani e il popolo dei Dogon del Mali). Prima di abbandonare il pianeta “i maestri delle stelle” lasciarono tracce impresse nelle rocce del Grand Canyon sotto forma di impronte a sei dita: impronte che gli Hopi hanno sempre associato ai Katchinas della stella blu.
Morning Sky ha affermato più volte che seppure il mondo occidentale consideri queste storie miti e leggende, gli indiani, invece, hanno sempre considerato tali entità come esseri viventi e loro maestri, ed egli è convinto che siano strettamente legate al fenomeno che noi chiamiamo UFO. Naturalmente una prova concreta di questi contatti non è stata trovata, ma al di là della effettiva connessione tra il fenomeno UFO e questi antichi miti, gli indiani d’America conservano comunque un sapere ed una cultura da riscoprire e da tenere in maggior considerazione come patrimonio dell’intera umanità.
Fonte: astronavepegasus.forumattivo.com

Le sette leggi della Vita

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 Le sette leggi della Vita PRIMA – LEGGE DI CREAZIONE “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” ( Gv 1:1) Questa è la Legge più importante perchè è quella che regge tutto il Creato. Prima che esistesse l’universo vi era nella Mente di Dio l’idea (verbo) di come doveva essere. L’uomo, essendo … Continue reading