ALFABETI ARCHETIPI E FORMAZIONE DEL PENSIERO

ALFABETI ARCHETIPI E FORMAZIONE DEL PENSIERO

INTRODUZIONE

In questo testo desidero condividere le conoscenze che ho appreso riguardo al processo di formazione del pensiero e dei modi in cui l’esperienza acquisita possa essere trasmessa. Nonostante abbia già esposto il mio pensiero riguardo all’impossibilità della condivisione dell’esperienza nella terza dimensione, dimensione questa destinata alla sperimentazione materiale e non alla condivisione intellettuale o emotiva del catalizzatore (elemento destinato a procurare determinate situazioni in cui le emozioni/distorsioni possono essere sperimentate). Ma essendo presenti sul pianeta in questo momento, un elevato numero di coscienze di alto livello che possono trarre beneficio dall’acquisizione di tali informazioni, ritengo utile divulgare questo lavoro di ricerca. Inoltre riuscendo a comprendere come il pensiero formato venga poi espresso tramite il Linguaggio (il Verbo-la Vibrazione) e le sue forme di conservazione (la arti grafiche e tra queste la scrittura mediante la codificazione negli alfabeti) è possibile rendersi conto dell’enorme responsabilità che ognuno di noi ha quando esprime il suo Pensiero mediante la Parola e la sua forma scritta.

In questo testo procederò con l’esposizione del concetto di vibrazione espressa mediante il suono (il Verbo), poi tratterò il tema della Cimatica (la scienza che studia l’interazione fra il suono e la materia), seguirà il rapporto fra il linguaggio e gli archetipi (mattoni fondamentali nel processo di formazione del pensiero), quindi approfondirò il concetto di archetipo. L’ultima parte del testo sarà dedicata alla descrizione dei vari tipi di alfabeti, della loro evoluzione nel tempo e sopratutto di alcune loro peculiarità poco note ma interessanti da un punto di vista intellettuale.

Ora per comprendere come gli alfabeti siano stati codificati allo scopo di trasmettere e conservare il pensiero, prodotto della attività celebrale umana, è necessario capire il processo di formazione della parola ed il suo legame con la vibrazione.

VIBRAZIONE E PAROLE

La tua voce è una rappresentazione olografica di tutto ciò che sei, che riflette il DNA personale.

Gli atomi e le molecole presenti nell’aria, vengono eccitati dalle corde vocali della tua laringe, creando una piccola perla di energia acustica che si espande rapidamente dalla bocca e corre via a circa 1126 Km all’ora.

Quando si parla si crea luce infrarossa.

La luce infrarossa porta con sé le modulazioni della tua voce alla incredibile velocità di 300.000 Km. all’ora.

A differenza del suono di una voce che diventa impercettibile dopo circa un chilometro, la luce infrarossa creata dalla tua voce si precipita nello Spazio dove viaggia per l’eternità, portando le tue parole o canzoni alle stelle.

By John Stuart Reid

Tutto ciò che esiste nella creazione ha una natura dinamica e le energie spirituali non fanno eccezione, esse vibrano costantemente a diversi livelli di frequenza allo stesso modo delle corde di uno strumento musicale, ma in un moto incessante. Grazie a questa “vibrazione” è possibile distinguere una particolare energia da un’altra, esse infatti possiedono una loro particolare firma che si riconosce dal tono più o meno alto e dalla peculiare forma d’onda avente uno specifico livello di complessità.

Questa vibrazione si sviluppa in un fluido chiamato Etere (Link) dagli antichi greci, esso costituisce il substrato di ogni materia e forma di energia. Possiamo rappresentare l’etere come l’acqua di un mare infinito e le energie spirituali come onde che viaggiano continuamente sulla sua superficie interagendo continuamente le une con le altre. Naturalmente l’Etere non ha una forma definita, è la nostra immaginazione che lo plasma nelle forme, in un ambiente tridimensionale possiamo raffigurarlo come delle bolle sferiche interconnesse fra loro e le vibrazioni si muovono attraverso queste sfere come delle onde di pressione e contro-pressione, con le dinamiche fisiche che caratterizzano il movimento attraverso i fluidi come gas, plasma, o un denso liquido.

Tutto ciò che è Manifesto è vibrazione dell’Etere, la materia e le energie come il calore, l’elettricità, il magnetismo, ecc. sono vibrazioni, anche il colore lo è, ogni gradazione di colore è un “tono”, una frequenza nell’etere.

Nell’etere le vibrazioni possono essere estremamente complesse ed avere frequenze infinite, possono essere composte dalla sovrapposizione di un gran numero di singoli toni, ognuno dei quali con una sua specifica frequenza e intensità combinati nella forma d’onda finale.

L’Etere è una vera e propria memoria infinita che registra per sempre ogni nuova frequenza che vi è prodotta, in quanto le vibrazioni nell’etere viaggiano senza ostacoli o attriti che le disperdano e una volta prodotte esisteranno per sempre, oscillando e interagendo le une con le altre. È possibile che le vibrazioni risuonino e ritornino su se stesse formando quella che viene detta un’onda stazionaria toroidale. Tutto esiste in un oceano infinito di etere vibrante, elettroni, protoni, neutroni, le “particelle” in cui la fisica suddivide la Materia non sono che microscopiche onde stazionarie toroidali nell’etere; Esse possono assumere tutte le forme possibili, in base alla quantità ed ai rapporti fra le varie vibrazioni di cui sono composte.

Alcune forme d’onda stazionaria hanno forme geometriche regolari come i cosiddetti “Solidi Platonici” (Toroide, Tetraedro, Cubo, Ottaedro, Dodecaedro e Icosaedro), aumentando il numero di frequenze che le compongono aumentano nella loro complessità, inoltre più forme d’onda stazionaria possono interagire tra loro, aggregandosi così da creare forme stabili sempre più complesse.

Possiamo affermare che le emozioni, i pensieri, i concetti, le convinzioni e le più articolate forme-pensiero, sono tutte forme risonanti molto complesse anche se di diversa persistenza nel tempo. Anche gli esseri umani, da un certo punto di vista, sono un campo energetico risonante relativamente stabile, costituito da miriadi di altre strutture con diversi livelli di complessità e interazione.

Ogni energia spirituale è composta da vibrazioni memorizzate nella struttura di un infinito numero di piccole unità energetiche di cui è costituita una determinata emozione.

La struttura energetica umana è composta da un’enorme quantità di queste piccole unità energetiche, ognuna di esse individualmente apprende da ogni altra frequenza con cui venga in contatto e facendo questo aumenta e trasforma le sue frequenze di base.

In questo modo l’apprendimento di nuove frequenze modifica il rapporto che correla l’unità con le altre, facendo ciò l’Unità accumula continuativamente Nuove Esperienze, questo processo continua sin dalla sua iniziale formazione. Si tratta di un processo di apprendimento infinito e illimitato, a causa della variabilità di questo processo alcune unità avranno accumulato più esperienze, altre meno ma all’aumentare delle esperienze le unità saranno in grado di unirsi fra loro per interagire in modi sempre nuovi variando di forma, possibilità e complessità. In questo processo ad un certo punto la complessità energetica diviene tale da divenire incomprensibile, ma le unità vanno oltre e continuano nel loro percorso di evoluzione.

Possiamo definire le energie spirituali come le istruzioni di base che definiscono come l’universo è creato, si manifesta e opera. Ma oltre all’energia spirituale (Energia intelligente) e all’Etere (Infinito Intelligente) esiste il Logos o “Unità di Coscienza”, il principio divino che pervade e anima l’Universo, secondo la definizione dei filosofi Stoici.

Il Logos è la Forza che crea e dirige l’intero Universo secondo Leggi esatte. Tramite la sua Volontà espressa dal Verbo”, la Vibrazione, fa risuonare l’Etere formando schemi di interferenza sempre più complessi, finché l’etere inizia a differenziare le sue Densità in risposta alla Vibrazione, formando un primo schema del futuro Universo. Lo schema inizia a divenire sempre più complesso e dettagliato, poiché l’etere è una forza auto-organizzante, così grazie alla Volontà, alle Leggi Manifestate e al Verbo, il Logos (che incarna l’Amore e l’Ordine) sviluppa un nuovo Universo ad ogni ciclo. (Approfondimento: Link)

Masaru Emoto sulla Vibrazione:

Spesso mi chiedono: “Che parole ha usato per creare i più bei cristalli che ha fotografato?”. Senza esitare rispondo: “Amore e Gratitudine…

…che cosa influenza la formazione dei cristalli? La risposta è: la Vibrazione“…

…Forse finora avete creduto che le parole che usate tutti i giorni fossero solo strumenti per poter comunicare con gli altri. Questo è certamente vero, ma esse hanno anche un’altra importante funzione: contengono infatti l’elemento della Vibrazione, che svolge un ruolo vitale nel grande disegno della natura…

…la Vibrazione è ciò che rende possibile l’esistenza di ogni cosa. Tutto quello che esiste è in uno stato di vibrazione, che è la fonte dell’energia…

…La risonanza è il semplice atto della vibrazione, che determina ulteriore vibrazione. Richiede l’interazione di due oggetti o energie complementari. Nella cultura cinese si fa riferimento a queste energie come yin e yang, o luce e ombra – o, come io credo, amore e gratitudine. L’amore dato e la gratitudine ricevuta in cambio risuonano l’uno con l’altro attraverso la vibrazione del dare e la gratitudine del ricevere…

…Se la vibrazione è energia, allora la risonanza è il modo in cui essa si propaga, perciò la risonanza è in grado di trasmettere energia…

Seguendo a ritroso il percorso che porta al principio della risonanza, raggiungeremo infine il momento della creazione dell’universo, quando venne prodotta la prima vibrazione. Chi ha emesso tale vibrazione? E’ stato il creatore di questo Universo, in qualsiasi modo vi riferiate a tale entità o forza. Al momento del concepimento dell’universo, il creatore produsse la prima vibrazione. Quando essa incontrò vibrazioni della stessa frequenza, ne derivò la risonanza e fu creata l’energia. La vibrazione poi continuò a risuonare e a creare energia. Così il creatore ha usato il tramite della risonanza per creare l’universo.”

“Allo stesso modo, dobbiamo essere consapevoli di come utilizzare internet. Forse vi sorprenderà sapere che le parole che scrivete nelle e-mail e negli SMS hanno sul vostro corpo un effetto maggiore di quelle che usate nelle conversazioni e nelle lettere. Questo avviene perché la vibrazione del sistema nervoso umano si trova, in effetti, sullo stesso livello di quella dei sistemi di comunicazione elettronica, come le e-mail e le chat-room. Quando scrivete qualcosa a mano o lo stampate, la vibrazione non è abbastanza sottile da risuonare con il vostro sistema nervoso, limitando così l’effetto che essa può avere su di voi. Ma la scrittura realizzata mediante campi elettromagnetici si armonizza perfettamente con la vibrazione del vostro sistema nervoso, determinando la formazione di una risonanza e facendo si che una e-mail o un SMS abbiano un notevole impatto sul cervello e sul resto del corpo…

…Tuttavia, quando il nostro corpo inizia ad armonizzarsi con i campi elettromagnetici emessi dai computer, può succedere di tutto. In particolare perdiamo la capacità di armonizzarci con le persone che ci circondano.

[Un ricercatore e professore di musica R.Murray Schafer ha scoperto che per gli studenti statunitensi e canadesi la nota più facile da ricordare è ciò che corrisponde al “si naturale”, mentre per gli europei è il “sol diesis”. Questo deriva dal fatto che in Canada la corrente alternata è a 60Hz (60 cicli al secondo), una frequenza in risonanza con il SI, mentre in Europa è a 50Hz, in risonanza con il SOL#.]

CIMATICA

Il modo di concepire la realtà come basata sul suono è comune a molte visioni cosmologiche, le quali vedono la materia come un insieme di vibrazioni. Non solo, anche l’uomo è visto come tale, se pensiamo al termine per-sona, ad esempio, il cui significato è: “attraverso il suono”.

Vi sono pratiche spirituali che utilizzano il suono, come i “Mandala Sonori”, che si rifanno al Nada Yoga e al Canto Armonico, inoltre la musica come strumento di guarigione è stata usata sin dall’antichità. Se ne trovano testimonianze tra i Greci, nella Bibbia e nei Veda indiani.

Nel diciottesimo secolo, il fisico tedesco E. Chladni, scoprì che la sabbia appoggiata su una lamina di metallo applicata a un violino, si dispone in figure geometriche differenti a seconda delle note prodotte, dimostrando così che il suono influisce veramente sulla materia.

Nacque la Cimatica (dal greco “chima” cioè onda), da lui descritta come “studio riguardante le onde“.

Tuttavia fu solo nel ventesimo secolo che la Cimatica riprese grazie ad uno scienziato svizzero: Hans Jenny. Utilizzando le sofisticate apparecchiature moderne Jenny misurò, fotografò, sperimentò gli effetti delle vibrazioni sonore di ogni tipo sui più diversi materiali e scoprì che le forme create dal suono erano prevedibili. Per esempio, determinati suoni corrispondono sempre alle stesse figure, inoltre, scoprì che acclamando i suoni di antichi linguaggi come il sanscrito o l’ebraico, le figure che si producevano, disegnavano il simbolo alfabetico che si pronunziava.

Altrettanto interessante è la scoperta che alcuni disegni corrispondono a strutture cellulari di organismi viventi e che perciò ogni cellula è caratterizzata da una vibrazione specifica, cioè una nota precisa!

Le sensazionali scoperte del biologo molecolare russo Pjort Garajev non sono molto note, eppure hanno un che di straordinario. Assieme ad altri suoi colleghi, Garajev avrebbe scoperto che il DNA non è solo la base per la costruzione del nostro corpo, ma funge anche da deposito di memoria. Quello che più colpisce è che il codice genetico segue le stesse regole del linguaggio umano.

Sintassi, semantica e regole basilari della grammatica sono state abbinate, durante gli esperimenti, agli amminoacidi presenti nel DNA e sono state rilevate corrispondenze negli accoppiamenti delle molecole. La conclusione è che il nostro linguaggio non è un fenomeno isolato, ma deriva proprio dal codice genetico.

Come abbiamo detto, C. Chladni prima e in seguito Hans Jenny, compirono esperimenti per verificare alcuni fenomeni particolari che avvenivano quando si sottoponeva a particolari vibrazioni acustiche materiale fine come sabbia, disposto su una lastra di metallo. Si scoprì che certe vibrazioni formavano complicati disegni.

Nel corso delle sue ricerche con il Fonoscopio, Jenny notò che quando venivano pronunciate le vocali delle antiche lingue fenicio-ebraica e sanscrita, la sabbia assumeva la forma dei simboli grafici delle vocali stesse mentre, d’altro canto, le nostre lingue moderne non producevano un analogo risultato !

Ad esempio pronunciando la parola OM (AUM, il suono della creazione per i buddisti) una particolare polvere (di licopodio) si disponeva sulla lastra metallica formando un cerchio con un punto centrale, il simbolo con il quale quelle popolazioni indicavano appunto l’OM e utilizzato in seguito anche dall’alchimia e nell’esoterismo occidentale per indicare l’aspetto solare.

Questo fenomeno mette in evidenza che queste antiche lingue “sacre” furono create da persone che conoscevano una scienza simile alla cimatica. E non solo, ma queste scritture, oggi perdute, informavano il cervello tramite due canali, quello analitico e logico (emisfero sinistro) e quello sensoriale e globale (emisfero destro). Inoltre avevano forse la facoltà di influenzare e trasformare la realtà fisica, di creare cose tramite il loro insito potere.

Un’altra scoperta interessante rilevava che i disegni, che altrimenti si formavano, ricordavano le strutture cellulari degli organi viventi. Jenny si convinse che la vita è il risultato delle vibrazioni specifiche di ogni cellula – in altre parole, ogni cellula ha il suo suono, la sua nota.

Nel capitolo conclusivo del suo libro “Cymatics”, Jenny riunisce questi fenomeni in un’Unità suddivisa in tre parti.

Il potere generativo fondamentale risiede nella vibrazione che, con la sua periodicità, sostiene i fenomeni e i loro due poli. Ad un polo abbiamo la forma, lo schema figurativo; in corrispondenza dell’altro polo troviamo il movimento, il processo dinamico. Secondo Jenny questi tre campi — vibrazione e periodicità come campo di fondo, forma e movimento come i due poli — costituiscono un indivisibile insieme, anche se talvolta uno di essi può avere il predominio.

Con lo studio della Cimatica si ha la prova che la vibrazione, il suono, influenza la materia.

Essa dimostra in modo sensazionale il rapporto tra forma e frequenza, rapporto che è alla base di tutto ciò che esiste. Il suono genera le forme e le recenti esperienze sul movimento ondulatorio confermano un nesso tra onde, sostanza e forma, riguardante anche tutti gli organismi.

Tutti gli studi e gli esperimenti condotti con l’utilizzo di frequenze d’onda confermano studi ed esperienze che risalgono ad antiche civiltà secondo le quali ogni suono, quindi ogni onda vibratoria è in collegamento con una forma nello spazio, da essa generata e tenuta in vita e in movimento. Dalla stessa consapevolezza nasce quella famosa asserzione di Pitagora per cui la geometria è musica solidificata. Studiosi ci hanno mostrato che forme molteplici, alcune geometriche da noi conosciute come simboli, croci, stelle, ecc., sono prodotte da vari tipi di vibrazione. Quindi se ogni suono, onda, movimento, pensiero, sentimento creano forme, anche noi di conseguenza stiamo continuamente creando forme, perché abbiamo la stessa natura vibratoria. Il Dr. Hans Jenny, padre della Cimatica o Scienza delle Onde, ci ha offerto questa possibilità ed ha reso visibile il sottile potere attraverso il quale il suono struttura la materia, dimostrando la supremazia della vibrazione ed i suoi effetti in natura.

L’idea di una forma generata da un campo vibrazionale e che risuona potrebbe sembrare irrazionale. Ogni figura è invece la forma visibile di una forza invisibile ed ogni forma contiene le informazioni sulle vibrazioni che l’hanno generata.

Tutta la creazione è una sinfonia di suoni, di vibrazioni, in cui le singole parti s’inseriscono attratte dalla risonanza con i suoni simili. Queste sono le interessanti deduzioni della Cimatica.

Approfondimento: Cimatica lo studio delle onde sonore

Approfondimento: Cimatica Acufene

Approfondimento: Acqua e Orgonite

LINGUAGGIO E ARCHETIPI

“..Jenny notò che quando venivano pronunciate le vocali delle antiche lingue fenicio-ebraica e sanscrita, la sabbia assumeva la forma dei simboli grafici delle lettere stesse.. – Cimatica “

DA MEDNAT:

Le 22 lettere degli antichi alfabeti: Muano, Lemuriano, Atlantideo, Pelasgico, Accadico, Eblaita, Egizio, Fenicio, Ebraico, Aramaico-Samaritano, Arabo, sono i simboli (suoni, segni grafici) fondamentali delle FUNZIONI, dei VERBI fondamentali

Il Linguaggio non è altro che un’arca, un contenitore in cui sono custoditi messaggi che possono essere decifrati da coloro che li cercano con la semantica del linguaggio (archeosemantica). Un esempio:

Lo spartito musicale riporta le note scritte in genere in nero, su un fondo bianco, per poterle distinguere i simboli delle varie note ed altro, esattamente come le lettere dell’alfabeto, infatti la musica non esiste finché lo spartito musicale non viene eseguito da un musicista che crea o legge uno spartito, per cui, domanda: in quale luogo “risiede” la musica ?

– nella mente del compositore,

– nei simboli sullo spartito, che vanno letti dal musicante

– nelle corde vibranti dello strumento musicale, che utilizza il musicante

– nelle dita dell’esecutore, il musicante ?

Nella mente del compositore, ciò’ significa che la musica passa dalla mente del compositore alla mente dell’osservatore che la sente, ascolta o la canta.

In modo parallelo operano le lettere delle parole.

L’alfabeto è composto da consonanti e vocali che rappresentano la materia, il mattone base della manifestazione, ma devono essere prima pensate (progetto), poi “soffiate” dalla bocca dell’uomo emettendo i relativi e corrispondenti suoni e se necessario trasformati dalle mani del compositore in segni, glifi, lettere…alfabeti scritti, ecco come si propaga lo Spirito-Pensiero nei e tra i Viventi.

La più antica testimonianza dell’alfabeto Ebraico antico: Nel 10° secolo a.C. in una zona collinosa a sud di Gerusalemme, uno scriba aveva inciso su un masso di calcare il suo ABC – in realtà il suo aleph-beth-gimel: infatti la serie ordinata di caratteri sembra essere una primitiva versione dell’emergente alfabeto ebraico.

La scoperta è recentissima – luglio 2000 – e gli archeologi che scavano nel sito di Tel Zayit hanno trovato la pietra con queste incisioni incassata nel muro di un antico edificio. Tel Zayit si trova nella regione dell’antica Giudea, a sud di Gerusalemme a 18 chilometri dalla costa da Ashkelon, che era un antico porto dei filistei.

Dall’analisi degli strati delle rovine, gli scopritori hanno concluso che si tratta del più antico esempio conosciuto di alfabeto ebraico e di un importante punto di riferimento nella storia della scrittura. Si tratta di un reperto databile ed è pertanto la più antica testimonianza di abbecedario – ossia lettere dell’alfabeto scritte nella sequenza tradizionale.

Esperti in grafia antica dicono che il reperto mostra che a questo stadio l’alfabeto ebraico era ancora in fase di transizione dal fenicio, ma già riconoscibilmente ebraico. I fenici, che vivevano sulla costa a nord di Israele, nell’attuale Libano, sono considerati infatti gli inventori della scrittura alfabetica, molti secoli prima.

Un altro studioso di antiche scritture del Medio Oriente descrive l’iscrizione come un tipo di alfabeto fenicio in corso di adattamento. Si potrebbe trattare forse di proto-ebraico.

Gli stili dei reperti fossili ritrovati in questo sito coincidono perfettamente con quelli del 10° secolo, il che rende eccezionalmente rara questa iscrizione, anche se per stabilire l’esatta cronologia del sito sarebbe necessaria una più ampia datazione col radiocarbonio.

Le due righe di lettere, apparentemente i 22 segni dell’alfabeto ebraico, sono incise su una faccia di una pietra di 20 chili.

Sul lato opposto è scavata una conca, il che fa pensare che servisse come recipiente per libagioni rituali. E si trovava incassata nel muro forse perché ai segni dell’alfabeto veniva attribuito il potere di tener lontano il male.

L’iscrizione è stata trovata nel contesto di un considerevole complesso di edifici, il che conduce a ritenere che Tel Zayit fosse probabilmente un’importante città di confine fondata da un regno israelitico di crescente importanza, che aveva come centro Gerusalemme: una città di tale estensione e cultura fa pensare a una burocrazia centralizzata, a una leadership politica e a livelli di istruzione che confermerebbero l’immagine biblica di un regno unificato di Davide e Salomone nel 10° secolo a.C.

PREMESSE:

Per ben comprendere quanto diremo in seguito, bisogna formulare e ricordare alcune premesse: nei linguaggi antichi: Sumerico Accadico, Pelasgico, Eblaita, Fenicio, Egizio, Ebraico, Arabo ed altri alfabeti medio orientali, i significati delle lettere corrispondevano tra di loro (nei vari alfabeti), ma cambiavano alcune volte il suono ed i loro segni grafici, ma il più delle volte esse mantenevano delle similitudini.

In quegli alfabeti ogni lettera corrispondeva esattamente a delle idee e concetti, per cui il compositore delle parole le assemblava tenendo conto del significato delle singole lettere; è come dire che quegli alfabeti erano simili alle note musicali, le quali tutte singolarmente esprimono un suono e singole sensazioni in chi ode od in chi produce quel suono; nella musica il compositore assembla le singole note tenendo conto delle sensazioni tradotte in suoni che esse esprimono, onde creare armonia o disarmonia; da questo concetto nasce la musica; lo stesso si può dire per il linguaggio degli antichi in Medio Oriente.

Con le parole avviene lo stesso schema, concetto: emettendo dei suoni, frequenze che indicano emotivamente delle funzioni, l’Umanità’, l’uomo ha iniziato seguendo la teoria-pratica degli insiemi, a formulare suoni complessi e quindi funzioni complesse da poter comunicare per mezzo del linguaggio sonoro, al suo prossimo, cosa voleva dire cioè’ il suo pensato Spirituale/psichico.

Poi tutto ciò’ si è evoluto contemporaneamente nei segni, che sono divenuti una forma convenzionale fra gli umani di quel gruppo, che si e’ quindi trasformata in forma scritta-disegnata del pensato e della comunicazione sonora-orale; cosi’ e’ nata la scrittura che poi e’ stata piano piano organizzata in strutture più’ complesse ed organizzate in sintassi, grammatica e semantica.

Questo meccanismo e’ avvenuto in tutte le parti della Terra e per qualsiasi linguaggio degli antichi.

Nel caso del linguaggio, quando con esso si iniziò a comunicare, ogni sensazione si esprimeva in suoni che colui che le formulava, il compositore, riscontava nell’osservazione di sé e dei fenomeni della natura o nelle funzioni che osservava o praticava, egli scopriva così le FUNZIONI: (VERBI); le COSE: (NOMI); le QUALITÀ’: (AGGETTIVI) e le RELAZIONI fra le lettere e le parole.

Questi suoni divennero SEGNI GRAFICI quando gli uomini, avendo sensazioni, suoni, osservando, distinguendo, qualificando la manifestazione dell’UniVerso, desiderarono fissarli nel tempo per comunicare con altri attraverso i simboli disegnati; essi impararono cosi anche a mettere in relazione le LETTERE fra di loro creando le RADICI; poi le radici con altre lettere in modo da modificare i significati primari delle radici per meglio definire i concetti ed in seguito le parole con altre parole; questa relazione fra le lettere e le parole si chiamò SINTASSI; dovettero inserire anche la GRAMMATICA, la quale permise loro di risparmiare sui termini, sulla quantità delle parole usate nella comunicazione attraverso i suoni formulati nel linguaggio….

.Ecco a grandi linee come il linguaggio, Sensazione = Suono + Segno = Comunicazione con il proprio simile, iniziò a formarsi.

Noi chiamiamo questi antichi SEGNI, degli Alfabeti: gli AUTIUT = ARCHETIPI.

Purtroppo nei nostri linguaggi ed alfabeti moderni si è persa questa verginità e relazione del suono, segno, sensazione, concetto; ecco perché le lingue di quegli antichi alfabeti possiamo chiamarle LINGUE VERE e VIVE, mentre oggi, formuliamo dei suoni e scriviamo dei segni convenzionali (dei vari alfabeti) che in genere sono MORTI e che quindi non sono facilmente comprensibili e comunicabili.

Questi archetipi suoni, gesti e forme posturali, sono il linguaggio grammaticale primordiale ed universale, inscritto nel nostro DNA di tutte le popolazioni del mondo.

Recenti studi effettuati all’Università di Cambridge, dal dottor John Locke, sull’origine del linguaggio, dimostrano che i bebè’ parlano un lingua arcaica e solo in seguito nei 2 e/o 3 anni, imparano ad imitare il linguaggio parlato degli adulti.

Durante il primo anno la comunicazione avviene con un linguaggio archetipale sempre più ricco di “prerequisiti”; queste forme di linguaggio (prerequisiti) si esprime con: pianto, gesti, posizione del corpo, vocalizzazione e balbettio, pause, attese, anticipazioni ed azioni congiunte fra tutte queste cose formulando sequenze comunicative che gli permetteranno nel tempo, arricchendole, di arrivare a creare i presupposti per una comunicazione più piena.

Questo linguaggio arcaico/intuitivo/cognitivo, permette al piccolo di comunicare tutti i suoi stati d’animo e desideri a coloro che si occupano e si prendono cura di lui.

In questa fase il piccolo reagisce al linguaggio degli adulti con una sincronia interattiva, muovendo il corpo con dei ritmi che sono coordinati sulla cadenza delle frasi ascoltate, come dimostrano i videotape utilizzati per quegli studi.

Dai 3 mesi alla scadenza dell’anno, il piccolo inizia il balbettio in un continuo gioco (vocalizza e collega consonanti archetipali come ma, na, go, be, ecc).;

A 5 o 6 mesi, passa dalla lallazione, atto in cui lo stesso suono viene ripetuto molte volte, es.: ma, ma, ma, alla ecolalia, fase nella quale inizia a ripetere suoni pronunciati dall’adulto, che in realtà non farebbe che ripetere i suoni ancestrali che rappresentano il “corredo di base” dei neonati, rinforzando la sua lallazione.

A 12 mesi il piccolo inizia ad imitare alcuni suoni dall’adulto che non erano presenti nella fase del balbettio.

A 18 mesi inizia il passaggio verso il linguaggio vero e proprio (quello della lingua ascoltata dagli adulti); vengono abbandonati o potenziati alcuni suoni che fanno parte del repertorio naturale del neonato, ma che non erano ancora affiorati alla sua coscienza, mettendoli anche in relazione con quelli tipici delle singole lingue es.: i suoni duri e gutturali.

Gli studi citati sopra indicano che questi suoni innati (archetipali) in primis le vocali (IaouE) fino alle consonanti semplici, sono presenti in tutti i bambini di tutte le popolazioni del mondo in modo uguale e vengono utilizzate per costruire il linguaggio, come mattoni di parole primitive che fanno parte della nostra tendenza fisiologica umana a parlare.

Noam Chomsky ha formulato una sua teoria (che condividiamo) che afferma: “…le regole della semantica della comunicazione linguistica umana dipendono da regole universali inscritte nel cervello (leggasi DNA), simili in tutte le lingue, che rispecchierebbero una grammatica universale”.

Sulla rivista Science è stata pubblicata una ricerca dell’Università del Texas condotta dai prof. Peter MacNeilage e Barbara Davis, conferma che analizzando i suoni emessi dai neonati, lattanti e bambini piccoli appartenenti a lingue e culture diverse, si è scoperto che questi suoni: da, da – ta, ta – na, na – ma , ma, …… sono sostanzialmente uguali nei bambini di tutto il mondo.

Sono i suoni di proto-parole appartenenti ad una lingua primitiva ed estinta che è memorizzata nel DNA dei neuroni del cervello, ma che è alla base di tutte le lingue del mondo.

Ma mano che l’umano cresce, apprende nuove relazioni fra i suoni, formulando parole sempre più complesse, fino ad imparare la grammatica, la sintassi…

. fino a riscoprire da adulto cognitivo, le sue origini linguistiche archetipali, nei suoni/segni primordiali……..gli archetipi …..

ARCHETIPI:

COSA è UNA LETTERA ?:

Segno scritto o sonoro convenzionale che si usa per trasmettere, comunicare concetti (idee).

COSA è UNA FUNZIONE ?:

Ufficio assunto da una parola in seno ad una frase; attività diretta ad un fine.

COSA è UN VERBO ?:

Esso è una parola che indica un’Azione che passa dal soggetto (IO) all’oggetto, questi sono i verbi transitivi. Intransitivi si dice dei verbi esprimenti un’azione che non passa dal soggetto al complemento oggetto

Fonte: Autiut-www.mednat.org

I SIMBOLI

Il termine simbolo (symbolon da sym: insieme – ballein: tenere) viene dall’Antica Grecia, dove indicava un contrassegno utilizzato come mezzo di reciproca identificazione – soprattutto tra iniziati di società segrete – ed era costituito da un oggetto spezzato a metà le cui parti venivano separate e tenute da persone diverse (se i futuri possessori delle due porzioni dell’oggetto avessero verificato la perfetta complementarietà tra le metà, avrebbero in tal modo appurato con certezza l’appartenenza alla medesima congregazione) . Dall’origine etimologica e storica del concetto di simbolo già traspare la funzione di ponte tra due realtà analoghe e di chiave identificativa molto specifica (il cui riconoscimento apriva opportunità certamente privilegiate di rivelazione e condivisione di segreti esoterici).

Secondo lo psicologo Carl Gustav Jung, grande studioso dei simboli della psiche umana, un simbolo trasmette “qualcosa di più e di diverso da sé che elude la nostra conoscenza presente”, è per questo che un vero simbolo non può essere creato razionalmente e artificialmente, stabilendo per mera convenzione esteriore il suo significato, deve invece poter nascere spontaneamente ed interiormente; ed è in questo che sta la differenza tra i segni (come quelli usati in chimica o in elettronica) ed i simboli, e tra la semeiotica (lo studio dei segni, appunto) e la simbologia, la prima di pertinenza razionale e logica, la seconda di pertinenza arazionale e analogica.

Dunque un simbolo, per avere una sua forza meta-fisica ed un potere di risveglio, deve poter nascere dall’Intrauniverso e non essere di mera nascita esteriore a partire dall’Extra-universo, infatti un simbolo è in primo luogo una vibrazione archetipale che ci unisce alla realtà fondamentale e permanente dell’Essere, solo in seguito viene ritradotto in suono (come nei mantra o nelle invocazioni), in figure geometriche (come nei mandala, negli yantra, nei grafici dei simboli Reiki, nei sigilli angelici), in movimento (come nelle danze sacre), ecc…

Ed essendo – in primis – pura vibrazione, diventa chiaro che il simbolo ritraduce nei mondi della densità complesse e sacre espressioni matematiche: ogni simbolo si collega a codici numerologici intrauniversali ben precisi (un po’ come un numero sulla tastiera si collega ad uno specifico utente telefonico) ed in ciò risiede la sua forza e le sue caratteristiche di utilizzo.

Il simbolo agisce come un ponte tra i regni più bassi (dove si è persa la consapevolezza dell’Unità) ed i più alti (il mondo dei principi o delle idee, secondo Platone), è una porta interdimensionale che collega la coscienza umana, esteriore, alla Coscienza Superiore ed ai regni degli archetipi e dell’infinito. La sua azione può diventare quindi molto profonda ed interiore, al punto di incidere sui modelli vibrazioni atomici e molecolari contenuti nel DNA cellulare, che sono i responsabili della coerenza strutturale dell’unità corpo-mente di un individuo nell’extra-universo”.

Solo col linguaggio simbolico ci sarà possibile superare il contingente e il definito per immettere nella nostra conoscenza il trascendente e l’indefinito. Solo col linguaggio simbolico l’uomo potrà conoscere di sé stesso non solo l’esteriorità e i suoi sentimenti psicologici, ma anche l’interiorità spirituale e i valori morali.

La musica, la matematica, la scienza iniziatica (così come lo stesso contenuto dei sogni) si esprimono attraverso immagini archetipali che sono connaturate e intrinseche alla psiche umana, e per questo universali. La comprensione del linguaggio simbolico è talmente semplice e naturale (poiché con questo linguaggio è scritto il Libro della Vita), che a causa dell’artificiosità della vita moderna non siamo più in grado di comprenderlo! Eppure – intuitivamente – tutti noi lo padroneggiamo e continuamente ci esprimiamo attraverso di esso, molto più che attraverso il linguaggio parlato.

La Verità può essere raggiunta grazie ai simboli, che – in effetti – non cercano di insegnarci qualcosa, ma solo di risvegliare ciò che già sappiamo, ciò che già siamo.

Il linguaggio dei simboli si esprime mediante una comunicazione fatta di vibrazioni, di frequenze energetiche, ed è per questa ragione che i simboli possono essere efficacemente associati tra loro in base al rispettivo modello vibrazionale, per Risonanza.

Ad esempio: MARTE – SANGUE – FERRO – DIASPRO ROSSO oppure SATURNO – OSSA – PIOMBO – OSSIDIANA sono associazioni analogiche che di per sé non avrebbero alcun senso (che significato ha accomunare divinità mitologiche con parti dell’organismo umano, metalli e cristalli?), eppure acquistano un notevole significato per chi non si ferma alla pretesa superiorità della mente razionale e riesce a penetrare l’immediatezza della mente intuitiva…

Simboli Prodotto Dell’esperienza Condivisa

Ciò che infatti è bene tener sempre presente nell’interpretare un simbolo (ad es. quando si tratta dei sogni) è che ciascun simbolo può avere, come minimo, 3 livelli interpretativi diversi:

1. UNIVERSALE: significato generale che appartiene all’inconscio collettivo dell’umanità;

2. PARTICOLARE: significato specifico presente in una determinata comunità limitata nel tempo (ad es. connesso ad una civiltà passata) e/o nello spazio (caratteristico di un’area geografica ben precisa);

3. PERSONALE: significato limitato all’esperienza soggettiva di un singolo individuo (deriva da un engramma registrato a livello emozionale).

Per tornare all’uomo. Anche l’uomo ha il suo albero, però i sui rami sono grossi come altrettanti nuovi alberi e danno luogo alle razze. Inoltre i rami che contengono la base degli individui sono formati da gruppi di 12 che danno luogo a metà maschi e metà femmine. Questi piccoli gruppi sono raccolti in gruppi più grandi, ancora di 12, che a loro volta sono raccolti in 1000 parti per dare luogo a 144.000 unità. Questo numero è alla base del sistema. Occorrono almeno tali quantità per formare un ceppo o una razza o una specie di essere vivente animale o inferiore.

Per l’umanità ci sono quindi migliaia di rami da 144.000 unità che, dislocati opportunamente, danno luogo alle razze. Ma non solo, ai tipi, alle popolazioni, ai raggruppamenti.

Detto questo si vede che tutti gli umani sono interconnessi, come abbiamo già detto per gli esseri viventi, e si scambiano impressioni senza saperlo. L’inconscio collettivo che Jung ha saputo identificare. Ma non solo. Si formano per le loro vicinanze le caratteristiche tipiche dei paesi, delle città, delle nazioni, con delle peculiarità che provengono dalla fusione delle singole esperienze che alimentano il serbatoio delle radici degli alberi. Gli individui più vicini si influenzano tra loro di più, e si ottiene la coesione delle famiglie. Ad ogni decesso le foglie vengono poi riutilizzate da nuovi individui, che tuttavia raccolgono la matrice del posto in cui sono collocati e ne continuano la caratterizzazione.

E’ appunto in questo modo che vengono a verificarsi degli aggregati di esperienze condivise da molti che, affinandosi col tempo con un procedimento simile alla definizione dei valori medi, si formano quelle “macro”, ora molto più complesse, che Jung aveva definito come “archetipi”. Questi sono creati dal cumulo delle esperienze di individui vicini, o anche di intere comunità. Occorre, infatti, che almeno 144.000 individui provino una stessa emozione per formare un archetipo di quel particolare tipo. Salvo quelli fondamentali, legati per esempio all’estetica, gli archetipi sono il prodotto di esperienze condivise”.

Fonte: Una Diversa Visione Della Mente E Dalla Psiche

GLI ARCHETIPI

L’Archetipo è un contenuto inconscio che viene modificato attraverso la presa di coscienza e per il fatto di essere recepito”

Nessun archetipo è riducibile a semplici formule. L’archetipo è come un vaso che non si può svuotare né riempire mai completamente. In sé, esiste solo in potenza, e quando prende forma in una determinata materia, non è più lo stesso di prima. Esso persiste attraverso i millenni ed esige tuttavia sempre nuove interpretazioni

Carl Gustav Jung

Da Wikipedia:

La parola archetipo deriva dal greco antico ὰρχέτυπος col significato di immagine: arché (“originale”), típos (“modello”, “marchio”, “esemplare”); è utilizzata per la prima volta da Filone di Alessandria e, successivamente, da Dionigi di Alicarnasso e Luciano di Samosata. È anche plausibile che derivi da άρχή (“arché”), col significato di “principio”, “inizio”.

Il termine viene usato, attualmente, per indicare, in ambito filosofico, la forma preesistente e primitiva di un pensiero (ad esempio l’idea platonica); in psicologia analitica da Jung ed altri autori, per indicare le idee innate e predeterminate dell’inconscio umano; per derivazione in mitologia, le forme primitive alla base delle espressioni mitico-religiose dell’essere umano e, in narratologia, i meta-concetti di un’opera letteraria espressi nei suoi personaggi e nella struttura della narrazione;

in linguistica da Jacques Derrida per il concetto di «archiscrittura»: La forma ideale della scrittura preesistente nell’uomo prima della creazione del linguaggio e da cui si origina quest’ultimo

…In psicologia analitica potrebbe essere definito come una forma universale del pensiero dotato di un certo contenuto affettivo per il soggetto, dunque un simbolo, e che potrebbe a sua volta autodefinirsi come una sorta di valore etico-sociale cui il soggetto crede, si appoggia o è condizionato, consciamente o inconsciamente, nell’arco della sua esistenza o parte di essa, nella realizzazione dei suoi progetti di vita o semplicemente nel suo modo di essere o comportarsi.

Carl Gustav Jung teorizza che l’inconscio alla nascita contenga delle impostazioni psichiche innate, quasi sicuramente dovute al tipo di sistema nervoso caratteristico del genere umano, trasmesse in modo ereditario. Tali impostazioni e immagini mentali sono quindi collettive, cioè appartenenti a tutti; Jung chiama questo sistema psichico Inconscio Collettivo, distinguendolo dall’inconscio personale che deriva direttamente dall’esperienza personale dell’individuo.

La formulazione dell’archetipo è più volte ridefinita, precisata, approfondita da Jung.

L’inconscio collettivo, per Jung, è costituito sostanzialmente da schemi di base universali, impersonali, innati, ereditari che lui chiama archetipi

L’archetipo, conseguentemente, viene a essere un sorta di prototipo universale per le idee attraverso il quale l’individuo interpreta ciò che osserva ed esperimenta.

Gli archetipi integrandosi con la coscienza, vengono rielaborati continuamente dalle società umane, si manifestano «contemporaneamente anche in veste di fantasie e spesso rivelano la loro presenza solo per mezzo di immagini simboliche», si rafforzano, si indeboliscono e possono anche morire. L’indebolirsi degli archetipi nell’epoca moderna ha reso, per Jung, possibile e utile la psicologia. La sopravvivenza degli archetipi, in epoca moderna, è legata anche agli esiti della comunicazione di massa. Un film di successo, un libro, una trasmissione televisiva molto seguita possono giocare un ruolo nel ravvivarli o indebolirli…

…In linguistica, il fenomeno per cui gli archetipi vengono iscritti nell’inconscio fu tra gli argomenti usati da Derrida in uno dei saggi fondamentali del Decostruzionismo “La scrittura e la differenza” (qualcuno potrebbe pensare di tradurre differenza rifacendosi alle sue parole) per concludere che la scrittura (in un senso un po’ più ampio dell’accezione comune) preesiste alla parola. L’archetipo sarebbe un esempio di qualcosa che si scrive (nel nostro inconscio) prima che venga detto con le caratteristiche di permanenza e differimento temporale della codifica/decodifica che ha la scrittura nel linguaggio comune.

Fonte: Wikipedia

La concezione dinamica che Jung ci fornisce degli archetipi è comprensibile dal suo punto di osservazione, possiamo però in realtà concepire gli archetipi come le suddivisioni prime della Verità Assoluta (certamente transrazionale oltre che meta-personale) e dunque modelli atemporali e immutabili a cui la mente può timidamente accostarsi per cercare di “comprendere l’inconoscibile”.

Gli archetipi sono i principi primi su cui si basano tutte le forme presenti nell’Universo: sono i “contenuti al di là delle forme” e contemporaneamente “ciò che da forma al contenente”. Gli archetipi sono gli strumenti con i quali Dio ha “progettato e dipinto l’universo”, sono le “funzioni” e gli aspetti basilari della Vita che si ritrovano in ogni suono, lettera, colore, pensiero, forma ed azione esistente nel creato. Socrate, Platone, Abramo, Akhenaton, Pitagora, Jung (di recente lo studioso Mario Pincherle) se ne sono occupati ampiamente nel corso della storia del pensiero umano. La loro più immediata rappresentazione la ritroviamo nelle note musicali (7 le note di base, 12 con i semitoni) e nelle lettere dell’alfabeto (22, di seguito quelle ebraiche).

ARCHETIPI secondo l’interpretazione di Mario Pincherle

Ciò Che è All’inizio è Funge Da Modello All’immagine”

Cosa sono gli archetipi? Gli archetipi sono le funzioni elementari, che da sole o combinate, determinano le forme e la materia. Sono cioè l’espressione simbolica di quegli elementi irriducibili dei processi di pensiero che costituiscono, attraverso la loro combinazione e ripetizione, il pensiero stesso. Sono “atomi” funzionali di pensiero che, come materiali da costruzione, permettono la strutturazione di forme a cui corrisponde una ben precisa funzione. Gli archetipi vengono individuati in numero di ventidue, non uno di più né uno di meno. Ogni aggiunta di un archetipo crea una funzione individuale, capace di complementarsi con le altre lettere madri minori e maggiori. Ad ogni lettera dell’alfabeto corrisponde un archetipo, cioè una funzione : unione, contenimento, rotazione, traslazione… cui a sua volta corrisponde una forma, un suono, un colore, un profumo, un sapore. Ognuno di questi “mattoni” di pensiero, da solo od opportunamente combinato, permette di identificare veramente, ed univocamente, le forme nella materia. Ecco che diventa possibile capire cosa accomuna la bottiglia, il bicchiere e le mani disposte a coppa: la funzione di contenere un liquido. Si apre quindi una nuova possibile dimensione di comprensione delle parole e dei suoni, alla luce di questa consapevolezza. Si giunge a comprendere che quando osserviamo in termini di funzioni, le forme si unificano. L’asino e il cane possono smettere di litigare su cosa sia più importante tra il fieno e l’osso, poiché nella funzione del loro nutrimento le due forme si unificano….

.Esempio: se volessimo rappresentare una lampadina elettrica, attraverso le sue forme, funzioni elementari, vedremmo che questo oggetto è caratterizzato solamente da 3 Archetipi:

1) La forma dell’energia.

2) La forma Resistente, cioè la resistenza elettrica.

3) La forma di tutti i contenitori, cioè l’ampolla di vetro.

Sostituendo a queste funzioni le lettere corrispondenti, con i presunti suoni avremmo: per la 1 = A; per la 2 = T; per la 3 = B. La conseguente radice della parola vera diviene A+T+B.

Unendo nell’ordine giusto questi 3 concetti si deve raggiungere l’Idea della Lampadina.

Questa è la grammatica del Pensiero, la strada per recuperare la “Lingua Vera”, i “Nomi Veri” delle cose; un utile libro da leggere su questi temi è: “Gli Archetipi”, gli atomi del pensiero, di Mario Pincherle – ediz. Filelfo, Ancona.

Fonte: Formazione del Linguaggio (Link)

L’ ALFABETO E IL SUO CODICE INTERNO

L’alfabeto esprime, attraverso le lettere con cui è composto, i principi primi (archetipi – vedi anche incontro n° 60) che costituiscono l’Universo. La Tradizione esoterica afferma che è esistito un alfabeto primordiale i cui segni e suoni erano la diretta manifestazione del potere della Parola di Dio, gli alfabeti moderni ne sono la derivazione, alcuni mantengono di più le potenti vibrazioni originarie (alfabeti detti sacri o magici) ed altri le hanno in gran parte perse essendo molto spuri. Anche l’esoterismo musulmano identifica nei segni dell’alfabeto il corpo di Dio e – similmente – la cultura indù attribuisce a ciascuna lettera alfabetica una parte del corpo di Saraswati, la manifestazione femminile – Shakti – di Brahma, il Creatore dell’Universo.

L' ALFABETO E IL SUO CODICE INTERNOIl numero che identifica la manifestazione divina attraverso gli archetipi presenti nelle lettere dell’alfabeto è il 22 (anche se per riduzione o ampliamento può diventare 20, 21, 24 ed altro): l’alfabeto ebraico è composto di 22 segni principali che racchiudono ancora oggi un grande potere sacro ed esoterico (22 sono anche le terre dell’alfabeto arabo ed entrambi sembrano derivare dal Fenicio); gli arcani maggiori dei Tarocchi (l’antico Libro di Thoth, con cui il Dio egizio ha trasmesso la conoscenza dell’alfabeto) sono 21 + 1, i segni di base dell’alfabeto magico Ogham utilizzato dai Druidi celtici sono 20, il sistema di computo dei Maya è su base vigesimale (il cosiddetto “conto dei venti”) e con la sacra cifra dello zero identifica 21 simboli fondamentali; le rune germaniche principali sono 24 (alfabeto detto Futhark, vedi incontro n° 167), gli Egizi elaborano dal geroglifico un alfabeto di 24 segni consonantici… e gli esempi potrebbero continuare.

L' ALFABETO E IL SUO CODICE INTERNOIn merito all’idea di un unico linguaggio ed alfabeto primordiale (prima dell’avvento della Babele delle lingue) non vi è solo una teoria esoterica a supporto, ma anche evidenze scientifiche: lo studioso Noam Chomsky (docente del prestigioso MIT di Boston) ha ipotizzato che le regole semantiche della comunicazione linguistica umana [la semantica è lo studio dei significati delle parole – dal gr. semaínein, “significare”] dipendano da regole universali inscritte nel cervello (e quindi codificate nel DNA) che sono simili in tutte le lingue e che rispecchierebbero una grammatica universale; inoltre oggi sappiamo che le proto-parole espresse dai neonati hanno delle sequenze sillabiche analoghe in tutto il mondo (come conferma lo studio dell’Università del Texas condotta da Peter MacNeilage e Barbara Davis).

L’alfabeto come noi lo conosciamo nasce verso la metà del II millennio a.C. sulle coste orientali del mediterraneo, ad opera dei Fenici (secondo gli storici per esigenze commerciali); l’alfabeto fenicio si compone di 22 segni (solo consonanti – le vocali sono state introdotte dai greci) e probabilmente deriva dai caratteri geroglifici egiziani. Questo alfabeto nei successivi secoli prende direzioni molto diverse e da esso derivano gli altri tre grandi ceppi linguistici: 1) l’Arameo, che da origine all’Arabo, l’Armeno, l’Ebraico, il Georgiano, il Mongolo, il Parsi, il Pehlevi e il Siriano; 2) il Sabeo, da cui l’Etiopico e l’Indiano [il primo si divide nell’Amarico, Birmano, Coreano, Giavanese, T’ai, Cingalese, mentre il secondo nel Nagari-Dravico, con il Bengali, Cascemir, Malese, Tibetano, Kanarese, Tamil, Telugu]; 3) l’Ellenico da cui il Copto, il Greco, il Latino, il Russo.

Gli archetipi, in quanto principi primi, non rappresentano degli oggetti ma delle funzioni, il loro ambito è quello “immateriale originante” (mondo noumenico) e non quello “materiale originato” (mondo fenomenico); ognuna delle 22 lettere sacre degli alfabeti antichi (Lemuriano, Muano, Atlantideo, Pelasgico, Accadico, Eblaita, Fenicio, Egizio, Ebraico, Arabo, Samaritano, ecc…) rappresenta dunque una delle 22 funzioni fondamentali; adesso andremo a dare un’occhiata a queste funzioni secondo l’interpretazione elaborata dall’archeologo ed esoterista Mario Pincherle.

L' ALFABETO E IL SUO CODICE INTERNOAlef o Alep – bue – UNIONE (valore 1) – la duplicità che si trasforma in unità, mettere insieme più cose in modo da ridurle ad una cosa sola, indica il Padre, la Forza Divina, la Potenza Creatrice Originale. 2) Bet – casa – CONTENERE (valore 2) – comprendere in sè, contenere e racchiudere, indica la madre, la famiglia, un ricettacolo iniziatico. 3) Gimel – cammello – GIRARE (valore 3) – muovere e ruotare, condurre, capovolgere, indica dinamismo. 4) Dalet – battente della porta – SOLIDIFICARE (valore 4) – Costruire, rendere consistente, far diventare solido e materiale, indica il quaternario degli elementi e la manifestazione fisica. 5) He – vita – LODARE (valore 5) – comunicare in modo esaltato, approvare, celebrare, indica il soffio dell’esistenza, il suono, la Vita. 6) Waw – chiodo – CONGIUNGERE (valore 6) – agganciare, saldare, collegare, indica l’unione dei complementari. 7) Zayin – arma – DURARE (valore 7) – sopportare, durare nel tempo, resistere, indica la persistenza e l’eternità. 8) Het – chiusura – PROTEGGERE (valore 8) – riparare, difendere, isolare, indica le barriere ed i muri. 9) Tet – scudo – CEDERE (valore 9) – desistere, ritirarsi, abbandonare, non opporre resistenza. 10) Yod – mano – CONCENTRARE (valore 10) – condensare, raccogliere in un punto, indica un processo di implosione unificante. 11) Kaf o Kap – palma – PENETRARE (valore 20) – spingersi all’interno vincendo una difficoltà, capire, approfondire, decifrare, indica la Saggezza. 12) Lamed – pungolo – MISURARE (valore 30) – calcolare, mettere alla prova le proprie forze, indica il dinamismo dell’evolvere. 13) Mem – acqua – NUTRIRE (valore 40) – alimentare, far crescere, allattare, allevare, indica la generazione materna. 14) Nun – pesce – TRASFORMARE (valore 50) – cambiare, trasmutare, trasfigurare. 15) Samek – torchio – OPPRIMERE (valore 60) – schiacciare, pressare, premere, indica anche il fecondare inserendo il seme in vagina. 16) Ayin – occhio – CORRISPONDERE (valore 70) – comunicare, riflettere, coincidere, ricambiare, indica la forma riflettente. 17) Pe – bocca – ESPANDERE (valore 80) – allargare, diffondere, esteriorizzare, indica anche il rinascere. 18) Sade – falce – TAGLIARE (valore 90) – fendere, recidere, separare, interrompere, impedire. 19) Qop – corda – LEGARE (valore 100) – collegare, connettere, incollare, indica il controllare. 20) Res – testa – PERFEZIONARE (valore 200) – migliorare, completare, progredire, correggere. 21) Sin – dente/fuoco – TRASFERIRE (valore 300) – traslare, trasportare, spostare. 22) Taw – croce – TRIBOLARE (valore 400) – soffrire, travagliare, indica supplizio e dolore.

Per approfondire l’alfabeto ebraico a livello grammaticale http://web.tiscali.it/angolodidario/unmondodiscritture/Ebraico.html

Fonte: Incontro n.235 Progetto Raphael

Sito di riferimento: Raphael Project

DIZIONARIO ARCHETIPICO

In questo testo il rapporto fra le lettere dell’alfabeto proto ebraico e gli archetipi viene approfondito ulteriormente arricchendolo di molteplici significati: Autiut – www.mednat.org

Cartella compressa contenente diversi approfondimenti e fonti: approfondimenti pdf

SCRITTURA ED ALFABETI

Ora a scopo puramente didattico, inserisco questo testo tratto dal sito www.funzioniobiettivo.it in quanto in maniera concisa e relativamente semplice descrive la storia della scrittura e l’evoluzione degli alfabeti nel corso dei secoli. Premetto che sono in disaccordo con molte delle affermazioni contenute in tale sito ma può essere comunque utile per farsi un’idea generale dell’evoluzione cronologica della scrittura e degli alfabeti.

LA SCRITTURA

La lingua scritta inizia a fare la sua comparsa durante il IV millennio a.C. (3500 a.C. circa) e precisamente nell’area Mesopotamica. In breve si tratta di una sequenza di segni pittografici incisi su tavolette di argilla. È questo il più antico sistema di scrittura che ci sia direttamente noto attraverso i documenti. Ma ricostruiamo gli avvenimenti con ordine. L’Homo sapiens è comparso sulla terra circa cinquantamila anni fa, il primo esempio di scrittura si è avuto seimila anni fa, alla metà del IV millennio a.C., come abbiamo detto per opera dei Sumeri, in Mesopotamia. Successivamente gli Egizi intorno al 3000 a.C. inventarono il loro sistema di scrittura, i cinesi nel 1500 a.C., i Maya nel 50 d.C., gli Aztechi nel 1400 d. C.. Prima dell’invenzione della scrittura gli uomini comunicavano per mezzo di pitture e incisioni, oppure in alcune occasioni, quando si doveva mandare un messaggio, si inviavano oggetti simbolici o un disegno che rappresentava una scena. Forme di scrittura pittografica sono state diffuse tra diversi gruppi etnici. Alcune scritture di questi tipo erano alquanto particolari. Ad esempio, gli Australiani e i Papua pitturavano su bastoncini cilindrici; i Paleo-siberiani su scorze di betulla; gli Eschimesi su bacchette di osso; vari gruppi etnici africani su pali di legno e su tavolette; gli Indiani nordamericani sulle pelli; in Oceania su conchiglie e su pietre.

Ad un certo punto i Sumeri e successivamente ma di poco gli Egizi, per ovviare alla poca chiarezza, iniziarono ad usare singoli disegni per rappresentare le singole parole (l’albero, l’occhio, la casa, l’orecchio, ecc…). Era nata la scrittura ideografica con migliaia di disegnini perché migliaia erano le parole. In linea di massima potremmo dire che le prime forme di scrittura utilizzavano i pittogrammi, cioè disegni che rappresentavano in modo realistico le cose (ad esempio il disegno del sole per indicare il sole). In seguito i pittogrammi sempre più stilizzati si mutarono in ideogrammi ( il simbolo viene utilizzato per rappresentare un’idea, i cartelli stradali di oggi ne sono un esempio). Ancora in seguito, i segni cominciarono a rappresentare i suoni e si accentuarono gli elementi fonetici a scapito degli elementi figurativi. La scrittura cinese costituisce un caso particolare. Infatti è la più antica scrittura ideografica tuttora in uso. La scrittura cinese non ha subito nessuna evoluzione dall’ideografico alle tipologie successive che sono di tipo sillabico-alfabetico. Ciò è certamente dovuto al fatto che la lingua cinese è perfettamente monosillabica, non ha né prefissi né suffissi. Il modo di indicare i suoni e la pronuncia non sono praticamente cambiati, sono quelli di 3000 anni fa. I segni-caratteri sono però tantissimi: la conoscenza di almeno 2000/3000 caratteri è necessaria per leggere il giornale, ma un vocabolario ampio ne comprende più di 40.000.

Tra i Sumeri si pensò di semplificare i disegnini e si iniziarono ad usare al loro posto dei triangoli allungati come dei cunei che si combinavano in modo diverso tra di loro. Era la scrittura cuneiforme, fatta appunto con segni a forma di cuneo, usata in particolare dal Sumeri, dagli Accadi e dagli Ittiti. I segni rappresentati dai cunei indicavano il suono di una o più sillabe: anche questa scrittura con il passare dei secoli si semplificò passando dai 1200 caratteri del suo inizio ai 500 caratteri verso il 2000 a.C. La scrittura cuneiforme all’inizio venne adoperata per esigenze amministrative e contabili, in seguito anche per raccontare eventi religiosi, storici e per comporre poesie e brani letterari. Anche gli Egizi, intorno al 3000 a.C., elaborarono una loro scrittura che prese il nome di scrittura geroglifica, basata fondamentalmente sulle immagini. Questa scrittura era stata concepita dagli Egizi come un mezzo di comunicazione con l’aldilà. Nelle casse dove erano contenute le mummie sono state rinvenute composizioni religiose in geroglifico dette appunto testi dei sarcofagi.

La scrittura come la conosciamo noi si chiama scrittura alfabetica, fece la sua comparsa ed iniziò il suo cammino verso il 1500 a.C. . Furono in particolare i Fenici, un popolo del Mediterraneo dedito al commercio che si era insediato sulle coste della Siria, che con i disegnini non rappresentarono più le parole intere ma i suoni, cioè le sillabe e le consonanti che stavano nella parole. Con questa scrittura chiamata sillabario senza vocali, e che è considerata un poco la madre di tutti gli alfabeti del mondo, bastavano pochi semplici segni per comporre tutte le parole (o almeno parecchie) che si voleva.

Dalle città fenicie questo tipo di scrittura si diffuse in tutto il mediterraneo attraverso il commercio e le rotte di navigazione. In pratica, se ci pensiamo, la scrittura è particolarmente importante per commerciare e per scambiarsi informazioni tra nazioni. E proprio dall’alfabeto fenicio presero origine tanti altri alfabeti, quello greco, persiano, indiano, fino a quello etrusco e latino.

Intorno all’800 a.C. i Greci inventarono la scrittura alfabetica completa. Si ritiene che la grandezza della scoperta dei Greci fu quella di aver individuato le vocali e quindi di aver diviso la sillaba (consonanti e vocali) dando alle due componenti una identità anche visiva definita. Con l’alfabeto greco completo c’era più possibilità di rispettare la ricchezza e la complessità del linguaggio quotidiano, consentendo di descrivere più adeguatamente l’esperienza umana. In pratica l’alfabeto greco avendo un vocabolario più ampio, poteva permettersi una scrittura più espressiva e una maggiore ricchezza di sostantivi, verbi e aggettivi. Fu soprattutto per questo motivo che il mondo greco ottenne notevoli risultati in numerose branche del sapere, ed esercitò un primato intellettuale su altri popoli dell’antichità per parecchi secoli. Gli Etruschi e poi i Latini adottarono tale scrittura, la perfezionarono e così si diffuse in tutto il mondo.

Storia della scrittura: : www.funzioniobiettivo.it/medie_file/scrittura/storia/Storia%20della%20scrittura.htm

(vi invito a leggere questo approfondimento dopo aver finito il testo principale in quanto l’argomento in questione è il rapporto fra alfabeti, archetipi e formazione del pensiero e non la storia dell’evoluzione della scrittura. Non vorrei quindi che la mole di informazioni contenute nel sito vi distogliessero dal tema principale trattato in questo lavoro di ricerca)

ALFABETI

L’idea dell’alfabeto nacque certamente in Egitto e si precisò fra i Semiti occidentali, sul Mar Rosso e sul Mar Mediterraneo. Non si è certi, però, se fu una invenzione oppure un’idea perfezionata attraverso alcune scritture dette «proto-alfabetiche».

Proto-alfabeti

Sono scritture «proto-alfabetiche» le seguenti scritture:

Protosinaitica: di questa, alcuni hanno voluto farne un ponte tra l’Egizio e il Fenicio;

Cananaica o Fenicia: in Palestina, nel XIV secolo a.C.;

Di Byblos: del XIV secolo a.C., detta pseudo-geroglifica: si suppone faccia da ponte tra il Protosinaitico e il Fenicio;

Di Ugarit: dal XIV al XII secolo a.C., la città di Ugarit adotta il cuneiforme, riducendolo a un alfabeto di 32 consonanti. Si estinse assieme alla città;

Cuneiforme persiano: nel VII secolo i Persiani, adottando il cuneiforme, lo modificarono sensibilmente, riducendolo a 4 ideogrammi e 36 sillabici.

Link: Storia della scrittura

ALFABETO PROTO-SINAITICO

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

L’Alfabeto proto-sinaitico, a volte anche denominato Alfabeto protocananeo, è uno dei più antichi alfabeti conosciuti. Esso è all’origine, per derivazioni e modifiche successive, della maggior parte degli alfabeti utilizzati ancora oggigiorno.

Questo alfabeto lineare (in contrapposizione alla scrittura cuneiforme), è formato da ventitré segni distinti, il che indica che non può trattarsi di un sillabario. In realtà, secondo alcuni ricercatori, questo sarebbe soltanto un sillabario degenerato in cui ogni simbolo rappresenta una consonante che può essere seguita da una qualsiasi vocale, cioè si tratterebbe di un abjad.

L’alfabeto è ipoteticamente derivato dai geroglifici egizi, infatti, più della metà dei segni può essere messa in relazione con un prototipo egiziano

…Tutte queste iscrizioni presentano delle similitudini: per acrofonia usano una derivazione dai geroglifici fonetici egiziani per scrivere una lingua semitica. Gli autori di queste due iscrizioni hanno usato i segni egizi dando loro come valore il primo suono, nella loro lingua semitica, della parola designata dal geroglifico egiziano. Quindi, il pittogramma che rappresenta una casa, che si dice *bēt in semitico, derivato dal segno geroglifico per la stessa parola, fu usato per trascrivere il fonema /b/. Questo nome è rimasto per designare la lettera stessa nell’alfabeto ebraico, ed era talmente ben ancorato che venne trasmesso ai greci (La lettera β si pronuncia βῆτα “beta”, col suffisso -a ). I segni usati per creare questo alfabeto erano i geroglifici egizi che servivano come fonemi per trascrivere nomi stranieri, che quindi non avevano un proprio geroglifico

Questo primo alfabeto, per derivazioni successive, diede origine agli altri alfabeti conosciuti, come l’alfabeto fenicio, che ha viaggiato con questo popolo attraverso il Mediterraneo, e si è spostato verso est e la Mesopotamia con le carovane mercantili. È anche all’origine del modello di alfabeto sud-arabico, che non segue più la tradizionale classificazione alfabetica levantina già attestata nella lingua ugaritica.

Fonte: Wikipedia

Pdf contenente l’alfabeto proto-sinaitico completo: elenco caratteri completo

Link: Proto-Sinaitic script – Wikipedia

ALFABETO PROTO-SINAITICO E ARCHETIPI

Osservando attentamente la tavola contenente l’alfabeto proto-sinaitico completo è evidente che la studioso Pincherle nel suo lavoro sugli archetipi si sia basato sugli antichi geroglifici egizi da cui deriva il proto-sinaitico stesso.

Nella tavola sopra si può notare come una cospicua parte dei 22 segni è stata mutuata da esso. Questo testimonia il valore ed il potere che questi simboli grafici possiedono intrinsecamente.

Una conferma del valore archetipico di questi simboli ci viene dal lavoro dell’antropologa Genevieve von Petzinger, questa studiosa canadese, insieme al marito fotografo e cameraman, ha esplorato 52 siti preistorici europei (alcuni non visitati da più di 50 anni) alla ricerca di una serie di simboli astratti che andassero oltre le semplici rappresentazioni pittografiche di animali o figure umane. Da questo lavoro di ricerca ha sorprendentemente isolato un gruppo di 32 simboli che si ripetevano costantemente nel 65% di questi siti, nell’arco di 30.000 anni.

Successivamente ha esteso le sue ricerche a livello globale compilando un database di segni geometrici presenti in 146 grotte dipinte distribuite in tutti i continenti.

Altra interessante foto: cavesymbols.jpg (immagine JPEG)

In questo video Genevieve descrive brevemente il suo lavoro di ricerca:

In questo archivio compresso i sottotitoli in italiano: sottotitoli

Link: Why are these 32 symbols found in caves all over Europe | Genevieve von Petzinger – YouTube

Video: Genevieve von Petzinger: Ancient Cave Art | Explorer Academy: The Truth Behind – YouTube

Approfondimenti: Geometric Signs – A New Understanding by Genevieve von Petzinger

Approfondimenti: Hand Paintings and Symbols in Rock Art

Approfondimenti: Geometric Signs – Sign Types Present in Countries and Regions

Se questi segni fossero solo degli scarabocchi casuali non sarebbe possibile una loro tale diffusione a livello globale, inoltre essi sono stati spesso tracciati in luoghi difficilmente accessibili come se la loro importanza li riservasse ad un gruppo ristretto di spettatori; cito:

…È il caso della grotta di Niaux, ai piedi dei Pirenei francesi. L’ingresso principale di Niaux conduce in una grande caverna dal pavimento uniforme, ampia e con soffitti alti. Le pareti della grotta sono lisce e chiare, ma prive di arte rupestre. Per i primi 400 metri non ci sono dipinti o incisioni. Ma a un certo punto la caverna aperta si restringe, a causa di un antico crollo di enormi massi frastagliati dal soffitto. Qui c’è una scelta: si può continuare nella grotta salendo con notevole difficoltà sopra i detriti, oppure strisciare attraverso uno stretto ma livellato passaggio a sinistra. Appena si emerge da questo, su entrambi i lati dell’apertura, i dipinti iniziano come simboli. Semplici linee lineari in rosso sembrano segnare l’inizio della grotta dipinta; l’inizio dell’esperienza. Queste decorazioni enigmatiche e discrete continuano, con un centinaio di segni geometrici rossi e neri – trattini, barre, linee e serie di punti – alcuni dipinti con strumenti, altri con dita. Il rosso è ematite, il nero è biossido di manganese o carbone, sia macinato che miscelato con acqua o grasso. Sono stati tracciati strategicamente, a volte uno di fronte all’altro, a volte su entrambi i lati di una fessura evidente. Poco dopo, compaiono le figure animali e il dialogo preistorico continua a svolgersi”.

È possibile affermare che questo gruppo di simboli rappresenti una sorta di paleo-alfabeto preistorico?; Forse non per come attualmente si intendono gli alfabeti in modo razionale.

È possibile, anzi lo ritengo probabile, che questi simboli rappresentino un alfabeto archetipico, non razionale ma intuitivo ed emozionale. Questi artisti preistorici, intuitivamente, per esprimere il loro pensiero attinsero dal campo di informazione globale (chiamato anche Akasha dagli indù) questi simboli universalmente ed inconsciamente conosciuti ed utilizzati.

Ora confrontando i 32 simboli identificati da Genevieve von Petzinger

ALFABETI ARCHETIPI E FORMAZIONE DEL PENSIEROcon i segni dell’alfabeto proto-sinaitico

ALFABETI ARCHETIPI E FORMAZIONE DEL PENSIEROè difficile non notare la corrispondenza fra buona parte di essi.

Anche in questo caso coloro che crearono il proto-sinaitico ed il “geroglifico ristretto” egizio da cui esso aveva avuto origine, molto probabilmente trassero la loro ispirazione dagli stessi simboli archetipici sempre presenti nel campo di informazione globale. Le differenze peculiari che si possono rilevare da una civiltà ad un’altra o da un periodo storico ad un altro, sono da ascrivere alla “Legge del Libero Arbitrio” che permette una personale interpretazione delle leggi universali entro determinati limiti.

Ad esempio, nell’area comprendente l’Oceano Pacifico ed il subcontinente indiano è stata riscontrata una incredibile somiglianza fra i sistemi di scrittura utilizzati da diverse civiltà anche non coeve fra loro.

La “Pedra do Ingá” è un monumento archeologico nello stato nordorientale di Paraíba, in Brasile, posto nel mezzo del fiume Ingá. Si tratta di una composizione di pietre di basalto che formano una superficie di circa 250 m² completamente ricoperta di simboli non ancora decifrati.

Link: la Pietra di Ingá

In totale, la roccia conta circa 450 glifi, i quali hanno una straordinaria somiglianza con la scrittura utilizzata dagli antichi abitanti della remota Isola di Pasqua, il Rongorongo. L’Isola di Pasqua (in lingua nativa Rapa Nui, letteralmente “grande isola/roccia”) si trova nell’Oceano Pacifico meridionale.

Le rovine di Mohenjo-Daro nella valle dell’Indo sono uno dei centri urbani più importanti dell’antichità, uno strano mistero accomuna questa città con l’isola di Pasqua, due località che tra l’altro sono esattamente agli antipodi geografici fra loro: in ambedue i luoghi sono stati ritrovati reperti scritti che utilizzano il medesimo tipo di alfabeto.

Né la scrittura di Mohenjo-Daro né quella dell’Isola di Pasqua sono state ancora oggi decifrate, ma la straordinaria somiglianza dei due alfabeti continua a lasciare sorpresi molti studiosi.

Anche gli ideogrammi in uso in Cina al tempo della dinastia Zhou presentano similarità con il Rongorongo.

Approfondimento: Easter Island – Indus Valley Script.

In Perù nella conca del Madre de Dios si trova il parco nazionale del Manu. Uno dei luoghi più interessanti dal punto di vista archeologico dell’intera conca del Madre de Dios sono i petroglifi di Pusharo, situati presso il fiume Palotoa.

PETROGLIFI DI PUSHARONelle pareti di roccia attigue al fiume Palotoa vi sono rappresentate figure antropomorfe, come volti umani, zoomorfe, come serpenti od orme di felini e uccelli, e geometrico-astratte, non interpretate. Queste ultime si dividono in cerchi, quadrati, spirali labirintiche, catene attorcigliate, triangoli. Inoltre vi sono delle raffigurazioni del sole o della luna.

PETROGLIFI DI PUSHAROLink: Petroglifi Di Pusharo

Ancora in questi petroglifi si possono trovare corrispondenze con i simboli del rongorongo. Tali corrispondenze esistono anche con i simboli scoperti nelle rovine sottomarine di Yonaguni, al largo della costa giapponese.

ALFABETI ARCHETIPI E FORMAZIONE DEL PENSIEROOsservando con attenzione in tutti questi sistemi di scrittura possiamo ritrovare almeno alcuni dei 32 simboli archetipici identificati da Genevieve von Petzinger.

ALFABETI ARCHETIPI E FORMAZIONE DEL PENSIEROSu questa tavoletta in pietra ritrovata nel tempio di Gobekli Tepe (X Secolo a.C) in Turchia, possiamo riconoscere i tre simboli archetipici incisi.

Ancora attualmente questi simboli sono di utilizzo comune nei sistemi di scrittura, basta guardare ai caratteri speciali del sistema di videoscrittura utilizzato per compilare questo testo (∞,₮,?,”,/,#,],*,o,|,†,>, ecc.), o al linguaggio dei fumetti, dove per esprimere delle emozioni come rabbia o stupore, si utilizzano delle combinazioni di simboli senza alcun significato razionale (ad esempio:#@#?#!!!). Un altro esempio ci viene dal linguaggio della Rete, mutuato dagli SMS telefonici, con le sue faccine (emoticons), cuoricini, crossarch, parentesi, linee, ecc.

Con l’esposizione di una tale mole di evidenze storiche spero di essere riuscito a dimostrare la relazione fra alfabeti, archetipi e formazione del pensiero, certamente un concetto come l’Archetipo, il “modo” in cui il logos sviluppa il proprio pensiero ed ordina il Caos (Etere), meriterebbe altre decine di migliaia di parole per essere definito. Anche così comunque ciò non sarebbe pienamente possibile in quanto gli archetipi sfuggono alla logica razionale e quindi a qualsiasi tipo di classificazione. Una volta che si pensa di aver afferrato il significato di uno di essi, questo muta di forma e sfugge al dominio della parte razionale. Per comprendere gli archetipi è necessario sentirli interiormente nostri, permettendogli di agire in noi e per noi senza alcuna forma di costrizione logica, in questo modo si potrà utilizzarli nel processo creativo di formazione del pensiero.

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2 thoughts on “ALFABETI ARCHETIPI E FORMAZIONE DEL PENSIERO

  1. Ciao sono Alex da Trento,
    come al solito hai scritto un bellissimo post!!!
    Non sarà mai abbastanza sufficiente mettere in risalto l’importanza delle vibrazioni e frequenze per la qualità della nostra vita.
    Gli archetipi poi sono veramente un terreno ancora da scoprire completamente e valorizzare.
    Questo post è da “incorniciare” e da rileggere più volte … ottime informazioni !!!
    Complimenti per la tua conoscenza, ottimo poi anche il tuo sito.
    Ciao, buona giornata.

    Alex

    • Grazie per l’entusiasmante commento. Avevo ancora molto materiale da pubblicare sull’argomento ma ho preferito non farlo per mantenere il focus sul rapporto fra forme pensiero e archetipi. ora devo affrontare l’argomento numeri primi e francamente non so quanto tempo ci vorrà per tirarne fuori un testo. Comunque incomincio poi vedremo cosa ne uscirà. Ti saluto.

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