Mistero Delle Piramidi E Della Sfinge

Il Mistero Delle Piramidi E Della Sfinge

Piramidi E Della Sfinge 001LA TEORIA UFFICIALE

Secondo la teoria ufficiale il mistero delle piramidi e della Sfinge è facilmente spiegabile.

La piramide di Cheope, che è quella che maggiormente stimola gli studi e le fantasie dei molteplici ricercatori, è sicuramente stata costruita dal faraone Cheope poiché al suo interno è stato rinvenuto il suo nome in corsivo.

La scoperta fu fatta da Howard-Vyse nel 1837. Dopo aver esaminato una crepa nella sala di Davison insieme all’ingegnere John Perring, decisero di aprirsi un varco nella speranza di scoprire una nuova sala. Fu provocata una piccola esplosione che permise di allargare la crepa in modo da creare un passaggio abbastanza largo. Fu lo stesso Howard-Vyse ad attraversarlo per primo giungendo in una nuova sala purtroppo vuota. La sala fu denominata sala di Wellington. Furono rinvenute delle scritte su un muro tra cui un cartiglio di forma allungata con il nome di un faraone.

Si pensò che siccome questa camera era assolutamente identica a quella sottostante sarebbe stato possibile ritrovarne altre superiori. Furono necessari altri 4 mesi e mezzo di lavoro e altre esplosioni per scoprirne altre 3, una sopra l’altra. L’ultima fu chiamata sala di Campbell ed aveva il soffitto inclinato come quello di una casa. In tutte le sale furono ritrovati dei segni sulle pareti e, nella Camera di Campbell e in un’altra, dei cartigli con dei nomi.

I cartigli vennero inviati al British Museum dove furono letti da un esperto di geroglifici come Samuel Birch che evidenziò il nome di Khufu (Cheope). Fu quindi possibile attribuire la Grande Piramide a Cheope.

Cheope certamente visse intorno al 2500 a.C. come dimostrano la lista dei re di Manetone del III secolo a.C., la pietra di Palermo del 2400 a.C., la lista dei re del Nuovo Regno del 1500 a.C. ed altri documenti per cui si può affermare che la Grande Piramide fu costruita verso il 2500 a.C.

Attorno ad essa furono ritrovate molte tombe private tra cui quella di Hemiunu, figlio di Cheope, contenenti le iscrizioni del nome del proprietario in corsivo.

Viene calcolato che la costruzione della piramide di Cheope fu completata in una trentina d’anni.

La piana di Giza era l’unico luogo adatto a sostenere il peso di una tale costruzione per cui la scelta del luogo fu obbligata. Inoltre, in origine a Giza vi erano delle colline di calcare che furono utilizzate dagli antichi Egizi per estrarre i blocchi con cui vennero costruite le piramidi. Per cui le piramidi possono considerarsi “figlie” delle colline preesistenti. La collina utilizzata per la piramide di Cheope è stato calcolato che potesse avere un’altezza compresa tra i 9 e i 40 metri.

L’orientamento della piramide fu stabilito da sacerdoti che tramite un’attrezzatura molto semplice ma efficace (il “merkhet”, un’asta con una fenditura in cima per osservare le stelle, un’altra asta con un filo a piombo per tenere diritta la prima ed piano di riferimento a terra con indicati i 360º) riuscirono a posizionarla con un errore di 2” rispetto al nord.

Il cantiere aveva un’organizzazione molto complessa che prevedeva un capo dei lavori, dei sovraintendenti ai 4 lati della piramide, architetti, scribi, capisquadra, operai specializzati (falegnami, artigiani, levigatori, ecc.) e operai comuni la cui vita media era di 35 anni circa. Questi ultimi non erano altro che i contadini che, durante le piene del Nilo, non potevano lavorare nei campi e perciò prestavano la loro manodopera per la costruzione delle piramidi. In cambio del loro lavoro ricevevano vitto e alloggio gratuiti. Nelle vicinanze del cantiere veniva infatti costruito un villaggio per gli operai portato interamente alla luce dagli scavi degli archeologi (quello di Giza era in grado di ospitare circa 5500 persone). Ai lavori partecipavano sia gli uomini che le donne ed esisteva un efficacissimo centro di assistenza medica. Fu persino ritrovata la mummia di una donna alla quale fu applicata una protesi in seguito all’amputazione di una gamba. Questa donna visse per alcune decine di anni dopo l’operazione. La protesi, che si era ancora conservata, nella sua semplicità, era di un’efficacia straordinaria.

Le pietre utilizzate erano di 2 tipi: una grigia e grezza per le fondamenta e l’altra bianca e compatta per i rivestimenti. Mentre la prima veniva estratta da cave vicine a quella che sarà poi la Sfinge, quest’ultima proveniva via nave da cave lontane centinaia di Km.

Le cave della piana di Giza, grazie alla conformazione del terreno a strati (era formato da strati di roccia separati da uno strato argilloso spesso da 20cm fino a 1m), permettevano l’estrazione di interi blocchi già scolpiti e pronti per essere immessi nella costruzione.

Più complessa era l’estrazione del calcare bianco. Esso si trovava sottoterra fino a profondità di decine di metri. I blocchi estratti pesavano anche 3 tonnellate per cui gli operai dovevano sollevare questi blocchi da decine di metri di profondità e caricarli sulle navi che li avrebbero trasportati a Giza dove sarebbero stati scaricati e messi nella piramide.

Le tecniche di costruzione più accreditate sono tre: una rampa unica che permetteva di trasportare i blocchi dal primo piano fino in cima, una serie di 4 rampe (una per lato) e una rampa a spirale che avvolgeva la piramide stessa.

Per quanto riguarda quasi tutte le piramidi ritrovate (circa 100) le tre tecniche furono utilizzate insieme o alternate, ma per la piramide di Cheope le prime due appaiono impraticabili.

La Grande Piramide raggiunge quasi 150 metri di altezza e ciò significherebbe che i piani inclinati, o rampe, avrebbero dovuto raggiungere una lunghezza compresa tra 1.5 e 3.5Km e una larghezza tra 8 e 15 metri per mantenere una inclinazione sufficiente a trasportare i blocchi.

La rampa a spirale, indicata dal direttore della piana di Giza Zaki Hawass, rimane dunque la soluzione più probabile per la costruzione della Grande Piramide.

Essa doveva essere composta da una serie di 16 rampe che avrebbero raggiunto l’altezza di 120m. A questo punto si creava uno spiazzo necessario ad ultimare il lavoro.

La particolare forma a piramide ha un significato ben preciso: essa, infatti, ricorda i raggi solari che, da un unico punto (il Sole), si propagano sulla Terra. La piramide era inoltre il simbolo del monte da cui nacque il mondo fino ad allora sommerso dalle acque.

L’EGITTO COME DISCENDENTE DI ATLANTIDE

Atlantide e’ probabilmente il “mistero” che più’ ha stimolato la fantasia di appassionati, scrittori e ricercatori. Tutto parte da un brano del filosofo Platone tratto dai “Dialoghi” Timeo e Crizia, scritti nel IV secolo a.C., che cosi’ recita:

“Al di là di quello stretto di mare chiamato le colonne d’Ercole, si trovava allora un’isola più grande della Libia e dell’Asia messe insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole, e da queste isole alla terraferma di fronte (…). In quell’isola chiamata Atlantide v’ era un regno che dominava non solo tutta l’isola, ma anche molte altre isole nonché alcune regioni del continente al di là: il suo potere si spingeva, inoltre, al di qua delle colonne d’Ercole; includendo la Libia, l’Egitto e altre regioni dell’Europa fino alla Tirrenia”.

Il brano viene riferito da Crizia, parente di Platone e si riferisce ad un episodio avvenuto nel 590 a.C. durante la visita del legislatore Solone a Sais, capitale amministrativa dell’Egitto. Il tentativo di Solone di impressionare i sacerdoti di Iside con le antiche tradizioni greche fallisce in quanto gli Egizi erano a conoscenza di un popolo vissuto molto tempo prima , sul quale possedevano molta documentazione scritta e la cui civiltà’ era stata distrutta 9000 anni addietro da un cataclisma. Viene fatta anche un’ampia descrizione del territorio sul quale questo popolo, gli Atlantidei, viveva, e cioè’ un’isola grande più’ o meno 540×360 Km, circondata su tre lati da montagne e aperta a sud sul mare. Al centro dell’isola si trova una pianura con una montagna nel mezzo. Inoltre la pianura e’ irrigata artificialmente ed e’ quindi molto fertile. Atlantide, la capitale, sorge nel meridione ed e’ circondata da mura che hanno una circonferenza di 71 Km c.a., seguite da altre cerchia di acqua e terra a difendere la città’ vera e propria che aveva un diametro di 5 Km circa. Il clima è temperato, in quanto tra gli animali presenti vi erano gli elefanti.

Questa affascinante teoria, formulata inizialmente da un egittologo indipendente di nome René Schwaller de Lubicz, ha preso piede negli ultimi anni grazie agli studi condotti da John Anthony West. Egli sostiene che la Sfinge, le piramidi di Giza ed altri templi egizi siano stati costruiti intorno al 10500 a.C. da una civiltà molto avanzata.

Secondo West il corpo della Sfinge, chiaramente più eroso del resto, fu eroso dall’acqua.

Gli studi fatti da vari geologi in Egitto dimostrano come il Sahara un tempo fosse ricco di vegetazione e contraddistinto da numerose piogge.

Erodoto citò come gli Egizi, vista la malvagità di Cheope e Chefren, preferivano chiamare le piramidi come di Filitis, un pastore che pascolava i suoi animali in quella zona. Ciò fa pensare che quindi ci fosse una ricca vegetazione. Alcuni studiosi, tra cui Henry Lhote, sostengono che il Sahara era una grande pianura verdeggiante fino al 2500 a.C.

Occorre notare, come è dimostrato, che la Sfinge è composta dallo stesso materiale delle tombe circostanti che però non hanno subito lo stesso tipo di deterioramento.

Nella piana di Giza, oltre alla Sfinge, esistono anche due templi che presentano le stesse caratteristiche. Sono formati da blocchi pesanti fino a 200 tonnellate. Al giorno d’oggi, con le moderne gru, si avrebbero ancora grandi difficoltà a sollevare pietre così pesanti.

A supportare queste ipotesi fu Flinders Petrie che nel 1893 riportò alla luce il villaggio di Naqada a 300 miglia a sud del Cairo. Furono ritrovati vasi, stoviglie ed altri oggetti la cui perfezione di lavorazione lasciavano presupporre l’uso di tecniche molto sofisticate. Oggetti dello stesso tipo furono ritrovati anche sotto la piramide a gradoni di Zoser a Saqqara (più di 30000 esemplari) ed in altre zone. Il collo dei vasi era così sottile da impedire il passaggio di una mano e, a volte, erano più stretti di un dito. Venne persino ritrovata una roccia di quarzo attraversata da un foro fatto artificialmente.

Christopher P.Dunn concluse che solo seguendo il principio dei moderni martelli pneumatici di potevano ottenere risultati di questo tipo. Al termine dei propri studi Dunn affermò che gli Egizi avrebbero utilizzato una specie di trapano ad ultrasuoni.

Thomas L.Dobecky, il geofisico che collaborò con West, grazie all’utilizzo delle vibrazioni scoprì sotto la Sfinge l’esistenza di una o più camere sotterranee. Nell’ottobre del 1984 fu scoperto un passaggio segreto che portava sotto il corpo della Sfinge, ma furono negate le autorizzazioni necessarie. Dobecky fece anche un’altra importante scoperta: la parte anteriore doveva essere di migliaia di anni più antica della parte posteriore, il che significa che anche se si ammettesse che la parte posteriore appartenga all’epoca di Chefren, bisogna riconoscere che la parte anteriore avrebbe almeno al doppio degli anni. Durante un convegno alla Geological Society of America, al quale parteciparono circa 300 geologi, nessuno riuscì ad obiettare queste ipotesi che anzi furono sostenute.

Tra le zampe della Sfinge fu ritrovata una stele eretta da Thutmosi IV, che salì al trono circa nel 1425 a.C., per commemorare il restauro della Sfinge. Tra le iscrizioni appare anche il nome di Chefren, ma alcune iscrizioni sono purtroppo illeggibili. Questo è la prova per cui la Sfinge viene attribuita a Chefren. Supponendo che realmente la Sfinge fosse stata edificata da Chefren, avrebbe dovuto subire un’erosione di circa 30cm ogni 100 anni per necessitare di un restauro 350 anni dopo e questo significherebbe che la Sfinge sarebbe dovuta sparire almeno 500 anni fa.

Un fiero oppositore sostenne che i restauri ai fianchi erano tipici dell’Antico Regno, ma per qualche strana ragione, furono fatti durante il Nuovo Regno dando così involontariamente un avvallo alla teoria di West.

Robert Schoch notò come alcune tombe fatte da mattoni di fango ritrovate vicino alla piramide di Saqqara non presentano la stessa quantità di erosione sebbene si trovino a circa 15Km dalla Sfinge e siano composti da materiale molto meno resistente.

Nel 1912 il prof. Naville, dopo i tentativi di Petrie, riuscì a riportare alla luce un tempio al di sotto del tempio di Seti I. Come i Templi della Sfinge non presentava nessuna decorazione ed evidenziava lo stesso stile di costruzione.

Un’altra prova a sostegno di questa teoria la fornì Auguste Mariette che ritrovò una stele tra le rovine del tempio di Iside, vicino alla Grande Piramide. Sulla stele, diventata nota come Stele d’inventario, e riportava la dichiarazione che la Grande Piramide fu eretta da Cheope per commemorare alla ristrutturazione del tempio di Iside, signora delle piramidi, vicino al tempio della Sfinge. I geroglifici risalivano chiaramente al 1000 a.C. circa cioè a 1500 anni dopo Cheope. Ciò dimostra come al tempo di Cheope esisteva già la Sfinge, il tempio di Iside e almeno una piramide.

Le prove portate da Howard-Vyse sull’origine della Grande Piramide (le iscrizioni trovate nella Camera di Campbell) sono anch’esse dubbie. Howard-Vyse, durante la sua spedizione, si vide impegnato a lavorare con collaboratori scomodi come Giovanni Battista Caviglia. Gli scavi portarono alla scoperte di altre 4 stanze che riportavano iscrizioni su tutte le pareti, ma mai su quelle fatte esplodere da Vyse.

I cartigli esaminati da Samuel Birch evidenziarono che, in uno di questi era scritto il nome di Cheope anche se, lo stesso Birch, ammise che alcuni dettagli lo lasciavano perplesso. Innanzitutto molte di queste iscrizioni erano rovesciate, poi notò che alcuni simboli erano caratteristici di epoche successive a Cheope per concludere col dire che molti geroglifici erano sconosciuti oppure tracciati da mani inesperte che li rendevano irriconoscibili. Il fatto più sorprendente, però, è che venivano menzionati i nomi di due faraoni, Khufu (Cheope) e Khnem-Khuf. Piramidi E Della Sfinge cheopeLo scrittore Zechariah Sitchin diede una spiegazione a questo mistero. Sitchin fece innanzitutto notare come i segni furono ritrovati solo nelle camere scoperte da Vyse dopo che aveva licenziato sia Caviglia che il capo-operaio. Secondo Sitchin lo scarso interesse che suscitavano le scoperte di Vyse, indussero lui ed il suo collaboratore Hill, a disegnare quei segni. La conoscenza dei geroglifici era ancora sommaria e ciò causò l’errore. John Wilkinson, a quel tempo, uno dei maggiori studiosi di geroglifici scrisse alcuni testi sulla loro interpretazione. Howard-Vyse e Hill si basarono sui testi di Wilkinson per scrivere il nome di Khufu, ma poi si videro corretti a correggere la loro iscrizione perché nel frattempo Wilkinson corresse la sua interpretazione del nome di Khufu. Successivamente, Wilkinson tornò sui suoi passi affermando che la correzione da lui riportata era inesatta. Una brutta sorpresa per Vyse e Hill che ormai non potevano più cancellare ciò che avevano scritto (Raufu anziché Khufu).

Una delle ultime teorie avanza prove ottenute dall’analisi al carbonio 14 effettuata sui pollini depositati all’interno della Grande Piramide. I risultati, prodotti da tre diversi laboratori, affermano con certezza che i pollini analizzati risalgono al 10500 a.C.

L’EGITTO E GLI U.F.O.

E’ la teoria che vuole giustificare la grande tecnologia egizia come tramandata da popolazioni aliene.

Robert Temple, dopo aver sostenuto alcune ricerche in Africa, lesse un libro scritto da Marcel Gtrioule e Germane Dieteren nel quale raccontava la sorprendente conoscenza astronomica di una tribù del Mali, i Dogon. Essi sapevano che oltre a Sirio c’era un’altra stella (Sirio B) che loro chiamavano Digitaria (popolata da esseri pisciformi chiamati Nommo), come si riuscì a dimostrare solo nel 1928, che i pianeti ruotano attorno al sole, che la luna è “arida e morta”, che Saturno è circondato da aneli e che attorno a Giove vi sono delle lune. Poiché Sirio era già sacra ai tempi degli antichi Egizi, Temple concluse che tali conoscenze dovevano essere state tramandate proprio dagli Egizi.

Gli Egizi erano soliti raffigurare la dea Iside, che identificavano con Sirio, in compagnia di Anubis e Satis come se intendessero rappresentare le altre due stelle di Sirio, Sirio B o Digitaria e Sirio C o Sorgo-femmina.

Piramidi E Della Sfinge 10500La conoscenza di Sirio presso gli antichi Egizi e i Dogon era molto approfondita. La religione dei Dogon è basata sul culto di Sirio. Essi dicevano che Sorgo-femmina era una stella più grande di Digitaria e quattro volte più leggera e rappresentava la sede di tutte le anime femminili di tutti gli esseri viventi passati e futuri. Attorno a Sorgo-femmina ruota un pianeta satellite chiamato la “stella delle donne”. I Dogon dunque sapevano del collassamento di Digitaria e consideravano sacro il numero 50 che rappresentava il numero di anni utile a Digitaria per concludere il periodo orbitale attorno a Sirio A.

A Temple fu notato che nessuna iscrizione egizia evidenzia tale conoscenza. Egli rispose che, per quanto riguarda i Dogon, fu necessaria un’adeguata preparazione ed una iniziazione ai loro segreti religiosi prima di scoprire il loro sapere. Concluse così che probabilmente fu lo stesso per gli Egizi che avrebbero riservato l’esistenza di Digitaria e Sorgo-femmina a pochi eletti.

Le stesse divinità pisciformi, secondo Berossus, portarono la civiltà a Babilonia.

Le numerose tracce trovate qua e là lasciano dunque pensare all’esistenza di una civiltà aliena precedente le prime civiltà terrestri e quindi anche quella egizia.

Nel 1978 un gruppo di archeologi israeliani iniziò degli scavi nei pressi della piramide di Snefru. La zona era oggetto di operazioni militare top-secret. Casualmente, durante l’installazione di un treppiedi, si aprì un varco che conduceva ad una piccola sala che conteneva uno strano oggetto di forma discoidale di circa 120cm di diametro. Nella sala furono scoperte anche strumentazioni elettroniche e medicinali in perfetto stato. Il ritrovamento fu oggetto di scontri tra il governo egiziano e quello israeliano che attribuirono, senza grosse esitazioni, all’oggetto misterioso una provenienza aliena. Gli studi sulle medicine ritrovate evidenziano una notevole riduzione del processo di deterioramento biologico, ossia un rallentamento dell’invecchiamento. La teoria secondo la quale le piramidi erano delle specie di ricariche energetiche per dischi volanti raccoglie prove decisive a suo sostegno. L’U.F.O. è tutt’oggi in possesso delle autorità israeliane che ne stanno studiando l’utilizzo.

Lo scrittore russo Zakarian Sitchin ipotizza come la Grande Piramide possa essere l’unica costruzione scampata ad una serie di due guerre combattute tra la piana di Giza e il Sinai migliaia di anni prima di Cristo. Tali guerre sarebbero state provocate per ottenere il controllo dei porti spaziali che permettevano l’atterraggio sulla Terra di astronavi extraterrestri. Secondo Sitchin, quindi, i vari Dei egizi non sarebbero altro che alieni venuti dallo spazio.

Un’altro tipo di collegamento tra gli antichi Egizi e gli extraterrestri viene sostenuto nel film “Stargate”.

In questo film si ipotizza l’abbandono, da parte degli Egizi, della Terra tramite una “porta verso le stelle”. Attivata tramite una serie di chiavi, la porta permetteva di trasportare chi l’avesse attraversata su un pianeta sul quale avrebbe continuato a vivere la civiltà egizia. Ovviamente tutto ciò è frutto di fantasia, ma quello su cui vorremmo attirare l’attenzione è il collegamento tra gli Egizi e le stelle.

Dopo aver conosciuto, per quello che ci è possibile, l’antico Egitto e i suoi misteri ancora insoluti, sarebbe così impossibile un finale di questo tipo?

LA PIRAMIDE DI CHEOPE

Piramidi E Della Sfinge pir_cheopeLa piramide di Cheope è da sempre oggetto di studi. Ancora oggi si discute sui chi, quando, come e perché sia stata costruita. Sono state rinvenute diverse prove e formulate numerose ipotesi, ma nessuna di questa può essere considerata inattaccabile e definitiva. Per presentare la descrizione di questa stupefacente costruzione ecco alcune tra le principali caratteristiche:

Generale

Con le pietre che compongono la piramide di Cheope si può costruire un muro di 30cm di lato per una lunghezza di 26079Km ossia 2/3 e mezzo la circonferenza della Terra all’equatore.

Le lastre di calcare bianco che rivestivano la piramide di Cheope furono utilizzate nella costruzione del Cairo durante il XIV secolo.

Il granito usato all’interno della piramide di Cheope proveniva da una località distante 500 Km lungo il Nilo.

I primi ad entrare nella piramide di Cheope furono gli Arabi guidati da Al Mamun nel 820 d.C.

Si dice che nel 1903, durante la propria luna di miele, Aleister Crowley si sistemò con la propria sposa nella Camera del Re (piramide di Cheope). Accese una candela e cominciò a leggere un incantesimo: la stanza venne illuminata da una pallida luce lilla.

Per costruire la piramide di Cheope sono stati utilizzati 2.300.000 blocchi di pietra pesanti tra le 2 e le 70 tonnellate.

La piramide di Cheope, quando era ancora rivestita di calcare bianco, poteva essere vista persino dalla luna.

La piramide di Cheope è l’unica a possedere dei “condotti d’aria” (4).

La piana di Giza, grazie alla sua conformazione, è l’unico luogo che avrebbe potuto sostenere la piramide di Cheope.

La piramide di Cheope è l’unica ad avere le quattro facce leggermente concave.

L’osservatorio astronomico di Parigi ha un errore di orientamento doppio rispetto a quello della piramide di Cheope.

Erodoto narra che la piramide di Cheope, in antichità, era ricoperta da un rivestimento di calcare bianco riflettente completamente inciso di geroglifici che, però, gli stessi antichi Egizi non sapevano leggere.

I nomi “Camera del Re” e “Camera della Regina” furono, probabilmente, assegnati dagli Arabi che, in quanto primi visitatori della Grande Piramide accostarono la struttura delle due stanze con le loro usanze: il soffitto piatto corrispondeva alla sepoltura maschile (Re), il soffitto a punta a quella femminile (Regina).

Camera del Re

Il sarcofago del re nella piramide di Cheope è fatto di granito rosso. Tale granito è ancora oggi molto difficile da lavorare con le moderne tecnologie. Sono state rinvenute tracce di lavorazione che lasciano spazio a varie ipotesi. Occorre notare che la conoscenza del ferro non sia attribuibile agli antichi Egizi.

Qui di seguito trattiamo le più famose teorie fondate sullo studio della piramide di Cheope.

C’è chi sostiene che il sarcofago contenuto nella Camera del Re all’interno della piramide di Cheope possa essere il contenitore descritto nella Bibbia edificato per contenere l’Arca della Alleanza.

Nella Camera del Re, di fianco al sarcofago sulla destra, c’è una piccola depressione del pavimento che fa pensare ad un passaggio verso un’altra stanza.

Secondo l’ingegnere italiano Mario Pincherle, la Camera del Re si trova al centro dello Zed.

Camera della Regina

Il nome “Camera della Regina” è considerato falso dagli egiziani visto che mai nessuna regina fu sepolta insieme al faraone.

Nella Camera della Regina ci sono 2 condotti: uno è sbarrato da una porta con due “maniglie” in rame, l’altro è ostruito da una sbarra utilizzata da un ricercatore che, nel tentativo di scoprirne l’uscita, la infilò lungo il condotto incastrandola al suo interno e dai detriti fatti cadere dai turisti durante la visita della Grande Piramide.

Durante alcuni studi svolti nel 1972, Mario Pincherle, fece un esperimento: inserì un fumogeno all’interno di un condotto della Camera della Regina. Il fumo generato fu in parte rigettato al di fuori del condotto e in parte risucchiato al suo interno. Con questo esperimento, Mario Pincherle, volle dimostrare l’esistenza di nuovi passaggi segreti.

Nel 1986 due francesi, Dormion e Goidin, scoprono, grazie ad un microgravimetro, l’esistenza di alcune stanze segrete in prossimità della Camera della Regina. Gli scavi susseguenti, che comportano la creazione di un’apertura artificiale poi richiusa, provocano la fuoriuscita di sabbia.

Nel 1987, tramite l’utilizzo di apparecchiature radar, alcuni ricercatori giapponesi scoprono l’esistenza di un corridoio intorno alla Camera della Regina.

Nel 1992 un ingegnere, utilizzando strumenti radar, confermò l’esistenza di un corridoio esterno alla Camera della Regina e scoprì altri passaggi sconosciuti.

Grande Galleria

Ognuna delle 36 pietre che compongono il soffitto della Grande Galleria della piramide di Cheope può essere rimossa singolarmente.

Probabilmente la Grande Galleria è incompiuta. Infatti le pareti della galleria, fatte a volta di scarico, servivano a spartire il peso della piramide e dovevano essere riempite di materiale lasciando solo un cunicolo alla base.

La costruzione della piramide di Cheope

Un mistero ancora insoluto rimane il modo con cui fu edificata la piramide di Cheope. Qui elenchiamo un serie di teorie che illustrano come fu costruita e come fu possibile trasportare blocchi pesanti anche 70 tonnellate dalle cave al cantiere nella piana di Giza.

Piramidi E Della Sfinge rampaUnica rampa di lunghezza variabile che permetteva di trascinare i blocchi fino alla cima. La rampa doveva raggiungere quasi 4Km di lunghezza e più di 10m di larghezza per raggiungere la cima senza contare che, a questo punto, diveniva essa stessa un prodigio di ingegneria.

Serie di 4 rampe, una per lato, di lunghezza variabile che permettevano di trascinare i blocchi fino alla cima. Soluzione impraticabile per gli stessi motivi riguardanti la rampa unica. Occorre inoltre dire che il peso stesso delle rampe sarebbe stato così elevato da rischiare di non essere sostenuto dal terreno sottostante e che comunque la costruzione delle stesse rampe e la loro successiva distruzione (senza lasciare alcuna traccia) sarebbe durata anni di lavoro.

Rampa a spirale che seguiva l’inclinazione delle pareti esterne fino a raggiungere uno spiazzo in cima sul quale si completava la piramide (Zaki Hawass). Bisogna però puntualizzare che, se fino allo spiazzo appare una soluzione plausibile, il “cappello” della piramide o Piramidyon, pesava ben 7 tonnellate senza contare l’ingombro che avrebbe avuto durante il trascinamento.

Uvo Holscher propone una serie di rampe a zig-zag lungo un lato della piramide. Qui il problema sta nei “tornanti” della rampa che obbligavano gli operai a girare massi di diverse tonnellate.

Uno scrittore arabo del 1440 ipotizzò l’uso di fogli magici che, dopo essere stati posati sui blocchi tagliati e levigati, permettevano di far lievitare in aria i blocchi che, grazie ad una semplice spinta, riuscivano a percorre fino a 26Km. L’operazione veniva ripetuta fino al raggiungimento del cantiere.

Un’equipe di archeologi italiani è venuta a capo di un piccolo mistero riguardante degli oggetti a forma di culla, o slitta, che sono stati rinvenuti durante alcuni scavi in Egitto. Queste “culle” servivano per alzare i massi di piccole dimensioni destinati alla costruzione delle piramidi. Bisogna sottolineare che invece i pesi maggiori venivano mossi mediante sistemi di piani inclinati. Il sistema era molto semplice, si caricava la slitta, la si faceva basculare su un fianco, in modo da lasciare un lato della stessa sollevato, sotto questo lato venivano inseriti degli spessori, poi si ricominciava con l’altro fianco, in questo modo si riusciva a far alzare la slitta con il suo carico di parecchi cm. Nove persone sono riuscite a sollevare un masso di 3 tonnellate di 1 metro in 20 minuti.

Alcuni spiegano il mistero ipotizzando che non furono gli Egizi a costruire le piramidi della piana di Giza ma bensì gli extraterrestri con le loro astronavi o, per lo meno, facendo uso di apparecchiature extraterrestri.

Altri ancora ritengono che i popoli antichi possedessero il potere di rendere leggera la pietra grazie a poteri ESP.

Piramidi E Della Sfinge Graham Hancock 03John Anthony West, Graham Hancock e coloro che concordano con questa teoria affermano che la piramide di Cheope, come la Sfinge ed altri templi, furono costruiti migliaia di anni prima di Cheope dai discendenti di Atlantide scampati alla catastrofe o, comunque, da una civiltà molto evoluta vissuta prima dell’antico Egitto. Essi affermano che, probabilmente, gli antichi Egizi erano a conoscenza di una tecnologia avanzata che, col tempo, è andata perduta. Alcuni simboli come lo Zed potrebbero essere la rappresentazione di strumenti tecnologici, come anche la stessa Arca dell’Alleanza. Tra le varie ipotesi prese in considerazione da Hancock e West vi è il metodo della levitazione sonica ossia della capacità di sollevare enormi pesi con l’utilizzo di particolari frequenze del suono. La Camera del Re avrebbe infatti notevoli proprietà di risonanza sonora.

Alcuni sostengono che i blocchi furono avvolti da tavole di legno in modo da assumere una forma circolare che avrebbe permesso il loro rotolamento. Contro questa teoria si schiera la sicurezza di molti del fatto che gli Egizi non conoscevano la ruota.

Mario Pincherle ipotizza il sollevamento dei blocchi tramite tavolette di legno che poste in appositi fori allineati e abbondantemente bagnate permettevano, grazie all’aumento di volume di qualche millimetro, l’innalzamento di blocchi pesanti diverse tonnellate di qualche centimetro. Questo sistema permette inoltre di non intaccare minimamente il blocco trasportato.

I poteri della mente, secondo delle ipotesi, starebbero alla base del sollevamento di blocchi pesanti come quelli della Grande Piramide. La costruzione della piramide di Cheope, sarebbe dunque il risultato di una forza mentale collettiva.

Una delle ultime teorie viene formulata da Elio Diomedi che sostiene che fu la stessa piramide a svolgere da struttura di trasporto. La grande massa dei blocchi, in particolare modo quelli di granito, non avrebbe permesso in nessun modo la costruzione di un sistema di trasporto esterno alla piramide e di facile demolizione. Da qui si conclude che doveva essere un sistema stabile e permanente e quindi coincidere con la costruzione stessa. Egli ipotizza che furono le gallerie interne ad essere utilizzate come rampe per il trasporto dei blocchi. Viene obiettato che, finora, sono state scoperte poche gallerie per accreditare tale teoria che, per questo motivo, non può essere praticata.

Uno storico arabo del IX secolo, Ibn Abd Hock, sulla base di studi effettuati da cronologisti affermò che la Grande Piramide fu costruita da Surid Ibn Salhouk, un antico re egizio vissuto intorno al 10000 a.C. Alcune leggende copte sembrano avvalorare questa teoria: lo storico copto egiziano Masudi afferma con certezza che il re Surid costruì la Grande Piramide dopo aver sognato un disastro naturale che avrebbe distrutto le conoscenze del suo popolo. Ordinò quindi la costruzione della Piramide per preservare le arti e le scienze che dovevano essere iscritte sul rivestimento esterno.

Nino Ucchino, un artista siciliano, cercando di svelare questo mistero afferma: ”Credo che gli egiziani scolpissero i blocchi in forma sferica utilizzando utensili di grosse dimensioni. Tali blocchi, trasportati da numerosi asini, venivano poi fatti scorrere su piste lignee. In tal modo il trasporto dalla cava alla piramide era molto più’ agevole”. Una volta sul posto i massi venivano issati con funi e leve attraverso un piano inclinato. Successivamente erano posti al livello giusto e infine scolpiti in forma cubica. Tutto molto più semplice che dover trasportare un blocco già’ lavorato”. Questa considerazione è stata ritenuta “una tra le tante ipotesi, ma non certo la più valida” dalla direzione del museo Egizio di Torino.

Le misure della piramide di Cheope

E’ la teoria che vuole dimostrare come la piramide di Cheope fu costruita sulla base di conoscenze geometriche molto sviluppate che ne facevano una specie di mappamondo.

Verso la fine II secolo a.C. il grammatico greco Agatarchide di Cnido, scoprì che la base della Grande Piramide era esattamente un ottavo di un minuto di un grado in lunghezza. Da qui si ottiene che moltiplicando la lunghezza per 8, poi per 60 ed in ultimo per 360, il risultato è straordinariamente vicino alla circonferenza terrestre.

Nel 1638 il matematico scozzese John Greaves, durante la sua visita in Egitto, prese alcune misure: il sarcofago nella Camera de Re (1.97m), l’altezza della piramide (146.6m) e il lato base (211.2m). Lo scopo fu quello di scoprire l’unità di misura utilizzata dagli architetti egiziani, ma purtroppo i rilevamenti furono insufficienti.

Il successivo tentativo venne fatto dalla squadra di scienziati francesi portati da Napoleone in Egitto. Il capo-squadra, Edmè-François Jomard, come Greaves intendeva cercare l’unità di misura utilizzata e quindi verificare se le misure della piramide poteva ricondurre alle dimensioni della Terra.

Jomard misurò un lato della base (230.9m) e l’altezza (146.6m) da cui poté calcolare in 51º19′ la pendenza e in 184.7m l’ipotenusa. Egli sapeva che gli antichi indicavano l’ipotenusa in 1 stadio, ed Erodoto aveva scritto che 1 stadio era pari a 400 cubiti, per cui 1 cubito è uguale a 0.4618m. Alcuni studiosi greci avevano dichiarato che la base della piramide era lunga 500 cubiti. Moltiplicando 500*0.4618 Jomard ottenne 230.9m ossia la lunghezza della base che aveva misurato.

John Taylor, all’inizio del 1800, scoprì che dividendo il perimetro della Piramide per il doppio dell’altezza si otteneva un valore molto simile al pi-greco, che indica il rapporto costante tra la circonferenza ed il suo diametro. Il pi-greco fu calcolato con esattezza fino alla quarta cifra decimale solo nel VI secolo d.C. Tramite questa scoperta Taylor calcolò il rapporto tra l’altezza ed il perimetro come uguale al rapporto tra il raggio polare terrestre e la sua circonferenza: 2 pi-greco.

Le scoperte di Taylor influenzarono non poco uno scozzese di nome Charles Piazzi Smith.

Smith calcolò il “pollice piramidale” come 1/25 di cubito. Nel 1864 Smith partì per l’Egitto. Calcolò la posizione della piramide a 30º circa di latitudine nord. L’ombra della piramide spariva totalmente all’equinozio di primavera. Le sue misurazioni miglioravano il calcolo del pi-greco fino al quinto decimale. Il perimetro, in pollici piramidali, corrispondeva esattamente a 1000 volte 365.2 (il numero di giorni dell’anno solare) e questo ben 1500 anni prima che i Greci calcolassero il primo calendario, mentre i rapporti tra le lunghezze dei corridoi della piramide rivelavano addirittura alcune date fatidiche della storia del mondo.

Inoltre, sempre secondo Smith, la piramide rivelava anche la distanza tra il Sole e la Terra se si moltiplicava la sua altezza in pollici per 10 alla nona potenza (10 a 9 era il rapporto tra l’altezza e la larghezza della piramide).

Joseph Seiss, un ecclesiastico americano, scrisse che le pietre della piramide contenevano un sistema di numeri che indicavano misure, pesi, angoli, temperature, gradi, problemi geometrici e rilevamenti cosmici. Seiss fu sorpreso dalla ricorrente presenza nei suoi calcoli del numero 5.

Altri sostenitori di questa teoria sottolinearono come il meridiano ed il parallelo che si intersecano nella piramide (30º di latitudine nord e 31º di longitudine est) incrociano più terraferma di ogni altro come se gli Egiziani volessero posizionare la piramide al centro del mondo abitato. Un quadrante che si estende a nord-ovest e a nord-est dalla piramide racchiude perfettamente il delta del Nilo.

William Matthew Flindes Petrie, a sostegno questa teoria, partì per l’Egitto nel 1880 con un’attrezzatura molto affidabile. Petrie si stupì dall’incredibile precisione con cui fu costruita la piramide: sia in lunghezza che in pendenza gli errori erano così minimi da risultare impercettibili. I muri del corridoio in discesa perfettamente diritti per i loro 107m di lunghezza con un’approssimazione di 5mm. Petrie confermò il calcolo del pi-greco scoprendo che anche la Camera del Re conteneva un pi-greco nel rapporto tra la lunghezza e il perimetro.

Ai giorni nostri esistono ancora studiosi che credono nel significato non casuale delle dimensioni della piramide di Cheope. Gli ultimi rilevamenti confermano quanto sostenuto in precedenza. Il pollice piramidale (PI), la cui scoperta è attribuita ad Isaac Newton, è uguale a 0.635660m, il cubito piramidale è stimato in 25PI da cui ne consegue che Camera del Re ha un volume di 12500PI ossia una tonnellata piramidale. L’angolo della Piramide è esattamente 51º, 51′ e 14.3”. Il volume interno del sarcofago è uguale alla metà del volume esterno. La posizione esatta è di 29º, 58′ e 51.06” di latitudine e di 31º e 9′ di longitudine. La Grande Piramide non ha ombra a mezzogiorno nel giorno di equinozio di primavera e guarda verso il nord magnetico con uno scostamento di 3′ permettendole di essere la struttura più accuratamente orientata. Il parallelo ed il meridiano che coprono la maggior parte di superficie terrestre si incrociano nella Grande Piramide. Il perimetro della base diviso per 100 da’ 365.24 come i giorni in un anno come tante altre misure. L’altezza (147m e 75cm anche se originariamente raggiungeva probabilmente i 150m) moltiplicata per un milione è molto vicina alla distanza tra la Terra e il Sole. Il peso, stimato in 5.955t, moltiplicato per un miliardo è una buona approssimazione del peso della Terra. L’altezza media dei continenti sul mare è quasi esattamente l’altezza della piramide. I quattro lati misurano esattamente: lato nord 230m e 25,05cm; lato sud 230m e 45,35cm; lato est 230m e 39,05cm; lato ovest 230m e 35,65cm. E con maniacale precisione i suo angoli misurano: nord-est 90º, 3′ e 2”; sud-est 89º, 56′ e 27”; nord-ovest 89º, 59′ e 58”; sud-ovest 90º e 33”. In ultimo, la curvatura delle pareti (la piramide di Cheope è l’unica ad avere una leggera curvatura sulle pareti impercettibile ad occhio nudo) è identica a quella della Terra.

In conclusione la piramide di Cheope, o Grande Piramide, è la scala 1:43200 della Terra.

La posizione della piramide di Cheope

Alla fine del secolo scorso venne inaugurata un nuova teoria che mira a considerare la Grande Piramide come una specie di gigantesco osservatorio spaziale.

Richard Anthony Proctor, il precursore di tale teoria, osservò come i corridoi interni fossero perfettamente orientati verso nord-sud. Egli partì dal presupposto che se gli antichi Egizi avessero voluto creare un osservatorio spaziale avrebbero avuto bisogno di una stella di riferimento al pari della nostra Stella Polare. A quel tempo tale stella veniva identificata in Alpha Draconis per cui la Grande Piramide avrebbe dovuto puntarla. A quel tempo sarebbe stata necessaria un’inclinazione di 26º17′. Proctor notò come tale inclinazione era propria del passaggio discendente e come, se il fosso ritrovato nel passaggio fosse riempito d’acqua, si sarebbe riflessa Alpha Draconis come in un moderno telescopio. Osservando il cielo dall’estremità del corridoio principale, gli antichi Egizi avrebbero potuto disegnare facilmente la mappa del cielo settentrionale.

Nel 1894 un famoso astronomo britannico, J. Norman Lockyer, scoprì come i monumenti egizi fossero orientati verso la nascita ed il tramonto del Sole e verso importanti stelle in determinati periodi dell’anno. Lockyer stabilì come i templi egizi dedicati al sole erano in grado di “catturare” il sole, mentre quelli dedicati alle stelle “catturavano” il sorgere della stella in corrispondenza del solstizio o dell’equinozio.

Livio Stecchini, professore americano di storia della scienza, sostenne che gli Egizi furono in grado di calcolare la lunghezza di un grado di latitudine e di longitudine con un errore di qualche decina di metri, risultato ottenuto soltanto 4000 anni più tardi.

Piramidi E Della Sfinge orioneRobert Beauval notò come la Camera del Re, nel 2450 a.C., puntava sulla stella Zeta Orionis della costellazione di Orione, mentre il canale settentrionale puntava su Alpha Draconis. Nello stesso anno il canale meridionale della Camera della Regina puntava su Sirio e quello settentrionale sull’Orsa Minore. E’ evidente come le piramidi rispecchino la posizione in cielo delle stelle della costellazione di Orione: le piramidi di Cheope, Chefren e Micerino corrispondono alla cintura di Orione, quella di Nebka corrisponde a Saiph e la piramide di Zawat al Aryan corrisponde a Bellatrix. Altre due stelle, Betelgeuse e Rigel, appartenenti anch’esse alla costellazione di Orione, non hanno però riferimenti.

Una teoria simile viene promossa da Kate Spence. Ella, a differenza della teoria di Beauval, afferma che le piramidi di Giza sarebbero state allineate a delle stelle, ma a quelle dell’Orsa Minore e dell’Orsa Maggiore. Due particolari stelle di queste costellazioni, nel 2647 a.C. avrebbero avuto un allineamento tale da segnare con grande precisione il nord. Questo preciso momento, per la tesi di Kate Spence, sarebbe stato sfruttato dagli antichi Egizi per orientare perfettamente le piramidi al nord. Ad oggi sono in corso studi più approfonditi per verificare questa teoria.

Sempre su questa linea di pensiero si schiera uno studioso argentino di nome Ettore Moracci Beauvier-Vila. Egli sostiene che le tre piramidi di Giza rappresenterebbero la posizione nel cielo di tre importanti astri: Mercurio, Venere e la Terra. Facendo corrispondere Cheope alla Terra, Chefren a Venere e Micerino a Mercurio si otterrebbe uno strabiliante risultato: la distanza tra la Terra e Venere è di 38.5 milioni di Km mentre quella tra le piramidi di Cheope e Chefren è di 385 m, tra Venere e Mercurio ci sono 50.7 milioni di Km e tra Chefren e Micerino vi sono 507 metri. All’appello, secondo lo studioso argentino, mancherebbe il Sole che si trova a 146.9 milioni di Km dalla Terra. Se tale teoria fosse esatta a 1470 metri dalla Grande Piramide si nasconderebbe qualcosa di grande importanza.

La potenza della piramide di Cheope

Negli ultimi decenni ha preso piede un’altra teoria assai più curiosa delle prime due che concentra i propri studi sulla forma piramidale. Secondo i suoi sostenitori oggetti, piante e persone sarebbero influenzati da particolari energie.

I primi esperimenti in questo senso furono effettuati nei primi anni venti, ma la prima prova a sostegno si ebbe nel 1859 a Giza. Warner von Siemens, fondatore e proprietario dell’omonima azienda tedesca, in visita in Egitto si arrampicò, durante una tempesta di sabbia, in cima alla Grande Piramide e alzò un dito verso il cielo. Lo sentì pizzicare e udì un suono. Tutto ciò era simile ad una piccola scarica elettrica. L’esperimento fu ripetuto con una bottiglia di vino dal collo di metallo avvolta con della carta umida. La bottiglia si caricò elettricamente. Il fenomeno di per se non suscitò grosso scalpore visto che in certe condizioni atmosferiche è un fenomeno abbastanza comune.

Piramidi E Della Sfinge Andrè bovis 03Più difficile da giustificare fu la scoperta di Antoine Bovis che, verso il 1920, scoprì nella Camera del Re dei resti di gatti ed altri animali mummificati. Tornato in patria, Bovis costruì un modello di piramide, lo orientò verso nord e vi depositò all’interno un gatto morto. Il gatto dopo pochi giorni si mummificò. L’esperimento venne ripetuto con della carne ed anche con delle uova con il medesimo risultato.

Ancora più sbalorditivo fu l’esperimento di Karl Drbal, un radiotecnico cecoslovacco, che eseguì lo stesso esperimento inserendo nella piramide anche dei fiori ed una lametta da barba in corrispondenza della Camera del Re. Oltre ad ottenere la mummificazione della carne, Drbal sostenne che la lametta da barba uscì più tagliente di prima tanto da utilizzare la piramide come affilatrice per lamette, dichiarando di riuscire a riutilizzare la stessa lametta fino a 200 volte.

Nel maggio del 1926 tale Oskar Jännish affermò di avere utilizzato la stessa lametta per 5 anni! Nel 1959 l’ufficio brevetti cecoslovacco concesse a Drbal il brevetto per la sua “Affilalamette piramide di Cheope”.

Le energie sprigionate dalla forma piramidale possono essere applicate a qualsiasi abitazione abbia questa forma come ad esempio le tende da campeggio. Vengono attribuiti numerosi effetti terapeutici come la diminuzione di dolori mestruali, il miglioramento del sonno, la maggior acutezza intellettuale e l’aumento del desiderio sessuale.

Seguendo queste ipotesi, un dentista americano appese 72 piccole piramidi sostenendo di usufruire di una sensibile diminuzione del dolore ed avere guarigioni più rapide.

G. Patrick Flanagan studiò il comportamento delle gemme di un’erba medica e del suo barboncino concludendo che i germogli crescevano più velocemente e che il cane, dopo qualche settimana, divenne vegetariano.

Ulteriori esperimenti consolidano queste teorie. Ultimamente si è scoperto che un girasole, che notoriamente segue l’andamento del sole, posto nella Camera del Re, gira in senso opposto a quello del sole. Il fenomeno viene spiegato accreditando la piramide di Cheope di un potere in grado di rallentare l’inversione dei poli magnetici (polo nord e polo sud) che avviene al termine di ogni ciclo di precessione. Infatti si sostiene che più rapida è l’inversione, più la Terra è soggetta a disastri naturali come diluvi e terremoti. In questo modo la piramide di Cheope, posta non a caso al centro delle terre emerse, sarebbe in grado di evitare all’umanità nuove catastrofi naturali. Alcuni studiosi affermano che la prossima inversione dei poli dovrebbe avvenire nel 2012 (un ciclo di precessione ha una durata di 26000 anni).

Secondo un’altra ipotesi, la piana di Giza sarebbe uno dei tanti ombelichi sparsi nel mondo (Cuzco, Isola di Pasqua, ecc.). Essi costituirebbero un centro nel quale si addensano energie particolari di cui, però, non si sa molto. Alcuni degli studiosi che si interessano a questa teoria sostengono che i vari ombelichi erano in contatto tra loro e quindi in grado di trasmettere e ricevere messaggi.

Il fisico cairota Amr Gohed, a proposito della radiazione cosmica all’interno della piramide di Cheope, disse:”Ciò che avviene all’interno del monumento contraddice tutte le leggi della scienza e dell’elettronica conosciute”.

LA SFINGE

Piramidi E Della Sfinge sfingeLa Sfinge, come le tre piramidi di Giza, è oggetto di numerosi studi e varie teorie che la portano ad essere considerata il ritratto di uno tra Cheope, Dedefra e Chefren o, in modo molto affascinante, una costruzione concepita e realizzata dai superstiti di Atlantide.

La Sfinge è alta 22m e lunga 57m ed è stata scolpita da un unico blocco di calcare composto da tre strati di diversa durevolezza. Al suo interno, finora, sono state rinvenute 4 stanze vuote, eccetto per un paio di scarpe da ginnastica (!?). E’ stata costruita tra le piramidi di Cheope e di Chefren. Tra le zampe è presente una stele edificata da Thutmosi IV che riporta il nome di Chefren anche se le scritte non sono molto chiare, ma sufficienti agli egittologi per consolidare la paternità di Chefren.

La leggenda afferma che verso il 1400 a.C., quando la Sfinge era ancora ricoperta di sabbia fino al collo, un principe si fermò a riposare alla sua ombra, addormentandosi di colpo. In sogno udì la voce della Sfinge che gli prometteva, se l’avesse liberata dalla sabbia, di farlo sovrano d’Egitto, scavalcando i fratelli maggiori. Il principe rispettò il patto e dopo divenne faraone col nome di Thutmosi IV.

La maggiore fonte di discussione è legata alla sua erosione che, per gli egittologi, è dovuta ai venti e all’acqua contenuta nel terreno, mentre per altri (West, Hancock ed altri) è stata provocata dalle frequenti piogge cadute in Egitto.

Vi è dunque una grande differenza tra le due teorie: la prima fa risalire la costruzione della Sfinge intorno al 2500 a.C., la seconda la colloca niente meno che verso il 10500 a.C., ma nessuna delle due può avvalersi di prove inconfutabili a suo favore.

Nel 1991 si e’ dimostrato, con una serie di prove geologiche, che essa fu costruita almeno 6000 anni prima di Cristo e, quindi, 3000 anni prima che avesse inizio la civiltà egizia. Gli egittologi tradizionali attribuiscono la Sfinge a Chefren poiché sostengono che il volto della Sfinge stessa sia inequivocabilmente quello del faraone Chefren. Questo punto è stato recentemente messo in discussione da John Anthony West, scrittore ed egittologo autodidatta. West evidenziò grosse lacune nell’accostamento tra Sfinge e faraone e sulla loro pretesa rassomiglianza e decise di avvalersi dell’aiuto del tenente Frank Domingo, del Dipartimento di polizia giudiziaria di New York, diventato famoso per la sua abilità nel disegnare ritratti. Domingo mise a confronto i due volti e, dopo aver realizzato disegni dettagliati di entrambi, concluse che le due statue raffiguravano individui diversi. Per dare ulteriore credito alla sua teoria, West si avvalse del geologo Robert Schoch che, dopo diversi esami, concluse che il corpo della Sfinge e le pareti della grande fossa in cui essa si trova mostravano i segni tipici di erosione da acqua.Piramidi E Della Sfinge corr_sfinge Non solo: scoprì che il monumento e il complesso di templi che sorge nelle vicinanze erano stati scolpiti nella stessa pietra. La diversa erosione evidenziata dalla Sfinge e dalle costruzioni circostanti, scolpite nella stessa roccia e facenti risalire anch’esse attorno al 2500 a.C., fa credere che la Sfinge sia stata esposta all’erosione della pioggia, mentre la altre costruzioni a quella del vento. Agli esperimenti di West e Schoch partecipò anche il sismologo Thomas Dobecki. Gli esperimenti di Dobecki e le osservazioni di Schoch dimostrarono che il corpo della Sfinge era stato scolpito in fasi distinte, e che la parte anteriore del monumento, profondamente erosa, era più antica di circa 3000 anni rispetto alla parte posteriore.

La conclusione di West fu che Chefren avendo trovato la Sfinge non ancora terminata, la completò e la restaurò insieme con i templi attorno, facendo sistemare lastroni di granito sopra il calcare. Tenendo conto dell’antichissima origine della Sfinge, bisogna presumere che siano succedute diverse operazioni di restauro. In proporzione la testa è più piccola del resto del corpo e questo lascia pensare che Chefren abbia ordinato di rimodellarla nello stile dell’epoca.

Ma le ricerche di Dobecki rivelarono un altro segreto: 5 metri sotto le zampe anteriori della Sfinge si aprivano diversi tunnel inesplorati e un’ampia sala rettangolare di 12x15m. Secondo Dobecki quella sala era opera dell’uomo.

A questo punto si aggiunse un tocco in più di meraviglia quando ci si ricordò di una profezia di Edgard Cayce, il celebre “profeta dormiente” americano. Cayce era andato in trance il 29 ottobre del 1935 e aveva esplorato con i suoi poteri sensitivi le epoche precedenti dell’antico Egitto. Egli disse che i sopravvissuti di Atlantide erano emigrati in Egitto 10500 anni prima di Cristo e avevano costruito la Sfinge e la Grande Piramide nel primo secolo del loro arrivo.

E non basta. Cayce predisse che, prima della fine del XX secolo, “una sala antica contenente documenti storici sarebbe stata scoperta là dove la linea dell’ombra e della luce cade tra le zampe della Sfinge”. All’interno della sala ci sarebbe stata una biblioteca ricca di testi su Atlantide.

Piramidi E Della Sfinge 002Graham Hancock, scrittore di successo e sostenitore di teorie molto affascinanti non solo sull’Egitto, dopo numerose ricerche e calcoli al computer afferma che nel 10500 la Sfinge vedeva sorgere il sole e se stessa (la costellazione del Leone). Sotto la costellazione del Leone vi è una stella che fa credere che faccia corrispondere sulla Terra una stanza segreta. La testa della Sfinge, secondo questa teoria, originariamente era di un leone, trasformato poi da Chefren o chi per esso, nel volto di un faraone. A questo proposito gli egittologi obiettano che, ai tempi degli antichi Egizi, la costellazione del Leone era ancora sconosciuta (fu scoperta e chiamata così dai Greci migliaia di anni più tardi).

Altri studiosi affermano che la Sfinge fu edificata per essere uno strumento di amplificazione della voce del faraone che, dall’interno si sarebbe rivolto ai sudditi nelle circostanze in cui era necessario che le parole giungessero a tutti.

NOTE

Occorre aggiungere che oltre alle innumerevoli e diversificate teorie sui segreti della piramide di Cheope ci sono tuttora molte perplessità riguardanti la data di costruzione.

La data ufficiale stabilisce che la Grande Piramide venne costruita intorno al 2770 a.C., mentre altre ipotesi la collocano nel 2623 a.C. Beauval ipotizza il 2450 a.C. per via dell’allineamento di due condotti con le stelle di Orione e Sirio, mentre gli studi al carbonio 14 affermano che fu compiuta tra il 3809 a.C. e il 2869 a.C. grazie al ritrovamento di alcuni fossili al suo interno. Ma la teoria più affascinante, quella sostenuta da Graham Hancock, è che la costruzione o, quanto meno, il progetto delle piramidi di Giza e della Sfinge è da far risalire al 10500 a.C.

Fonte: http://digilander.libero.it/ombradeglidei/misteri.htm

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