MISTERO DELLE CAVE DI CUSA

MISTERO DELLE CAVE DI CUSA

MISTERO DELLE CAVE DI CUSALe Cave di Cusa (o Rocche di Cusa) sono un sito archeologico siciliano situato nel territorio di Campobello di Mazara, a sud-ovest di Castelvetrano, in provincia di Trapani, a 13 km a nord-est delle rovine di Selinunte.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSASi tratta di cave di pietra caratterizzate da banchi di calcarenite estesi lungo circa 2 km in prossimità della costa, da cui veniva estratto il materiale per le costruzioni selinuntine.

Esse furono utilizzate dal VI secolo a.C. sino alla sconfitta dei greci da parte dei cartaginesi nel 409 a.C.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSALe Cave di Cusa sono il punto più vicino a Selinunte dove il banco di calcarenite si mostra compatto e massiccio a tal punto da poter ricavare elementi delle dimensioni necessarie all’edificazione dei templi cittadini. Per gli altri elementi di dimensioni più ridotte venivano usate cave più vicine alla città, come quelle dette “delle Latomie” e “delle Parche”.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSAPochi chilometri a ovest rispetto al parco delle cave di Cusa si trova la cosiddetta Cava del Capitello, in questa zona si trova il resto di un capitello sbozzato ma non completato.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSAVisitando il complesso delle cave, circondati da queste enormi pezzi di future colonne appoggiate e sparse ovunque, l’impressione che si ha è quella di una brusca interruzione dei lavori di estrazione, di lavorazione e di trasporto dei rocchi di colonna, probabilmente dovuta alla minaccia che incombeva sulla città per l’improvviso sopraggiungere dell’esercito cartaginese.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSALa repentina fuga dei cavatori, degli scalpellini e degli operai addetti, ha fatto sì che oggi noi possiamo non solo riconoscere ma anche seguire tutte le varie fasi di lavorazione: dalle prime profonde incisioni circolari, fino ai rocchi finiti che attendevano soltanto di essere trasportati in città.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSAII

MISTERO DELLE CAVE DI CUSADei rocchi già estratti, alcuni erano pronti per essere trasportati via; altri, già in viaggio alla volta di Selinunte furono abbandonati lungo la strada.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSAIL TEMPIO G O DI ZEUS-OLYMPEION

MISTERO DELLE CAVE DI CUSATempli di Selinunte.

È noto che i rocchi del tempio G, sulla collina orientale di Selinunte, siano uguali ad alcuni elementi incompiuti presenti a Cusa e si presume che ogni suo singolo pezzo provenga dalle cave di Cusa.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSAIl Tempio G o Olympeion completamente in rovina con una unica colonna rimasta in piedi.

Dalla foto sopra si può intuire la grandiosità di questo tempio, il secondo in Sicilia per dimensioni e uno dei più grandi dell’intero mondo greco (8X17 colonne per 50mX110m circa). Il lungo periodo di costruzione dell’edificio ricopre circa 75 anni e sembra sia stato in uso già dalla metà del V sec a.C.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSATuttavia si discute ancora sulla destinazione finale dei 60 rocchi rimasti a Cusa, a cosa effettivamente sarebbero serviti visto che il tempio era già finito nella sua struttura principale.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSAI Fenici non ne ebbero più bisogno data la modestia delle loro realizzazioni architettoniche, inoltre Selinunte stessa con i suoi edifici venne utilizzata come cava da loro e da coloro che abitarono la zona successivamente.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSALA LAVORAZIONE

Per quanto riguarda i procedimenti inerenti la lavorazione di questi manufatti gli archeologi hanno elaborato dei modelli, che a dir il vero lasciano veramente perplessi riguardo alla loro fattibilità.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSAComunque secondo la “versione ufficiale” il procedimento per ricavare i tamburi delle colonne prevedeva innanzitutto una perfetta incisione circolare nella roccia (1); quindi, dopo aver allargato questa verso l’esterno, estraendo dal solco la roccia con degli scalpelli, si creava un taglio ricurvo (2) che, col procedere del lavoro, si approfondiva; l’operazione proseguiva fino a quando il tamburo non aveva raggiunto l’altezza desiderata (3), dopodiché si procedeva alla sua estrazione, distaccandolo dal fondo roccioso con l’aiuto di cunei che si facevano rigonfiare con l’acqua.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSAQuesti rocchi trasportati per 10 km da Cusa fino ai templi selinuntini venivano posti in opera e assemblati come colonne, quindi sulla loro superficie venivano praticate le scanalature tipiche dell’arte greca.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSAAgli occhi di un profano quale io sono, sembra quasi impossibile realizzare opere del genere con la tecnologia primitiva di allora.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSAI rocchi di pietra hanno un’altezza fra i 2,5 e i 4 metri e pesano circa 60 tonnellate, per costruire un tempio ne necessitavano circa un centinaio dei più grandi e oltre 500 pezzi più piccoli. Di Quanti schiavi disponevano i Greci di Selinunte?, quante risorse agricole necessitavano per alimentarli, ed economiche per vestirli e alloggiarli?, perché intraprendere delle operazioni così onerose? Solo per compiacere delle divinità?, Gli interrogativi che si pongono osservando questi manufatti sono molti.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSAInoltre la loro superficie dei rocchi, nonostante l’erosione degli elementi, risulta perfettamente levigata, a quale scopo se poi dovevano essere scanalati una volta posti in loco?

MISTERO DELLE CAVE DI CUSAE ancora, perché le pareti della cava all’interno delle incisioni sono state levigate allo stesso modo della superficie esterna dei rocchi? a quale scopo questo lavoro titanico ed inutile.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSAAlcuni affermano che furono usate delle seghe ad acqua o a sabbia per incidere il calcare.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSAMa dalle foto vediamo che una persona può passare agevolmente fra il rocco e l’incisione nella parete di roccia.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSADi che dimensioni erano queste seghe?, pensiamo che furono utilizzate nel 400 avanti cristo!, di quali tecnologie disponevano gli antichi greci per lavorare rocce di queste dimensioni?

MISTERO DELLE CAVE DI CUSAAl giorno d’oggi noi dovremmo utilizzare una carotatrice come questa azionata da potenti motori elettrici o a combustione.

IL TRASPORTO

Il trasporto del materiale dalle cave alla città pone degli interrogativi ancora maggiori.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSALe dimensioni dei rocchi variano da 2,5 a 4 m. di altezza e da 3 a 3,5 m. di diametro; la circonferenza di base si aggira sui 10-11 m.; il volume è di circa 37 metri cubi. Attribuendo al materiale un peso di 1,8 Kg. per decimetro cubo. si ottiene un valore di 66,6 tonnellate!

MISTERO DELLE CAVE DI CUSAIl percorso usato dagli operai, per trasportare il materiale fino a Selinunte, è pianeggiante, con una minima pendenza verso la costa, ma il suolo è sabbioso ed infido. Se si tiene conto della mole dei templi Selinuntini, del peso dei singoli elementi e della distanza del cantiere, c’è da chiedersi come abbiano risolto il problema del trasporto, gli architetti di 2400 anni fa.

Alcuni ritengono che si servissero della cosiddetta lizzatura, che consiste nel fare scorrere i blocchi, muniti di pattini, su rulli di legno.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSAAltri ritengono che ingabbiassero i moduli dentro armature sostenute da ruote alla maniera di Chersifrone, l’architetto del Tempio di Efeso.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSAL’archeologa tedesca A. P. Bindokat ritiene che venissero utilizzati animali da tiro per trainare gli elementi al luogo di costruzione dei templi.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSAOggi giorno per sollevare e caricare, soltanto uno alla volta, questi rocchi noi dovremmo adoperare una gru da 70 tonnellate come questa:

MISTERO DELLE CAVE DI CUSAPer trasportarli necessiteremmo di un autocarro come questo, adoperato nelle miniere cinesi di carbone:

MISTERO DELLE CAVE DI CUSA(Ndr. le foto non rendono pienamente le dimensioni di questi mezzi, veramente mastodontici)

Di certo anche la fase del trasporto pone dei seri interrogativi riguardo a quanto ipotizzato dall’archeologia ufficiale ma forse il mistero è più facile da svelare di quanto ci si aspetti, probabilmente i blocchi venivano trasportati in questo modo!

MISTERO DELLE CAVE DI CUSACONCLUSIONI

MISTERO DELLE CAVE DI CUSA

Concludendo è veramente difficile credere che gli antichi greci abbiano realizzato queste opere con la tecnologia ingegneristica a loro disposizione e cioè soltanto con rulli, trabattelli e paranchi di legno, assemblati con corde di canapa, spine di legno e forse (al massimo) con chiodi e fascette di ferro di artigianale costruzione. Per l’estrazione, il trasporto e l’assemblaggio degli elementi dei templi sarebbero occorsi centinaia, forse migliaia di schiavi ed artigiani quali scalpellini, cavapietre e muratori, oltre a questi erano necessarie altre centinaia di animali da tiro come buoi o cavalli. Anche presumendo che non venissero retribuiti in alcun modo, le risorse necessarie al loro mantenimento ed al loro alloggio erano ingenti da reperire anche per una città come Selinunte (che ebbe una storia di soli 240 anni). Si pensi che per ogni tempio erano necessari centinaia di rocchi e altri pezzi di diverse dimensioni, inoltre vi erano anche gli edifici civili da costruire e manutenzionare, i campi da coltivare, i commerci da svolgere, il bestiame da allevare e un’infinita serie di guerre da combattere contro i popoli vicini. È un mistero come i Selinuntini siano riusciti a trovare il tempo e le risorse necessarie alla costruzione di questi megalitici templi.

In questo video (Video– YouTube) vediamo come nel 1926, in piena epoca fascista, sia stato possibile trasportare un blocco di 300 tonnellate dalle cave delle Apuane a Marina di Massa di Carrara, utilizzando il sistema della lizzatura. Furono necessari due mesi e attrezzature molto più avanzate di quelle disponibili nel 200 Ac.

È logico pensare che opere come queste, comunque presenti ovunque sulla superficie del pianeta, realizzate anche da civiltà più tecnologicamente arretrate di quella Greca Classica siano state erette con tecnologie di cui si è persa la memoria. Le quali permettevano di modificare in vari modi la struttura molecolare di alcuni tipi di minerali rendendoli più leggeri da trasportare e più duttili da lavorare. Ma argomenti come questi sono un tabù per la scienza ufficiale e sono relegati nella categoria miti e tradizioni popolari. Infatti alcuni racconti Greci parlano di un figlio di Zeus, Anfione, gemello di Zete, con il quale cinse di mura Tebe, utilizzando ciclopiche pietre che da sole si posizionarono una sull’altra al suono della sua lira.

MISTERO DELLE CAVE DI CUSASi racconta che quando suonava lo strumento le pietre lo seguivano e anche gli animali si fermavano ad ascoltarlo. La cosa più curiosa è che era stato istruito da Mercurio, l’Ermes greco, guarda caso il Thoth egizio tenutario di tutta la conoscenza.

Interessante video da vedere: Video-YouTube

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