La leggenda dei benandanti

La leggenda dei benandanti

benandanti 01Da Wikipedia,l’enciclopedia libera.

I benandanti (alla lettera significante “buoni camminatori”) erano gli appartenenti ad un culto pagano-sciamanico contadino basato sulla fertilità della terra diffuso in Friuli intorno al XVI-XVII secolo.
Si trattava di piccole congreghe che si adoperavano per la protezione dei villaggi e del raccolto dei campi dall’intervento malefico delle streghe. Quello dei benandanti era un culto agrario che discendeva da antiche tradizioni pagane contadine diffuse in tutto il Centro-Nord Europa, sia presso popolazioni germaniche (si veda, in particolare, la figura mitica della Frau Holle[1]), Slave (vedi, in particolare i krasniki, come erano chiamati in area dalmatico-illirica i “combattenti in spirito” ) o Ungheresi (vedi in particolare i Táltos sciamanici), e che arrivò nelle regioni nord-orientali dell’Italia, in Friuli estendendosi fino a Vicenza, Verona, Istria e Dalmazia.

I “nati con la camicia” contro le streghe

I benandanti erano coloro che nascevano ancora avvolti nel sacco amniotico, quelli che vengono ancor oggi definiti come i “nati con la camicia”, i fortunati, i privilegiati.

La levatrice o la stessa madre dopo il parto, s’incaricavano di conservare una piccola parte del sacco amniotico, che nei mesi successivi veniva benedetta, posta in un sacchettino da appendere al collo del neonato come un amuleto benefico e protettore.

Al raggiungimento della maggiore età il giovane benandante era in grado nelle notti delle quattro tempora di uscire dal proprio corpo sotto forma di spirito durante il sonno. Si apprende infatti da una testimonianza resa su una donna benandante che «…suo marito più volte di notte la chiamava et con li rimedi la urtava, et lei era come morta, perché diceva che li spirito se ne era andato al suo viaggio et il corpo restava come morto…»

Racconta un beneandante all’inquisitore che lo sottopone ad esame:
«Signor, io dirò la verità. Io sono stato in tre stagione, cioè tre volte l’anno in uno prato… quale ho inteso dire da quei miei compagni, quali non conosco (perché niun si conosce, perché è il fiato che va, et il corpo resta fermo in letto) che si addimanda il prato di Josafat, come li suddetti compagni mi dicevano…[sono andato in questo prato] per il tempo di san Giovanni, del corpo di Nostro Signore et di san Mattia, di notte»

Con l’aspetto di un piccolo animale (topo, farfalla, gatto, riccio, ecc.), oppure di una nuvola di fumo, o di altre forme, lo spirito si riuniva ai suoi compagni in determinati luoghi dalle varie denominazioni (prato di Josafat per esempio) e combatteva a colpi di rami di finocchio contro streghe e stregoni:
«Io sonno Benandante perché vò con li altri a combattere quattro volte l’anno, cioè nelle quattro tempora, di notte, invisibilmente con lo spirito et resta il corpo…noi con le mazza di finocchio et loro con le canne di sorgo»

Se in queste tenzoni prevalevano i benandanti sarebbero poi seguiti mesi di abbondanza e prosperità, mentre se vincevano le streghe e gli stregoni i contadini sarebbero stati afflitti da periodi di fame, malattie e carestia.

Noi non andiamo a far altro se non a combater…Andiamo tutti insieme a combater contra tutti li strigoni, et habbiamo li nostri capitani, et quando noi si portiamo bene li strigoni ci dànno de buoni scopolotti…Quando il racolto vien buono, cioè della robba purasai, et bella, quell’anno è che li benandanti habbian vinto; ma quando li stregoni vincono il raccolto va male”.

I benandanti combattevano poi le malie delle streghe anche nella vita ordinaria curando le persone colpite da malocchio, da incantesimi collaborando con le tante guaritrici e guaritori che popolavano la campagna friulana, perché erano molti coloro dotati dei prehenti, i poteri per il bene delle persone da risanare.

Se però il benandante perdeva il suo amuleto con la placenta non godeva più di nessun potere:«…portava quella mia camiciola al collo sempre, ma la persi et dipoi che la perdei non ci son più stato alli raduni…»

La visione dei morti

Un altro dei poteri dei benandanti era quello di vedere i morti in processione e ascoltare i loro messaggi.La “processione dei morti”, “l’esercito furioso”, o la “caccia selvaggia”erano una tipica forma di religiosità dell’area centroeuropea.

Il tema della processione dei morti si ritrova in un racconto di un episodio accaduto nel 1091 a un monaco che era senza saperlo un benandante, poiché «chi vede i morti, cioè va con loro, è un Benandante»

Il frate mentre camminava in campagna sentì dei lamenti e vide che provenivano da una processione, una sorta di danza macabra, dove riconobbe persone morte da poco guidati da un personaggio dall’aspetto selvatico armato di una clava.

Il potere di vedere i morti era anche tipico delle donne benandanti che, in particolari occasioni legate ad esempio al loro periodo mestruale o nel giorno della Commemorazione dei defunti, nell’acqua di un catino avevano visioni di conoscenti o parenti da poco defunti

Persecuzioni della Santa Inquisizione

I Benandanti accusati cercarono nella loro difesa dalle accuse di far riconoscere la netta distinzione fra le loro azioni e quelle malefiche delle streghe sostenendo che essi combattevano in nome della fede in Cristo le malvagità che le streghe infliggevano ai villaggi ed ai loro raccolti e insistendo che soltanto i loro poteri potevano proteggere i poveri contadini.

Era difficile che la Chiesa accettasse questa distinzione riconoscendo il ruolo positivo dei benandanti che si rifacevano a credenze pagane; tuttavia, un membro della sacra inquisizione riconobbe che:
«…È stato dichiarato che dopo aver apposto delle formule magiche su di una mano di un popolano a protezione delle streghe e dei demoni gli atti nocivi del diavolo sono cessati, d’altro canto essi, come i loro presunti avversari demoniaci, hanno preso parte a riunioni misteriose (circa le quali non vogliono parlare neanche sotto tortura), dove venivano utilizzati lepri, gatti e ad altri animali.»

Per evitare le condanne della Chiesa i benandanti accusarono gli stessi contadini di compiere riti di stregoneria: fu quello un inutile tentativo per discolparsi che servì soltanto a far decadere la loro reputazione agli occhi del popolo.Verso la fine del Seicento tuttavia, l’Inquisizione allentò le sue inchieste sui benandanti dovendo, con la diffusione della Riforma, preoccuparsi meno di stregoneria e concentrarsi invece sull’eresia.I benandanti con l’andar del tempo furono identificati dalla Chiesa come stregoni affiliati con il demonio e quindi perseguibili come idolatri eretici.Nonostante le prove portate a carico delle loro colpe, nessuno dei processi si concluse con una esecuzione capitale dei benandanti ma la loro buona fama popolare si dissolse completamente.

I BENANDANTI DEL FRIULI.

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Immaginate il Nord Italia dei secoli bui, immaginate in particolare una zona che è sempre stata al confine.
E il termine confine lo intendiamo in tutte le sue sfaccettature, non solo come dimensione geografica, ma come incontro di popoli, di culture, di mentalità differenti e a volte confliggenti tra loro.
Fatto questo proviamo a spingerci ancora più in là, tentate anche solo di ipotizzare borghi lontani tra loro senza tutti i mezzi di comunicazione a cui oggi siamo abituati, le notti senza illuminazione se non quella fornita solo dalla Luna e dalle stelle, pensate alla paura, alla superstizione, al terrore che dietro le malattie o dierto agli elementi naturali quelli che distruggono i raccolti, spesso unica fonte di sostentamento di intere comunità, ci sia dietro il diavolo e delle streghe.
Mescolate il tutto, aggiungete delle reminiscenze dell’eredità pagana di tempi ancora più lontani e il quadro sarà completo.
Forse…

LA LEGGENDA DEI BUONI CAMMINATORI.

benandanti 33Friuli. A cavallo tra i secoli XVI e XVII.
Nonostante il clima montante delle trasformazioni sociali e religiose, l’Europa è ancora attraversata da credenze e superstizioni, una di queste vuole che le streghe, e più in generale, coloro che hanno deciso di seguire il Male siano in grado di creare tempeste e di alterare il clima a loro piacimento per distruggere vite, coltivazioni e interi villaggi.
Non tutti quelli però che praticano la magia però stanno dalla parte del Demonio.
Proprio in Friuli in quel periodo vigilano congreghe di maghi che proteggono le loro comunità.
Li chiamano Benandanti oppure i Buoni Camminatori.
Il loro compito è, per l’appunto, quello di proteggere i villaggi dall’azione di streghe e stregoni.

Un Benandante non è altro che una persona nata ancora avvolto dal suo sacco amniotico L’espressione “nato con la camicia” probabilmente deriva proprio da questo..
In seguito lo stesso sacco amniotico, o perlomeno una sua parte veniva benedetto e, sempre secondo le leggende, veniva cucito in un sacchettino da porre permanentemente al collo del predestinato.
Grazie a questa procedura il predestinato acquista i suoi poteri, ma c’è una regola da seguire sempre: il sacchetto non deve mai essere perso altrimenti con esso andranno via anche i poteri.
Già, ma quali poteri le leggende attribuiscono a questi maghi buoni?

LEGGENDE E DICERIE.
Ritorniamo al nostro scenario iniziale: supponiamo un ipotetico sabba o un altro raduno di streghe e stregoni pronto ad arrecare danni alle popolazioni locali.
Bene, in determinate notti, coloro che erano stati scelti come benandanti narrano le cronache erano in grado di fuoriuscire dai loro corpi, a volte sotto forma di nebbia altre volte prendendo l’aspetto di piccoli animali e in gruppo si riunivano per impedire i malefici degli stregoni voltati al male.
Piccole battaglie notturne, non in cui era come si fronteggiassero due eserciti contrapposti, da un lato le streghe con le loro canne di sorgo contro i benandanti armati solo di rami di finocchio.
Battaglie combattute a suon di magia, combattimenti non riportati dalla storia ufficiale ma di cui nelle mattine invernali, nei falò notturni i contadini bisbigliavano tra loro mentre la paura dominava i cuori e le menti delle comunità agresti.
Gli scontri avvenivano durante periodi ben precisi: le notti delle quattro tempora, cioè gruppi particolari di giorni in cui un tempo si santificavano Dio e lo scorrere delle stagioni.
Secondo la tradizione popolare in caso di vittoria dei benandanti si sarebbe assistito a mesi di fortuna e prosperità, se invece avessero vinto gli stregoni malvagi allora in quel dato territorio gli abitanti sarebbero stati condannati a passare periodi di fame, morte e sfortuna.
Non era questo l’unico potere dei benandanti: erano anche in grado di vedere i morti, di ascoltare le loro voci.
Spesso arrivavano anche al punto di riuscire a scorgere le processioni dei defunti.

La leggenda dei benandantiC’è però un lato macabro in tutta la leggenda.
Un lato macabro e ancora più misterioso.
Un benandante “camminava tra i morti”,riusciva a scorgere prima degli altri la famigerata “caccia selvaggia”, cioè i cortei notturni in cui si diceva le entità sovrannaturali, spesso demoni, spesso divinità pagane, si riunivano per cacciare creatura ancorapiù sovrannaturali di loro.
E per tutti gli sventurati che ne incrociavano il cammino, una “caccia selvaggia” spesso foriere di sventura.
Unici tra tutti i mortali che s’imbattevano nell’evento, solo i benandanti avevano la forza di riuscire a sopravvivere.

LA REALTA’ STORICA.
I benandanti sono realmente esistiti,le cronache documentano la loro presenza nel territorio friulano per secoli; molto probabilmente erano quello che rimaneva di credenze pagane, figure similari erano diffuse peraltro in quasi tutta l’ Europa centro orientale almeno fino al 1600.
A differenza di molti altri non si opponevano alla Chiesa, anzi i benandanti erano profondamente credenti, il più delle volte si trattava di individui perfettamente integrati nella loro comunità. Spesso anzi consideravano le loro azioni come complementari a quelle di preti e religiosi. Una sorta di armata non autorizzata della Chiesa.
Questo rappresentò comunque un problema per i vertici ecclesiastici, che non potendo tollerare la presenza di queste figure indipendenti finirono per perseguitarli.
Questi maghi buoni vennero equiparati agli stregoni o agli eretici finendo col subire le poco piacevoli attenzioni della Santa Inquisizione.
Così, anche se spesso i processi si concludevano con delle assoluzioni poco alla volta, i “nati con la camicia” persero l’appoggio popolare. Fino con lo scomparire quasi del tutto.

– PER CHI VOLESSE APPROFONDIRE.
C. Ginzburg. I Benandanti, stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino 1996
Franco Nardon, Andrea Del Col. Benandanti e inquisitori nel Friuli del ‘600, Ed. EUT

Carlo-Ginzburg-I-benandanti-Stregoneria-e-culti-agrari-tra-Cinquecento-e-Seicento PDF: Carlo-Ginzburg-Stregoneria-e-culti-agrari-tra-Cinquecento-e-Seicento

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