LA CAPPELLA PONTANO E LA MAGIA DEL NUMERO 8

LA CAPPELLA PONTANO E LA MAGIA DEL NUMERO 8

LA CAPPELLA PONTANO E LA MAGIA DEL NUMERO 8Molti ci passano vicino senza fermarsi. Su Via dei Tribunali, addossata al campanile della chiesa della Pietrasanta ecco la Cappella Pontano (1492) voluta dal celebre umanista Giovanni Pontano, all’epoca segretario di Ferdinando I d’Aragona e unanimemente considerato il principale artefice del poco noto Rinascimento napoletano, che la fece costruire in memoria della prima moglie Adriana Sassone morta nel 1490. Infatti sul pavimento si legge la seguente dedica: “Ave Maria, Pontanus fecit, Adriana Saxona, Laura bella”.

LA CAPPELLA PONTANO E LA MAGIA DEL NUMERO 8Costruita su un tempio pagano dedicato a Diana dai romani e restaurata nel 1759 da Carlo di Borbone, internamente è bellissimo il pavimento maiolicato e motivi decorativi di grande effetto costituiti da ritratti, stemmi, iscrizioni, figure allegoriche.

LA CAPPELLA PONTANO E LA MAGIA DEL NUMERO 8Come pure interessante è l’altare che presenta una nicchia con l’affresco della Madonna col Bambino e i santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, probabilmente eseguito da un tal Cicino, artista locale attivo a cavallo tra il XV ed il XVI secolo.

LA CAPPELLA PONTANO E LA MAGIA DEL NUMERO 8Per il Pontano, la cappella dallo stile rinascimentale, a modello di tempietto tramandato da Vitruvio, doveva essere il simbolo dell’armonia universale e della proporzione divina, il simbolo dell’otto a ricordo della perfezione della matematica e della geometria della scuola pitagorica alessandrina. Basta leggere sulla prima finestra: vi è una fondamentale esortazione incisa nel marmo: “In omini vitae genere primum est se ipsum noscere”, ovvero quel “conosci te stesso” appartenente alla sapienza delfica e pitagorica. Pontano, infatti fu anche astrologo ed alchimista. Non a caso la cappella è un coacervo di segreti ermetici. Il numero otto qui ha un simbolismo particolare: si sa l’8 è il simbolo dell’infinito, dove nulla finisce, è brama di conoscenza. Ed Il numero 8 è presente in moltissime religioni. Nella cultura tibetana, come del resto nel mondo, una valenza favorevole. Nel cristianesimo Gesù, nel sermone della montagna proclama le 8 beatitudini. Secondo i miti cosmogonici egizi, Thot ha creato gli otto dei e fondato Khmun, chiamata più tardi Eliopoli, “la città degli Otto”. Nella mitologia germano-scandinava, Sleipnir, il fantastico cavallo di Odino, ha otto zampe. In India, Durga, dea guerriera è rappresentata con 8 braccia. Otto sono gli Avatar di Vishnu, otto gli immortali cinesi, otto i trigrammi dell’I Ching. E nella cappella tutto a che fare con i numeri come il magico 8, numero dell’infinito che si rivela contando le finestre attorno le lapidi presenti sulla facciata. Il numero 8 ricorre anche nella forma del pavimento maiolicato e nella lapide, ottagonale (forma ricorrente collegata alla resurrezione, spesso negli impianti occulti dei Templari). appunto, della moglie del Pontano. All’interno otto lapidi con otto epigrafi in latino e greco di cui fu autore lo stesso Pontano che esprimono dolore per la morte della moglie e dei figli.

E non è finita, un’altra incredibile scoperta: nel giorno del solstizio d’estate un raggio di sole penetra nel rosone della cappella e si va a piazzare proprio sulla lapide. A che ora accade questo fenomeno? Ovviamente alle otto del mattino in punto.

LA CAPPELLA PONTANO E LA MAGIA DEL NUMERO 8Scritto da Enzo Longobardi Professore Associato di Marketing Territoriale dell’Università Telematica “Atena” – Scuola Universitaria dell’Ordinamento Svizzero.

Fonte: RUBRICA – NAPOLI E DINTORNI – a cura di ENZO LONGOBARDI

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