ALIMENTAZIONE E CANCRO

 Alimentazione e cancro

Secondo alcune stime, oltre quattro milioni di persone muoiono di cancro ogni anno nel mondo. Uno studio dei fattori causali delle neoplasie dell’uomo ha portato alla dimostrazione che soltanto il 10 per cento di esse è dovuto a fattori genetici o virali, mentre nel 90 per cento dei casi le neoplasie sono attribuibili a fattori ambientali.
Quest’ultimi sono strettamente correlati allo «stile di vita» ossia, in ordine decrescente di importanza: alle abitudini alimentari, al fumo, al consumo di alcolici, all’attività professionale, all’inquinamento ambientale ed all’esposizione alle radiazioni, al comportamento sessuale e all’uso di farmaci.
In particolare, si ritiene che il 60 per cento dei tumori femminili e il 40 per cento di quelli maschili possano essere fatti risalire a fattori alimentari.
In generale comunque, l’aumentata frequenza di tumori maligni è correlata con il maggiore apporto di calorie e con il maggiore consumo di grassi e di proteine di origine animale.

Cancro del colon e del retto
Vengono associati ad un consumo eccessivo di cibi raffinati (ossia poveri di fibre). Inoltre, un eccesso di grassi nella dieta aumenta la secrezione biliare, modificando la flora intracolica che favorirebbe lo sviluppo di ceppi capaci di produrre carcinogeni.

Cancro del fegato
Generalmente viene associato ad un consumo eccessivo di alcol, ed è collegato a cirrosi, epatite virale, malnutrizione, ecc.

Cancro della mammella e dell’endometrio
Il cancro della mammella si associa ad un eccessivo apporto calorico e un uso eccessivo di grassi animali e polinsaturi.
Per il cancro dell’endometrio recenti studi invitano a riflettere sul solo apporto calorico come concausa della patologia, piuttosto che l’aumento dei grassi nella dieta.

Cancro della prostata
Viene associato ad un consumo eccessivo di grassi animali. Nei paesi a largo consumo di grassi animali infatti la mortalità per tumore alla prostata è piuttosto alta.

Tumori del tratto superiore gastroenterico
I tumori localizzati nella bocca, nell’orofaringe, nella faringe, nella laringe superiore e nell’esofago sono associati ad un consumo eccessivo di alcol e a carenze di vegetali freschi. Se il bevitore è un fumatore, allora l’associazione alcol-fumo-cancro è ancora più stretta: sembra infatti che l’acol potenzi gli effetti carcinogeni del fumo.

Cancro dello stomaco

Viene associato a carenze di vitamine e di proteine. Tra gli alimenti che sembrano poter svolgere una certa funzione protettiva, ci sono il latte ed i vegetali crudi

L’alcol provoca invecchiamento e tumori

Il consumo di alcol provoca l’invecchiamento precoce cellulare e in casi estremi la comparsa di tumori.
La scoperta è di un gruppo di ricercatori italiani, dell’Università di Padova (Laboratorio di Mutagenesi Ambientale del Dipartimento di Medicina Ambientale e Sanità Pubblica), in collaborazione con l’Università di Milano (Dipartimento di Medicina del Lavoro), e la Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico (Centro di Epidemiologia Molecolare e Genetica).
I ricercatori hanno analizzato il DNA del sangue di 59
caviecon consumo sregolato di alcol e 197 volontari con un consumo di alcol nella norma della popolazione italiana: di questi soltanto il 4% beveva quattro bicchieri o più al giorno di vino o altra bevanda alcolica.
Entrambi i gruppi erano di simile età e non mostravano differenze per altre caratteristiche che avrebbero potuto modificare la lunghezza dei telomeri (sequenze di DNA che si trovano nelle regioni terminali dei cromosomi e sono importanti per la stabilità genetica delle cellule).
Nei risultati, che sono stati presentati al 101esimo Annual Meeting 2010 dell’American Association for Cancer Research in corso a Washington, gli esperti hanno osservato come belle persone che consumavano una quantità di alcool superiore, la lunghezza dei telomeri era «drammaticamente ridotta» rispetto agli altri.
In sintesi più si beve e più si va incontro al rischio di perdere il meccanismo che fa invecchiare le cellule in modo naturale. Poiché l’accorciamento dei telomeri è un fondamentale meccanismo nel processo di cancerogenesi, i ricercatori hanno ipotizzato che i soggetti con telomeri più corti per eccessivo consumo di alcool potrebbero essere più a rischio di sviluppare il cancro. E non è necessario arrivare all’alcoolismo per subire gli effetti negativi che l’alcool produce sui telomeri.
I ricercatori che hanno partecipato al progetto di ricerca, hanno infatti concluso: «gli alcolisti sembrano più vecchi di quanto non siano in realtà e si è sempre ritenuto che un consumo eccessivo di alcool possa far invecchiare prematuramente ed anticipare nel tempo le tipiche malattie dell’invecchiamento. In particolare, un eccessivo consumo di alcool è associabile all’insorgenza di tumori di diverso tipo. Tutte le cellule del nostro corpo hanno un vero e proprio orologio biologico e questo orologio sono i telomeri. Inoltre, i soggetti portatori di una variante genetica nel gene ADH1B mostravano un rischio maggiore di alcolismo e avevano telomeri più corti. La diminuzione della lunghezza telomerica che abbiamo trovato è di entità molto grande e siamo stati sorpresi noi stessi dall’aver trovato un effetto dell’alcool così forte a livello cellulare».

2 giorni di dieta riducono il rischio di cancro al seno del 40%

Il tumore alla mammella può essere prevenuto seguendo una dieta particolare per due giorni a settimana
Due giorni a settimana, almeno quelli, dovrebbero essere dedicati a un’alimentazione che preveda solamente frutta, verdura, latte e, volendo, un estratto di carne. Tutto ciò, per ridurre il rischio di cancro al seno del 40%, secondo un recente studio.
Il segreto, pare stia nelle calorie. Seguendo questo tipo di dieta, si taglierebbero circa 650 calorie al giorno. E, dai dati raccolti con le analisi, le donne che riuscivano in questo intento pare avessero significativi e più bassi livelli di quegli ormoni che si ritiene siano causa del cancro.

Lo studio è stato pubblicato sull’International Journal of Obesity ed è stato condotto dai ricercatori dell’University Hospital of South Manchester, i quali hanno scoperto che una dieta particolare influisce sulle possibilità di sviluppare il tumore al seno da parte delle donne ad alto rischio di cancro.

La ricerca ha coinvolto 50 donne in pre-menopausa di età compresa tra i 30 e i 45 anni. Tutte in sovrappeso e a rischio genetico di sviluppo del cancro, per via di una familiarità o almeno un caso di cancro al seno nella madre o sorella.
Le partecipanti sono state messe a dieta per due giorni a settimana. In questi due giorni dovevano limitare l’assunzione delle calorie a un terzo, rispetto alle 2.000 giornaliere.

La dieta prevedeva l’assunzione di un frutto, quattro porzioni di verdura, due bicchieri di latte parzialmente scremato, due di tè verde e una bevanda dietetica o salata a base, per esempio, di estratto di carne. Il resto della settimana erano libere di mangiare ciò che volevano, purché rientrasse nelle linee guida di una dieta sana e abbastanza povera di grassi.

Il test è durato sei mesi. Dopodiché sono state condotte delle analisi. I risultati hanno mostrato che c’era stato un calo significativo dei livelli di leptina e insulina, due ormoni ritenuti causa del cancro. Nello specifico, l’insulina è calata del 25% e la leptina del 40%.
In più, si era verificato un calo di peso di circa il 15% accompagnato da un ulteriore calo dei livelli della proteina C-reattiva nel sangue, nota anch’essa per aumentare il rischio di cancro al seno.

Un altro test è stato condotto su altre 50 donne. Queste sono state messe a dieta regolare, facendogli assumere 1.500 calorie al giorno tagliando alcol, cibi grassi e ricchi di zucchero.
Dopo i sei mesi, anche queste donne mostravano un calo della leptina, tuttavia era calata solo di poco l’insulina, rispetto alle donne che seguivano la dieta dei due giorni a settimana.

A motivo di ciò, i ricercatori ritengono che una dieta di anche due soli giorni a settimana, ma fatta seguendone i criteri, possa essere efficace quanto e più che una dieta continuata.
(lm&sdp)

A cosa servono gli additivi alimentari?

In Italia più di 3000 sostanze possono essere legalmente aggiunte ai prodotti alimentari. Gran parte di essi sono ALIMENTAZIONE E CANCROaromatizzanti, e vengono segnalati genericamente sull’etichetta come «aromi».
Quando sull’etichetta di un prodotto compare la lettera “E” seguita da un numero a 3 cifre, ad esempio E 212, significa che quel prodotto contiene un additivo chimico autorizzato dall’Unione Europea, nel caso specifico un conservante.
Gli additivi vengono utilizzati dall’industria alimentare per mantenere il più possibile intatte le qualità nutrizionali dei cibi, per poterli conservare più a lungo e per rendere l’aspetto degli alimenti più invitante per il consumatore.
Molti alimenti a noi familiari ci apparirebbero diversissimi se non fossero presenti gli additivi:

  • ad esempio le bevande analcoliche, senza i coloranti, apparirebbero incolori;

  • il budino senza gelificanti sarebbe liquido;

  • la margarina senza coloranti ed emulsionanti ci apparirebbe come un ammasso grigiastro di liquido e grasso;

  • le caramelle sarebbero bianche o translucide;

  • le patatine senza gli antiossidanti non rimarrebbero croccanti a lungo;

  • la birra industriale senza lo stabilizzatore di schiuma non farebbe alcuna schiuma nel bicchiere;

  • molti alimenti sarebbero insapori ed avrebbero un aspetto tutt’altro che appetitoso.

Gli additivi sono generalmente sostanze chimiche prive di valore nutritivo, e non devono essere confusi con i coadiuvanti tecnologici, come ad esempio i solventi impiegati nell’estrazione degli oli, che invece non vengono riportati sull’etichetta.
La normativa italiana specifica che gli additivi alimentari devono essere utilizzati ad una dose non superiore a quella necessaria, “quanto basta” per raggiungere lo scopo prefissato anche nei casi in cui non sia stabilita una dose massima per il loro impiego.
Sono pochi gli alimenti a cui non è consentito addizionare alcun additivo (latte fresco pastorizzato, olio vergine di oliva, yogurt al naturale, zucchero, miele e paste alimentari secche).
Molti additivi vengono inoltre
utilizzati dall’industria farmaceutica come eccipienti per la produzione di farmaci, farmaci da banco e integratori.
Esistono diversi tipi di additivi, ed ognuno con funzioni diverse:

Acidificanti (o acidi)
Aumentano l’acidità dei prodotti alimentari e conferiscono ad alimenti e bevande un gusto acidulo. Possono avere anche azione conservativa secondaria, aromatizzante e sequestrante.

Addensanti
Aumentano la densità e la consistenza dell’alimento a cui vengono addizionati.

Agenti di carica
Contribuiscono ad aumentare il volume di un prodotto senza apportare modifiche significative al suo valore energetico.

Agenti di resistenza
Rendono o mantengono saldi o croccanti tessuti dei frutti o degli ortaggi o che interagiscono con agenti gelificanti per produrre o consolidare un gel.

Agenti di rivestimento
Applicati sulla superficie esterna di un prodotto alimentare gli conferiscono un aspetto brillante o forniscono un rivestimento protettivo.

Agenti di trattamento delle farine (E 221, E 222, E223, E 300)
Vengono aggiunti alla farina o agli impasti per migliorarne le qualità di cottura.

Agenti lievitanti
Sono sostanze o combinazione di sostanze che liberano gas aumentando il volume di un impasto o di una pastella.

Amidi modificati
Si ottengono da amidi alimentari mediante uno o più trattamenti chimici e hanno un’azione piu’ efficace rispetto all’amido naturale.

Antiagglomeranti
Impediscono la formazione di grumi, in quanto riducono la tendenza di particelle individuali di un prodotto alimentare ad aderire una all’altra.
Generalmente sono aggiunti ai prodotti in polvere per impedire l’aggregazione causata dall’umidità. Sono costituiti da: magnesio carbonato (E 504), biossido di silicio idrato (E 551), silice colloidale (E 551), calcio carbonato (E 170).

Antiossidanti (da E 300 a E 322)
Evitano che il colore dell’alimento cambi e si inscurisca.

Antischiumogeni
Impediscono o riducono la formazione di schiume. Queste sostanze vengono impiegate generalmente nelle bevande destinate ai distributori automatici.

Coloranti (da E 100 a E 199)
Conferiscono una determinata colorazione ad un alimento.

Conservanti (da E 200 a E 299)
Rallentano o impediscono lo sviluppo di microrganismi pericolosi per la salute.

Correttori di acidità (da E 325 a E 385)
Modificano o controllano l’acidità e l’alcalinità di un prodotto alimentare.

Edulcoranti
Conferiscono un sapore dolce agli alimenti.

Emulsionanti
Gli emulsionanti o tensioattivi sono una classe di composti chimici impiegati per stabilizzare e omogeneizzare in un prodotto alimentare, sostanze non miscibili tra loro (come grassi e acqua).

Enzimi
Possono non essere menzionati in etichetta e vengono utilizzati per molti scopi (ad esempio per intenerire le carni).

Esaltatori di sapidità
Rinforzano il sapore degli alimenti a cui sono additivati (il più famoso esaltatore di sapidità ed anche il più utilizzato è il glutammato monosodico).

Gas di imballaggio
Non è richiesta l’indicazione tra gli ingredienti in etichetta in quanto non sono considerati tali.
Sono gas diversi dall’aria introdotti in un contenitore prima, durante o dopo l’inserimento del prodotto alimentare.

Gas propulsori o propellenti
Sono gas diversi dall’aria utilizzati per espellere un prodotto alimentare da un contenitore.

Gelificanti
Danno consistenza e rendono il prodotto spalmabile e pastoso.

Sali di fusione (E 331, E 332, E333, E 450)
Disperdono le proteine contenute nel formaggio realizzando così una distribuzione omogenea dei grassi e degli altri componenti. Vengono utilizzati per la realizzazione di formaggi fusi come sottilette, formaggini, ecc.;

Sequestranti
Possono non essere menzionati sull’etichetta e sono sostanze che formano complessi chimici con ioni metallici.

Stabilizzanti
Mantengono lo stato fisico-chimico di un prodotto alimentare, inclusa la sua colorazione.

Umidificanti
Impediscono l’essicazione degli alimenti o promuovono la dissoluzione di una polvere in un ambiente acquoso.

Gli aspetti negativi degli additivi sono principalmente due: possono mascherare alimenti di qualità scadente e alcuni di essi possono scatenare reazioni allergiche e addirittura alterare il comportamento in persone particolarmente sensibili (sopratutto sostanze come la tartrazina e l’acido benzoico).

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