I Bambini di Chernobyl

I Bambini di Chernobyl

I Bambini di Chernobyl 01BimbaNel corso della mia esistenza posso dire di essere sempre stato contrario all’uso “civile” e militare dell’energia nucleare, nei due referendum svoltisi in passato nel nostro paese ho sempre votato NO ed ho cercato di convincere chi conoscevo a fare altrettanto.

In questi giorni ho sentito il bisogno di scrivere un post sull’argomento e dopo aver visto queste foto (Progetto Humus – Mondo In Cammino) e queste altre (La Notizia Alternativa) che non mi sono sentito di pubblicare, mi sono deciso a farlo e l’ho intitolato alla memoria dei bambini ucraini che sono morti e di quelli che ancora oggi nascono portando nel corpo le conseguenze di quella catastrofe.

I “bambini di Chernobyl” e i loro genitori nel centro pediatrico oncologico di Minsk. Immagini essenziali e feroci da guardare con pudore e con quella rabbia che sappia imporsi o sostituirsi all’impotenza, scattate da Anatol Kljashcuk, giornalista e scrittore. Nasce in Bielorussia nel 1957, dopo l’incidente di Chernobyl comincia a testimoniare quanto accaduto rivolgendo il suo obiettivo soprattutto verso i bambini, le sue foto sono state esposte in Usa, Irlanda, Danimarca, Polonia e Turchia.

Chiunque guardando queste foto non può non provare dolore per la sorte di questi esseri che devono soffrire dolori fisici e psicologici atroci a causa delle scelte di altri, ma sebbene siano passati quasi 30 anni dal disastro di Chernobyl, la folle corsa allo sfruttamento dell’energia dell’Atomo continua.

Nonostante il recente disastro atomico di Fukushima che aveva portato alla chiusura dei fatiscenti impianti nipponici, il governo di Shinzo Abe ne ha deciso la riapertura sotto la pressione della potente lobby nucleare del suo paese.

Il governo di Angela Merkel aveva deciso una chiusura progressiva degli impianti tedeschi e il disimpegno della Germania dal nucleare civile, immediatamente, sfruttando i meccanismi dei complessi trattati commerciali fra nazioni, una ditta appaltatrice straniera ha intentato causa al governo tedesco chiedendo decine di miliardi euro di risarcimento, questo ha di fatto bloccato il programma di disimpegno nucleare in atto;

Fatti come questi saranno la norma se il trattato TTIP ( STOP AL TTIP ) andrà in vigore.

Sempre in Germania è di questi giorni la notizia del riarmo nucleare forzato imposto dall’amministrazione Obama (Tira aria di Guerra Fredda: armi nucleari Usa in Germania – IlGiornale.it), 30 ordigni nucleari verranno dispiegati sul territorio tedesco con un costo per i suoi contribuenti di 110 milioni di euro, denaro che poteva essere speso per incentivare l’uso delle energie innovative o per migliorare la qualità della vita nel paese, ma che invece finirà nelle tasche della lobby dell’industria militare.

Il governo Russo, sotto la pressione delle sanzioni internazionali e per il timore di un isolamento commerciale, ha deciso ti togliere le limitazioni al commercio nei settori degli armamenti di precisione e della tecnologia nucleare.

Il presidente Putin nel corso di quest’anno ha personalmente firmato contratti con India, Ungheria, Turchia, Arabia Saudita, Egitto per la costruzione di nuove centrali nucleari o per l’ammodernamento di quelle già esistenti, utilizzando le sofisticate nuove tecnologie russe.

Preoccupato dallo schieramento ad est delle forze Nato, Putin ha reagito con un nuovo programma di ammodernamento delle forze nucleari del suo paese (Putin contro la Nato: “Ci spinge al riarmo” – IlGiornale.it), tutto questo per la felicità della lobby nucleare russa che realizzerà profitti per miliardi di dollari con le commesse militari.

Naturalmente per legge di causa-effetto anche il complesso militare-industriale statunitense ha reclamato la sua parte e il premio nobel per la pace Obama lo ha generosamente accontentato con altrettanti miliardi di dollari, che arriveranno da un articolato “programma di ammodernamento” dell’arsenale nucleare Usa (Il riarmo nucleare del Premio Nobel per la pace, di Manlio Dinucci).

Le uniche buone notizie arrivano del regno Unito dove il neoeletto segretario del Labour Party, Corbin sta cercando di imporre al suo partito l’impegno, contenuto nel programma elettorale, per un disarmo nucleare unilaterale del suo paese (UK Labour Party to vote on scrapping nuclear weapons – UK news), l’intenzione è lodevole, si spera che poi si concretizzi e non finisca come le promesse elettorali della sinistra di Tsipras.

Tutte queste notizie confermano solo l’immaturità di questa Umanità e il pericolo rappresentato dall’aver messo nelle sue Mani un’energia pericolosa come quella della manipolazione dell’Atomo. Ecco un esempio (con le forze nucleari i BRICS sopravviveranno Aurora).

L‘energia atomica destruttura la realtà materiale di questo Universo di luce, le malattie e le malformazioni nei neonati sono solo alcuni dei suoi tragici effetti.

Anche le centrali “civili”, per la loro sola esistenza, sono un pericolo per chi vi abita nelle vicinanze, gli effetti nocivi sui corpi energetici di queste persone si manifesteranno poi anche nei loro corpi fisici con degenerazioni come tumori e leucemie (effetto oranur).

L’energia della fissione e fusione dell’atomo non è né buona né cattiva ma semplicemente è troppo pericolosa nelle mani di un’Umanità di terza dimensione con la sua limitata coscienza, va lasciata ai grandi poteri creatori, Gli Elohim, che sanno come domarla e utilizzarla nei loro processi creativi.

Vi esorto a disapprovare l’uso dell’energia atomica in tutte le forme in cui potete farlo, anche solo a livello di pensiero cosciente, la vostra opinione è riportata nei registri Akashici e chiunque su questo pianeta ne deve tenere conto.

Riporto qui sotto un articolo molto bello pubblicato su Quarta Dimensione, la rivista edita dall’associazione Saras, che ricorda le vittime del disastro di Chernobyl.

ARTICOLO TRATTO DALLA RIVISTA TRIMESTRALE (n. 39, Ottobre/Dicembre 2007)

TORNA IL NUCLEARE? LE CENTRALI NUCLEARI NON SONO SICURE

Tratto da: L’Ecologist n° 5 settembre 2006

I Bambini di Chernobyl Saras 002Si sono ormai spente le luci sulle affrettate rievocazioni della catastrofe di Chernobyl, di cui cadeva, il 26 aprile 2006, il ventesimo anniversario. In quella ormai lontana primavera ci si rese conto che era vero quello che alcuni andavano ripetendo da anni, che, cioè, “l’energia nucleare non è sicura, né pulita, né economica” e che non si trattava soltanto di tecnica costruttiva dei reattori, o di efficienza degli operatori.

La dinamica della catastrofe di Chernobyl e i suoi successivi eventi sono stati ricostruiti più volte a livello internazionale, anche alla luce dei dati raccolti nel corso di ben venti anni. Il 26 aprile del 1986 l’interruzione della circolazione dell’acqua di raffreddamento di uno dei quattro reattori nucleari (del tipo a uranio-graffite) della centrale di Chernobyl, nell’Unione Sovietica (oggi Ucraina), provocò un forte aumento della temperatura del nocciolo del reattore. Molte delle parti metalliche e strutturali-travi e contenitori di acciaio, pareti di cemento- fusero o crollarono; la grafite che circondava il nocciolo prese fuoco; la corrente di fumo trascinò in sospensione nell’aria le polveri contenenti gran parte dei prodotti di fissione dell’uranio: gli isotopi radioattivi di stronzio, cesio, iodio, eccetera.

La maggior parte dei prodotti ricadde al suolo, contaminando vaste estensioni di terra ucraina, occupate da campi, villaggi,piccole città, scuole.

Decine di migliaia di persone furono esposte a dosi di radioattività tali da provocare la morte, danni genetici irreversibili, in moltissimi casi danni genetici a lungo termine che faranno sentire i loro effetti tutta la vita.

Una parte delle sostanze radioattive fu trascinata nell’atmosfera dapprima verso nord, poi verso ovest e l’Europa centrale, poi verso l’Europa sud occidentale fino in Italia. Oggi si conosce abbastanza bene la quantità di sostanze radioattive uscite dal reattore e cadute nelle varie parti del continente europeo.

Tutti i centri economici che ruotavano intorno alla fabbricazione e vendita di centrali nucleari presero, allora, un grande spavento davanti al rischio di vedere sfumare lucrosi affari internazionali. Tanto più in Italia dove esisteva già un forte movimento popolare di protesta contro i programmi nucleari governativi.

“Per fortuna” si trattava di roba “comunista” e fu facile far credere che il reattore era di tecnologia superata, che gli operatori erano ubriachi e che nei paesi capitalistici mai e poi mai sarebbe successa una cosa simile.

Per inciso nel 1979 si era avuta la fusione del nocciolo del reattore americano di Three Mile Island (sia pure di un tipo diverso e senza fuoriuscita di grandi quantità di sostanze radioattive), e molti reattori inglesi, nonché quello che ha funzionato per alcuni anni a Latina, erano di tipo moderato a graffite, anche se raffreddati a gas, anziché ad acqua come a Chernobyl).

Non voglio rivangare una pagina, peraltro tutta da scrivere, della storia della contestazione ecologica: la viltà e l’opportunismo di molti uomini politici italiani che, in fretta e furia, si convertirono al partito antinucleare per compiacere un’opinione pubblica arrabbiata e spaventata; né le ridicole incertezze e bugie sulla quantità di radioattività caduta al suolo in Italia; né le contraddittorie decisioni su quanta verdura o mozzarella poteva essere mangiata senza pericolo; né le pressioni di mercanti di verdura e mozzarella preoccupati per i loro commerci e le relative giravolte dei decreti e dei divieti.

Voglio invece ricordare gli atti di generosità e altruismo. Gli eroi che, esponendo la propria vita a sicura morte, sono volati sul reattore per gettare cemento e piombo sui ruderi fusi e quelli che hanno lavorato a contatto con le intensissime dosi di radioattività per spegnere l’incendio, riuscendo così a fermare la fuoriuscita dei fumi radioattivi e a salvare milioni di persone anche in Italia; eppure non una città italiana ha dedicato una strada a ricordo dei martiri di Chernobyl a cui tanti di noi devono la sopravvivenza.

Si può leggere a questo proposito il libro di Grigorij Medveded “Chernobyl, tutta la verità sulla tragedia nucleare”, Milano, SugarCo, 1991, che descrive lo sforzo fatto dai medici, fra cui l’americano Gale, per effettuare trapianti di midollo osseo nei casi più gravi. Voglio ricordare, oltre alla mobilitazione dei medici sovietici e internazionali per alleviare i dolori delle popolazioni, l’ospitalità offerta da tante associazioni di volontariato ai bambini di Chernobyl.

La catastrofe di Chernobyl sembrò segnare un punto di ripensamento e ravvedimento dell’umanità, avviata sulla strada di una tecnologia incontrollabile.

In Italia nell’autunno-inverno del 1986 si svolsero i lavori di una commissione sulla sicurezza nucleare e sul futuro energetico del nostro paese; nel novembre 1987 si tenne un referendum che di fatto impegnava il governo a interrompere le costruzioni di centrali nucleari; quelle ancora avventurosamente sopravvissute furono definitivamente chiuse.

Tale referendum sembrò cancellare, almeno in Italia, i grossi affari e appalti che circolavano intorno al nucleare.

La catastrofe di Chernobyl segnò, del resto, un rallentamento nella diffusione dell’energia nucleare anche negli altri paesi. Ma i potenti interessi economici e politici che ruotavano intorno al nucleare non si sono quietati e, negli anni successivi anche in Italia si sono fatte sentire, prima timidamente, poi sempre più rumorose, le voci di coloro che chiedono la resurrezione di una tecnologia ormai dovunque agonizzante.

Fonte: http://www.liberamenteservo.it/xfiles_nucleare

PER NON DIMENTICARE

http://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_di_Chernobl
http://it.wikipedia.org/wiki/Chernobl
FOTO CHERNOBL
BAMBÌNI DI CHERNOBL
IMMAGINI DI CHERNOBL
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