RUMI

RUMI

RUMIUn uomo del suo tempo e di tutti i tempi: una presenza viva e fraterna in tutto il mondo dell’Islam, dal Cairo a Tangeri, da Djakarta a Lahore, coi suoi 800 milioni di musulmani. Nell’India, in Afghanistan, in Iran i suoi poemi sono salmodiati dalle folle durante i pellegrinaggi; nel più umile villaggio turco – e, ancora oggi, in Bosnia-Erzegovina – la sua memoria è venerata; a Istanbul esiste un cimitero in cui molti chiedono di essere sepolti, vicino a coloro che furono “gli innamorati” di Rūmī; monasteri in tutto l’Oriente, ivi compresi i Balcani; cattedre dalle quali per sette secoli fu insegnata la sua dottrina; il riconoscimento, da parte degli orientalisti occidentali, della sua opera come di quella del più grande poeta mistico di tutti i tempi, opera che – per gli orientali – è seconda solo al Corano […] Ma, soprattutto, il portatore di un messaggio di bruciante attualità, perché fondato su un’esperienza vissuta, emanante da un uomo che – anche se divenne un santo – non era un prete“. (Eva de Vitray-Meyerovitch)

BIOGRAFIA GIALAL AL-DIN RUMI

« O uomo! Viaggia da te stesso in te stesso. »

(Mawlānā Jalāl al-Dīn Balkhi)

Jalāl al-Dīn Balkhi (persiano: جلال‌الدین محمد بلخى‎‎ ), anche conosciuto come Jalāl ad-Dīn Muḥammad Balkhi (persiano: جلال‌الدین محمد رومی‎‎ ), conosciuto come Mevlānā in Turchia e come Mawlānā (persiano: مولانا‎‎ ) in Iran e Afghanistan (Balkh, 30 settembre 1207 – Konya, 17 dicembre 1273) è stato un ʿālim, teologo musulmano sunnita, e poeta mistico di origine persiana.

RUMIFondatore della confraternita sufi dei “dervisci rotanti” (Mevlevi), è considerato il massimo poeta mistico della letteratura persiana. In seguito alla sua dipartita i suoi seguaci si organizzarono nell’ordine Mevlevi (Sufismo), con i cui riti tentavano di raggiungere stati meditativi per mezzo di danze rituali e musica (nella quale predominante era il suono del flauto ney, da Rumi esaltato nel proemio del suo Masnavī). Nonostante egli fosse un sufi ed un grande studioso del Corano, la sua personalità raggiunse e permise il superamento delle divisioni religiose e sociali. Anche durante la sua vita fu noto per la sua visione cosmopolita, il suo funerale, durato 40 giorni, vide la partecipazione di musulmani, ebrei, cristiani, persiani e greci.

VITA E OPERE

Nasce da genitori di lingua persiana, probabilmente a Balkh, nella regione del Khorasan, odierno Afghanistan, o forse nella più piccola città di Wakhsh, nell’odierno Tagikistan. A dieci anni, nel 1217, compie il pellegrinaggio alla Mecca, partendo dal Khorasan, in compagnia della sua famiglia. Nel 1219, su iniziativa del padre, il teologo, mistico e giurista musulmano Bahā ud-Dīn Walad, l’intera famiglia ripara nel nordest dell’Iran, a causa dell’invasione mongola.

Secondo la tradizione, passò con la sua famiglia anche attraverso Neishabur e lì incontrò il vecchio poeta Farid al-Din ‘Attar. Il poeta avrebbe profetizzato un futuro splendente al giovane Rumi e gli avrebbe donato un esemplare del suo poema epico, Il libro dei segreti, nominando al contempo il ragazzo come il continuatore ideale della sua opera.

A Konya, in Asia Minore, dove si stabilì la famiglia, Rumi fu seguito da suo padre, un predicatore di gran fama, nelle scienze teologiche, e, dopo la morte di quest’ultimo, anche nella mistica. Egli stesso divenne una guida spirituale molto conosciuta sia per le prediche sia per la dottrina, e un gruppo di studiosi si raccolse intorno a lui per redigere una serie di scritti teologici. Rumi si sposò due volte ed ebbe quattro figli.

Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1231, Rumi passerà sette anni approfondendo lo studio delle scienze teologiche e giuridiche islamiche in Siria, fra le città di Aleppo e Damasco. Intanto il posto di suo padre viene preso dal suo padrino, Sayyid Burhān al-Dīn Muhaqqiq, che si prenderà cura di Rumi e dei discepoli lasciati da Bahā ud-Dīn Walad divenendo loro shaykh. È improbabile che, una volta completati i suoi studi teologici, Rumi abbia subito preso il posto di Sayyid; più probabilmente ciò avvenne intorno all’anno 1241, quando quest’ultimo si ritira a Kayseri.

RUMIDue eventi spirituali furono determinati nella vita di Rūmī. Uno fu l’incontro, nel 1244, con il misterioso personaggio noto come Shams-i Tabrīz (“il sole di Tabrīz”), suo maestro spirituale a sua volta profondo studioso delle scienze teologiche e giuridiche islamiche, particolarmente sapiente nei riguardi della scuola di Shāfiʿī, lo sciafeismo. Per un anno entrambi si dedicarono interamente ad una ricerca spirituale, che destò un notevole scandalo (Progetto Gionata), che portò alla scomparsa di Shams in misteriose condizioni. A seguito della morte di Shams, Jalāl al-Dīn ebbe un momento di particolare capacità creativa che lo portò a comporre una raccolta di poesie comprendenti ben trentamila versi. Più avanti negli anni compose un’altra raccolta di componimenti poetici suddivisa in sei libri contenente più di 40mila strofe.

Suo figlio Walad scrisse una biografia del padre, che custodiva gli ordini dei Dervisci–Mevlana, come testimonianza vivente del suo fondatore.

Il secondo evento fu la conoscenza, a Damasco, di Ibn Arabi, grande mistico islamico, tra i più grandi teorizzatori della waḥdat al-wujūd o “unità dell’essere”. Rūmī riesce a fondere in modo perfetto l’entusiasmo inebriato di Dio di Shams-i Tabrīz, con le sottili elucubrazioni e le visioni di Ibn al-‘Arabi. La realtà terrena, sostiene esplicitamente Rūmī, non è che un riflesso della realtà simbolica che è la vera realtà.

Le opere principali di Rūmī sono due, uno è il Dīwān o canzoniere, noto come Divan-i Shams-i Tabrīz (“Canzoniere di Shams-i Tabrīz”). L’appellativo è anche esteriormente, ben meritato, trattandosi di una raccolta di odi veramente immensa. L’altro è un poema lungo a rime baciate, forma che si chiama comunemente in persiano “Masnavī” e noto appunto come Masnavī-yi Maʿnavī (“Masnavī Spirituale”). È stato definito un Corano in lingua persiana e consiste di più di 26.000 versi doppi, in sei volumi o quaderni (in persiano “daftar”), ciascuno preceduto da una elegante prefazione in prosa in arabo. Un altro libro, dal curioso titolo arabo Fīhi ma fīhi (“C’è quel che c’è”) raccoglie dichiarazioni in prosa del maestro, che coincidono con quanto espresso dalle sue opere poetiche.

CITAZIONI DI GIALAL AL-DIN RUMI

RUMIBen oltre le idee di giusto e di sbagliato c’è un campo. Ti aspetterò laggiù.”

O uomo! Viaggia da te stesso in te stesso.”

Esci dal circolo del tempo ed entra nel circolo dell’amore.”

Nel momento in cui accettiamo i problemi che ci sono stati assegnati, le porte si aprono.”

Io voglio cantare come cantano gli uccelli senza preoccuparmi di chi ascolta o di cosa pensi.”

Non legare il cuore a nessuna dimora, perché soffrirai quando te la strapperanno via.”

Il fuoco non ha più fumo quando è diventato fiamma.”

Solo gli occhi aperti possono scoprire che l’universo è il libro della più alta Verità.”

La paura è senza motivo. Essa è immaginazione, e vi blocca come un paletto di legno può bloccare una porta. Bruciate quel paletto.”

Purificati degli attributi del sé, al fine di poter contemplare la tua propria essenza pura.”

La gratitudine, è il paradiso di per se stessa.”

Hanno detto: “Da ogni parte c’è la luce di Dio”. Ma gridano gli uomini tutti :”Dov’è quella luce?”

L’ignaro guarda a ogni parte, a destra, a sinistra;ma dice una Voce: Guarda soltanto, senza destra e sinistra!”.

“Tutto quanto concerne l’Anima si svela spontaneamente ed ogni sforzo razionale non fa che allontanarla. Questo perché’ la sua natura non e’ fenomenica. Si coglie col cuore come una poesia, come un’opera d’arte. Si sente, si ama ma nessun concetto, come ombra fugace, e’ ad essa adeguato”.

Che noi possiamo fare ciò che di bello amiamo. Ci sono centinaia di modi di inginocchiarsi a baciare la Terra.”

Lascia il mondo e ne sarai signore, | esci da te, sarai compagno di Dio. | Datti, tu freccia, all’arco del Signore, | che egli ti scocchi rapido al tuo segno. | Cresci, tu grano, e sii campo di spighe, | poi lasciati mietere nel giorno della falce; | fatti nel forno ardente pane al mondo, | lascia lieto la terra e sarai stella”

Girando intorno al centro eterno, | che è Dio, | tumultuando intorno al quieto centro | che è in Dio, | getta da te ogni cura e ruota intorno | a Dio, | oltre il sole e le aurore, fino | a Dio. | Chi seppe la potenza della danza | vivrà in Dio, | poiché sa che l’amore uccide | come Dio.”

RUMISe cominci ad andare, ti si aprirà innanzi la Via; | se ti fai nulla, sarai trasformato in essere puro; | se ti fai basso e abietto, non entrerai più nel cosmo | e allora, fuori di te, sarai mostrato a te stesso! “(da Quartine)

Sorgi, o giorno! Danzano gli atomi di polvere | e le anime, liete, in estasi sante danzano. | Colui per il quale danzano le sfere celesti ed il Vento | te lo dirò in un orecchio, Lui dove danza! “(da Quartine)

Tu inventasti questo “io” e questo “noi” | per giocar con Te stesso il sacro gioco | dell’adorazione, affinché tutti | questi “io” e “tu” divengan unica vita.” (Mathanawi, I, 1787)

Dio ha fatto in modo che l’illusione sembri reale e il reale un’illusione. Ha nascosto il mare ed ha reso visibile la schiuma; ha nascosto il vento e manifesta la polvere. Tu vedi la polvere turbinare, ma come potrebbe sollevarsi da sola? Tu vedi la schiuma, ma non l’oceano. Perciò invocalo con le azioni, non con le parole, perché le azioni sono reali e ti daranno la salvezza nella vita a venire.” [“Mathnawi”]

Nella generosità e nell’aiuto degli altri sii come un fiume.

Nella compassione e nella grazia sii come il sole.

Nel nascondere le mancanze altrui sii come la notte.

Nell’ira e nella furia sii come la morte.

Nella modestia e nell’umiltà sii come la terra.

Nella tolleranza sii come il mare.

Esisti come sei oppure sii come appari.

Quando cerchi Dio, Dio è lo sguardo dei tuoi occhi.”

SONO MORTO

Sono morto come minerale e come pianta sorto.

Sono morto come pianta e ancora risorto come animale.

Sono morto come animale e risorto come uomo.

Perché temere allora di divenire meno morendo?

Ancora una volta morirò’ come uomo.

Per risorgere come un angelo perfetto dalla testa

alla punta dei piedi.

Ed ancora quando da angelo soffrirò la dissoluzione

Io muterò’ in ciò’ che supera l’umano concetto.”

IL RUBINO

Un’amata chiese all’amante:

“Chi ami di più, te stesso o me?”.

“Dalla testa ai piedi sono diventato te.

Di me non rimane che il nome.

La volontà l’hai tu. Tu sola esisti.

io sono scomparso come una goccia d’aceto

in un oceano di miele”.

Una pietra diventata rubino

è colma delle qualità del sole.

Niente della pietra vi resta.

Se ama se stessa, ama il sole;

se ama il sole, è se stessa che ama.

Non c’è differenza tra questi due amori.

Prima di divenire rubino la pietra è nemica

a sé stessa.

Non uno esiste, ma due.

La pietra è oscura e cieca alla luce.

Se ama sé stessa è infedele, si oppone

intensamente al sole.

Se dice “io” è solamente tenebra.

Un faraone si proclama divino e viene abbattuto,

Hallaj dice lo stesso ed è salvato.

Un io è maledetto, l’altro io benedetto.

Un io è una pietra, l’altro un cristallo.

Uno è un nemico della luce, l’altro la riflette.

Nell’intimo della propria coscienza , e non

mediante una dottrina,

è uno con la luce.

Lavora alle tue qualità di pietra

e diventa splendente come il rubino.

Pratica la rinuncia e accetta le difficoltà.

Vedi sempre la vita infinita nella morte dell’io.

La tua pietra scemerà, si accrescerà la tua natura

di rubino.

I segni dell’esistenza individuale lasceranno

il tuo corpo

e l’estasi ti prenderà.

Diventa tutto udito come un orecchio

e otterrai un orecchino di rubino.

Scava un pozzo nel centro di questo corpo,

o prima ancora che il pozzo sia scavato

lascia che Dio attinga l’acqua.

Impegnati sempre a raschiare la sporcizia dal pozzo.

A tutti quelli che soffrono

la perseveranza reca buona sorte.

Il Profeta ha detto che ogni prostrazione

in preghiera

è un colpo alla porta del cielo.

Se si continua a bussare,

la felicità rivela il suo volto ridente.

IO NON SONO…

Che cosa farò, musulmani?

Non mi riconosco più…..

Io non sono né cristiano né ebreo,

né magio né musulmano.

Io non sono dell’Est né dell’Ovest,

né della terra né del mare.

Io non provengo dalla miniera della natura

né dalle stelle orbitanti.

Io non sono della terra o dell’acqua,

del vento o del fuoco.

Io non sono dell’empireo

né della polvere su questo tappeto.

Io non sono del profondo né dell’oltre.

io non sono dell’India o della Cina,

di Bulghar o di Saqsin.

Io non sono del regno dell’Iraq

né della terra del Khorasan.

Io non sono di questo mondo né dell’altro,

non del cielo né del purgatorio.

Il mio luogo è il senza luogo,

la mia traccia è la non traccia.

Non è il corpo e non è l’anima,

perché appartengo all’anima del mio amore.

Ho riposto la dualità

e visto i due mondi come uno.

Uno io cerco, Uno conosco.

Uno io vedo, Uno chiamo.

Egli è il Primo, egli è l’Ultimo.

Egli è l’Esterno, egli è l’Interno.

Non conosco che Hhuu, nient’altro che lui.

Ebbro della coppa d’amore,

i due mondi mi scivolano dalle mani.

Non mi occupo di nient’altro

che divertimenti e bere forte.

Se una volta nella vita ho trascorso un instante senza te,

mi pento della mia vita da quel momento in poi.

Se una volta in questo mondo

otterrò un istante con te,

mi metterò i due mondi sotto i piedi

e danzerò eternamente di gioia.

Oh Shams di Tabriz, sono così ebbro in

questo mondo

che salvo la baldoria e l’ebbrezza

non ho storie da raccontare.

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