Thomas Sankara

Thomas Sankara

sankaraNella rubrica guerrieri di luce normalmente presento coscienze che si sono distinte per il loro contributo al progresso del benessere spirituale di questa Umanità, ma ci può essere un progresso spirituale quando non si riescono a soddisfare i minimi bisogni materiali e si è impegnati nella lotta per la sopravvivenza, certamente no, quindi parallelamente all’evoluzione spirituale c’è bisogno di un’evoluzione sociale che garantisca A TUTTI il minimo necessario.

Minimo necessario che non è l’opulenza in cui vive l’Umanità dei paesi occidentali, in cui anche al più povero sono garantiti diritti impensabili nel resto del mondo, di questo molti di noi non sono coscenti, aprire un rubinetto e bere dell’acqua o lavarsi è un gesto abituale ma in molti paesi per farlo bisogna percorrere a piedi chilometri e poi bere acqua sporca da un pozzo scavato in terra, per non parlare del cibo o delle abitazioni.

Quindi prima di lamentarsi della crisi economica attuale bisognerebbe pensare in quali condizioni vive il resto dell’umanità e comprendere così le cause del fenomeno dell’immigrazione.

Voglio ricordare la figura di Thomas Sankara scomparso leader del Burkina-faso, uno dei paesi più poveri del mondo, che si impegnò a fondo per migliorare le condizioni materiali del suo popolo e per questo pagò con la vita.

Thomas Sankara

Thomas Sankara« Per l’imperialismo è più importante dominarci culturalmente che militarmente. La dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno costosa. Il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalità. » (Thomas Sankara)

«Il presidente dei contadini», il «presidente più povero del mondo», il «presidente ribelle», «l’incorruttibile», il «visionario», «il femminista», «l’ecologista»: in tutti questi modi fu definito Thomas Sankara, l’eroe del Burkina Faso, il capo di stato che in soli quattro anni (dal 1983 al 1987) trasformò il suo paese attraverso una vera rivoluzione pacifica, morale e culturale, e lo portò a non essere più «il concentrato di tutte le disgrazie dei popoli» ma un esempio per le altre nazioni africane.

Così lo ricorda Padre Alex Zanotelli: «Ho riflettuto a lungo su chi poteva essere un modello di presidente in Africa e, insieme a Nyerere e Mandela, non posso che pensare a Sankara. E’ un grande: per la lucidità con cui ha assunto la sofferenza della sua gente e ha tentato di dare delle risposte. Sankara è stato prima di tutto un esempio di quello che significa essere presidente in Africa, in un contesto di sofferenza inaudita. E’ stato l’unico a vivere in maniera semplice, vicino alla gente».

Sankara nacque nel 1949, in quello che allora si chiamava Alto Volta, territorio a nord dell’omonimo fiume, amministrato dai francesi. Il padre s’era infilato nel corpo di gendarmeria in tempo di guerra ma, congedato, era ridisceso in una miserabile condizione. Terzo di dieci figli, il ragazzo Thomas, di spiccata intelligenza, non aveva alternative per migliorare la propria esistenza e realizzare i sogni nel cassetto, se non gli studi nelle missioni religiose, seguiti dalla carriera militare. Riuscì in tal modo ad affrancarsi dalla miseria, ricevere un’adeguata educazione e andare in Europa per l’addestramento. L’Alto Volta, unitamente ad altri paesi africani, divenne indipendente nel 1960.

Thomas, attratto da grandi obiettivi, non rinunciò a perseguirne alcuno. Il primo, rovesciare la dittatura militare, era raggiungibile con un solo metodo, alla portata di un ufficiale dell’esercito come lui e praticato normalmente in Africa: il colpo di stato. In questo modo, nel 1983, si insediò al potere, provvedendo a cambiare nome al paese, divenuto “Burkina Faso, ossia “paese degli uomini integri”. Annunziò senza remore il suo programma, con un candore e una franchezza che ancora oggi stupiscono.

I punti erano pochi, semplici, chiari. Eliminare gli sprechi, poiché una nazione così depressa, leader nella classifica della povertà mondiale, non poteva permettersi una classe dirigente con abitudini miliardarie e un apparato statale opulento e parassita. Detto fatto, defenestrò i papaveri al potere e obbligò i pubblici dipendenti, gli unici con un salario garantito a fine mese, a un regime di vita austero. Lui stesso diede l’esempio, girando in bicicletta o, per lunghi tragitti, con una scassata R5, o ancora, se costretto a volare, elemosinando un passaggio da altri capi di stato ( sistema scherzosamente definito”aereo stop”).

Incentivare le attività produttive locali era un altro suo chiodo fisso, per smettere di tendere la mano alle sovvenzioni internazionali, che finivano regolarmente nelle tasche di pochi. Diede impulso allo sfruttamento delle risorse agricole, a piccole imprese autogestite, al commercio locale o con paesi limitrofi. Fu istituita una specie di corvée, immaginiamo quanto gradita, per cui tutti dovevano dedicare almeno un giorno alla settimana ai lavori nei campi.

Thomas Sankara e la lotta alla povertà

Leader politico di uno dei Paesi più poveri del mondo, ovvero l’Alto Volta (da lui rinominato Burkina Faso),si concentrò nella lotta alla povertà, tramite una estensiva battaglia a tutto ciò che comportava una distorta distribuzione del reddito nazionale (come la corruzione o i privilegi tribali) o ostacolare la progressione sociale delle classi più povere della società (come l’assenza di beni pubblici fondamentali, quali la sanità e l’istruzione, che inducono il persistere di diseguaglianze nelle opportunità sociali). Dichiarò: “parlo in nome delle madri che nei nostri Paesi impoveriti vedono i propri figli morire di malaria o di diarrea, senza sapere dei semplici mezzi che la scienza delle multinazionali non offre loro, preferendo investire nei laboratori cosmetici o nella chirurgia plastica a beneficio del capriccio di pochi uomini e donne il cui fascino è minacciato dagli eccessi di assunzione calorica nei loro pasti, così abbondanti e regolari da dare le vertigini a noi del Sahel”

Per combattere la povertà, la malnutrizione e l’assenza di cure sanitarie lottò contro la corruzione, promosse la riforestazione, l’accesso all’acqua potabile per tutti, e fece dell’educazione e della salute le priorità del suo governo. Soppresse molti dei privilegi detenuti sia dai capi tribali, sia dai politici, e attraverso dichiarazioni e gesti molto chiari, applicò con grande coerenza le sue idee. Ad esempio:

sankara– il suo governo incluse un grande numero di donne, condannò l’infibulazione e la poligamia, promosse la contraccezione. Fu il primo governo africano a dichiarare che l’AIDS era la più grande minaccia per l’Africa;

– fece costruire centri sanitari in ogni villaggio burkinabé (l’Unicef definì la campagna di vaccinazione effettuata sui bambini, la più grande registrata nel mondo) e cantieri per opere idrauliche, creando un Ministero dell’Acqua;

– vendette la maggior parte delle Mercedes in forza al governo e proclamò l’economica Renault 5, l’automobile ufficiale dei ministri;

– volle realizzare la “ferrovia del Sahel”, una linea che collega Ouagadougou al confine con il Niger, nonostante molti economisti non lo ritenessero un progetto redditizio. Tale opera, successivamente ampliata, costituisce tuttora la principale via di comunicazione del Paese.

Convinto, nel solco del socialismo africano, dell’importanza di far avanzare dal basso la rivoluzione, creò i CDR (comités de défense de la révolution), ai quali tutti i cittadini dell’area di competenza potevano partecipare, e che avevano il compito di gestire le questioni locali, ma soprattutto i progetti di autosufficienza alimentare e di sviluppo di interesse locale. Tali comitati territoriali di base erano coordinati, ma soltanto in una mera ottica di supporto tecnico e finanziario, dal CNR (conseil national de la révolution).

pan africaFu anch’egli un convinto pan africanista. E il suo panafricanismo è il più chiaro esempio di un progetto che non era venato da nazionalismo, ma molto più semplicemente dall’ottica di rafforzare la possibilità dell’Africa di far valere le sue rivendicazioni internazionali. In un discorso tenuto ad Addis Abeba, suggerì l’istituzione di un nuovo fronte economico africano che si potesse contrapporre a quello europeo e statunitense, con l’obiettivo di cancellare il debito estero che strangola le possibilità di sviluppo dei Paesi africani.

Nel suo caso, le politiche che condusse non furono un fallimento ma, anzi, uno straordinario successo. La malnutrizione, la sete (tramite la costruzione di pozzi da parte dei CDR si ottenne l’obiettivo di garantire 10 litri di acqua al giorno per abitante), le malattie e l’analfabetismo (che passò dal 95% all’80% per gli uomini) si ridussero. Tanti furono i successi che le potenze imperialistiche tentarono più volte di rovesciarlo, con i governi filo francesi di Costa d’Avorio e Mali che più volte lanciarono operazioni militari contro il Burkina Faso. Nel 1987 verrà assassinato durante un colpo di Stato militare, nel quale il Governo francese, ai tempi guidato da Mitterrand, è molto probabilmente implicato.

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Link: Wikipedia

Video il discorso sul debito: Discorso sul debito – Parte 1

Video parte 2: Discorso sul debito – Parte 2

Video: Le idee non si possono uccidere – YouTube

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