LA LUCE DELL’INDIA

LA LUCE DELL’INDIA

Con questo post vorrei proporre la visione del film “JNANI – The Silent Sage Of Arunachala” (Link), un’opera che illustra il pensiero e la vita di Ramana Maharshi attraverso le testimonianze di chi è stato in contatto diretto con lui mentre era in vita ed anche di diversi suoi estimatori che pur non avendolo conosciuto direttamente sono stati fortemente influenzati dal suo pensiero e sopratutto dall’influsso che promanava dalla sua persona. Dico questo in quanto Sri Ramana parlava pochissimo e preferiva comunicare l’essenza del suo stato mediante il Silenzio.

Michael James scrittore:” La verità di cui parlava stava oltre la mente e oltre le parole, lui diceva che le parole possono solo suggerire e che il vero insegnamento è il Silenzio.

L’esperienza di quel silenzio non è soltanto fisica: È il Silenzio Totale della Mente.

Una volta che la mente si è insediata nel silenzio naturale, non si tratta di parlare o non parlare o di fare o non fare, ma di scoprire quell’intima verità dentro di te.

Questo è ciò che è accaduto a Ramana”.

Dal punto di vista terminologico e concettuale, molti dei suoi insegnamenti rientrano nel quadro dell’Advaita Vedanta, che è l’antica filosofia della Non Dualità.

È chiaramente un’esperienza non duale, cioè un’esperienza in cui non c’è divisione tra chi esperisce e ciò che viene esperito.

Lui indicava l’esperienza immediata di ciò che è.

Il vero ‘Io’ di cui lui aveva esperienza sta oltre il pensiero e quindi oltre le parole. È la base su cui tutto appare, quindi è l’unica realtà fondamentale, la realtà eterna. Per cui non può essere adeguatamente descritta a parole o afferrata col pensiero”.

Sapeva per esperienza che restando semplicemente immerso nel suo sé, nella sua consapevolezza, chi si trovava vicino al lui per una specie di osmosi avrebbe iniziato da solo a sperimentare lo stesso stato. Era disposto a rispondere alle domande a voce e a dispensare consigli spirituali però queste le riteneva modalità di trasmissione inferiori e indirette.

Questo flusso silenzioso di potere rappresentava i suoi insegnamenti nella loro forma più diretta e concentrata.

L’importanza che gli attribuiva la si desume da quanto disse ripetute volte e cioè che i suoi insegnamenti erano rivolti soltanto a chi non era in grado di comprendere il Silenzio.

A chi desiderava che i suoi insegnamenti fossero trasmessi al livello più alto di espressione verbale diceva che esiste solo la “Coscienza”, non come esperienza individuale, ma come substrato fondamentale in cui appaiono e scompaiono tutti gli esseri ed i fenomeni fisici.

Se queste parole incontravano scetticismo, diceva che la consapevolezza di questa verità viene oscurata dalle idee auto-limitanti della mente egoica e che abbandonare tali idee permette di rivelare la realtà della coscienza. Erano pochi quelli a cui bastava udire spiegazioni per eliminare il profondo condizionamento di viversi come individui.

LA LUCE DELL’INDIAA chi lamentava che le sue parole non corrispondevano alla propria esperienza di sé, Sri Ramana prescriveva spesso una pratica spirituale conosciuta come Autoindagine.

Lui raccomandava questa tecnica con tale frequenza e tale forza che molti lo hanno ritenuto l’elemento più distintivo dei suoi insegnamenti.

Ramana insegnava che l’idea di essere una persona che abita un corpo può essere messa in crisi e debellata focalizzando la propria attenzione sul solo senso dell’ “Io” che registra e coordina ogni nostra attività.

Quando si pensa “Provo rabbia” o “Vedo un albero” o “Sono un avvocato”, c‘è un “IO” che crede di fare esperienza di tutto questo. Sri Ramana insegnava che si tratta di un errore e che esso è dovuto al semplice fatto che non osserviamo né mettiamo in questione quell”Io” di base che ha tutte queste idee.

Un’attenta osservazione dell’ “Io” e non delle cose che pensa, fa sì che il senso di essere una persona si affievolisca e si estingua rivelando la vera conoscenza del proprio Sé.

Dimorare in ciò che resta dopo la scomparsa dell’ “Io” individuale è detto Auto-realizzazione o Liberazione.

Contravvenendo alla tradizione ortodossa indù, che promuove l’idea per cui rinunciare alla vita familiare sia essenziale per chi vuole progredire spiritualmente, Sri Ramana insegnò che questo metodo di Autoindagine poteva e doveva essere praticato nell’ambito della normale vita quotidiana.

Invitava anche ad arrendersi totalmente e incondizionatamente al Divino, dicendo che questi due metodi – Autoindagine e Autoabbandono – erano i soli due metodi efficaci per il conseguimento della liberazione.

Negli insegnamenti di Baghavan ci sono livelli diversi: lui disse che quello finale, quello che gli indù chiamano Paramārtha (“Verità Fondamentale” in sanscrito), è che non c’è nascita né morte, non c’è creazione né dissoluzione, non esiste nulla. Esiste solo il Sé immanifesto.

Se credi che non sia così vuol dire che ti identifichi con una determinata mente che sta in un determinato corpo che si presenta in un determinato luogo e scompare in un determinato tempo” e – diceva Baghavan – “quello è il tuo problema”.

Diceva che finché ti identifichi in una persona che occupa un corpo dotato di una mente, allora sarai soggetto a tutti i vincoli che ti impone quell’idea limitante.

E aggiungeva che è del tutto possibile liberarsi di questa idea, perché è solo questo: un’idea erronea e quando questa idea di essere qualcuno o qualcosa è stata del tutto estirpata, allora quel che rimane è la Realtà immanifesta, ed è questo che sei sempre stato e sempre sarai, se non fosse che stavi provvisoriamente passando attraverso la fase dell’illusione erronea.

Ramana ci ha fatto rilevare che abbiamo una nozione confusa di ciò che è l’ “Io”: adesso sentiamo un corpo come “Io”, una mente come “Io”, ci consideriamo una persona; per lui, questo è irreale. Anche se l’ “Io” ora ci sembra essere questo, non è invece questo ciò che l’ “Io” realmente è.

Lui ci chiede di analizzare l’esperienza che abbiamo nei tre stati di veglia, sogno e sonno.

Nello stato di veglia consideriamo questo corpo il nostro “Io”, mentre quando sogniamo continuiamo a fare esperienza dello stesso “Io” ma senza sentire questo corpo: abbiamo esperienza di un altro corpo, un corpo proiettato dalla mente.

Quindi, poiché nel sogno siamo in grado di fare esperienza di un “Io” senza questo corpo fisico, l’ “Io” non può essere identificato col corpo fisico; ed anche: poiché facciamo esperienza dell’ “Io” senza avere esperienza di qualunque siano i corpi che sentiamo essere “Io” quando sogniamo, anche quei corpi non possono essere “Io”.

Quindi ogni corpo che sentiamo come “Io” è un fenomeno temporaneo, non è ciò che l’ “Io” essenzialmente è.

Poiché nella veglia e nel sogno siamo così abituati all‘esperienza della molteplicità e dell’alterità, ci sembra che il sonno sia solo uno stato di vuota assenza; però lo stesso “Io” che fa esperienza della veglia e del sogno fa anche esperienza del sonno. Quindi l’ “Io” è la realtà unica e fondamentale su cui poggia l’apparire di questi tre stati di veglia, sogno e sonno.

Quello che insegnava Baghavan riguardo ai tre stati era che sono tutti stati dell’”Io” individuale.

Sia nella veglia che nel sogno è chiaro che c’è in funzione un “Io”, mentre nel sonno profondo – diceva – l’ “Io” torna a sprofondare nel Sé ma in uno stato di ignoranza: Non è consapevole di sé, Non è consapevole del Sé.

Furono molti i modi e i luoghi in cui Baghavan espresse questo. Per fare solo un esempio, nel libro dal titolo “Ramanaparavidyopanishad” nel quale Lakshmana Sarma scrisse i suoi insegnamenti in forma poetica in sanscrito, in un verso è scritto che “i due (intendendo il mondo esperito e l’ “Io” che lo esperisce) rilucono nella veglia e nel sogno solo per effetto della mente, nel sonno profondo nessuno dei due riluce, per cui entrambi sono mentali“.

Lui diceva che quando questo “Io” (che funge da coordinatore delle attività compiute da svegli e nei sogni) scompare, allora si vedrà che esso scompare anche nello stato di sonno, e quindi diceva:”sapere di essere il Sé in ogni momento, vuol dire essere consapevoli di sé anche alle 3 di notte quando si dorme profondamente”.

Ciò che trascende i tre stati non può essere limitato in alcun modo dai tre stati.

Non può essere qualcosa che non esiste nei tre stati.

Deve essere qualcosa che esiste nei tre stati ma indipendentemente dai tre stati: questo vuol dire trascendere i tre stati.

LA LUCE DELL’INDIAMa aldilà da ogni considerazione intellettuale, il vero insegnamento di Ramana proveniva dalla sua esperienza diretta di quello stato di Unione con il Tutto che ha sperimentato personalmente e che riusciva a comunicare con la sua sola presenza.

David Godman scrittore: “Lui diceva che se si sta alla presenza di qualcuno che si è stabilito in quello stato permanentemente, si viene presi da quella pace, da quella beatitudine così come, se si sta vicini a chi è raffreddato, basta che starnutisca e ci si prende il raffreddore.

Quindi – diceva – sedetevi con qualcuno che si trova in quello stato, qualcuno con la mente assolutamente quieta che ha completamente trasceso il desiderio, e in quel luogo, a quella presenza, potrete anche voi avere un assaggio e un’idea della condizione di cui quell’uomo fa esperienza continua.

Così, anche se poteva parlare di filosofia e dare consigli su come raggiungere quello stato, Baghavan diceva che bastava andargli vicino e stare con lui per scoprire quello che erano i suoi insegnamenti stando semplicemente in silenzio, senza pensare troppo o farsi troppe domande.

A volte usava termini ed espressioni dell’Advaita Vedanta o di qualunque altra scuola filosofica o sistema concettuale riferiti al tipo di domanda che gli veniva posta, ma fondamentalmente ciò che insegnava veniva dalla sua esperienza.

Baghavan rifiutò di appartenere a qualsiasi determinata scuola o particolare filosofia.

A un professore francese che gli chiese se il suo insegnamento fosse lo stesso di Shankaracharya, Baghavan rispose che altri avevano letto i suoi insegnamenti e trovato similarità tra i due, ma che quello che lui insegnava nasceva tutto dalla sua esperienza, non derivava da niente altro”.

Michael James scrittore: “Ciò che va riconosciuto a Ramana è la semplicità delle sue indicazioni. Lui cercava di evitare confusione, omettendo cose non essenziali e allo stesso tempo utilizzando espressioni di natura così ampia da poter essere adatte sia alla mente dei pandit, i grandi eruditi della sua epoca, sia alla gente comune, parlando a questi ultimi in modi facilmente comprensibili e fornendo ad essi ogni strumento che sentiva importante per loro.

C’erano anche persone che sentivano la sua attrazione, non per quello che diceva ma a dispetto di quello che diceva. Lo trovavano semplicemente di natura molto amorevole, si sentivano benissimo alla sua presenza, erano attratti da lui come persona …. anche se lui insegnava che non era la persona che appariva essere.

Quindi le persone sentivano la sua attrazione in modi diversi e su livelli diversi; il fatto, in fondo, è che lui faceva esperienza della Realtà Ultima, viveva la Realtà fondamentale in quanto tale e per questo attraeva ogni essere umano e non solo, attirava anche gli animali, e questa attrattiva non la si può spiegare con nessuna semplice teoria”.

LA LUCE DELL’INDIA.

LA LUCE DELL’INDIA.

Sri V.S. Mani” pronipote di Ramana in proposito ha affermato: “La filosofia di Baghavan non è del tutto nuova ma quel che c’è di grande in Maharshi è che lui la viveva, la viveva al presente. Ecco una persona che ha vissuto come un antico Rishi.

Lui l’ha vissuta. È questa la grandezza di Baghavan”.

Arunachala

Baghavan considerò sempre questa Montagna come il suo Guru.

Come scrisse in una poesia, fin dall’infanzia senza pensieri l’immensità di Arunachala risplendeva nella sua coscienza; il che vuol dire che, perfino prima di poter pensare razionalmente, questa montagna aveva in sé stessa qualcosa che lo infuse di santità.

All’inizio lui pensò che si trattasse di qualche tipo di regno celeste irraggiungibile per chi abitava sulla terra, quando da adolescente gli dissero che era un luogo dove potevi andare pagando un biglietto di treno per lui fu proprio uno shock.

Così in seguito egli attribuì al potere di questa montagna tutto quanto aveva raggiunto spiritualmente.

Disse: “Questa montagna è il mio Guru, è il mio Dio, è il mio Sé.”

Concludo questo testo rammentandovi una volta ancora che il principale insegnamento di Ramana Maharshi è stato la sua esperienza diretta dell’Unione con il Tutto e la sua capacità di trasmettere questo stato di Esistenza (Beingness) a chi fosse in sua compagnia.

Ora Ramana ha lasciato il suo veicolo fisico e non è più possibile essere materialmente alla sua presenza ma è comunque possibile accogliere tale stato.

Raccogliendovi in voi stessi, concentratevi sull’immagine di Ramana Maharshi o su di una sensazione che ve lo identifica, desideratelo intensamente ed entrerete in contatto con lui.

Lui è stato in “vita” Uno con il Tutto e lo è anche ora nella sua eterna esistenza, è Uno con ognuno di voi, Uno con il Tutto che voi siete, Siete sempre stati insieme, Siamo sempre stati Uno.

Grazie Ramana Maharshi

Grazie Luce dell’India

Tigre dell’India

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