Aldo Capitini

Aldo Capitini

Aldo Capitini 1Vi presento la figura di Aldo Capitini libero pensatore ricordato sopratutto per il suo impegno nella diffusione della cultura della non-violenza, organizzatore della prima marcia della pace Perugia-Assisi, ispiratore della legge sull’obbiezione di coscienza al servizio militare e convinto vegetariano. 

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Aldo Capitini (Perugia, 23 dicembre 1899 – Perugia, 19 ottobre 1968) è stato un filosofo, politico, antifascista, poeta ed educatore italiano. Fu uno tra i primi in Italia a cogliere e a teorizzare il pensiero nonviolento gandhiano, al punto da essere appellato come il Gandhi italiano.

Aldo Capitini 2Nel 1948 il giovane Pietro Pinna, dopo aver ascoltato Capitini in un convegno promosso a Ferrara dal movimento di religione, matura la sua scelta di obiezione di coscienza: è il primo obiettore del dopoguerra. Pinna è processato dal tribunale militare di Torino il 30 agosto 1949 e a nulla serve la testimonianza a suo favore di Aldo Capitini. Pinna subisce una serie di processi, condanne e carcerazioni, fino al definitivo congedo per una presunta “nevrosi cardiaca”. Agli inizi degli anni 60 si dimetterà dal suo impiego in banca per raggiungere Danilo Dolci in Sicilia e dopo un anno si trasferirà a Perugia per diventare il più stretto collaboratore di Capitini.

Dopo l’arresto di Pinna, Capitini promuove una serie di attività per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza, convocando a Roma nel 1950 il primo convegno italiano sul tema.

Nel 1930 viene nominato segretario della Normale di Pisa. Durante il periodo trascorso a Pisa, Capitini matura la scelta del vegetarianismo come conseguenza della scelta di non uccidere, e ogni suo pasto alla mensa della Normale diventa un comizio efficace e silenzioso, un’affermazione della nonviolenza in opposizione alla violenza del regime fascista.

Insieme a Claudio Baglietto, suo compagno di studi, promuove tra gli studenti della Scuola Normale riunioni serali dove diffonde e discute scritti sulla nonviolenza e la nonmenzogna. Allorché Baglietto, recatosi all’estero con una borsa di studio, rifiuta di tornare in Italia in quanto obiettore di coscienza al servizio militare, scoppia lo scandalo e il direttore della Scuola Normale Giovanni Gentile per reazione chiede a Capitini l’iscrizione al partito fascista. Capitini rifiuta e Gentile ne decide il licenziamento

aldo Capitini 3Domenica 24 settembre 1961 Capitini organizza la Marcia per la Pace e la fratellanza dei popoli, un corteo nonviolento che si snoda per le strade che da Perugia portano verso Assisi, una marcia tuttora proposta con cadenza annuale dalle associazioni e dai movimenti per la pace. In questa occasione viene per la prima volta utilizzata la Bandiera della pace, simbolo dell’opposizione nonviolenta a tutte le guerre. Capitini descrive l’esperienza della marcia nel libro Opposizione e liberazione: «Aver mostrato che il pacifismo, che la nonviolenza, non sono inerte e passiva accettazione dei mali esistenti, ma sono attivi e in lotta, con un proprio metodo che non lascia un momento di sosta nelle solidarietà che suscita e nelle noncollaborazioni, nelle proteste, nelle denunce aperte, è un grande risultato della Marcia».

Dopo questa breve biografia vi presento una sintesi del suo pensiero spirituale in cui mi posso specchiare almeno in parte, per approfondire il messaggio di Capitini vi invito a visitare questo indirizzo: Parola di AldoCapitini

VITA RELIGIOSA, NONVIOLENZA, NONMENZOGNA, VEGETARIANESIMO

Aldo Capitini 4“Se la vita religiosa crescerà, diminuirà sempre più il vedere gli esseri come isolati, e si vedranno sempre meglio nella compresenza (o: in Dio, come si dice con antica espressione)…Il dolore, la pazzia, la stoltezza, la morte, appartengono all’individuo isolato, e perciò sono passeggere: questo si vede nella compresenza, dove l’individuo sofferente, pazzo, stolto, morto, coopera attivamente con gli altri.”

(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.425)

Aldo Capitini ritiene che al seguace delle chiese tradizionali sembri sufficiente essere inserito nelle istituzioni religiose, credere nei dogmi, muoversi entro le regole.

Un comportamento, secondo lui, del tutto insufficiente

“Quando ci si sia ben purificati a intendere la vita religiosa come servizio per tutti, come centro di aggiunta che non chiede nulla per sé…, si arriva a sentire che:

1) si accresce il potere collettivo fino a risultati molto alti…;

2) è possibile che Dio aggiunga infinitamente ulteriori realtà...

Punto di partenza di questo è di non chiedere il piccolo miracolo per l’individuo isolato, ma aprirsi a tutti, procedere non pensando alla propria immortalità, ma riconoscendo anche i morti vicini e intimi a noi, vivendo l’aiuto e la compresenza di tutti in ogni valore che realizziamo, e così avvicinarsi a ciò che non possiamo descrivere, a cambiamenti e a novità impensabili.”

(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.376)

Accettando della religione il rifiuto e il superamento dei nostri limiti, a cominciare da quello della morte, Aldo Capitini propone una moderna vita religiosa, sostituisce ai riti e alle liturgie delle vecchie chiese la compresenza vissuta in centri religiosi operanti nella società, molto simili ai tanti centri di volontariato, sorti in tutto il mondo dopo la sua morte.

Centri aperti a tutti senza distinzione di fede o di razza o di cultura, e impegnati a portare la solidarietà agli altri, ai deboli, agli indifesi, ai colpiti, come li chiamava Aldo Capitini.

Centri nei quali le uniche liturgie ammesse fossero il silenzio e la preghiera gandhiana al Dio che trascende e unisce tutte le religioni:.<Non predicate il Dio della storia, ma mostrate Lui, come egli vive oggi attraverso voi>

I <mezzi> insostituibili per questa vita religiosa sono la nonviolenza e la nonmenzogna, con Gandhi e oltre Gandhi.

“Il principio della nonviolenza, anche come fonte di tecniche per ogni lotta sociale e nazionale, da malamente compromesso nella casistica delle attuali religioni, passa in primo piano come impegno costruttivo dell’apertura religiosa alla compresenza di tutti gli esseri, e condizione pregiudiziale di ogni collaborazione pratica tra religiosi.”

(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.430)

“Per costituire un peso religioso nel mondo, che è di attiva testimonianza e non di forza violenta, è urgentissimo che avvenga il fondamentale riconoscimento che la nonviolenza…è ciò che unisce i religiosi fra loro…

Il tesoro che i religiosi affermano (cioè il principio divino dell’unità amore per tutti) è attestato solo spendendolo; mentre oggi molti religiosi non si distinguono minimamente dagli altri nella gelosia dei loro privilegi, nell’odio e nella distruzione contro i loro nemici.”

(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.309)

” E allora risalimmo alle sorgenti stesse della vita religiosa, e particolarmente a Gandhi, il più vicino per il suo teismo aperto… e per il suo metodo di attiva noncollaborazione secondo i principi della nonviolenza e della nonmenzogna.

Dobbiamo a lui di averci indicato il prezioso metodo di lotta che è dir no e propagare attivamente.”

(ANTIFASCISMO TRA I GIOVANI pag.24)

” Della nonviolenza si può dare una definizione molto semplice: essa è la scelta di un modo di pensare e di agire che non sia oppressione o distruzione di qualsiasi essere vivente, e particolarmente di esseri umani.”

(LA NONVIOLENZA OGGI pag.29)

“…il proposito di non ucciderlo, rinnovato ad ogni istante, rende l’altro vicino a me, così che la sua esistenza non è un fatto meccanico, distaccato, ma è unita all’intimo mio.

Io non ho in me soltanto l’idea dell’altro, ma la sua esistenza stessa. E quella intimità che ho tra me e me, la moltiplico per tutti.

Solo così impianto un vero amore. <Perché dici che mi ami, se l’animo tuo non è con me?> è detto nella Bibbia ad uno che mentisce. Nonmenzogna e nonuccisione attuano un’unità dalla radice, un’unità concreta che non lascia nulla fuori di sé.”

(ELEMENTI DI UN’ESPERIENZA RELIGIOSA pag.65)

” Il proposito di non mentirgli mai, rinnovato ad ogni istante, vince continuamente l’esser separati, quella separazione che non è la differenza spirituale…, ma la separazione materiale, di cosa vicino a cosa.

Io potrò propormi fini alti quanto si voglia, ma l’altro non lo avvicino in modo assoluto a me e resta fuori finchè penso di mentirgli.”

(ELEMENTI DI UN’ESPERIENZA RELIGIOSA pag. 65)

” Qui c’è rivoluzione, taglio, salto, perché è apertura ad una realtà diversa, realtà che si realizza con categorie diverse da quelle della realtà limitata che noi conosciamo.”

(EDUCAZIONE APERTA II Pag.20)

” La religione porta nel modo più risoluto l’attenzione sui mezzi: i mezzi religiosi della verità e della nonviolenza sono proprio l’atto religioso. che non vale nella sua essenza perché è vantaggioso, ma vale in senso assoluto, per un amore che è superiore ad ogni considerazione di utilità.”

(ELEMENTI DI UN’ESPERIENZA RELIGIOSA pag.79)

“..proprio attraverso il proposito del rispetto assoluto dell’esistenza ho scoperto la presenza eterna: è avvenuta la contraddizione, il capovolgimento, la scoperta della prospettiva nuova; proprio in quanto ho la tensione a rispettare la tua esistenza, scopro che tu sei e sarai, oltre la morte, eternamente presente.

Se io penso di ucciderti vedo svanire non solo la tua esistenza, ma la tua presenza, e la cercherò disperatamente, dolendomi del mio proposito.

Ecco, dunque, la realtà che l’atto della nonviolenza scopre: la realtà della compresenza di tutti ancorata nell’interiorità, di qua dalla dialettica vita-morte.”

(IL PROBLEMA RELIGIOSO ATTUALE pag 69/70)

“…troppe nefandezze sono oggi compiute “a fin di bene”; gli uomini sono considerati come cose; ucciderli è un rumore, un oggetto caduto. E bisogna rifarsi dal fondamento originario…, dall’inizio, dal basso, dall’esistenza dei singoli proprio come esistenti, ed amarli proprio come tali, come fa la madre. Se non tutti faranno così, sarà pur bene che qualcuno lo faccia: il fuoco viene sempre acceso da un punto.”

(ELEMENTI DI UN’ESPERIENZA RELIGIOSA pag.70)

” L’uso della violenza si è molto diffuso oggi anche per sostenere intenzioni che altre volte si affermavano altrimenti; i vecchi scrupoli si vanno perdendo. In ciò confluisce l’impazienza di ottenere e la non considerazione degli altri, che sembrano del tutto estranei a noi.

L’uso della violenza è sollecitato dal successo che essa procura a più breve scadenza che non gli altri mezzi: se uno la pensa diversamente da me, eliminandolo non avrò più quel fastidio: resta da vedere a che cosa si riduce la mia vita dopo e se non sorgeranno prima o poi cinquanta al posto di quello che ho ucciso.”

(ELEMENTI DI UN’ESPERIENZA RELIGIOSA pag.20)

Aldo Capitini ripeteva con forza che non si può accettare la violenza nel mondo per il solo fatto che c’è sempre stata. Non c’è nessuno, scriveva, che fondandosi sul detto che la prostituzione è il mestiere più antico, cioè c’è sempre stata, direbbe a sua sorella di fare la prostituta.

La nonviolenza, nella persuasione di Aldo Capitini, risulta dall’insoddisfazione verso ciò che nella natura, nella società, nell’umanità si costituisce o si è costituito con la violenza.

Da questo rifiuto del passato e del presente nasce il proposito di stabilire con tutti gli esseri viventi un nuovo rapporto di unità e di amore, che si manifesta concretamente e visibilmente con l’atto di non uccidere questi esseri, non opprimerli, non torturarli.

“..un altro errore è credere che la nonviolenza sia contro le violenze attuali, ma accetti quelle passate, dell’umanità, della società, della realtà. Se fosse così, la nonviolenza sarebbe conservatrice e accetterebbe il fatto compiuto, le prepotenze avvenute, le oppressioni, le monarchie, gli sfruttamenti. La nonviolenza non accetta le violenze passate, e perciò non approva l’umanità, la società, la realtà, come sono ora.”

(RELIGIONE APERTA pag.145/146)

” Io non dico: fra poco o molto tempo avremo una società che sarà perfettamente nonviolenta, regno dell’amore che noi potremo vedere con i nostri occhi.

Io so che gli ostacoli saranno sempre tanti, e risorgeranno forse sempre, anche se non è assurdo sperare…

A me importa fondamentalmente l’impiego di questa mia modestissima vita, di queste ore o di questi pochi giorni; e mettere sulla bilancia intima della storia il peso della mia persuasione, del mio atto, che, anche se non è visto da nessuno, ha il suo peso alla presenza e per la presenza di Dio.”

(ELEMENTI DI UN’ESPERIENZA RELIGIOSA pag.115)

” Dopo che la religione tradizionale aveva fatto della nonviolenza una cosa di conventi, noi la abbiamo portata nelle strade di tutti; e questo avrà grandi conseguenze, anzitutto nell’educazione dei giovani.”

(LA NONVIOLENZA OGGI in SCRITTI SULLA NONVIOLENZA pag.213)

Davanti alla quotidiana violenza ostentata dal fascismo, alle soglie della guerra nazifascista iniziata nel 1936 contro la Spagna democratica e repubblicana e proseguita nel 1939 con il massacro di 70 milioni di donne e uomini in tutto il mondo, Aldo Capitini sente la necessità di testimoniare ancora più profondamente il rifiuto della violenza e diventa vegetariano.

” Dopo la decisione vegetariana noi guardiamo subito con nuovi occhi gli animali; non ne esageriamo il valore, ma sentiamo in noi qualche cosa di franco, di calmo, di affettuoso, fino all’intimo.”

(ELEMENTI DI UN’ESPERIENZA RELIGIOSA pag.74)

” Col vegetarianesimo si realizza principalmente il riconoscimento del valore dell’esistenza di quegli esseri animali contro i quali si decide di non usare l’uccisione, e, di riflesso, si realizza una maggiore persuasione che non si debba usare violenza contro gli esseri umani.”

(ELEMENTI DI UN’ESPERIENZA RELIGIOSA pag.74)

” Finora si è considerato il campo animale come un campo libero, dove si potessero portare stragi; la nonviolenza inizia il piano di un accordo con il campo animale, che potrà arrivare molto lontano.

Di riflesso poi, la direttiva di rispettare la vita animale porta maggiore attenzione alla vita umana.”

” (Il superamento) come è avvenuto circa la schiavitù giuridica, così potrebbe avvenire per il salariato proletario; come è avvenuto per l’antropofagia, così potrà avvenire per il carnivorismo.

Gettare fasci di nuova luce, di attenzione e di amicizia, su categorie di esseri considerati prima come mezzi, vederli anche come fini, come esseri collaboranti ed aventi diritti, questo diminuisce l’estensione dell’impero del nostro arbitrio.

Mille cose che noi prima ottenevamo per comando, le otterremo per cooperazione. In fondo a questa strada sta l’ideale di una realtà in cui non ci sia più nulla che sia soltanto mezzo, cosa, strumento, ma tutto sia soggetto e oggetto di amore.”

(LA NONVIOLENZA OGGI in SCRITTI SULLA NONVIOLENZA pag.160)

” A questa trasformazione dell’uomo il vegetarianesimo contribuisce perché fonda nell’uomo una solidarietà con tanti esseri che egli prima teneva per cose e sviluppa un senso corale della vita e non egocentrico.”

(LA NONVIOLENZA OGGI in SCRITTI SULLA NONVIOLENZA pag.163)

Nel mondo di oggi non è concepibile per Aldo Capitini una religione che ammetta la violenza.

” Voi avete udito che fu detto agli antichi: <Non uccidere>; e chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale; ma io vi dico che chiunque si adira contro al suo fratello sarà sottoposto al tribunale; e chi avrà detto a suo fratello:<Raca> sarà sottoposto al Sinedrio; e chi gli avrà detto <Pazzo> sarà condannato al fuoco della Geenna.”

(VANGELO SECONDO MATTEO 5, 21,22)

” Delle comunità nonviolente sorte nell’ambito del Cristianesimo si può forse dire che quella che più altamente ha attuato il principio è la comunità francescana, tanto è vero che essa portò alla costituzione dell’ordine dei terziari laici, ugualmente impegnati alla nonviolenza, anche se non a tutti gli altri voti dei frati..Dell’impegno di non portar armi, noi lo sappiamo già dai contrasti con le autorità secolari di questi terziari, che erano chiamati all’inizio “frati penitenti”, contrasti che i papi cercarono, con la loro autorità, di spianare. Non possediamo più la Regola primitiva come la scrissero San Francesco e Ugolino, ma una redazione di pochi anni più tardi, che proibisce, all’articolo 3 del cap. VI, di portare armi e ordina, al cap.X, di fare la pace con i nemici”

(LE TECNICHE DELLA NONVIOLENZA pag.99/100)

“Nelle correnti attuali ideologiche, politiche, sociali, i religiosi debbono portare questa libera aggiunta nonviolenta per la pace, la libertà, la giustizia, intendendola come lotta attiva e non compromessi con la guerra, l’oppressione, lo sfruttamento. Sarà un cambiamento, non solo della società, ma della realtà stessa, se avverrà questo fatto. Bisogna che i potenti sappiano che c’è questa presenza religiosa nel mondo, e prima lo sapranno, meglio sarà.”

(LETTERA DI RELIGIONE nel Il Potere di Tutti, pag.312)

“La comune constatazione della difficoltà che l’attuale società passi a una nuova società sapendo utilizzare al massimo il pacifismo integrale, lo sviluppo culturale, la pressione dal basso, le assemblee, l’opinione pubblica, porta a pensare che spetta probabilmente ad una nuova vita religiosa – capace di generare la nonviolenza e la massima diffusione delle assemblee, della libertà di pensiero e di controllo – di garantire la difesa e lo sviluppo di questi principi.

E’ osservazione comune che la posizione laica cede su uno di questi punti, o non accetta il pacifismo integrale, o si stanca delle assemblee, o trascura l’opinione pubblica, o non si umilia a stabilire pressioni politiche, unendosi con altri in grandi solidarietà.”

(OMNICRAZIA nel Il Potere di Tutti, pag.98)

“Allora noi diciamo che c’è… nelle religioni…da mettere in primo piano, decisamente, senza esitazioni, senza tentazioni di crociate, senza paure di perdere il mondo, la nonviolenza. Lo faranno? Se non lo faranno starà ad altri di farlo: sarà la via per una riforma religiosa.”

(LA NONVIOLENZA OGGI pag.110)

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