LA PIANA DI GIZA

LA PIANA DI GIZA

LA PIANA DI GIZA 7BRIEN FOERSTER E LE CAMERE SEGRETE SOTTO LA PIANA DI GIZA

Molti studiosi hanno ipotizzato l’esistenza di una fitta rete di tunnel che percorre l’intero sottosuolo della Piana di Giza, collegando alcune camere sotterranee, la più importante delle quali sarebbe collocata sotto le zampe anteriori della Sfinge.

LA PIANA DI GIZASono molti gli studiosi “alternativi” convinti dell’esistenza di una serie di camere segrete localizzate sotto la Piana di Giza e collegate fra loro da una fitta rete di tunnel.

Tra di essi, certamente tra i più conosciuti c’è Brien Foerster, ricercatore e archeologo indipendente e curatore del visitatissimo sito hiddenincatours.com.

In una recente spedizione in Egitto, di cui Foerster ne fa un resoconto sul suo suo sito web, l’archeologo ha cominciato una ricerca più approfondita di indizi che possano confermare l’ipotesi dei tunnel e delle camere.

In una delle foto pubblicate da Foerster è possibile vedere una pietra che sembra coprire l’entrata posteriore nel sottosuolo della Sfinge.

LA PIANA DI GIZAViene poi mostrato un altro ingresso, uno dei tanti nella piana di Giza, che fornisce l’ingresso all’antico sistema di pozzi e gallerie. Secondo l’autore Stephen Mehler, il sistema di tunnel è molto più vasto dell’area della zona di Giza, estendendosi almeno da Abu Sir, a nord, a Dashur (a sud).

Molti esploratori sono convinti che la camera più importante si trovi sotto le zampe anteriori della Sfinge. Questa convinzione è stata alimentata anche dalle presunte rivelazioni di Edgar Cayce, un chiaroveggente morto nel 1945, secondo le quali le piramidi sono state realizzate da una civiltà antica discendente diretta di Atlantide esistita nel 10 mila a.C.

Oltre a costruire la Grande Piramide, questo antico popolo avrebbe anche scavato una camera sotterranea chiamata “The Hall of Record” (La Stanza dei Registri), dove sarebbero custoditi documenti nei quali è riportata la storia perduta del genere umano.

«I documenti contengono le memorie di Atlantide fin dall’inizio, dal momento in cui lo Spirito ha preso forma e ha cominciato a prendere forma in quella terra», dice Cayce in una sua rivelazione. «Le registrazioni conterrebbero la storia della prima distruzione della civiltà atlantidea, l’esodo dei suoi abitanti verso altre terre e la distruzione finale del continente e della civiltà di Atlantide. Inoltre, ci sarebbe una dettagliata descrizione della costruzione della Grande Piramide, così come una profezia sull’identità e la provenienza di colui che troverà La Stanza dei Registri».

Tuttavia, Brian Foster è convinto che i possibili alloggiamenti al di sotto della Sfinge non sia la Stanza dei Registri, ma molto più probabilmente sia un sistema idrico sotterraneo costruito da una civiltà precedente a quella Egizia, in possesso di un’elevata conoscenza tecnologica.

IL CONTRIBUTO DI ANDREW COLLINS

Dunque, sotto la Piana di Giza ci sarebbe una serie di tunnel e ambienti ancora inesplorati, come confermato da esperienze di prima mano, tra le quali va segnalata quella di Andrew Collins, scrittore ed esploratore britannico.

Nell’agosto del 2008, Collins annunciò di aver scoperto l’ingresso di un sistema di grotte inesplorate, posizionato in una tomba misteriosa collocata a diverse centinaia di metri ad ovest della Grande Piramide.

La Stanza dei Registri non è mai stata trovata. Forse è ancora lì, da qualche parte, in attesa di essere scoperta”, commenta Collins. “Io credo che le grotte che abbiamo individuato facciano parte di un complesso molto più grande che si estende sotto l’intera piana di Giza.

Secondo Collins, la rete di grotte è di origine naturale e ricorda una struttura simile a quella del formaggio svizzero. Egli crede che queste strutture si siano create molto tempo prima che le piramidi fossero costruire e potrebbero essere la ragione per cui è stato scelto proprio questo sito per la loro costruzione. Ci sono prove di attività umane nelle parti più profonde delle grotte.

Fin qui nulla di strano, se non fosse per i fatti strani che successero poco dopo. Benché la scoperta di Collins avesse convinto anche gli scettici dell’esistenza della Stanza dei Registri che qualcosa di importante si trovasse sotto la piana di Giza, questa fu la reazione del dottor Zahi Hawass, ex Segretario Generale per Consiglio Supremo delle Antichità d’Egitto:

Perché Hawass decise di negare l’evidenza fino a questo punto? Di cosa aveva paura? Temeva di perdere la paternità di una scoperta che potrebbe costringere a riscrivere l’intera storia della civiltà egizia? Oppure stava cercando di nascondere qualcosa? Perché, più in generale, gli archeologi egiziani continuano a circondare i monumenti di Giza con una cortina impenetrabile? Quali segreti non vogliono farci sapere? [Ingredienti ottimi per una perfetta teoria del complotto!].

Effettivamente, il dottor Hawass negò pubblicamente l’esistenza delle grotte”, racconta Collins. “Perché lo abbia fatto è oggetto di dibattito. Tuttavia, quindici mesi dopo, nel dicembre del 2009, Hawass dovette ammettere che un team di scavo sotto la sua supervisione stava indagando sulla tomba antica al centro della scoperta di una rete sotterranea sotto le Piramidi di Giza e oggetto della polemica.

Polemica? Come può esserci una polemica di fronte ad una scoperta di tale portata”, commenta Collins. Sebbene sia soddisfatto per il rinnovato interesse di Hawass per il sito, Collins rimane scettico sulle sue reali intenzioni. Anche se il dottor Hawass suggerisce che non ci sia alcun mistero che circonda la “catacomba”, Collins è convinto che il sistema di grotte si estenda sotto la seconda piramide, dove la tradizione antica vuole sia collocata la tomba di Hermes-Thot, il leggendario fondatore dell’Egitto.

Si tratterebbe di una scoperta molto importante, forse la più importante per la comprensione della storia perduta dell’umanità, dato che Hermes-Thot è considerato il portatore della saggezza e della civilizzazione e Collins sospetta che le camere possano contenere documenti fondamentali lasciati da Hermes-Thot, qualcosa di simili alla Stanza dei Registri.

Fonte: Il Navigatore Curioso

GLI ENIGMI DELLA TERZA PIRAMIDE DI GIZA, NOTA COME MICERINO

È decisamente più piccola delle altre due piramidi sorelle della Piana di Giza, fino a un decimo delle dimensioni della Piramide di Cheope. Eppure, la piramide nana fa sorgere questioni pari a quelle delle altre due piramidi.

Nei documentari e nei reportage è spesso trascurata, forse a causa delle sue dimensioni minori.

Il suo nome ufficiale è “Piramide di Menkaure”, più nota in Italia col nome di Micerino (forma italianizzata del greco Mykerinos, forma in cui il nome compare nelle opere dello storico greco Erodoto).

È la terza piramide del complesso di Giza ed è intrigante almeno quanto le sue sorelle giganti più conosciute.

L’altezza totale della Piramide di Micerino è di 65,5 metri, i lati della base quadrata misurano 103,4 metri e il volume totale è pari a 250 mila m³, ovvero un decimo di quella di Cheope, e presentando la curiosa particolarità di blocchi molto più grandi di quella di Chefren.

In origine la piramide doveva essere tutta ricoperta dello spettacolare granito rosso di Assuan, le cui cave si trovano a circa 900 km di distanza. Il lato nord conserva parte del rivestimento, che però verso l’alto non risulta liscio dando così l’impressione di un lavoro non terminato. Ma perché è così piccola?

Alcuni, frettolosamente, affermano che forse non c’era abbastanza spazio a sinistra della Piana di Giza, o che, forse, il costo di costruzione era troppo alto.

In realtà, come oggi si ritiene, le tre piramidi di Giza riproducono la configurazione delle tre stelle della cintura della Costellazione di Orione. La Piramide di Micerino corrisponderebbe alla posizione della stella Mintaka, apparentemente la più piccola delle tre. Quindi le ragioni sarebbero di tipo analogico.

Mintaka è la stella più occidentale della Cintura, in quanto Alnilam e Alnitak sono osservabili, rispettivamente, a poco meno di 2° e a poco meno di 4° a sud-est da essa.

Un altro aspetto davvero curioso che Micerino condivide con le altre due piramidi è il fatto che queste strutture, in realtà, sono costituite da otto lati invece di quattro.

Questo fenomeno è visibile solo dall’alto, durante l’alba e il tramonto degli equinozi di primavera e autunno, quando il sole proietta ombre sulle piramidi che rivelano la particolare conformazione a otto lati.

Perché i costruttori hanno progettato e realizzato una caratteristica così difficile da vedere? È stata semplicemente una sofisticata scelta estetica, oppure dietro c’è una ragione pratica a noi sconosciuta?

Infine, le pietre di granito che rivestono l’esterno della piramide di Micerino hanno delle curiose sporgenze, caratteristica riscontrata in alcuni siti archeologici dell’America precolombiana, in particolare a Cuzco, Perù, una delle città Inca più conosciute.

INTERNO DELLA PIRAMIDE

Sebbene non sia mai stato trovato nessuna mummia o cadavere, gli egittologi credono che le piramidi fossero luoghi di sepoltura per i faraoni egizi. Ma è davvero così?

L’interno della piramide è molto complesso. Presenta un ingresso a nord a circa 4 metri d’altezza che conduce in un tunnel rivestito di granito rosa di circa 32 metri e con un’inclinazione di 26° ed un successivo grande corridoio di circa 13 metri di lunghezza, 4 metri di larghezza e 4 metri di altezza.

Questo corridoio sbocca nell’originale in una camera posta 6 metri sotto il livello del suolo che presenta una fossa nel pavimento che doveva accogliere un sarcofago e dalla quale parte un corridoio che conduce nel nulla.

Sconcertante la massiccia presenza del granito proveniente dalle lontane cave dell’Alto Egitto, pietra molto dura ed estremamente difficoltosa da lavorare.

Una caratteristica notata dagli studiosi è che i segni lasciati sulle pareti dagli attrezzi degli operai egizi indicano con certezza che il primo corridoio inferiore è stato scavato dall’interno verso l’esterno mentre il secondo, quello superiore esattamente dall’esterno verso l’interno.

Dunque, sebbene piccola e poco valorizzata, la Piramide di Micerino solleva una serie di questioni pari a quelle delle sorelle maggiori, spingendoci a esplorare più profondamente la mentalità di chi ha fatto il lavoro, lo scopo dello sforzo e, soprattutto, il periodo di realizzazione.

Fonte: Il Navigatore Curioso

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