Mujica il presidente povero

Mujica il presidente povero

Mujica il presidente povero 003Il potere non cambia le persone, mostra come sono veramente.” (José Mujica)

In questo post voglio presentarvi la figura di José Alberto Mujica Cordano meglio conosciuto come come Pepe Mujica, Presidente della Repubblica dell’Uruguay fino al Marzo di quest’anno, soprannominato dalla stampa internazionale: il “Presidente più povero del mondo”.

È una dura storia quella del 78enne Mujica, studente e lavoratore fin da bambino, figlio del popolo e della classe contadina si unì ben presto alla guerriglia tupamara combattendo contro la dittatura militare che governò l’Uruguay dal 1973 al 1985. Passò in carcere 15 anni, fra torture, isolamento e minaccia di esecuzione. A 60 anni decise di continuare a lottare per il suo Paese che ormai si era avviato sulla strada della democrazia divenendo prima deputato, poi ministro ed infine trionfando alle elezioni presidenziali del 2009. E come presidente dimostrò, contro tutto quello che la politica ci ha finora insegnato, che si può vivere e governare secondo i propri principi e quello che si professa.

Mujica e’ noto per il suo stile di vita austero: possiede solo, a quanto pare, una vecchia Volkswagen Maggiolino del 1987, donatagli da alcuni amici e vive in una piccola fattoria nei dintorni di Montevideo, dove si dedica alla floricoltura assieme alla moglie, la senatrice Lucia Topolansky, ed a una cagnetta a tre zampe che porta anche ai ricevimenti internazionali.

Mujica il presidente povero 002Mujica riceve dallo Stato uruguaiano un appannaggio di 260259 pesos (circa 8300 euro) al mese per il suo lavoro alla guida del Paese, ma ne dona circa il 90% a favore di organizzazioni non governative e di persone bisognose, trattenendo per se solo il 10% dello stipendio (circa 800 euro).

Vive in una piccola fattoria a Rincón del Cerro, alla periferia di Montevideo: ha infatti rinunciato a vivere nel palazzo presidenziale.

In riferimento alla piccola quota di stipendio che trattiene per sé che lo ha fatto soprannominare il “Presidente più povero del mondo”, Mujica dichiarò in un’intervista al quotidiano colombiano El Tiempo che tale quantità di denaro gli era sufficiente, alla luce del fatto che molti suoi connazionali devono vivere con molto meno.

Il Presidente uruguaiano e’ diventato famoso anche per aver aperto le porte della residenza ufficiale ai senza tetto, come rifugio dal freddo, per il periodo invernale.

Il capo di stato ha disposto che ”in caso di necessita” un’area del palazzo presidenziale Suarez y Reyes, nel quartiere Prado, sia utilizzata per ospitare i senza fissa dimora.

Il 24 maggio una madre col suo bambino sono stati i primi a beneficiare della disponibilita’, anche se successivamente e’ stata trovata loro un’altra sistemazione.

Mujica ha fatto includere la residenza in una lista di edifici pubblici da utilizzare nel caso di saturazione dei rifugi previsti, dopo che nell’inverno 2011 cinque senzatetto erano morti per il freddo.

Video: En la casa de José, el presidente “más pobre” del mundo – YouTube

La Storia

José Alberto Mujica Cordano (Montevideo, 20 maggio 1935) è un politico uruguaiano, conosciuto pubblicamente come Pepe Mujica, senatore della repubblica e 40° Presidente dell’Uruguay dal 1º marzo 2010 al 1º marzo 2015.

Con un passato da guerrigliero ai tempi della dittatura, fu eletto deputato, senatore e, tra il 2005 e il 2008, fu ministro all’allevamento, agricoltura e pesca. Fu leader del Movimento di Partecipazione Popolare, raggruppamento maggioritario del Fronte Ampio, fino alle sue dimissioni avvenute il 24 maggio 2009. Il 30 novembre 2009 vinse le elezioni presidenziali, battendo al ballottaggio Luis Alberto Lacalle. Dal 2005 è sposato con la senatrice e leader storico del MPP Lucía Topolansky, dopo una lunga convivenza.

Mujica il presidente povero jovenMujica nei primi anni Sessanta aderì al neonato movimento dei MLN – Tupamaros (Movimiento de Libaraciòn Nacional), un gruppo armato di sinistra ispirato dalla rivoluzione cubana e alla difesa dei diritti dei lavoratori della canna da zucchero (cañeros) del nord del paese sindacalizzati da Raúl Sendic. Il nome al movimento fu dato ispirandosi al romanzo Ismael del 1888 di Eduardo Acevedo Díaz che parlava delle truppe dei “contadini, nativi o criollos, rappresentati nel testo come gli uomini al seguito del libertador José Gervasio Artigas e comparati da spagnoli e proprietari terrieri alle truppe al seguito di Túpac Amaru II”, “l’autore spiegava come la denominazione tupamaro fosse usata spregiativamente dalla classe dominante (…) Si scelse il riferimento storico ai tupamaros di José Gervasio Artigas (…) con l’obiettivo di dargli una connotazione più aperta e capace di andare oltre i tradizionali riferimenti troppo legati alla sinistra eurocentrica (…)”.

Nel corso di varie azioni ricevette ben 6 ferite da arma da fuoco, e nel 1969 partecipò alla breve occupazione di Pando, una città vicina a Montevideo. Mujica fu arrestato in quattro diverse occasioni e fu tra i prigionieri politici che riuscirono a evadere dalla prigione di Punta Carretas nel 1971.

Fu comunque ricatturato un anno dopo e condannato da un tribunale militare sotto il governo di Jorge Pacheco Areco, che aveva sospeso diverse garanzie costituzionali. Dopo il colpo di Stato militare del 1973, organizzato dal presidente Juan María Bordaberry, fu trasferito in un carcere militare dove rimase rinchiuso per quasi 12 anni, la maggior parte dei quali passati in completo isolamento in un braccio ricavato da pozzo sotterraneo.

Fu uno dei 9 dirigenti tupamaros prigionieri che la dittatura civile-militare chiamava rehenes (ostaggi), ossia persone che, in caso di ulteriori azioni militari dei Tupamaros in libertà, sarebbero state immediatamente fucilate.

Altri “rehenes” erano un altro dirigente tupamaro, Eleuterio Fernández Huidobro, attuale Ministro della Difesa, lo scrittore Mauricio Rosencof, che raccontò di aver subito torture, e il fondatore del loro movimento, Raúl Sendic, con i quali riuscì a mantenere i contatti in carcere, malgrado le inumane condizioni di detenzione. Mujica, come detto da lui stesso, a causa dell’isolamento soffrì di gravi problemi di salute, specialmente psicologici, arrivando ad avere allucinazioni uditive e paranoia.

Nel 1985, quando la democrazia costituzionale fu ristabilita, Mujica fu liberato grazie ad un’amnistia della quale beneficiarono sia guerriglieri sia golpisti, coprente crimini di guerra e fatti di guerriglia commessi dal 1962 in poi. Tale amnistia sarà revocata per crimini contro l’umanità, ottenendo il processo e la condanna dell’ex dittatore Bordaberry.

Risultati Ottenuti

Fra i maggiori risultati della presidenza dell’ex guerrigliero la crescita dell’economia, la diminuzione della povertà, soprattutto in campagna, la crescita di salari e pensioni, la disoccupazione al minimo storico, l’indipendenza energetica grazie all’uso di fonti alternative. Pepe, alla soglia degli 80 anni, sovverte le regole della politica e delle istituzioni, riesce a parlare al popolo e ai capi di Stato, con la sua saggezza contadina, il coraggio del combattente e la serenità dei suoi anni.

Mujica il presidente povero 001Modifiche come la legalizzazione dei matrimoni tra omosessuali, o come la legalizzazione dell’aborto (in America Latina, oltre che in Uruguay, è legale solo a Cuba e Città del Messico). Anche il diritto allo studio, in Uruguay, è davvero un diritto per tutti, il presidente ha capito che il lavoro minorile e lo sfruttamento si contrastano eliminando l’analfabetismo con l’arma dell’istruzione. E i risultati non si sono fatti attendere: in meno di dieci anni la percentuale di uruguayani che viveva al di sotto della soglia di povertà è passata dal 39% al 11% (meno che oggi in Italia) e la povertà estrema è scesa dal 5% ad appena lo 0,5% (meno di molti paesi Europei).

La povertà è diminuita anche perché l’economia è cresciuta: gli investimenti sono passati dal 13% del Pil al 25%. Una crescita, quella ottenuta grazie alle misure introdotte dal “Presidente più povero del mondo”, che è diverse volte maggiore di quella di molti paesi industrializzati: negli Usa la percentuale degli investimenti sul Pil è tra il 7,1 e l’ 8,9%, un terzo di quella uruguayana.

L’Uruguay, grazie alla gestione del presidente, è stato insignito del titolo di Paese dell’Anno 2013 rilasciato dal giornale The Economist che lo ha definito uno stato liberale, coraggioso, in cui è possibile mantenere una buona qualità della vita, soprattutto dal punto di vista del benessere e della serenità.

Come dimostra la campagna lanciata durante la sua presidenza, per ridurre la diffusione di armi nel paese; in Uruguay un cittadino su tre possiede un’arma e solo la metà di queste sono registrate.

Per questo Pepe Mujica ha lanciato la campagna “Armas para la vida” e ha deciso di regalare una bicicletta o un computer portatile a chi avesse consegnato le armi, contemporaneamente ha varato una legge con cui veniva inasprita la pena per il possesso illegale di armi.

Il Pensiero Di Mujica

Per me i poveri sono coloro che hanno bisogno di troppo, perché vivono perennemente nell’insoddisfazione”. Alla BBC ha dichiarato “Mi chiamano il presidente più povero, ma io non mi sento povero. I poveri sono coloro che lavorano solo per cercare di mantenere uno stile di vita costoso, e vogliono sempre di più. E’ una questione di libertà. Se non si dispone di molti beni allora non c’è bisogno di lavorare per tutta la vita come uno schiavo per sostenerli, e si ha più tempo per se stessi”.

Mujica ha pronunciato a braccio alla Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile Rio+20, il 21 giugno 2012, un discorso rivoluzionario, come solo i grandi uomini sanno pronunciare, in cui ha denunciato l’assurdità del mondo in cui viviamo.

Mujica il presidente povero bici armiQuesti alcuni passi del suo discorso: “Veniamo alla luce per essere felici. Perché la vita è corta e se ne va via rapidamente. E nessun bene vale come la vita, questo è elementare. Ma se la vita mi scappa via, lavorando e lavorando per consumare un plus e la società di consumo è il motore, perché, in definitiva, se si paralizza il consumo, si ferma l’economia, e se si ferma l’economia, appare il fantasma del ristagno per ognuno di noi. Ma questo iperconsumo è lo stesso che sta aggredendo il pianeta. I vecchi pensatori – Epicuro, Seneca o finanche gli Aymara – dicevano: povero non è colui che tiene poco, ma colui che necessita tanto e desidera ancora di più e più. Queste cose che dico sono molto elementari: lo sviluppo non può essere contrario alla felicità. Deve essere a favore della felicità umana; dell’amore sulla Terra, delle relazioni umane, dell’attenzione ai figli, dell’avere amici, dell’avere il giusto, l’elementare. Precisamente. Perché è questo il tesoro più importante che abbiamo: la felicità!

Video: Discorso del presidente dell’Uruguay a Rio+20 – YouTube

L’insegnamento Della Prigionia

Mujica il presidente povero 2Noi (Mujica e la moglie) abbiamo dovuto vivere per molti anni prigionieri, e non avevamo quasi nulla. Poi, quando siamo usciti dal carcere, ci siamo resi conto che per vivere non avevamo bisogno di tante cose, ma di poco. Quindi non ci serviva una casa grande, non ci servivano i domestici, vivevamo come vive una persona comune in una famiglia comune del popolo uruguayano. E quando sono diventato presidente, ho continuato a vivere come prima; e quando non sarò più presidente, continuerò a vivere come prima. Perché lottiamo per essere liberi e non mi stancherò mai di spiegare che per essere liberi bisogna avere tempo: tempo da spendere nelle cose che ci piacciono, poiché la libertà è il tempo della vita che se ne va e che spendiamo nelle cose che ci motivano. Mentre sei obbligato a lavorare per sopperire alle tue necessità materiali, non sei libero, sei schiavo della vecchia legge della necessità. Ora, se non poni un limite alle tue necessità, questo tempo diventa infinito. Detto più chiaramente: se non ti abitui a vivere con poco, con il giusto, dovrai vivere cercando di avere molte cose e vivrai solo in funzione di questo. Ma la vita se ne sarà andata via… Oggi la gente si preoccupa di comprare, in una corsa infinita […].E allora non ha più tempo per le cose elementari, che sono molto poche e sono quelle di sempre, le uniche: le relazioni fra genitori e figli, l’amore, gli amici… Per tutto questo c’è bisogno di tempo!”

La natura è il mio altare

Mujica il presidente povero 004Io credo molto nella natura, adoro la natura. Se è Dio, allora questo è il mio Dio: l’amore che ho per la natura, l’ammirazione, direi persino la devozione. La natura è il mio altare: le anatre parlano, le foglie parlano, la natura biologica è un permanente canto alla vita… e alla morte, tutto insieme. Ci sono persone che credono che vivendo nel campo ci sia solitudine; ma la solitudine è dentro di loro! Lì non esiste solitudine, il campo è l’emporio della vita, che va e viene, un luogo in cui tutto fa segno, ogni cosa manda segnali. Il problema è poterlo vedere, permettere che ti raggiunga: ogni fogliolina, i trifogli, tutto si sta accomodando per trovare il miglior angolo d’incidenza. Questa è magia, una magia permanente. Esiste il mondo dell’idrogeno, il mondo minerale, ed esiste il mondo biologico, fatto di mondo minerale. L’universo è prevalentemente minerale, fisico e silenzioso, pieno di energia. La vita è un miracolo. Non ci rendiamo conto che nella magnificenza dell’universo a noi è toccato vivere in una macchietta di terra”.

L’Austerità

« …Concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L’alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere… Lo spreco è [invece] funzionale all’accumulazione capitalista [che implica] che si compri di continuo [magari indebitandosi] sino alla morte.

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