LA REINCARNAZIONE

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LA REINCARNAZIONEAUROBINDO Si deve evitare un diffuso equivoco riguardante la reincarnazione. L’opinione popolare è che Titus Balbus sia rinato come John Smith, una persona cioè con la medesima personalità e carattere, le stesse cognizioni che aveva nella vita precedente, con l’unica differenza che indossa ora cappotto e pantaloni invece che una toga, e parla inglese dialettale e non latino popolare. … Continue reading

ATLANTIDE LA CADUTA

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ATLANTIDE LA CADUTA LA VERA LEGGENDA DELLA CADUTA Atlantide esistette per oltre 200.000. Gran parte dei tempi atlantidei furono epoche di luce! Soltanto la fase finale, il periodo che va dal 17.500 a.C. a 10.500 a.C. fu, secondo i vostri termini, un’era oscura ma ricca di lezioni. IL PERIODO D’ORO Infatti, vi diciamo che il Periodo d’Oro di Atlantide ebbe … Continue reading

sette specchi Esseni

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sette specchi Esseni Chi sono gli Esseni? Chiamati anche nazareni – Nazareth era un loro presidio molto importante – è il popolo da cui discende Gesù Cristo e che si presume vivesse vicino a Masada. Gli esseni erano contadini, frutticoltori e profondi conoscitori delle proprietà delle erbe, dei cristalli e del colore con i quali curavano tutti coloro che richiedevano … Continue reading

VITA MORTE E SPIRITO

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VITA MORTE E SPIRITO Sulla Soglia: Vita, Morte E Spirito Ricordi quel giorno nei boschi quando incontrasti un uccellino morto sul bordo del sentiero? Fu un dolore improvviso per il tuo giovane cuore perché non capivi come una creatura, che era stata così vitale, potesse essere ora tanto immobile e muta. Fu per te un’opportunità per comprendere una delle lezioni … Continue reading

ESPERIENZA DI PRE MORTE DI MELLEN-THOMAS BENEDICT

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ESPERIENZA DI PRE MORTE DI MELLEN-THOMAS BENEDICT LA NDE DI MELLEN-THOMAS BENEDICT Nel 1982 morii per un cancro in fase terminale; si trattava di un tumore inoperabile. Mi fu detto che avrei potuto vivere ancora dai sei agli otto mesi, ma ogni tipo di chemioterapia a cui potevo essere sottoposto avrebbe fatto di me poco più che un vegetale . … Continue reading

RISPETTARE LA MORTE

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RISPETTARE LA MORTE Non sono sempre le medesime anime che vengono a incarnarsi sulla terra. Spesso può succedere che ritornino dopo millenni, ma non è obbligatorio. Questo perché la terra non è l’unico luogo dove le creature possono fare degli stages ed evolvere. Dovunque nell’universo ci sono «terre» dove le creature si istruiscono. Quindi, nella stessa maniera come degli esseri … Continue reading

IL CONTINENTE MU E LA FILOSOFIA HUNA

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IL CONTINENTE MU E LA FILOSOFIA HUNA In questo capitolo andremo alla ricerca delle origini dell’uomo e degli antichi insegnamenti perduti. James Churchward (1852 – 1936) E Il Continente Perduto Nel 1926 il colonnello britannico James Churchward, ha pubblicato il libro “Mu, il continente perduto” nel quale raccontava di essere venuto a conoscenza, durante una sua missione in India, dell’esistenza … Continue reading

LA MORTE NON ESISTE

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LA MORTE NON ESISTE Attraverso l’appassionato lavoro pionieristico della dottoressa “Elisabeth Kubler-Ross”, siamo giunti ad una nuova, più ampia e profonda comprensione della morte, il grande appuntamento che ci attende tutti e del quale la nostra società moderna, razionalista e materialista, ha fatto, nella sua incapacità di spiegarla, un tabù insuperabile. “Elisabeth Kubler-Ross”, grazie al suo lavoro instancabile e paziente … Continue reading

Esperienza Dell’ Anima Antica

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Esperienza Dell’ Anima Antica Se sei un’anima antica, leggi. Se non lo sei, leggi comunque! Potresti stupirti. Un’anima antica e saggia potrebbe celarsi tra i membri della tua famiglia, tra i colleghi di lavoro, potrebbe essere un vicino di casa o anche qualcuno che ti siede accanto sull’autobus. Oh… forse è il senzatetto che chiede l’elemosina all’angolo della strada. Potrebbe … Continue reading

LO SCIENZIATO TORNATO DALL’ALDILÀ

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LO SCIENZIATO TORNATO DALL’ALDILÀ LE RIVELAZIONI SENSAZIONALI DEL FISICO VLADIMIR EFREMOV TORNATO PER UN MIRACOLO DALL’ALDILÀ Nei suoi trattati scientifici Efremov ha descritto l’aldilà con termini matematici e fisici. In questo articolo abbiamo cercato di evitare le formule complesse. “Vladimir, con che cosa si può paragonare il mondo in cui Lei è capitato dopo la morte? “Ogni paragone sarà falso. … Continue reading

il Jainismo

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JAINISMO la più antica Religione della Nonviolenza Universale “AHIMSA PARMO DHARMA” “La Nonviolenza è la Suprema Religione” Jai Jinendra! Da oltre duemilacinquecento anni esiste sul nostro pianeta un caposaldo della Spiritualità e della Nonviolenza: il Jainismo. La Spiritualità jainista si basa sulla regola aurea dell’Ahimsa, il rispetto attivo nei confronti di ogni Vita, animale e vegetale, che è divina e … Continue reading

L’ILLUSIONE DELLE SOFFERENZE TERRENE

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L’ILLUSIONE DELLE SOFFERENZE TERRENE L’ILLUSIONE DELLE SOFFERENZE TERRENE…SONO COME UN SOGNO di Paramahansa Yogananda Alla fine, con tre giorni di meditazione astrale, Gesù conquistò l’illusione dei tre corpi di sogno in cui era racchiusa la sua anima. Nel sogno, il solido corpo fisico, il luminoso corpo astrale e il corpo causale fatto d’idee possono essere percepiti come reali; ma quando … Continue reading

Che cosa succede dopo la morte

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Che cosa succede dopo la morte secondo Silver Birch (Betulla d’Argento) Pubblicato il da beatrice Silver Birch (Betulla d’Argento) canalizzato da Maurice Barbanell Silver Birch è uno Spirito-Guida che non si è mai incarnato sulla Terra. Per fornire un aspetto “umano” di se stesso al medium Maurice Barbanell, si presentò a lui sotto le spoglie di un Nativo Americano vissuto … Continue reading

Esperienza Cosmica di Pre-morte

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Esperienza Cosmica di Pre-morte Quarant’anni sono trascorsi da quando il Dott. Raymond Moody raccolse per la prima volta la testimonianza di un essere umano dichiarato clinicamente morto e poi ritornato in vita. Sono ormai milioni le persone in tutto il Mondo che ci hanno raccontato le medesime storie inquietanti, come la sensazione di staccarsi dai loro corpi, di lasciare l’ospedale … Continue reading

La Vita Dopo La Morte

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La Vita Dopo La Morte

La Vita Dopo La Morte 22La Vita Dopo La Morte

“La vita e la morte confluiscono in uno e non c’è né evoluzione né destino, soltanto essere.” (Albert Einstein)

La morte è la cessazione di tutte quelle funzioni biologiche vitali che definiscono gli organismi viventi. Essa si riferisce, oltre che ad un evento specifico, anche ad una condizione.

Con la morte termina l’esistenza materiale di un essere vivente, ma che succede dopo? Il nulla? Un sonno con o senza sogni? O, come ci indicano tutte le religioni, filosofie e dottrine del mondo moderno ed antico, è solo un cambiamento di stato esistenziale? E se questo è vero, in che maniera continueremo la nostra esistenza? Con quale coscienza personale continueremo ad essere consapevoli di noi stessi dopo la morte fisica?

Chi chiede che gli si dimostri l’esistenza dell’aldilà esige delle prove strettamente collegate ai sensi e all’intelletto. Si chiede quindi di dimostrare un qualcosa di impercettibile ai sensi umani tramite i sensi stessi. Essere consapevole dell’esistenza di un mondo spirituale che si interpenetra in questo materiale tramite un esperimento scientifico è come dimostrare che esiste la forza di gravità sul pianeta terra perché gli oggetti sopra di esso vengono spinti verso il centro del corpo celeste, ed infatti così è. Solo che le leggi fisiche a cui noi siamo abituati non hanno più valore se il riferimento è il pianeta stesso; cioè dimostro che esiste la forza di gravità in natura ma non posso descrivere tale forza se prendiamo in considerazione non più la mela di Newton ma il pianeta stesso. Coma fa la terra a reggersi nello spazio se esiste la gravità? Cosa la sorregge?

Questo esempio è molto eloquente e riguarda la fatidica domanda se esiste un aldilà; non si può dimostrare questo utilizzando leggi ed osservazioni che noi viviamo e percepiamo nel nostro piccolo perché ad eventuali livelli superiori esistenziali diversi da questo non hanno nessun valore. Se quindi descriviamo verità spirituali tramite i sensi non sappiamo spiegarci come la forza di gravità non agisce su un pianeta ma agisce sugli oggetti posto su di esso.

Se invece con la logica scientifica, utilizzata da secoli da illustri rivoluzionari scientifici, dimostriamo verità universali scopriamo che le verità si sostengono l’una con l’altra e a quel punto so perché la gravità spinge gli oggetti verso il centro di un pianeta e perché tale forza sorregge nello spazio il pianeta stesso.

Ogni uomo può descrivere il suo aldilà anche in base alle proprie esperienze immagazzinate dalla nascita e strettamente legate alle ideologie religiose del proprio ambiente di crescita ed alle persone che ne hanno fatto parte. Ma è sufficiente un solo punto di vista per una sana consapevolezza?

Se siamo atei, gnostici o fedeli religiosi comprendiamo che siamo nati, per esempio, cristiani e non mussulmani per pura casualità o per un volere divino superiore, ma in entrambe le circostanze possiamo considerare l’idea che potevamo nascere con una cognizione spirituale completamente diversa da quella che abbiamo ora: in una famiglia mussulmana anziché cristiana, in un ambiente religioso anziché ateo e/o in un luogo diverso da dove siamo ora.

La coscienza collettiva, da sempre, ci priva delle nostre facoltà indipendenti di ragionamento; prima di indagare su un enigma antico e recondito come quello della morte dobbiamo svincolarci dalle nostre credenze affermate nel nostro io interiore, solo per una questione “logistica”. Andare oltre le ideologie con cui si è cresciuti è fondamentale per avere una visione totale e spersonalizzata su un appuntamento con il destino più o meno imminente che nessun uomo può rimandare .

Non si consiglia in questa sede, con queste parole, di allontanarsi dalla propria fede religiosa, oggi qualità rara per una reale crescita spirituale dell’individuo; si suggerisce altresì uno studio approfondito sull’argomento prendendo in considerazione altre campane religiose, filosofiche ed anche soprattutto scientifiche. Questo atteggiamento aperto non può far altro che solidificare e consolidare il proprio rapporto con il divino, qualunque religione o credo attualmente si professi.

Nell’ultimo secolo la scienza ci è venuta d’aiuto dimostrando come la paura dell’oblio possa trasformarsi in una consapevolezza solida di come l’essenza dell’uomo non si fermi al semplice corpo fisico, ma proceda ben oltre i limiti a cui siamo abituati a pensare. Lo scopo di questo sito è raccogliere queste prove ed inquadrarle in un contesto preciso; quello appunto di una esistenza umana che non si ferma a tutti gli effetti dopo la fine del corpo fisico.

Nel mondo si è stimato che i “credenti” appartenenti ognuno alla propria religione, siano circa 5 miliardi e sembra che ogni anno circa 30 milioni di persone vanno ad aggiungersi a questo numero.

Tenendo conto che siamo circa 7 miliardi, possiamo affermare che la maggior parte delle persone credono o hanno fiducia in qualcosa di ultraterreno che probabilmente ci assiste, ci protegge e che ci darà la possibilità di esistere cognitivamente dopo la morte organica.

Troppe poche persone oggi hanno il coraggio di chiedersi: cosa c’è dopo?

Probabilmente la risposta è: questo è il dopo, una piccola parentesi di qualche anno…

bisogna solo cercare di capire perché non ci ricordiamo lucidamente di ciò che eravamo prima e se per proseguire il viaggio, prima di ritornare spontaneamente e naturalmente da dove siamo venuti, serve ricordarlo o almeno intuirlo.

Fonte: Vita dopo la mort – Post Vitae

Giainismo

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Giainismo Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Il giainismo (o Jainismo) è un’antica religione; inizialmente documentata come una fede a sé stante, è soprattutto una filosofia in quanto non implica divinità definite. È basata sugli insegnamenti di Mahavira (559-527 a.C.), un asceta di nobile estrazione che indicava la via alla perfezione umana sulla base della nonviolenza. Secondo la sua dottrina, la filosofia … Continue reading

Reincarnazione

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Reincarnazione Per la ricorrenza del 1° Novembre avrei voluto scrivere un post che ricordasse la morte tragica di Paola Clemente, morta di fatica nell’agosto di quest’anno mentre lavorava nei campi dell’Italia del sud. (Morta nei campi per due euro l’ora) A 49 anni lavorava nei vigneti per 27 euro al giorno restando sotto il sole per ore e ore dopo … Continue reading

Sei un’ anima giovane o antica

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Sei un’ anima giovane o antica

anima antica 02Quanti anni ha la tua anima? Sei un’ anima giovane o antica?

C’è uno speciale tipo di persona nel nostro mondo, che trova se stesso solo ed isolato fin dall’infanzia. La sua esistenza di isolamento non è dovuta al temperamento antisociale – egli è semplicemente un’anima vecchia. Vecchia nel cuore, vecchia nella mente e nell’anima, questa persona trova la sua visione della vita in modo più maturo rispetto agli altri che le stanno intorno.

Come risultato vive la sua vita interiore camminando nella propria solitudine, mentre il resto della gente intorno a lei segue altre direzioni. Forse tu stai sperimentando qualcosa del genere nella tua vita o hai visto questo profilo in un’altra persona che conosci? Se è così questo articolo è dedicato a te… con la speranza che tu possa definire e capire ancora meglio te stesso.

Robert Frost, Eakhart Tolle e Nick Jonas sono stati definiti così. Ma forse questo aggettivo si addice bene anche a voi. Ecco alcuni segni rivelatori dell’anzianità di un’ anima:

Tendono ad essere solitarie. Poiché le vecchie anime piuttosto indifferenti agli interessi e alle attività delle persone comuni, trovano insoddisfacente fare amicizia con esse e hanno difficoltà a relazionarsi. Questo è uno dei maggiori problemi nell’esperienza delle anime antiche. Il risultato è che esse tendono a ritrovarsi spesso da sole. Le persone non fanno per loro.

Amano la conoscenza, la saggezza, la verità. Si… questo sembra un po’ troppo grandioso e nobile, ma la vecchia anima ritrova se stessa in modo naturale, gravitando verso il lato intellettuale della vita. Le vecchie anime capiscono che la conoscenza è potere, la saggezza è felicità e la verità è libertà, quindi perché non ricercare queste cose? Tutto questo è di certo molto più significativo per loro che leggere gossip sull’ultimo fidanzato di Belen o gli ultimi risultati di calcio.

Sono inclini alla spiritualità. Molto più emotive della media, le vecchie anime tendono ad avere una natura sensibile e spirituale. Superano i confini dell’ego, cercando l’illuminazione e promuovendo la pace e l’amore. Tutto ciò sembra loro il modo più saggio ed appagante per impiegare il proprio tempo.

Capiscono la caducità della vita. Le vecchie anime sono spesso afflitte dai ricordi e dalla consapevolezza non solo della propria mortalità, ma anche delle persone intorno a loro e di tutto ciò che li circonda. Questo le rende diffidenti e a volte ritirate, anche se permette loro di vivere saggiamente la propria vita.

Sono riflessive e introspettive. Le vecchie anime tendono a pensare molto… a tutto. La loro abilità nel riflettere ed imparare dalle proprie azioni ed esperienze e da quelle degli altri, è la loro più grande maestra nella vita. Una ragione per cui le anime antiche si sentono così vecchie nel cuore, è perché hanno imparato tante lezioni. Comprendono molto bene le situazioni della vita, grazie alla loro capacità di osservare con calma e attenzione cosa accade attorno a loro.

Vedono il mondo più dall’alto. Raramente le vecchie anime si perdono in dettagli superficiali come ottenere lauree inutili, promozioni di lavoro, o acquistare oggetti materiali superflui. Esse hanno la tendenza a guardare la vita con “occhi da uccelli”, cercando quello che è il modo più saggio e significativo per affrontare la vita. Quando sono di fronte a problemi, tendono a vederli come dolori temporanei e passeggeri che servono solo ad aumentare la quantità di gioia che sentiranno in futuro. Di conseguenza, grazie a questo loro approccio alla vita, sono stabili e di natura placida.

Non sono materialiste. Le anime antiche non sono interessate a ricchezza, status, fama o all’ultima versione di iphone… Le vecchie anime non vedono come fine perseguire le cose che possono essere facilmente acquisite. Inoltre hanno poco tempo per interessarsi alle cose effimere della vita, in quanto sono prese da questioni più elevate.

Spesso sono stati ragazzini socialmente disadattati o perlomeno “strani”. Non è sempre il caso, ma molte vecchie anime esibiscono segni di particolare maturità in giovane età. Spesso, questi bambini vengono etichettati come “precoci”, “introversi” o “ribelli”, non riuscendo a rientrare nei comportamenti usuali o conformi. Solitamente sono anche estremamente curiosi ed intelligenti e vedono l’inutilità in molte cose che i loro insegnanti, genitori e coetanei dicono e fanno, e passivamente o aggressivamente gli resistono. Se potete parlare con un vostro bambino come fosse un adulto, probabilmente vuol dire che egli è un’anima antica.

anima anticaSemplicemente si sentono anime vecchie. Prima di dare un nome a questo, io ho sentito, ho vissuto le sensazioni di essere semplicemente una persona anziana dentro. I sentimenti che accompagnano una vecchia anima sono di solito di diffidenza verso il mondo, stanchezza mentale, pazienza e calma distaccata. Purtroppo, questo spesso può essere percepito come un atteggiamento distante e freddo, ma è solo uno dei vecchi miti dell’anima. Come alcune persone anziane si descrivono “giovani dentro”, anche molti giovani nel corpo (ma anime antiche) possono sentirsi “vecchi nel cuore”.

Rivisto da Fisicaquantistica.it

Fonte: http://www.noiegliextraterrestri.it/2014/08/

Pericoli derivanti dagli Additivi Alimentari

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Pericoli derivanti dagli Additivi Alimentari Dopo aver letto l’articolo “I cadaveri non si decompongono più! Allucinante! ~ Dionidream “ le mie convinzioni riguardo ai pericoli nascosti nell’alimentazione industriale sono state confermate, vi cito da questo articolo: “Il necroforo mi dice che seppelliscono i cadaveri o sotto terra o nei loculi: nel primo caso usano bare di legno e riesumano i … Continue reading

LA PERSONA COMUNE DOPO LA MORTE

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LA PERSONA COMUNE DOPO LA MORTE

di C.W. Leadbeater

LA PERSONA COMUNE DOPO LA MORTE 6La lunghezza della vita sul piano astrale può variare; ci sono quelli che rimangono alcuni giorni o alcune ore e quelli che rimangono anche per secoli.

Un uomo che abbia condotto una vita buona e pura, di cui le aspirazioni e i sentimenti più forti siano tutti disinteressati e Spirituali, non sentirà attrazione per questo piano e, se lasciato interamente solo, troverà ben poco che lo trattenga. Non si dimentichi che dopo la morte l’uomo va ritirandosi in se stesso e appunto come primo passo di questo processo egli abbandona il corpo fisico e quasi subito dopo il doppio eterico, così egli dovrà abbandonare anche il corpo astrale o del desiderio, e passare nel mondo celeste, la sola regione dove le sue aspirazioni spirituali possano portare un frutto perfetto.

L’uomo dall’animo nobile e puro potrà fare questo perché durante la vita ha soggiogato tutte le passioni terrene. La forza della sua volontà è stata diretta a canali più alti, e perciò rimane soltanto ben poca energia di desideri inferiori da esaudire sul piano astrale.

LA PERSONA COMUNE DOPO LA MORTE  LA MORTEL’uomo comune non si è affatto liberato da tutti i desideri inferiori prima della morte e occorre un lungo periodo di vita più o meno pienamente cosciente nelle varie suddivisione del piano astrale. Nel caso di una persona completamente Spirituale, il risultato sarebbe un passaggio istantaneo attraverso tutto il piano, di modo che si riacquisterebbe per la prima volta coscienza nel mondo del Cielo.

Le persone che si sveglieranno coscienti nella suddivisione più bassa del pian astrale sono quelle i cui desideri sono rozzi e brutali. Là rimarranno per un periodo di tempo proporzionato alla forza dei loro desideri, soffrendo spesso terribilmente per il fatto che, mentre le loro cupide voglie terrene sono più che mai forti, essi si trovano nell’impossibilità di saziarle, eccetto i pochi casi in cui riescono a farlo indirettamente impadronendosi di qualche vivo che gli somigli e possedendolo.

Le persone si trovano, là come qui, associate in gruppi formati per continuanza di simpatie, di credenza e di linguaggio. L’idea poetica della morte come eguagliatrice universale è un’assurdità nata dall’ignoranza; nella grande maggioranza dei casi la perdita del corpo fisico non modifica in nulla il carattere o l’intelletto dell’individuo e perciò vi sono tante varietà di intelligenza fra coloro che si sogliono chiamare i morti, quanto i vivi.

L’orribile dottrina della punizione eterna è anch’essa responsabile di una gran parte del miserevole e infondato terrore che i nuovi arrivati provano in questa vita superiore. In molti casi essi passano lunghi periodi di acuta sofferenza mentale prima di potersi liberare e convincersi che il mondo è governato non dal capriccio di qualche demone, che gioisce dell’angoscia umana, ma da una legge d’evoluzione benevola e meravigliosamente presente.

Vi è un’influenza che assai spesso si esercita su un’entità disincarnata che può seriamente ritardare il suo cammino verso il mondo del Cielo ed è quella del cordoglio intenso e non raffrenato dagli amici e parenti che sopravvivono. Fra i molti tristi effetti dell’idea terribilmente sbagliata e anche irreligiosa, che per tanti secoli noi occidentali ci siamo formati della morte, c’è anche quello che non soltanto provochiamo in noi stessi un’immensa quantità di dolore affatto inutile per questa temporanea separazione dai nostri amati, ma spesso anche col nostro rimpianto facciamo grave danno a coloro per i quali nutriamo una così profonda affezione. Quando il nostro fratello defunto cade pacificamente e naturalmente nell’incoscienza che precede il suo risveglio fra le glorie del mondo Celeste, egli è troppo di frequente richiamato da quello stato felice della vivida rimembranza della vita terrena, che ha da poco lasciato, unicamente per l’azione del rimpianto e del desiderio appassionato dei suoi amici terreni, rimpianto e desiderio che risvegliano vibrazioni corrispondenti nel suo corpo astrale, cagionandogli così un acuto malessere.

Sarebbe bene che coloro che sono stati preceduti nell’aldilà dai propri cari, imparassero il dovere di raffrenare per loro amore un dolore che, per quanto naturale, è pur sempre egoistico nella sua coscienza.

Leadbeater  LA MORTENon si tratta di dimenticare i nostri cari; il  ricordo affettuoso di un uomo per l’amico defunto è una forza, la quale, se giustamente diretta a formare dei fervidi voti per il suo progresso verso il Cielo e per il suo tranquillo passaggio attraverso lo stato intermedio, potrebbe essergli di un vero valore, mentre se sprecata in condoglianze e in desiderio di farlo tornare quaggiù, non solo è inutile ma anche dannosa

Stralci da: IL PIANO ASTRALE di C.W. Leadbeater

Tramite: C.W. Leadbeater su PREPARIAMOCI

DHAMMAPADA

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DHAMMAPADA

DHAMMAPADAÉ impossibile, in una breve introduzione come questa, dare un’idea anche sommaria dell’insegnamento di Buddha. Al lettore o alla lettrice che incontrano per la prima volta il pensiero buddista, possono tuttavia essere utili alcune parole di presentazione di certi concetti ricorrenti nel testo che sono parecchio estranei al pensiero occidentale.

Il primo e fondamentale di questi concetti è proprio quello di risveglio, bodhi, illuminazione o liberazione. ‘Risveglio’ presuppone un sonno: il sonno, di cui qui si tratta, non è altro che lo stato della nostra coscienza ordinaria. La concezione sottostante, è che la nostra ordinaria percezione di noi stessi e del mondo sia fondamentalmente ‘illusione’. Viviamo in un mondo di miraggi e di fantasmi, agiamo tutto un nostro teatro interno di sogni e di proiezioni.

Al centro di questo mondo c’è un’illusione o errore fondamentale: l’illusione dell’esistenza di un ‘sé’, l’illusione che ci fa credere di esistere come qualcosa di individuato e separato dal tutto. É un po’ come se un’onda credesse di esistere separatamente dal mare. Le onde si raccolgono, si frangono, si rimescolano nel mare. L’acqua stessa che le forma non è mai la stessa.

L’onda è solo un disegno che emerge e si dissolve nel caleidoscopico movimento complessivo dell’acqua. Ma, se l’onda si identifica con la propria esistenza separata, essa viene a trovarsi inevitabilmente in una lotta disperata con la realtà della propria impermanenza. Il sé, che si illude di esistere non può che attaccarsi a tutto ciò che nutre la sua esistenza separata e cercare di respingere tutto ciò che avvicina la sua dissoluzione nel tutto. L’illusione primaria dell’esistenza di un sé, è perciò immediatamente seguita da due movimenti della coscienza: attrazione e repulsione, desiderio e avversione, odio, paura. L’illusione primaria è il nocciolo di quella che i buddisti caratterizzano come ‘ignoranza’: uno stato di offuscamento in cui non siamo in grado di percepire la realtà delle cose. E questa terna, ignoranza, desiderio, avversione, si trova al centro della ruota della vita e della morte, un curioso mandala circolare che descrive simbolicamente il fatale avvicendarsi di nascita, crescita, invecchiamento, morte e rinascita. Perduti in questo ciclo del samsara, dell’esistenza illusoria, gli esseri si trascinano di vita in vita, inseguendo un sogno impossibile, eternamente prigionieri della disillusione, della sofferenza e della morte.

La più lapidaria enunciazione di questo stato di cose è costituita dalle cosiddette ‘quattro nobili verità, di Buddha. Esse sono: l’esistenza è sofferenza; questa sofferenza ha un’origine; essa ha anche una fine; il cammino che conduce al risveglio porta alla fine della sofferenza. Cioè: l’illusione di esistere separatamente, ci pone in conflitto con l’effettivo essere-così delle cose e ci pone perciò in una situazione cronica di sofferenza. Questa sofferenza ha la sua origine nell’ignoranza, nel desiderio e nell’avversione. Perciò chi va al di là di ogni desiderio e di ogni avversione, chi si risveglia dal sonno dell’ignoranza, trascende ogni sofferenza. Non è più identificato con il proprio corpo e, anche se il corpo muore, la sua coscienza vive in tutto l’universo. Ma, la sua coscienza, non è più questo frammento che si è illuso di esistere separatamente e che ha viaggiato di corpo in corpo: essa è semplicemente ‘la’ coscienza, la coscienza dell’universo, la coscienza del tutto.

Può esser utile dire qualche parola anche a proposito del concetto di reincarnazione, che, familiare e naturale in tutto il mondo orientale, è invece fondamentalmente estraneo alla cultura ebraico-cristiana. L’idea sottostante a questo concetto è quella di karma, secondo cui ogni azione lascia delle tracce sottili nella coscienza di chi la compie, tracce, che a loro volta facilitano il prodursi di certe azioni e di certe circostanze nella vita della persona. Il pensiero orientale assume che questo rapporto di consequenzialità non si limiti all’ambito di una sola vita, ma si estenda anche al di là della morte, in un ciclo di trasmigrazioni che il sé illusorio percorre, sospinto dalla molla del desiderio e dell’avversione e condizionato dalle tracce delle proprie passate azioni ed esperienze.

Non è necessario condividere questo presupposto per cogliere l’essenza del discorso di Buddha. Dal punto di vista di Buddha, il ciclo delle reincarnazioni, è solo la metafora con cui la mente orientale si rappresenta l’esistenza di un sé separato, mentre il pensiero occidentale, se la rappresenta con la metafora di un’unica vita seguita da un aldilà o dal nulla eterno, secondo le credenze. Né l’una né l’altra vanno prese sul serio: entrambe descrivono qualcosa che ha comunque un’esistenza soltanto illusoria. E interessante notare che questo non è soltanto il punto di vista di Buddha, ma anche quello delle più raffinate conoscenze sulla materia di cui disponiamo oggi. Dal punto di vista della fisica per esempio, l’idea dell’esistenza autonoma di un corpo è del tutto astratta e formale, nel contesto di quel viluppo indivisibile di campi interagenti che è l’immagine della realtà fornita dalle teorie più recenti.

Più vicina alla nostra esperienza diretta, è forse una semplice interpretazione psicologica dell’idea di reincarnazione. La vita del nostro corpo e della nostra coscienza è un flusso costante: in un certo senso moriamo e rinasciamo ogni momento. E ogni momento rinasciamo portando con noi le tracce del nostro passato, il nostro karma istante per istante. In questo senso il Dhammapada è un invito a concentrare tutta la nostra attenzione, tutta la nostra energia, tutta la nostra consapevolezza, tutta la nostra capacità di risveglio in ogni attimo di vita. Ogni attimo di luce si lascia dietro una scia di luce. Se in questo istante sei sveglio, attento, cosciente, è più facile che tu sia sveglio, attento cosciente nel prossimo istante. Usando una metafora cristiana potremmo dire: il paradiso e l’inferno sono qui, sono una realtà immediata, la crei tu stesso attimo per attimo.

A volte può sembrare che il Dhammapada abbia toni di negazione della vita nei suoi aspetti concretamente sensibili. Un enunciato come ‘l’esistenza è sofferenza’ o l’invito a trascendere ogni desiderio, possono essere letti come negazione della gioia e della bellezza, di questo miracoloso divino caleidoscopio di illusioni in cui viviamo. E non c’è dubbio che in una parte notevole dell’ortodossia buddista, come del resto di quella cristiana, tutta una dottrina e una pratica sono condizionate da questo approccio anti-vitale. Ma, fortunatamente, nel buddismo sopravvivono anche tradizioni che leggono il messaggio di Buddha in maniera diversa. Secondo queste letture l’invito non è a ‘rinunciare al mondo’, a minimizzare il godimento del corpo e l’esperienza sensibile, a rifugiarsi nell’ascesi, anche se questo può essere un passo utile in una certa fase del cammino. Non dimentichiamo che Buddha raggiunse la liberazione quando si spinse al di là anche delle sue pratiche ascetiche.

Chi recita a memoria le scritture,
ma non le mette in pratica,
è come un mandriano
che conta le vacche altrui.
Costui non è partecipe
della vita dello spirito.

Ma se, pur conoscendo solo
una piccola parte delle scritture,
pratichi il dharma,
abbandoni le passioni, l’odio e le illusioni,
coltivi la saggezza e la serenità,
non hai desideri
né in questo mondo né nell’altro,
allora veramente sei partecipe
della vita dello spirito

Fonte: http://www.guruji.it/dammapada2.htm

Le Tavole Smeraldine II:Le Sale di Amenti

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Le Tavole Smeraldine II:Le Sale di Amenti Profonde nel cuore della Terra ci sono le Sale di Amenti, lontane sotto le isole della sommersa Atlantide, le Sale della Morte e le Sale del Vivente, bagnate dal fuoco dell’infinito TUTTO. Lontano, in un’epoca remota, persa nello spazio tempo, i Figli della Luce guardavano giù verso il mondo. Vedevano i figli degli … Continue reading