Aforismi di Omraam Michail Aivhanov

Aforismi di Omraam Michail Aivhanov

Aforismi di Omraam Michail AivhanovContrariamente a ciò che crede moltissima gente, l’intelletto non è sempre una buona guida. Perché? Perché si ferma all’apparenza delle cose. Sì, e sentite un po’ ciò che dice a una giovane donna il suo intelletto: «Il ragazzo che ti chiede in sposa è ricco, bello, elegante, ha bei modi. Perché esiti? Sposalo, saresti davvero stupida a lasciarti sfuggire questa occasione». Ecco i calcoli che fa l’intelletto basandosi unicamente sulle apparenze; e una volta sposatasi, la ragazza scoprirà che quel giovanotto, che in apparenza aveva tutto per piacerle, è crudele, egoista, disonesto… Quante sofferenze e quanti dispiaceri avrebbe potuto evitare se, invece di ascoltare i calcoli del suo intelletto, avesse interrogato il suo cuore, il suo intuito! Ovviamente, questo non è che un esempio. Riflettete su tutti i casi della vita in cui i calcoli dell’intelletto non possono portare altro che delusioni e pentimenti, e traetene delle conclusioni.

Lo spirito critico è sicuramente una qualità, ma sarebbe preferibile che certe persone imparassero a misurare l’estensione dei danni provocati dalla loro abitudine di porre sempre l’accento sul lato negativo di esseri e cose. Quante amicizie e relazioni si rompono a causa di questa tendenza! Sempre più, le persone si osservano tra loro unicamente per scoprire i difetti, vedono solo ciò che non va nel mondo, sottolineano e commentano soltanto fallimenti e catastrofi. Contrariamente a ciò che taluni credono, questo non è l’atteggiamento del saggio. Naturalmente, il saggio non è cieco, vede il male, non si lascia ingannare, ma considera che l’essenziale nella vita e negli esseri sia il bene. Sa quindi che il male esiste, ma non se ne occupa più di tanto. Fissa piuttosto la sua attenzione sul bene, e grazie a questo atteggiamento attira le forze del bene e le amplifica in se stesso, negli altri e nel mondo.

(Questa ultima citazione del maestro Aivhanov è utile sopratutto a me stesso. Purtroppo questo è un atteggiamento in cui indulgo molto spesso, in ogni caso  “Piuttosto che scrutare nelle tenebre è meglio volgere lo sguardo al Sole e guardare la Luce”)

Siete stati ingannati, delusi… D’accordo, ma perché andare a lamentarvi ovunque? Direte che lo fate per ristabilire la giustizia… Ma è proprio questa concezione della giustizia all’origine di tutti i mali. In nome della giustizia si crede di poter punire gli uni o dare lezioni agli altri. Lasciate in pace quel tipo di giustizia! «Allora che fare?» Ricorrere ad un principio che va oltre la giustizia, un principio d’amore, di bontà, di generosità. Sono trascorsi duemila anni da che Gesù ha portato questo nuovo insegnamento agli uomini dicendo: «Amate i vostri nemici» o «Se qualcuno ti colpisce sulla guancia destra, offrigli anche l’altra». I cristiani però continuano ad applicare la legge di Mosè: occhio per occhio, dente per dente. Non hanno ancora compreso che per diventare veramente grandi e liberi, non bisogna più applicare la legge del taglione. Credete di trionfare vedendo i vostri nemici a terra? Può darsi che non sarete tanto fieri di voi stessi e che anzi vi pentirete di ciò che avete fatto; ma sarà troppo tardi, ed è così che vi sarete preparati delle pessime condizioni per la vostra evoluzione.

Quando si studia la storia dell’umanità, ci si rende conto che le religioni sono state all’origine delle più grandi lacerazioni perché le loro concezioni della Divinità sono troppo limitate. Si parla del Dio dei giudei, del Dio dei musulmani, del Dio dei cristiani come se vi fosse più di un Dio, e anche solo fra i cristiani ci sono talmente tanti malintesi e divisioni!… La vera religione non può che essere una religione universale, che non concerne unicamente qualche popolo, qualche nazione, ma il mondo intero. D’ora in poi, occorre perciò andare più lontano e rivolgersi al Principio universale che è all’origine di tutte le religioni. Il simbolo di questa religione universale è il sole. Tutte le religioni provengono dal sole: sono ramificazioni della religione solare. Ancor prima che gli esseri umani comparissero, il sole c’era già, e ogni giorno ripete loro: «Non occupatevi delle piccole differenze che possono esistere tra voi. Fate come me: illuminate, riscaldate e vivificate tutte le creature!»

San Paolo definì la fede come «una dimostrazione delle cose che non si vedono». In effetti, la fede apre l’accesso ad un mondo sconosciuto, infinitamente vasto, nel quale iniziamo a respirare, a nutrirci, a rinforzarci. A poco a poco, acquisiamo la conoscenza di campi che fino ad allora ci erano ignoti, e a quel punto sappiamo. Perciò non bisogna contrapporre la fede al sapere, poiché essi vanno insieme: la fede apre il cammino a nuove conoscenze. Si può dire che la fede sia l’infinito, e in quell’infinito il sapere si ritaglia un piccolo territorio. È la fede che sonda l’infinito, che lo esplora, che ci lega ad esso, che ci fa procedere sempre più avanti. Così, grazie alla nostra fede, la nostra conoscenza del mondo divino cresce, aumenta. La fede precede sempre il sapere, ed è quella che ci permette di avanzare. Per sapere, bisogna prima credere; ma quando sappiamo, non abbiamo più bisogno di credere; la fede ci porta allora verso un nuovo campo d’investigazione. È così che, a poco a poco, la fede ci conduce alla conoscenza perfetta.

Perché siamo venuti ad incarnarci sulla Terra? Per conoscerci. Sì, perché l’essere umano, in quanto spirito, in quanto scintilla scaturita dal grembo del Creatore, non si conosce. Si conosce nel mondo divino, in alto, ma deve anche conoscersi in basso, attraverso la materia, e ci riesce soltanto dopo molte difficoltà, dopo molte prove. Avete visto un gatto giocare con la propria coda? Non sapendo che quella è la sua coda, la morde, e poi è stupito di ciò che sente. Anche voi, come quel gatto, un giorno scoprirete l’esistenza dell’estremità del vostro essere, là, nel piano fisico; non sapete che cosa sia, quindi mordete, e ovviamente urlate perché vi rendete conto che quella “coda” che si muove è una parte di voi. Un essere umano non si limita a ciò che di lui si vede; egli è un’entità che vive in tutte le regioni dello spazio, e deve imparare chi è veramente. Per il momento, deve cercare di conoscersi attraverso la materia, attraverso il suo corpo fisico, e questo è ciò che rende la sua vita talmente difficile, ma anche talmente degna di essere vissuta.

Il passato, il presente e il futuro delle creature corrispondono a gradi diversi di evoluzione. Sì, ciò che è il presente per gli animali è stato il passato degli esseri umani. Ciò che è il presente per gli esseri umani è il futuro degli animali. Ciò che è il presente per gli Angeli è il futuro degli esseri umani. Ciò che è il presente per gli esseri umani è il passato degli Angeli. Se volete sapere a che cosa assomigliava il passato degli esseri umani, guardate il muso o il becco degli animali! Per avere un’idea di ciò che è il loro presente, è troppo facile, non vi dirò che occorre guardare… il “muso” degli esseri umani – perché il volto umano, anche se deforme, è un riflesso del volto di Dio – bensì i loro intrighi. Ora, per conoscere il nostro futuro, dobbiamo andare ad informarci presso gli Angeli. Sì, col pensiero possiamo andare presso gli Angeli per sentire, vedere e comprendere quello che sarà il nostro avvenire.

La natura ci offre lo spettacolo di una straordinaria diversità di forme, ma d’altro canto si constata una grande similitudine fra individui che appartengono alla stessa specie. Prendiamo l’esempio degli alberi… Querce, pioppi, fichi… che diversità nella forma delle rispettive foglie! Le foglie di uno stesso albero invece si assomigliano tutte. Osservate anche i pesci, gli insetti: quante specie e quante forme diverse! Ma riuscite a notare la differenza fra una mosca e un’altra della stessa specie?…Adesso, paragonate fra loro i volti di più esseri che hanno una vita spirituale intensa: che differenza e che ricchezza di espressione! Ed ora osservate delle persone grossolane, molto primitive, che non abbiano una vita interiore: hanno un’espressione identica. Da un lato, vi è quindi la semplificazione, e dall’altro la differenziazione. Più ci si eleva, più ci si semplifica e ci si unifica, ma si diventa anche più espressivi, vibranti, vivi, con varie sfumature. Invece, più si scende nelle regioni inferiori, più le forme si moltiplicano, mentre l’individuo perde sempre più di espressività.

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