IL MECCANISMO DELLO SPECCHIO

IL MECCANISMO DELLO SPECCHIO

IL MECCANISMO DELLO SPECCHIOSe accettiamo la visione olografica dell’universo (ved. incontro n° 79) allora possiamo comprendere come in ogni essere umano coesistano tutte le qualità (positive e negative) appartenenti all’umanità in generale. In noi coesistono, anche se in stato latente, la possibilità di generare i miracoli più straordinari come quella di effettuare i crimini più efferati.

Ogni essere, in ciascuna incarnazione, ha necessità di entrare in contatto solo con alcune delle possibili caratteristiche della personalità (a seconda del programma con cui si è incarnato), e tra quelle da conoscere alcune le accettiamo ed altre le rifiutiamo a causa del giudizio duale esercitato dalla mente logica.

Tutto ciò che rifiutiamo (e non sono solo caratteristiche negative, ma anche positive considerate però irraggiungibili) genera in noi una precisa reattività emozionale quando viene incontrato all’esteriore: tale reattività è tanto maggiore quanto più quella determinata caratteristica è stata respinta nell’inconscio.

La realtà esterna rispecchia perfettamente quella interiore, in quanto – in ultima analisi – non sono altro che un’unità indivisibile.

La nostra mente, cercando di differenziare soggetto ed oggetto, ha creato una parvenza di divisione che il ricercatore tende a ricongiungere.

IL MECCANISMO DELLO SPECCHIOCiò che è fuori di noi è anche dentro di noi!

Questo meccanismo dello specchio è molto importante da comprendere se vogliamo cessare di lottare contro i “mulini a vento”, altrimenti continueremo semplicemente ad odiare e ad allontanare coloro che rispecchiano i nostri lati “negativi” rimossi e ad amare ed esaltare coloro che rispecchiano invece i lati rimossi ma considerati “positivi”. L’intensità della reattività emotiva può variare – in negativo – dalla semplice irritazione ad un odio vero e proprio , e – in positivo – dalla simpatia alla completa idealizzazione.

Se riuscissimo a tenere sempre bene a mente questo concetto, da una parte eviteremmo di giudicare con troppa facilità il prossimo, e dall’altra ogni incontro sarebbe un’occasione di intenso arricchimento interiore… soprattutto quando qualcuno ci disturba con la sua presenza!!

Nel libro “Sessualità e spiritualità nel Tantra” (di Sunyata Saraswati e Bodhi Avinasha – Ed. I Nuovi Delfini, pag. 49) troviamo elencate quattro motivazioni su cui riflettere nel momento in cui qualcuno dovesse irritarci:

1) vedete in lui una parte di voi stessi che non vi piace. Rifiutate di vedere quella qualità in voi e non vi piace vederla nemmeno in un altro.

2) Il modo in cui quella persona vi maltratta è il modo in cui voi maltrattate voi stessi.

3) Vi ricorda qualche problema al quale siete attaccati; qualcuno che non avete perdonato, qualche limitazione con la quale non vi siete riconciliati.

4) Non vi permette di distorcere la verità come fate di solito, oppure non si presta al vostro gioco, non sostiene le vostre illusioni preferite, non vuole ignorare ciò che è ovvio.

Qualunque sia la situazione che vi disturba, può essere volta a vostro vantaggio oppure andare sprecata.

Potete imparare a crescere grazie a questa situazione, oppure perdere una preziosa occasione. In questo caso il Cosmo deve prendersi la briga di ricreare nuovamente la stessa situazione, per un numero infinito di volte, finché alla fine non riuscirete a capire.

IL MECCANISMO DELLO SPECCHIOAbbiamo bisogno di questo meccanismo poiché nello stato duale incarnativo nessuno è in grado di vedersi per come realmente è, basti pensare (simbolicamente) che se non esistessero gli specchi non conosceremmo neppure il nostro volto! Ecco che per osservarci realmente abbiamo bisogno di punti di vista esteriori (e chi è in grado di evidenziare più abilmente i nostri lati in ombra dei nostri odiati nemici ?).

La realtà non può essere abbracciata da una sola prospettiva, e tutte le varie prospettive, anche le più contrastanti, possono essere ugualmente veritiere se le relativizziamo (una corretta valutazione di un assunto può essere fatta solo se conosciamo il sistema di riferimento concettuale adottato per giungere a quella specifica valutazione della realtà).

Proviamo dunque a relativizzare la visione egoica di noi stessi, tenendo a mente che siamo composti da almeno tre aspetti: ciò che pensiamo di essere, ciò che gli altri pensano che noi siamo, ciò che siamo veramente!

Fonte: Progetto Raphael

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.