RADIOESTESIA LE ORIGINI

RADIOESTESIA LE ORIGINI

RADIOESTESIA LE ORIGINILa scienza riconosce che solo una piccolissima parte della realtà’ e’ osservabile, e di questa solo ben poco e’ stato osservato

La radioestesia non e’ una scienza teoretica ma e’ una tecnica pratica. E’ una via di mezzo tra la parafisica e la parapsicologia.

In Italia non ha un riconoscimento scientifico ufficiali ma viene studiata attraverso una sperimentazione pratica. Come tecnica e’ amplissima e ha numerose applicazioni in campi diversi.

Il suo principio fondamentale e’ che ogni oggetto emette delle radiazioni.

Il secondo e’ che possiamo cogliere queste radiazioni attraverso il sistema nervoso o strumenti di captazione che non conosciamo. Su come ciò’ avvenga non abbiamo spiegazioni scientifiche, per cui la radioestesia in Italia non gode di dignità’ di scienza ne’ viene insegnata nelle università’. Altrove la considerazione e’ diversa.

La captazione delle energie e’ singolare e soggettiva, non e’ uguale per tutti, e ci sono alcuni che sanno farla in modo maggiore, secondo una sensibilità’ più’ sviluppata.

Il termine ‘Radioestesia’ viene dalla parola latina radius =raggio, radiazione, e da quella greca aisthesis= sensazione; significa dunque percezione delle radiazioni, percezione delle energie che sono irradiate da ogni cosa esistente.

Questa percezione non e’ cosciente in tutti allo stesso modo, ci sono alcuni che sono sensibilissimi agli ambienti, hanno reazioni immediate alle persone o agli oggetti e ne sono consapevoli, cosi’ come ci sono alcuni che sono molto reattivi alle variazioni meteorologiche e altri che lo sono meno. Ma la reazione che la nostra energia ha al contatto con energie esterne c’è’ in tutti e può’ essere evidenziata grazie a strumenti, come la bacchetta rabdomantica, il pendolino, il biotensor o strumenti più’ complessi, come la bacchette di Lecher, magnetometri, misuratori d’onda, oscillometri, Geiger, macchine di Calligaris, Morates, Vegatest ecc.

Per ampliare le percezioni possiamo partire da uno strumento semplice: il biotensor o biotester.

Anticamente si parlava di rabdomanzia (dal greco rabdos=bastone e manteia = predizione, quindi predizione fatta usando un bastone).

La rabdomanzia e’ antichissima. I Cinesi la praticavano duemila anni prima della nostra era sia per trovare acqua che giacimenti minerari, usavano una bacchetta a ipsilon da entrambe le parti e sostenuta da due operatori diversi. Un’incisione su legno del 174 a. C. mostra un imperatore cinese che usa una bacchetta a ipsilon e la leggenda dice che trovava l’acqua come i metalli. Anche i capi tribù’ ebraici nella Bibbia usano questa bacchetta. Mosè’ nell’attraversamento del deserto fa sgorgare con una bacchetta di legno di mandorlo l’acqua dalla roccia di Horeb (Esodo 17, 3-5).

Bacchette e pendolini sono stati trovati in abbondanza in Egitto, nella Valle dei Re.

Anche varie divinità’ greche portano la bacchetta, Minerva, Mercurio.., come le maghe Circe e Medea.

Nella leggenda di Remo e Romolo e della fondazione di Roma si parla di una bacchetta usata per trovare il luogo migliore dove edificare la nuova città’. Era una pratica etrusca.

Gli etruschi conoscendo molte cose, studiavano le energie del cielo e della terra, sapevano tutto sui fulmini e, quando un fulmine colpiva un luogo, lo recintavano piantandoci un’asta, perché’ l’energia del luogo avrebbe attratto altri fulmini.

Si dice che, quando l’esercito romano avanzava, fosse preceduto da portatori di bacchette che trovavano luoghi dove erano presenti sorgenti sotterranee. In tal modo furono scoperte moltissime sorgenti termali. I sacerdoti romani usavano anche il pendolino e sembra che divinassero sulle lettere cosi’ come alcuni fanno anche oggi col tabellone.

Molte antiche divinità’ femminili del Mediterraneo sono portatrici di serpenti, il serpente simboleggia l’energia della terra e in particolare delle acque (tutti i fiumi indiani hanno nomi femminili e sono considerati divinità’ femminili) e le statue della dea dei serpenti mostrano spesso i serpenti impugnati come fossero antenne.

RADIOESTESIA LE ORIGINIDal mille al 1700 pendolino e bacchetta furono banditi dalla Chiesa come strumenti di stregoneria. Nel 1618 anche Lutero li condanno’ solennemente come oggetti satanici.

Ma più’ tardi sarà’ la Chiesa stessa a usarli, del resto alcuni papi e cardinali furono anche alchimisti. In un’opera del 1521 si parla del monaco benedettino Basilio Valentino che usa 7 tipi di bacchetta.

I romani avevano una bacchetta detta lituus, ricurva in alto, a volte a forma di spirale, per la divinazione.

RADIOESTESIA LE ORIGINILa usava un personaggio che si chiamava pontifex (colui che fa il ponte), che comandava un drappello di costruttori che facevano o disfacevano il ponte di collegamento con l’antico villaggio di Roma, distruggendolo all’arrivo del nemico e ricostruendolo a pericolo scongiurato. Questo capo costruttore che presiedeva alle funzioni difensive di Roma era considerato un massimo sacerdote, ed e’ notevole sia la sua attinenza con l’acqua che il suo impugnare il lituus; il suo nome passera’ poi al Pontefice cristiano che impugnerà’ il pastorale. Questo collegamento con le costruzioni pontiere non deve meravigliare perche’ i romani imparano tutto degli etruschi e presso questo popolo, i sacerdoti erano anche costruttori, ingeneri, maestri idraulici, architetti, ingeneri metallurgici ecc.

RADIOESTESIA LE ORIGINIIl lituus serviva anche per la divinazione, probabilmente mediante psicometria.

Cicerone ne parla nel suo trattato ‘De divinatione’ in cui critica come superstizione ogni forma di mantica.

I rabdomanti usano tutt’oggi nelle campagne una bacchetta a Y, a forma di forcella, in genere di noce o di nocciolo, come antenna per cercare l’acqua e indicare i luoghi dove scavare pozzi. Ma non si deve pensare che ci siano piante il cui legno e’ più’ perché’ c’è’ anche chi trova l’acqua con delle bacchette di plastica o di alluminio. Si può’ pensare che il materiale sia ininfluente, quello che conta veramente e’ l’operatore e la sua capacita’ di sintonizzarsi su un elemento cercato.

Questa bacchetta, in forme diverse, la troviamo come accessorio dei sacerdoti antichi o degli antichi sciamani, i druidi celti come gli auguri etruschi o i geomanti cinesi.

Giulio Cesare racconta che i druidi imponevano questo bastone sugli oggetti ricevendo informazioni su cose nascoste e la psicometria e’ appunto questa capacita’ inspiegabile di conoscere al di la’ delle percezioni sensibili ordinarie.

Alcuni arcani dei tarocchi riportano questo bastone-antenna: IL MAGO, che e’ l’archetipo delle nostre risorse misteriose, e’ raffigurato proprio come un radioestesista, alza l’antenna con la mano destra e col palmo sinistra avanzato si sintonizza verso il nord, posizione tipica del rabdomante.

IL MONDO mostra una donna nuda con due bacchettine rosse, essa indica il nostro elemento naturale che si sintonizza attraverso le nostre due modalità’ principali: ragione e intuizione. Il pendaglio verde sul petto ricorda che si tratta di una captazione del cuore.

RADIOESTESIA LE ORIGINIPortano un’antenna anche i tarocchi dell’IMPERATRICE e del PAPA.

Questa antenna primitiva, o bacchetta magica, diventerà’ poi lo scettro del re, conservando le sue funzioni simboliche, in quanto i re primitivi assumevano su di se’ anche le funzioni sacerdotali, erano detentori del potere materiale e del potere sacro e spesso in occasioni particolari si comportavano anche come guaritori, in particolare delle malattie della pelle, che più’ risentono della suggestione.

Le culture più’ antiche possedevano conoscenze a noi ignote relative alle energie, le captavano con sensi che non sappiamo più’ usare e che abbiamo atrofizzato col disuso e si connettevano con le energie dei luoghi sia per porre un accampamento che per fondare una città’ o costruire una casa o un tempio, e perfino per disporre una tomba. Nulla era fatto a caso, e radioestesia e pratiche connesse facevano parte di saperi antichi quanto l’uomo.

Una cosa curiosa e’ anche il cappello a cono, che connota l’abito del mago, e che e’ presente in molte culture, probabilmente connesso alla una magia delle forme che considera il cono una forma che amplifica i poteri della mente, similmente alla forma piramidale. E’ fatto a cono il copricapo del sacerdote celtico come quello dell’augure etrusco. Nel sufismo attuale, che e’ un movimento islamico mistico, il sufi entra in estasi attraverso una vorticazione (dervisci rotanti), in cui il copricapo a cono si collega all’ampia gonna, trasformando il derviscio in un cono rotante.

RADIOESTESIA LE ORIGINII cappelli a cono per maghi o sacerdoti compaiono in tutte le epoche, persino in era preistorica. Un esemplare straordinario e’ il cappello d’oro di Berlino, alto 74,5 cm e decorato con luna, sole e stelle, ha più’ di 3000 anni, come i coni d’oro di Schifferstadt e quello francese di Avanton (alto 88,5 cm). Gli studiosi li considerano copricapi cerimoniali e sono interessanti i riferimenti planetari. I 1739 sbalzi e mezzelune del cono di Berlino sono indicazioni astronomiche,il codice metodico secondo cui 19 anni solari corrispondono a quasi 235 periodi lunari.

La forma conica del cappello sacerdotale potrebbe aver influenzato, allargandosi, la forma del copricapo sontuoso, la tiara o triregno di origine bizantina o persiana, che i papi portavano nelle cerimonie più’ importanti.

Anche le vestali avevano, sembra, copricapo conici come i sacerdoti della Mesopotamia.

RADIOESTESIA LE ORIGINIParliamo dunque di energie che un tempo, forse, tutti percepivano e che molti animali percepiscono anche oggi. In particolare i cani si sintonizzano su energie che sono compatibili con l’uomo.

Gli antichi Romani, che avevano imparato molte cose dagli etruschi, quando migravano o avanzavano in guerra, mandavano avanti i cavalli e piantavano gli accampamenti dove li vedevano pascolare tranquilli. Lo stesso avveniva con i cani.

Anche gli attuali Tungusi siberiani si accampano nel luogo che i cani selvatici scelgono per riposare. Ma anche le mucche danno buoni segnali.

L’architetto romano Vitruvio diceva che si può’ fondare una città’ nel luogo dove per dieci anni hanno pascolato delle mucche i cui fegati sono risultati sani. Il fegato assorbe tutte le impurità’ e le rivela, per questo l’analisi delle viscere era una mantica rivelatrice delle energie del tempo e del luogo, secondo una concezione globale per cui facciamo parte di un ecosistema, che si rivela anche in noi e attraverso di noi.

Oggi possiamo dire che i luoghi inquinati si possono vedere chiaramente dalle condizioni delle pecore che vi pascolano. Se vi sono delle impurità’, queste sono rivelate dalla degenerazione del fegato. Per questo l’arte di esaminare le viscere e’ stata praticata un po’ dappertutto nel mondo antico. Anzi nel fegato degli animali sacrificati si cercava di capire l’andamento della storia, per trarne delle previsioni.

Gli auguri etruschi insegnavano l’arte aruspicina nelle scuole per sacerdoti (vd. il fegato di bronzo ritrovato a Piacenza).

RADIOESTESIA LE ORIGINIL’uso del fegato degli animali per fare divinazioni era conosciuto anche dagli Assiro-Babilonesi, e questa mantica era insegnata nelle scuole per sacerdoti. Ci sono rimasti modellini in bronzo del fegato usati in queste scuole, su di essi erano disegnate le zone del cielo, con riferimenti astrologici, essendo ogni costellazione portatrice di precise modalità’ dell’energia.

Prima dei radioestesisti ci furono i rabdomanti. Per migliaia di anni essi cercarono l’acqua sotterranea con una forcella di legno fatta a Y, di nocciolo o salice o mandorlo, a forma di ipsilon o forcella. I due rami corti sono impugnati con le due mani a pugno con i pollici verso l’alto e la punta più’ lunga si abbassa o si alza improvvisamente quando il rabdomante e’ sopra l’acqua e dal modo con cui si muove o da come il rabdomante si sente può’ capire a che profondità’ e’ l’acqua.

Oppure si possono usare sue braccetti a elle di legno o metallo, di cui il braccio più’ corti e’ infilato in due tubetti cosi’ che sia libero di ruotare e quando il rabdomante e’ sul luogo cercato, i due bracci lunghi si incrociano o divergono violentemente (questa differenza dipende dalla tolleranza all’acqua del rabdomante).

Lo stesso accade se passiamo con le due bacchette ad elle sopra il corpo di una persona sdraiata. In prossimità’ dei chakra principali le due bacchette a elle si incrociano o si allontanano di colpo, secondo le condizioni di detti chakra.

TESTARE CON IL BIOTENSORPossiamo fare la prova costruendo due elle con due stampelle di lavanderia, i cui bracci corti si infilano in due cilindretti di cartone o plastica, piegando leggermente le estremità’ cosi’ che non si sfilino. Le bacchette si impugnano tenendo le mani attorno ai due cilindretti cosi’ che siano libere di ruotare come vogliono. In questo caso e’ facile verificare che il movimento delle antenne e’ esatto, ma dipende anche dall’energia di ciascuno, per cui il modo di leggere i movimenti e’ personale. Per qualcuno il luogo geopatogeno si ha quando le bacchette si incrociano, per altri quando divergono. Si nota anche che in questo caso non si ha contatto delle mani con le bacchette e non si può’ parlare di amplificazione di micromovimenti del sistema nervoso. E tuttavia la nostra energia influisce ugualmente sul movimento delle bacchette che corrisponde alla nostra reazione personale con un oggetto esterno.

E’ solo l’esperienza che insegna all’operatore a interpretare la reazione dello strumento in relazione a se stesso. Anche col pendolino, i movimenti che si ottengono richiedono una interpretazione personale, ogni operatore ha i suoi modi di lettura.

Genericamente possiamo dire che:

qualsiasi oggetto rotondo e simmetrico appeso a un filo, libero di muoversi rispetto all’operatore che lo regge può’ fare questi movimenti:

1 . circolare verso destra

2. lineare, parallelo al petto dell’operatore,

3. rotatorio antiorario,

4. lineare, perpendicolare rispetto al petto dell’operatore,

5. lineare, verso altre direzioni

6. ellissoidale o indeciso,

7. immobile

Qualunque cosa rotonda legata a un filo può’ fare da pendolo radioestesico, purché’ non sia ne’ troppo pesante ne’ troppo leggero, sia in materiale amagnetico e il più’ possibile simmetrico rispetto al suo asse verticale. Materiale, colore e forma non contano. La lunghezza del filo o della catenella (anche se il filo e’ sempre da preferirsi) che sostiene il pendolo dipende sia dal peso di quest’ultimo, sia dalla sensibilità’ dell’operatore, ma può’ essere sui 30-40 cm. Il pendolino e’ fortemente influenzabile dalla mente dell’operatore, per cui e’ da ritenersi meno esatto del biotensor, appartiene a una radioestesia mentale che non misura una reazione a campi di energia ma fa domande e ottiene risposte. Qui tocchiamo la parapsicologia.

Se si fa una domanda, in genere il senso orario corrisponde alla risposta affermativa, quello antiorario alla risposta negativa. Le oscillazioni indicano problemi, domanda mal posto o incertezza. Altri movimenti indicano direzioni.

Si tratta comunque di convenzioni e ognuno decida da solo come interpretare i movimenti del pendolo.

Il filo va tenuto dolcemente fra il pollice e l’indice della mano che normalmente si usa, avendo cura che questa e il braccio siano rilassati e senza tensioni. I piedi devono essere ambedue ben appoggiati a terra e le gambe non devono mai essere accavallate e incrociate, nemmeno quando si lavora seduti. Se si opera a tavolino, il gomito del braccio che regge il pendolo e’ bene sia comodamente appoggiato sul piano di lavoro per evitare un eccessivo affaticamento con relative tensioni, a meno che il tipo di ricerca richieda spostamenti del pendolo in punti diversi. A tavolino, ovviamente la lunghezza del filo dipenderà’ dal gomito appoggiato.

E’ molto importante che la mente sia vuota e rilassata, che non pensi a niente e si ponga in leggero stato di trance. Altrimenti il pendolino si muoverà’ come vuole la mente e il responso sarà’ falsato, ma il vuoto mentale e’ una precondizione richiesta per ogni tipo di mantica.

Se non si sa che lunghezza deve avere il filo, si appoggi tra i seni la mano che regge il filo, allungandolo a poco a poco fino a trovare la lunghezza in cui si muove di più’.

Occorre esercitarsi spesso per pochi minuti al giorno, fare domande precise che richiedano risposta affermativa o negativa. Verificare se hanno senso. Imparare soprattutto a stare con la mente vuota e come svagata, la “mente di lato”, come si dice, indifferente alla risposta che verrà’, non si deve mai desiderare una risposta o la influenzeremo, occorre allenarsi a svuotare bene la mente col training autogeno finché’ non si impara a farlo in modo automatico. Occorre esercitarsi ad uscire dalla mente vigile o consapevole. Se non si impara a separarsi dalla mente cosciente non entreremo mai nell’azione della “mente laterale o vacua”.

Occorre esercitarsi solo quando si sta bene di salute, non ci sono situazioni di nervosismo o di forti passioni, o di stanchezza, e quando non ci sono forti perturbazioni meteorologiche, tempesta, elettricità’ nell’aria ecc.

Col pendolino ci si può’ esercitare anche a ritrovare un oggetto nascosto o perduto imponendo lo strumento sulla pianta della propria casa e seguendo il suo movimento finché’ non ruota in senso orario.

Ora, quando si abbiano risposte sensate su fatti che non conosciamo e che dobbiamo sempre verificare per non fare fantascienza, siamo sulla buona strada ma non abbiamo alcuna teoria attendibile per capire se rientriamo nelle percentuali della casualità’.

I radioestesisti dicono che il sistema nervoso capta molte più’ cose della mente cosciente e reagisce alle energie positive o negative con micromovimenti che lo strumento amplifica, rivelandole all’osservazione. E questo può’ anche andar bene col pendolino che amplifica i movimenti della mano o col biotensor che amplifica i micro-movimenti prodotti dal sistema nervoso, ma nel caso delle due antenne che ruotano liberamente dentro dei manicotti cilindrici non abbiamo nemmeno il contatto diretto con lo strumento. E allora?

Poi: lo strumento può’ anche reagire a contatto con perturbazioni energetiche, ma come può’ un pendolino rivelare notizie storiche su un soggetto o su un oggetto, come avviene quando si fa psicometria o quando col pendolino si leggono lettere e si formano parole? Dal punto di vista della fisica ciò’ non avrebbe alcun senso. Da quello della parapsicologia si’. Ma allora usciremmo completamente dal campo della fisica.

E come potrebbe il biotensor rivelare i rapporti con l’energia non solo di una persona, ma anche di una sua foto o firma? Sicuramente il mondo delle energie e’ molto più’ complesso di quello a cui vorrebbero ridurlo i nostri limitati paradigmi.

I radioestesisti, nelle loro spiegazioni, ricorrono spesso all’elettromagnetismo, ma anche questo non basta.

Quando c’è’ un fenomeno elettrico, abbiamo anche un fenomeno magnetico, per questo si parla di elettromagnetismo.

Sappiamo tutti cos’è’ un magnete e quali forze attiva. Le due piastrine hanno due facce che si respingono e due che si attraggono. Possiamo verificare facilmente la forza attrattiva e repulsiva. Un magnete presenta un polo positivo e uno negativo. Poli uguali si respingono, poli diversi si attraggono. Se magnetizziamo una sbarretta di ferro, per un breve tempo i suoi elettroni si spostano cosi’ da formare un polo positivo e uno negativo.

Quando scorre elettricità’ (elettroni) in un cavo, si attiva attorno ad esso un campo di forze. L’elettromagnetismo e’ lo studio di queste forze.

In casa siamo pieni di aggeggi elettronici, ognuno ha un campo di forze e alcuni sono molto nocivi per l’uomo e rovinano il gioco delicato che tiene in equilibrio le cariche elettriche delle cellule, facendo loro dimenticare il programma di partenza. Per esempio sono fortemente invasivi per la nostra salute il campo di una ricarica di cellulare o di un forno a microonde. Quando la nocività’ ha prodotto fenomeni irreversibili nella struttura cellulare e nel programma di riproduzione delle cellule si parla di cancro.

A volte avvertiamo benissimo che una certa irradiazione ci fa male, per es. lavorando per lungo tempo davanti al video di un PC a tubi catodici, l’operatore ha un sensibile calo di energia, tensione alla testa, abbassamento della vista, disturbi che scompaiono coi video al plasma che non “mangiano” energia.

In senso lato anche il sistema nervoso e’ un insieme elettrico, dove i neuroni trasmettono le informazioni al cervello. E anche il cervello ha le sue emissioni elettriche, cosi’ che anche le onde cerebrali possono essere viste come fenomeni elettromagnetici.

In realtà’ la situazione non e’ esattamente cosi’, ma e’ più’ complessa.

Anche nella medicina cinese, per esempio, abbiamo una bipolarità’ analoga a quella elettrica e uno scorrimento di energie ma i paradigmi sono altri.

Il taoismo ipotizza l’esistenza di due energie, Yang e Yin, che scorrono in canali che non sono nemmeno quelli del sistema nervoso, i meridiani, non identificabili su piano organico.

Tornando al nostro rabdomante che cerca l’acqua, la spiegazione può’ sembrare semplice. Si dice: il suo sistema nervoso reagisce al campo elettromagnetico di acque sotterranee e lo strumento rivela la sua reazione. Ma che succede quando il rabdomante cerca l’acqua su una mappa? Dov’è’ sulla mappa il campo elettromagnetico a cui il rabdomante reagisce? Eppure e’ proprio cosi’ che molti di loro fanno ricerche.

Prendiamo un rabdomante che cammina un dato territorio. Ipotizziamo che egli sia un soggetto particolarmente sensibile all’energia elettromagnetica emessa da grandi quantità’ di acque sotterranee e constatiamo che egli sembra soffrire delle radiazioni emesse dalle acque, reagendo ad esse in modo negativo: ha tremiti visibili nelle mani e nel corpo, prova forte malessere e vertigini, si sente prossimo allo svenimento. Più’ l’acqua e’ vicina, e’ pura o e’ tanta, più’ questi fenomeni sono eclatanti, ed egli ha imparato a tradurli in messaggi significativi, quantità’ dell’acqua, metri di profondità’ ecc.

Sicuramente la bacchetta amplifica la sua vibrazione nervosa (ammesso che di ciò’ si tratti) e la manifesta visibilmente in quanto si muove di colpo quando egli si trova sul punto fatidico, tanto che egli può’ seguire la direzione di fiumi sotterranei che non vede.

Un tempo i pozzi si scavavano cosi’, in base alla ricerca di un rabdomante.

Oggi si chiama un geologo poi, se questi non trova nulla, si torna a chiamare il rabdomante.

Ovviamente non tutti sono ugualmente capaci, a volte si scava il pozzo e l’acqua si trova, a volte no, ma, se nei secoli i rabdomanti sono sempre stati consultati e qualche motivo attendibile ci sarà’.

Sappiamo che ci sono soggetti che sanno sintonizzarsi anche su elementi diversi dall’acqua, come gas metano o minerali, e la cosa e’ tanto attendibile che si sono grandi aziende come l’Enel o l’Eni che li usano per ricerche preventive, come ci sono società’ di grandi costruzioni (autostrada, gallerie, ferrovie…), che, prima di scavare i condotti, chiamano i rabdomanti per evitare di farlo dove ci sono corsi d’acqua o riserve di gas. Dunque la cosa ha un suo riscontro pratico anche oggi.

Certamente la capacita’ di sintonizzarsi con l’acqua o con minerali non e’ in tutti e possiamo annoverarla tra le facoltà’ paranormali.

La rabdomanzia (divinazione col bastone: rabdos) e’ una branca specifica della radioestesia.

Il rabdomante Luigi Cantonati dice:

Quando arrivo sul posto impugno la bacchetta e ruotando su me stesso faccio un giro d’orizzonte di 360 gradi. Questo mi consente di individuare la direzione nella quale dirigermi per incrociare la falda. Nel caso di più’ falde in punti diversi mi dirigo verso la migliore. Localizzata la falda segno il punto d’inizio e fine e poi individuo lo scorrimento. Con precisione segno il centro della falda stessa usando due ferri a forma di “L” che muovendosi nelle mie mani si incrociano esattamente in quel punto. Mi posiziono sopra questo punto (che va picchettato) e determino la profondità’ dell’acqua. Questo lavoro mi richiede massima concentrazione e dispendio d’energia. Dal calcolo delle “battute” riesco a determinare con buona precisione la profondità’ della falda e la sua portata. Il margine d’errore si aggira sul 20 per cento. Esattamente in questo punto va trivellato il pozzo.

www.rabdomanzia.it/

Ora le due bacchette a elle di cui Cantonati parla possono essere di legno come si possono fare in casa con delle semplici stampelle da lavanderia in alluminio, tagliandole con un tronchesino o una tenaglia e raddrizzando i bracci a 90° in modo da costituire due elle con un ramo più’ lungo e uno più’ corto, che sarà’ quello da impugnare. Quando ciò’ che si cerca e’ proprio sotto i piedi del rabdomante, le due stampelle si incrociano o divergono di colpo, oppure il ramo a Y impugnato nelle due diramazioni si piega verso l’alto o verso il basso o salta tra le mani.

RADIOESTESIA LE ORIGINIPotete costruirvi le due antenne a elle in casa e provare a passarle molto lentamente sul corpo di un amico sdraiato e vedete che le antenne si muovono quando sono sopra i chakra principali. Fate la stessa prova con un pendolino con estrema lentezza e cercando ogni volta di partire da fermi e valutate il modo e il senso con cui il pendolo si muove ogni volta. Una volta decodificato il messaggio, si può’ fare una diagnosi dei chakra sia dal vivo che su una mappa del corpo umano trattata in un certo modo.

Alcuni rabdomanti usano verghe di metallo o pendolini (piccoli oggetti rotondi, come un bottone o un piombino o una fede, appesi a un filo sottile o a un capello). Chi usa il pendolino non deve andare sul posto, ma può’, come abbiamo detto, imporre il pendolino su una mappa della zona esplorata con la stessa possibilità’ di successo.

In Messico si usano dei bastoncini presi dal pochote, un albero sacro.

Si possono esercitare le capacita’ da rabdomante anche con un semplice pendolino su una mappa. E’ a questo punto che saltano tutte le ipotesi parascientifiche e si entra nella veggenza. Non c’è’ nulla che possa essere spiegato scientificamente. Qui sono solo i risultati che contano.

Ci si può’ esercitare anche banalmente in casa per cercare un oggetto scomparso. O si può’ chiedere a qualcuno di nasconderci un oggetto prezioso personale, un anello, una catenina e vedere se siamo capaci di ritrovarlo col pendolino o le bacchette.

William Carpenter ipotizza come unica spiegazione di eventuali successi che la mente inconscia sappia molto più’ di quello che sa la mente conscia e che si formano forze ideomotorie che influenzano il sistema nervoso o lo strumento usato per la ricerca.

Scritto da Viviana Vivarelli

Fonte: MASADA-Nuovo Masada

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