CRISI DI PASSAGGIO

CRISI DI PASSAGGIO

CRISI DI PASSAGGIOIl concetto di crisi (dal latino crisis: separazione e per estensione preferenza, decisione, giudizio; krisis in greco) è rappresentativo di un particolare momento di svolta nella vita a cui normalmente attribuiamo un significato negativo e che invece può acquisire un’estrema importanza se osservato da un punto di vista interiore.

La crisi segna sempre un punto di passaggio cruciale in cui o l’individuo riesce ad esprimere la sua capacità di reazione oppure soccombe agli eventi. Crisi importanti si possono avere durante le fasi di guarigione di una malattia o di un disagio psichico, oppure in momenti di crescita personali scanditi da eventi bio-sociali (pubertà, maggiore età, menopausa, andropausa, ecc..).

Il pittogramma cinese Weiji che indica l’idea di crisi è composto da due ideogrammi: il primo, Wei xian, rappresenta il pericolo, il secondo, Jihui, indica il concetto di opportunità e di buona occasione. Questo ideogramma ci dona un’immagine molto precisa di ciò che un momento di crisi rappresenta: una situazione sul filo di un rasoio tra la possibilità di ricadere in schemi vecchi e dolorosi e l’opportunità di crescere e migliorarsi. Proprio in virtù di questa caratteristica, la crisi interiore è un momento particolarmente interessante e importante, dove le nostre reali motivazioni vengono vagliate e messe alla prova.

CRISI DI PASSAGGIO Come non è possibile rinascere senza prima morire, non è possibile acquisire un nuovo paradigma interiore, un nuovo “sistema di credenze”, senza aver prima abbandonato quello precedente; durante la transizione (che possiamo immaginare come un salto) troveremo inevitabilmente un momento in cui non avremo più i piedi posati sul vecchio paradigma ma neppure saremo ancora “atterrati” sul nuovo, è qui che si manifesta la crisi di passaggio. Già il fatto di conoscere anticipatamente l’esistenza di questa situazione potrà esserci d’aiuto nel superarla, poichè quando un individuo si trova nella fase di crisi è come se cadesse in una sorta di oblio che non presenta vie di uscita e difficilmente riesce a relativizzarlo, anzi dal punto di vista soggettivo acquista un carattere assoluto e atemporale (senza soluzione apparente).

Ma dove risiede l’importanza interiore di questa fase, quello che potremmo definire il “senso biologico”?

Risiede in una sorta di necessaria verifica da parte della Natura per vedere se l’individuo in esame è pronto a raggiungere la prossima tappa evolutiva, in pratica se ha tratto i necessari insegnamenti dalle esperienze precedenti e se è pronto ad affrontare nuove situazioni.

Lo stesso principio viene da sempre applicato nelle scuole, e nessuno oggi penserebbe di poter affrontare un’università saltando la preparazione delle scuole medie superiori; in effetti l’incarnazione altro non è che una scuola di vita dove è indispensabile apprendere determinate lezioni se non si vuole “bocciare” e “ripetere la classe”, con l’unica differenza che a giudicare l’operato del nostro io saremo sempre e solamente noi stessi (come verificato nelle esperienze di premorte, ved. Incontro 16).

La crisi diventa dunque una preziosa alleata, poiché proprio in quel momento potremo vedere se le nostre motivazioni sono sincere ed oneste, oppure se – prendendo l’esempio di un processo terapeutico – una buona parte della personalità preferisce ancora sfruttare il vantaggio secondario della malattia e quindi non ci tiene minimamente a guarire.

Il modo in cui affrontiamo la crisi fa da specchio a ciò che vogliamo veramente, poiché nessuno si trova ad affrontare problematiche più grandi di quelle che potrebbe gestire (questa è una fondamentale legge esoterica) e dunque con un sapiente uso della volontà qualunque situazione può essere risolta.

Se un problema non trova soluzione, significa che ancora non è stata messa in moto la necessaria forza di volontà per risolverlo, reiterando nell’errore (e nel dolore conseguente) verrà raggiunto un tale livello di sofferenza che permetterà di esprimere le forze creative per risolverlo una volta per tutte. Tali forze sono sempre state disponibili, semplicemente il costo energetico per richiamarle era stato (soggettivamente) ritenuto maggiore del prezzo pagato per mantenersi nella situazione precedente. Ciascuno è artefice e responsabile del proprio dolore e della propria sofferenza, e solo lui ha il potere di uscirne.

CRISI DI PASSAGGIOIl non sopportare di vedere soffrire gli altri semplicemente rimanda al desiderio di allontanare la sofferenza da noi stessi, ma dal momento che la sofferenza è una componente essenziale della crescita, dovremmo rispettare la volontà (o la non-volontà) altrui fino a che tali individui non arrivino a comprendere realmente cosa vogliono fare della propria vita. Qualunque aiuto può solo essere suggerito, mai imposto, e soprattutto dovrebbe essere richiesto direttamente da coloro che si trovano in difficoltà.

La necessità della crisi risiede nel fatto che la nostra personalità è composta da molteplici sub-personalità e sempre quando esprimiamo un’affermazione (come ad es. “Voglio guarire dai miei malanni” oppure “Voglio risolvere questa situazione”) possiamo stare certi che una parte di noi vuole l’esatto contrario.

Attraverso il momento di crisi possiamo comprendere, in tutta onestà, in che direzione ci eravamo realmente indirizzati al di là delle nostre affermazioni verbali (spesso menzognere, in quanto non è facile essere onesti con se stessi). Se anche dovessimo cadere durante la crisi, perlomeno potremo, in futuro, incamminarci nuovamente verso il cambiamento in modo molto più cosciente, imparando dai nostri stessi errori (trial and error – sbagliando s’impara). Non dimentichiamo mai che ogni essere umano ha in sé il potenziale di un Buddha, di un Cristo, e che tale potenziale aspetta solo di essere risvegliato.

Nella scienza, come nella vita, vige il metodo dell’apprendimento per prove e sbagli, cioè imparando dagli errori. L’ameba ed Einstein procedono nella stessa maniera, provando e sbagliando.

Karl Popper

Fonte: Progetto Raphael

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